Leggete Chi Era Il Bandito Comune Che Tanto Amate!
Leggete Chi Era Il Bandito Comune Che Tanto Amate!


rispetto i due elencati,meno massimo fini ,spesso ambiguo su alcune tematiche.....ma poi cosa vuol dre se gabriele elogia la figura del "che,"tutti dobbiamo seguire l'esempio?
lascia perdere di "noleggiare" le tesi di altri,sforzati di dire la tua sul bandito argentino.
andreas
L'imperialismo è stato un fattore molto importante per lo sviluppo e l'approfondimento della nostra ideologia; ogni colpo che ci infliggeva esigeva una risposta; ogni volta che gli yankees, con la loro abituale superbia, reagivano prendendo qualche misura contro Cuba, noi dovevamo prendere la contromisura necessaria, e in questo modo la rivoluzione diveniva sempre più consapevole.
Uno dei cambiamenti operati nel partito riguarda la riforma del sistema di educazione, per cui si premiano con essa, non come in passato, gli amici, gli "illustri" i "dottori del marxismo"', bensì i migliori lavoratori, gli uomini che con il loro atteggiamento di fronte alla rivoluzione, con il loro lavoro giornaliero, il loro entusiasmo e spirito di sacrificio, hanno dimostrato di possedere le superiori doti di membro del partito dirigente.
In concreto, il soldato che veniva a formare il nostro primo esercito guerrigliero di tipo contadino, esce da quella parte di questa classe sociale che dimostra con maggiore aggressività il proprio amore per la terra e per il suo possesso, che dimostra, cioè, più perfettamente ciò che si può definire spirito piccolo borghese; il contadino lotta perché vuole terra: per sé, per i suoi figli, per amministrarla, per venderla e per arricchirsi mediante il proprio lavoro.
Cerchiamo di esporre le difficoltà che a nostro parere renderanno più dure le nuove lotte rivoluzionarie d'America: si tratta di difficoltà generali per tutti i paesi e di difficoltà più specifiche per alcuni di essi, resi diversi dagli altri dal loro grado di sviluppo o dalle peculiarità nazionali.
La grande borghesia si oppone apertamente alla rivoluzione e non esita ad allearsi con l'imperialismo ed il latifondismo per combattere il popolo e chiudergli la via della Rivoluzione.
La reale capacità di un rivoluzionario si misura in base al fatto se sappia trovare tattiche rivoluzionarie adeguate ad ogni cambiamento di situazione, se sappia tener presenti tutte le tattiche e sfruttarle al massimo.
A Marx, come pensatore, come studioso delle dottrine sociali e del sistema capitalista in cui si trovò a vivere, si possono evidentemente obiettare alcune inesattezze.
La Rivoluzione Cubana ha inizio là dove Marx lascia la scienza per impugnare il fucile rivoluzionario.
Siamo realisti, esigiamo l'impossibile.
Le uniche battaglie perse sono quelle che non si combattono.
Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E' la qualità più bella di un buon rivoluzionario....
Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.
Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.
La vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi.
Il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi.
Il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore.
Trovare la formula per perpetuare nella vita quotidiana il comportamento eroico della guerriglia è, dal punto di vista ideologico, una delle nostre missioni fondamentali... Lo strumento per mobilitare il popolo deve essere fondamentalmente di ordine morale.
ho risposto in maniera piu' che esaustiva al primo post.
Se vuole il nome di tutte le organizzazioni neo-fasciste che dagli anni 60 ad oggi hanno elogiato la figura del che saro' lieto di farlo.
Per quanto riguarda la mia opinione è scontata.
Quoto tutti i post di Luigi PROFILI SNC.
Con una sola variante:non è morto combattento il capitalismo ma a tavola strangolato dal coccige di un bambino boliviano.
Quando si dice il cibo uccide.


