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Discussione: Anche i sardi piangano

  1. #1
    trilex
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    Predefinito Anche i sardi piangano

    «Mercì monsieur Soru» era il cartello che quest'estate campeggiava beffardo sulla banchina di Porto Vecchio in Corsica. Ringraziavano, gli operatori della marina corsa, quella famigerata imposta sul lusso che, a quanto pare, ha fatto ripartire dalla Sardegna yacht e cabinati per rotte meno esose. E la Corsica è lì solo a poche miglia. Di sicuro, il governatore nonché fondatore di Tiscali avrà letto con qualche imbarazzo il grido di dolore proveniente dalla Rete dei porti turistici più rinomati dell'isola: da Porto Cervo a Porto Torres, da Santa Teresa di Gallura ad Arbatax, gli approdi dei diportisti sono mediamente crollati del 41,9 per cento. Il calo di presenze è ancora più significativo se si tiene conto del fatto che, per quest'anno, prima dell'introduzione del nuovo balzello, gli operatori, in base agli accordi e alle prenotazioni, avevano stimato una crescita del 30 per cento.
    Insomma un vero disastro, perché questa volta il grido di battaglia «anche i ricchi piangano» si sta rivelando un vero boomerang per l'impresa turistica che ogni anno spende 75 milioni di euro per la promozione del prodotto Sardegna.

    Il crollo turistico emerge in tutta la sua gravità dalla rilevazione effettuata dalla Rete dei Porti, consorzio al quale appartengono nove importanti scali turistici dell'Isola: Alghero, Porto Torres, Castelsardo, Isola Rossa, Santa Teresa di Gallura, Palau, La Maddalena, Santa Maria Navarrese, Arbatax. Le percentuali del calo oscillano dal meno 20 per cento di Castelsardo al meno 60% di Porto Massimo alla Maddalena. Lo scalo che ha perso più clienti è Alghero: oltre 180 (meno 43 per cento).
    La Rete non si è limitata a raccogliere e ad analizzare le statistiche dei propri consorziati. Fra gli altri, a Calagonone si registra un calo del 60 per cento, a Puntaldia del 30 per cento e a Carloforte del 50 per cento.
    E nei porti maggiori della Costa Smeralda, Porto Cervo e Porto Rotondo, la musica non cambia. La Sardinia Yacht Service, uno dei più importanti mediatori marittimi dell'isola, segnala 300 presenze e 87 maxi yacht in meno rispetto allo scorso anno.
    «I nostri risultati -spiega il presidente della Rete dei Porti, nonchè sindaco di Castelsardo, Franco Cuccureddu - confermano tutte le preoccupazioni che avevamo esposto a inizio stagione. Si conferma che la legge sulle tasse sul lusso è una vera follia».
    Cuccureddu alza il tiro contro la normativa fiscale che «non è andata a colpire i proprietari delle barche, non è andata a colpire il lusso, ma è andata a colpire chi offre i servizi per il lusso: i sardi. Un'imposta - precisa il presidente della Rete - che ha penalizzato i porti dell'Isola e che ha creato un vantaggio diretto a quelli del resto del Mediterraneo. A fine settembre - dice - ho incontrato il presidente dell'Unione dei porti turistici della Corsica, il sindaco di Solenzara, Jean Tom per stipulare un accordo di collaborazione, sia per quanto concerne una promozione comune sui mercati, in particolare Nord europei, sia per integrare i due sistemi, e mi ha detto che in quelli del Sud hanno avuto una crescita superiore al 50 per cento». Il cambio di rotta degli yacht, oltre che un danno diretto per le società di gestione, in gran parte enti pubblici, i Comuni, comporta una ricaduta economica e occupazionale notevole. «Basti pensare - spiega Cuccureddu - che a quattro barche corrisponde un posto di lavoro».
