Noi europei umiliati in Libano - Maurizio Blondet
Autore: Maurizio Blondet
Fonte: www.effedieffe.com
Qualche giornale italiano ha pubblicato la notizia?
Due F-16 israeliani hanno attaccato una nave da guerra tedesca presso le
coste del Libano: hanno sorvolato la nave a bassissima quota e sparato due
colpi, attivando anche le contromisure all'infrarosso contro una risposta
missilistica (che mai e poi mai ci sarebbe stata): tipica postura offensiva.
(1)
Ne ha parlato Der Tagespiegel citando un anonimo viceministro tedesco alla
Difesa.
Mancano i particolari.
Israele ha ovviamente negato; poi ha detto che era tutta colpa di un
elicottero tedesco che si era alzato in volo «senza autorizzazione». (2)
Non è la prima volta.
Il 17 ottobre il comando francese della forza d'interposizione UNIFIL in
Libano ha denunciato le continue violazioni dello spazio aereo libanese da
parte dei caccia israeliani, avvertendo che poteva essere costretto a
sparare.
Israele, per bocca del suo ministro della Guerra Amir Peretz ha replicato
che avrebbe sparato sui francesi.
E che avrebbe continuato i sorvoli illegali perché «hanno le prove» che
Siria e Iran armano ancora Hezbollah. (3)
Ecco perché ci hanno voluto in Libano, come NATO e sotto l'ombrello ONU, noi
europei: per umiliarci e farci assistere senza reagire all'arroganza
giudaica.
Come complici involontari dei loro delitti.
Perché i fatti di cui sopra non sono solo la violazione dell'ennesima
risoluzione ONU e dei patti d'armistizio.
Sono uno sputo in faccia all'Europa intera.
Una volta accettata la forza d'interposizione europea, Israele non ne
riconosce però la natura di garante dell'armistizio.
Se davvero ci fosse un passaggio di armi dalla Siria, dovrebbe dimostrarlo e
denunciarlo all'UNIFIL e all'ONU perché facessero cessare l'abuso.
Non lo fa - non gli interessa dimostrare nulla, probabilmente le sue «prove»
sono di valore pari a quelle delle armi di distruzione di massa irachene
(4) - e continua a far da sé, come se la forza europea nemmeno esistesse.
Anzi peggio: ci tratta da nemici potenziali, visto che moltiplica atti e
affermazioni aggressive.
A questo punto, la missione UNIFIL è già fallita nella vergogna.
Che ci stiamo a fare lì, se non a subire nuove umiliazioni?
Ad essere testimoni impotenti di crimini contro i patti internazionali e
alla mercè di attacchi bellici da parte dell'esercito giudeo o delle sue
centrali di terrorismo false flag?
Il Mossad infatti dispone di una divisione, il Metsada, specificamente
dedicata a sabotaggi e attentati a bandiera falsa.
Bisognerebbe andar via.
Non lo faremo.
Perché con ciò, l'Europa dovrebbe esporre la natura dello Stato ebraico per
quello che è: uno Stato delinquenziale in senso rigoroso, ossia che non
riconosce nessuna norma né patto sottoscritto, che non crede alla buona fede
europea e non ha aderito in buona fede all'armistizio.
Invece silenzio, vile e complice silenzio.
Silenzio sul fatto che le cluster bomb sparse con tanta abbondanza in Libano
continuano ad ammazzare tre persone al giorno.
Silenzio sul lager in cui i giudei hanno trasformato Gaza; salvo le notizie
date con risalto sugli scontri fra bande palestinesi e sui rapimenti di
giornalisti. per farvi concludere: questi palestinesi sono belve.
Immaginate per un momento che in Italia i dipendenti pubblici non
prendessero lo stipendio da sei mesi.
Agenti di polizia, ufficiali dell'esercito, statali e funzionari pubblici
con le loro famiglie senza un soldo, e tutto perché uno Stato estero ostile
da sei mesi non restituisce gli introiti doganali a cui abbiamo diritto.
Immaginate che questo Stato vi abbia lasciato solo il 14% del territorio che
chiamavate «Italia» ; e che anche in questa striscia di territorio in cui
gli italiani si affollano, circondati da un muro, i carri armati del Paese
vicino entrino a loro arbitrio ad abbattere case, devastare coltivi,
compiere assassini mirati.
Immaginate per giunta che per esportare quei beni che la superstite economia
italiana ancora produce, si debba passare attraverso un solo valico, dove
soldati stranieri ventenni e arroganti controllano con esasperante lentezza
i documenti, sì da produrre file enormi di camion al sole, con dentro i
prodotti agricoli che marciscono.
Immaginate che lo stesso avvenga per i prodotti alimentari che dovete
importare, e che arrivano con il contagocce perché i soldati arroganti ne
rallentano deliberatamente il passaggio, al punto che l'intera popolazione
italiana sia da sei mesi malnutrita e sottonutrita.