A parer mio il fascismo non fu propriamente colonialista. Non era nella matrice del fascismo il colonialismo, il quale era più un derivato necessario del nazionalismo, fosse questo democratico, conservatore, rivoluzionario, liberale ecc.
Mi spiego: giorni fa, discutendo con un amico sulla seconda guerra mondiale, sostenevo che Mussolini non era propriamente un militarista. Non lo era stato in gioventù, non lo fu nel 1914, non lo era il 23 marzo 1919, non lo fu durante i primi anni del regime, almeno fino all'inizio degli anni '30. Era una mia intuizione, un mio senso. L'altro giorno, leggendo De Felice mi accorgo che anche lui sostiene questo quando parla della strategia militare di Mussolini: egli aveva sotto sotto in antipatia i militari.
Ed infatti il fascismo per me fu combattentista e non fu militarista. La distinzione non è da poco.
Analogamente vale per il colonialismo. La conquista dell'Etiopia fu un prendersi ciò che era stato negato a Versailles con in più l'intuzione, questa sì colonialista che l'Africa Orientale potesse diventare terra di emigrazione ove poter tenere radicati alla madre patria gli emigrati che la politica demografica espansiva di Mussolini avrebbe finito per creare (l'Italia è un paese cronicamente sovrappopolato, rispetto alla sua estensione ed alle risorse materiali).
Che poi dopo nell'italia retta dal Duce ci fossero dei colonialisti, questo è poco ma è sicuro. Oltre che ai Nazionalisti di Federzoni ed amici, dobbiamo considerare l'esperienza dell''Associazione Nazionale Volontari di Guerra e del giornale "La Volontà d'Italia" organo che portava la dicitura "imperialista" ed assertore della necessità per l'Italia di conquistare un Impero per proseguire la tradizione imperiale di Roma. Vi scrisse anche il giovane Montanelli.
Però il "volontarismo di guerra" fu una radice ausiliaria del fascismo, così come il futurismo.
Poi dovrenno considerare i CAUR, comitati d'azione per l'universalità di Roma, anche se non furono colonialisti, ma sostenitori di un fascismo come idea universale di Roma.
Resta il fatto che:
1. In Etiopia l'Italia rimase troppo poco, cinque soli anni, giusto in tempo per lasciare certo qualcosa (le strade principali in cui consumammo tutti i mezzi che ci sarebbero stati utili per la guerra), il piano regolatore di Addis Abeba.
2. Gli Italiani in Africa non ci volevano andare. L'emigrazione, peraltro assai contenuta durante il fascismo, non volle mai dirigersi verso l'Africa, la quale era l'inferno...tutti preferivano America ed Australia. In Somalia la presenza italiana era di qualche migliaio di persone. Un po' più consistente in Eritrea.


su'


No, è stato molto informale. Sembra che lo abbia suggerito lo stesso Fidel. Franco che, da buon ispanico non poteva non simpatizzare per quel caos in terra occupata dai nemici anglosassoni, semba che consigliò il Che di recarsi da Boumedienne che lo avrebbe potuto sostenere.
Ma cosa gli disse esattamente non è documentato.
P.S. Esiste comunque una foto del Che a Madrid. Il che significa che il governo franchista concesse il visto al capo della guerriglia internazionale comunista...
http://www.uc3m.es/uc3m/inst/MU/publ...ara1959_t.html
foto del Che a Madrid. Ovviamente il sito parla della motivazione anti-franchista del Che...


Ottimo. Io mi riferivo ad un'altra ancora. E il sito ci spiega come il più irrequieto rappresentante della sinistra imperialista ottenne il visto da parte della Spagna franchista?
Man mano che rifletto poi delle cose mi sovvengo. Il Che incontrò Peron prima di incontrare Franco e fu proprio Peron (e non Franco) che lo indirizzò a Boumedienne.
Non bisogna scordare del resto come El Che avesse contraddetto i suoi amici comunisti argentini quando si oppenevano a Peron e come abbia invece frequentato e incoraggiato la sinistra peronista.