    Ma non solo. La Rete ha analizzato le perdite che hanno subito le società di bunkeraggio: quelle che si occupano di vendere il carburante ai giganti del mare. Il Gruppo Taula, ad esempio, che serve i porti che vanno da Alghero a Golfo Aranci, ha denunciato un calo superiore al 40 per cento.

  2. #2
    trilex
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    chissa cosa ne pensano i lavoratori portuali sardi....

  3. #3
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    dove l'hai trovato nell'Unione Sarda?!!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da tatytaty Visualizza Messaggio
    dove l'hai trovato nell'Unione Sarda?!!
    zine (Pubblicata il 21/09/2006 - corsera magazine)
    Scandalo. Ha dichiarato la guerra ai ricchi. Li vuole addirittura tassare. Vuole che paghino balzelli se arrivano in Sardegna con i loro megayacht. Vuole che paghino una super-Ici per le loro villone. Vuole che i loro aerei privati sborsino una tassa aggiuntiva per atterrare sull’isola. Non contento, ha fatto approvare il piano paesaggistico che vieta la costruzione di qualsiasi casa fino a tre chilometri dalla costa. Chi aveva approntato megaspeculazioni è servito. Renato Soru, centro sinistra, presidente della Regione Sardegna e proprietario di Tiscali, uno dei più ricchi italiani esistenti, proprietario di una villona sulla spiaggia sarda, non vuole più cemento sulle coste e si è inventato la tassa sui ricchi.
    La tassa sul lusso era annunciata da mesi. Come mai le polemiche proprio adesso?
    «Dalle elezioni politiche in poi viviamo un clima di divisione esagerata. Alcuni sindaci del centrodestra si sono adeguati».
    Anche Flavio Briatore, che non è un sindaco di centrodestra.
    «Certo. Uno che con la politica non c’entra nulla. Prima hanno organizzato un sit in davanti al consiglio regionale a Cagliari. Si sono presentati in quattro».
    Sa come sono i ricchi. Non amano la piazza. È andata meglio la manifestazione al Billionaire.
    «Hanno preso anche pagine a pagamento sul Corriere della Sera».
    Al Billionaire hanno speso un capitale in champagne per protestare contro una tassa di poche decine di euro.
    «La tassa sugli aerei è bassissima rispetto al costo del volo. Anche la tassa sulle imbarcazioni è assolutamente ridicola. Meno di un pieno di benzina».
    Per un megayacht, 15 mila euro…
    «Un megayacht costa 400 mila euro la settimana in affitto. Tutto ciò può sembrare anche divertente tanto è paradossale. Però ha un presupposto più serio…».
    Possibile?
    «Io capisco il fastidio per le tasse. Ma senza le tasse non ci può essere una comunità. Ma alcuni ricchi le tasse non le vogliono pagare per principio. Come nel Settecento in Francia quando la nobiltà era esentata e le tasse le pagavano i poveri».
    Marta Marzotto ha detto: «Paghiamo tutti, poco ma tutti. Dieci euro a tutti quelli che arrivano in Sardegna».
    «Ma ciascuno contribuisce in ragione della propria capacità contributiva. C’è un libro interessante, La ribellione delle élite, di un autore americano. Dice: una volta si ribellavano gli studenti e gli operai. Oggi si ribellano le élite. Un ’68 a rovescio».
    C’era proprio bisogno di queste nuove tasse?
    «Abbiamo bloccato le assunzioni, incentivato l’esodo, chiuso comunità montane, consorzi, società, enti. Abbiamo cancellato quasi mille di quei posti che normalmente vengono occupati dal mondo che sta attorno alla politica. Abbiamo dimezzato le auto blu, siamo intervenuti sulla spesa farmaceutica e sanitaria. In due anni il deficit è passato da 1.300 a soli 170 milioni di euro. Ma i soldi non ci bastano. E a chi li dobbiamo chiedere? Ai disoccupati? Centinaia di migliaia di seconde case sulle coste, yacht e mega-yacht nella nostra regione, utilizzano risorse ambientali scarse. Non è giusto che diano un contributo alla fiscalità generale?».