Immaginate che per uscire dal vostro resto di Paese assediato dobbiate
mettervi in fila, incolonnati come bestie, per mezze giornate, con la carta
d'identità in mano, davanti ai soldatini arroganti che vi minacciano col
mitra e vi urlano perché restiate nella colonna, all'aperto, col sole o con
il freddo. Immaginate di avere una moglie con un parto complicato che deve
raggiungere d'urgenza un ospedale, e che quei soldati - deliberatamente
rallentando i controlli - ve la facciano morire nell'ambulanza.
Non diventereste anche voi delle belve?
E immaginate che i grandi media del mondo non dicano nulla di ciò che vi sta
succedendo.
Perché il silenzio è totale: Israele non consente a giornalisti e telecamere
di entrare nel lager di Gaza, e quei pochi che hanno scelto di abitare lì
per testimoniare vengono sempre più spesso sequestrati da «bande
palestinesi».
E i direttori delle grandi testate sono ben lieti di tacere.
A quei loro pochi giornalisti coraggiosi, raccomandano «equilibrio» nei
reportages: se proprio volete parlare delle vittime, dite anche le ragioni
dei persecutori.
Così, nulla sappiamo dei dati che disperatamente cerca di diffondere il
Centro per i Diritti Umani in Palestina.
Che negli ultimi quattro mesi, lo Stato criminale di Israele ha ammazzato a
Gaza oltre 320 palestinesi, di cui 60 bambini.
Aggiungiamo subito, per «equilibrio», i soldati israeliani uccisi: sono due.
Dei 3.859 palestinesi trucidati nei sei anni di occupazione giudaica di
Gaza, 3.069 erano civili:
il 79 %.
Nel solo ultimo anno, i giudei hanno ammazzato 504 palestinesi, di cui 398
civili, anche donne, e 93 bambini: il 23 %.
Nei cosiddetti «assassinii mirati» sono stati uccisi 376 esseri umani di cui
209 erano civili a cui Israele non «mirava» ma che erano sul percorso del
missile o della raffica: e 71 di questi, erano bambini.
Non spero che i giornali ne parlino.
Bambini palestinesi in lacrime dopo un raid israeliano su Gaza con 7 morti
Dedico queste poche informazioni a un lettore che, molesto, «mi sfida» ad
esibire una sola legge israeliana che sancisca l'apartheid.
Mi limito a far notare che il suo argomento è esattamente quello dei
negazionisti del genocidio ebraico in Germania: anch'essi sfidano ad esibire
un documento in cui Hitler esplicitamente dia l'ordine di sterminio.
Questo documento non esiste.
Perché la giustificazione dei negazionisti di Auschwitz non è ritenuta
valida, mentre vale per Israele?
Non c'è un documento razzista, una legge razzista che sancisca la
discriminazione dei cittadini di serie B, palestinesi, in Israele?
Ma come ha spiegato Uri Davis («Apartheid Israel», 2004), non ce n'è
bisogno.
«La Dichiarazione di fondazione dello Stato d'Israele, nota come
'Dichiarazione d'indipendeza d'Israele' non dichiara Israele uno Stato
indipendente o uno Stato sovrano, ma invece dichiara Israele uno Stato
ebraico. lo Stato ebraico nel senso politico sionista non può che essere uno
Stato di apartheid».
Da qui discendono le pratiche di apartheid: una volta che ci si dichiara lo
Stato di una sola razza, qualunque altro è un non-cittadino, senza la
pienezza dei diritti.
Non c'è bisogno di leggi.
Del resto Israele non si è dato una Costituzione, non si è dato nemmeno dei
confini: il vuoto della legge è utilizzato appunto per non darsi limiti, e
per ampliare i confini secondo le opportunità.
Uno Stato-canaglia non ha bisogno di leggi.
Tutta la persecuzione e discriminazione avviene per «via amministrativa»,
burocratica.
Lo stesso facevano i bolscevichi: uno dei primi atti di Lenin fu di abolire
la pena di morte giudiziaria; subito dopo, le morti vennero comminate a
milioni, ma non da giudici, bensì dalla «troika amministrativa», una
commissione di tre funzionari del Partito che chiarivano all'imputato,
esplicitamente, che non lo stavano giudicando: ne accertavano l'identità e
semplicemente la classe sociale.
Se era «borghese», «kulako» o «controrivoluzionario», lo liquidavano per via
breve come appartenente a una categoria di «nemici di classe».
Gli Stati criminali non hanno leggi, non si lasciano legare le mani dal
diritto.
Israele ha in vigore una «Legge del Ritorno», che conferisce la cittadinanza
immediata a qualunque persona in grado di dimostrare la propria ebraicità
razziale (madre o nonna ebrea), e nello stesso tempo nega il diritto al
ritorno ai palestinesi che Israele fece fuggire dalle loro terre con i
massacri terroristici risalenti al 1948, e ripetuti nel 1967.
Anzi, nel 1967 il governo sionista dichiarò tutti gli abitanti della
Palestina occupata come non-cittadini, e cominciò a trattarli da stranieri.
I residenti assenti dalle loro case in quel periodo - 250 mila profughi
fuggiti dalla guerra - non hanno avuto il permesso di tornare.