    Hanno scritto di turismo in ribasso.
    «In aprile le presenze turistiche sono aumentate del 15 per cento. In maggio e giugno del 10 per cento. In luglio dell’8 per cento. Ad agosto c’è stato uno straordinario pienone».
    L’Unità ha scritto che i porti erano vuoti al 60 per cento.
    «Hanno perfino detto che Paul Allen, il socio di Bill Gates, non sarebbe più venuto in Sardegna per protesta contro la tassa. Poi Paul Allen è venuto ed io l’ho incontrato sulla sua barca per parlare di investimenti in Sardegna».
    Non si è lamentato dei 15 milioni di tassa?
    «Ma si può seriamente pensare che uno come Paul Allen che ha tre barche, la più piccola di 70 metri dove atterrano due elicotteri e dove c’è perfino un piccolo sommergibile, si faccia spaventare da una tassa?».
    E i porti vuoti?
    «Abbiamo controllato. Ovunque era tutto esaurito. Bastava vedere le fotografie. L’Unità è stata male informata».
    La Santanchè ha detto che sarebbe andata in Corsica.
    «E poi è venuta in Sardegna».
    Soru, lei ha fatto nascere il partito dei ricchi. Briatore è il segretario. E c’è anche una piattaforma politica, la filosofia del Billionaire...
    «La filosofia del Billionaire noi la stiamo subendo. È contro il carattere dei sardi che non hanno mai amato l’ostentazione. Purtroppo un pezzo del nostro territorio, la Costa Smeralda, ha smesso di essere Sardegna. È un’enclave».
    Un’enclave che porta un sacco di soldi.
    «Calma. Moltissime delle imprese turistiche, anche piccole e stagionali, non hanno sede legale in Sardegna quindi noi non abbiamo nessuna compartecipazione ai loro guadagni. Spesso l’unico vantaggio è qualche posto da cameriere».
    Adesso sta esagerando.
    «Non credo. Ci sono anche benefici. Certo molto al di sotto di quelli immaginabili a prima vista. Ma non è un modello che vogliamo ripercorrere. Io mi auguro uno sviluppo turistico ordinato che non trasformi la nostra regione in un lunapark».
    Pisanu ha detto che la sua è stata una misura aberrante. Un ex ministro sardo.
    «È sempre stato un uomo di partito, anche quando era al governo».
    Gli altri presidenti di Regione che cosa le hanno detto?
    «Il governatore Galan ha datto una pubblicità a pagamento in cui invitava quelli che vogliono scappare da Soru ad andare nella sua ospitalissima Veneto. Segnando una novità: normalmente tra Regioni non ci si fa concorrenza».
    Mollate Soru, venite da Galan.
    «Singolare atteggiamento».
    Non contento lei ha fatto il piano paesaggistico.
    «E non è più possibile costruire nuove case sulla fascia costiera. L’economia del mattone e dell’arricchimento facile è la morte certa per il futuro».
    Hanno chiesto a Briatore se se ne andava dalla Sardegna e lui ha risposto: se ne andrà prima Soru.
    «A noi sta bene Briatore, ci stanno bene tutti. Siamo contenti di tutti quelli che vengono qui. Ognuno per quello che porta. E all’interno delle regole».
    Quando Briatore mandò i soldi ai bambini di Lula, gli abitanti di Lula glieli hanno rimandati indietro. La scorsa settimana gli hanno mandato addirittura dei soldi per finanziargli il pagamento della tassa sul lusso.
    «I sardi sono orgogliosi».
    Quando Vittorio Emanuele, in una telefonata intercettata, ha detto che i sardi puzzano, come ritorsione il comune di Nuoro ha cancellato la sua famiglia dalla toponomastica.