A migliaia di palestinesi, l'armata sionista ritirò i documenti in quanto
«il visto era scaduto» (sic) e da allora, metà degli otto milioni di
palestinesi vivono come residenti ma non cittadini- apolidi - passibili di
misure arbitrarie («amministrative») di espulsione.
La legge sull'Absentee Property, sempre in vigore, dà a Giuda il «diritto»
di confiscare senza indennizzo le terre che famiglie palestinesi sono state
costrette ad abbandonare col terrore.
Per il resto, ci sono le angherie «amministrative».
Un palestinese che abita a Gerusalemme, formalmente «cittadino» israeliano,
non si vedrà concedere i permessi locali per restaurare la sua casa che cade
in pezzi, nell'intento di costringerlo a sloggiare da un edificio ormai
inabitabile; subito subentra un cittadino di serie A, e il permesso gli
viene immediatamente accordato; i trucchi che le burocrazie in tutto il
mondo usano per negare diritti sono, notoriamente, inesauribili.
Israele ha firmato la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, che all'articolo
15 dichiara: «Ciascuno ha diritto a una nazionalità».
Ma ha ridotto 4 milioni di palestinesi ad apolidi, che può espellere in ogni
momento non rinnovando il visto che concede, temporaneamente, come a
stranieri.
Maurizio Blondet
Note
1) «Israeli jets clash with German ship near Lebanon», Reuters, 25 ottobre
2006.
2) Josh Brannon, «Israeli Air Force denies firing on German warship»,
Jerusalem Post, 25 ottobre 2006.
3) Gideon Alon, «French forces: stop Lebanon overflight or we will open
fire», Haaretz, 18 ottobre 2006.
4) Su Pagine di Difesa, sito ufficioso delle nostre forze armate, appare un
pezzo che ha tutta l'aria di essere tolto di peso da Debka o altra
organizzazione del Mossad: «UNIFIL 2, Hezbollah riarma e l'ONU sta a
guardare». Si noti il tono, improbabile in un militare italiano, ma
piuttosto alla Pacifici: «Nessuno ha fatto notare che notte e giorno
atterrano in Siria gli Antonov provenienti dall'Iran con le nuove scorte di
missili e tecnologie destinate a Hezbollah. Nessuno ha fatto notare che una
nota fabbrica di armi, la russa KBP, produttrice di sistemi d'arma
antiaerei, ha concluso con Siria e Iran un contratto da centinai di milioni
di dollari per la fornitura della sua migliore creatura, cioè il sistema
missilistico terra-aria Pantsir, derivato dalla famosa serie SAM, leggero e
altamente portatile, che può operare in movimento su qualunque veicolo e può
raggiungere aerei a quote altissime. Nessuno ha fatto notare che a Cipro è
stata bloccata una nave diretta in Siria, che ufficialmente doveva contenere
frigoriferi destinati al Libano e che invece conteneva diciotto camion con
radar mobili per la contraerea e tre veicoli con apparecchiature di
controllo in palese violazione alla risoluzione 1701 che vieta il commercio
di armi dirette in Libano». Ora, bisognerebbe far notare a questo militare
nostrano filo-sionista che le armi che la Russia fornisce a Iran e Siria,
anche ammesso si possa dimostrare, non riguardano l'UNIFIL. Tipicamente
israeliana questa idea che noi europei dobbiamo disarmare non solo
Hezbollah, ma Siria, Iran e magari Russia, se no Israele non si sente
sicuro. E poi, se è stata bloccata la nave che doveva portare frigoriferi e
invece portava sistemi d'arma, il nostro militare «ispirato» dovrebbe dire:
da chi è stata bloccata, chi era lo spedizioniere e chi il cliente? La
notizia che appare certa e ricca di dettagli è invece vaga - tipico stile
Debka - e viene lasciata a mezzo, non ci si insiste. Eppure sarebbe la
«prova» della violazione che farebbe tanto comodo a Israele. ma il meglio è
quest''altro passo: «Hezbollah non vede molto di buon occhio i militari
italiani e tutto grazie a un accordo che risale al 13 giugno 2003,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 130 del 7 Giugno 2005, diventato
legge nel maggio 2005, tra Italia e Israele denominato 'Memorandum per la
cooperazione militare', secondo il quale Italia e Israele avviano una
cooperazione che riguarda anche l'importazione, l'esportazione e il transito
di materiali militari, l'organizzazione delle Forze armate e l'attività di
formazione e addestramento». Difficile dare torto a Hezbollah: quel
memorandum (di cui la nostra opinione pubblica è all'oscuro) ci rende
alleati di Israele. Alleati di fatto e non di diritto, alla chetichella. E
alleati a senso unico: non impegna Israele ad alcun obbligo, ma solo noi.
Alleati sottobanco. Alleati - servi: dobbiamo chiudere gli occhi sul
«transito di materiali militari» (da USA a Israele) e pure aprire ai
sionisti le attività di «addestramento» delle nostre forze armate. Siccome è
improbabile che il glorioso Tsahal abbia bisogno di essere «addestrato» dal
nostro povero esercito, è evidentemente il contrario quello che sta
avvenendo: gli israeliani vengono qui, addestrano qualche nostro ufficiale,
e se lo fanno «amico».
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