    «Credo che l’abbiano fatto anche altri comuni. Una cosa che personalmente apprezzo. Si poteva fare anche prima. Ma non penso che dobbiamo perdere tempo dietro alle vicende di questa persona. Prima non poteva entrare in Italia. Adesso non può uscire. Splendido. È un’immagine letteraria».
    Quanto ha pagato quest’anno Berlusconi di tassa del lusso?
    «Non lo so, ma poca roba».
    Sette ville, le barche, gli aerei...
    «Ogni volta che atterra credo che paghi 400 euro».
    Per le ville?
    «Per la villa più grande pagherà circa 20 mila euro».
    Ma ne ha sette.
    «Non credo che le abbia più. Qualcuna l’ha venduta e con molto profitto. Gli investimenti immobiliari in Sardegna fruttano se l’ambiente non viene distrutto. Berlusconi ha detto che la Sardegna sarà il suo buon ritiro in vecchiaia. Io sarei felice se trasferisse la residenza in Sardegna e contribuisse alla fiscalità della nostra Regione».
    Avete lasciato far di tutto nella villa di Berlusconi. Il teatro greco, la collinetta, il porticciolo…
    «Si trattava di lavori coperti dal segreto di Stato. Ma sinceramente mi interessa anche poco di un metro cubo in più nella villa di Berlusconi. Con questa nuova legge abbiamo bloccato 500 mila metri cubi nella Costa Turchese, una delle tantissime proprietà della famiglia Berlusconi. Così un’area di grande valore ambientale rimarrà intatta».
    Anche lei ha un villone, proprio sulla spiaggia.
    «Non è proibito in Sardegna avere una villa sul mare. È proibito costruirne nuove. Prima del mio impegno in politica avevo acquistato un terreno di 50 ettari sul mare dove stavano per costruire un villaggio turistico di 90 mila metri cubi. Apparteneva ad una società svizzera. C’era una casa e ho lasciato una casa. Però l’ho ristrutturata e l’ho fatta un po’ più piccola. Sono spariti i 90 mila metri cubi. Ne sono rimasti 900».
    C’è stato un periodo in cui lei risultava il più ricco d’Italia.
    «È stata una cosa assurda. A causa della bolla finanziaria che riguardava tutto il mondo le mie azioni in Tiscali valevano un sacco di soldi. Se le avessi vendute avrei portato a casa una quantità enorme di soldi. Ma io ero innamorato più del mio progetto che dei soldi. Dell’idea di costruire un’impresa di telecomunicazioni europea partendo da un’isola».
    Ogni tanto qualcuno la paragona a Berlusconi... il Berlusconi sardo, il piccolo Berlusconi. Entrambi self made men, entrambi nel mondo della comunicazione, entrambi in politica, entrambi ricchissimi. Differenze?
    «Non abbiamo la stessa ricchezza. Mi verrebbe anche da dire che a Milano è più facile. Che Tiscali non ha avuto concessioni dello Stato. Non ha utilizzato risorse pubbliche scarse. Invece che su capitali iniziali ha contato su sapere e ricerca. Senza voler sminuire il valore di una grande avventura nella televisione, sono contento di aver dato il mio contributo alla diffusione di Internet in Italia».
    Lei Berlusconi lo conosce?
    «Da quando sono diventato presidente della Regione lui è venuto decine e decine di volte in Sardegna ma non ha mai avuto la sensibilità e il tempo di incontrare le istituzioni sarde. Lo invitavo e lui non mi rispondeva. Alla fine l’ho incontrato a Roma alla fine di una manifestazione di protesta di sindacati e sindaci sardi contro la Legge Finanziaria».
    Lei è stato definito «comunista triste».
    «Io non sono mai stato comunista. Per certa gente basta essere liberali per diventare comunista. E intanto loro tengono nello studio il busto di Mussolini…».
    Comunista no. Triste?
    «Per divertirsi non si deve necessariamente andare al Billionaire. Qualche volta mi capita di sentirmi utile. E mi diverto di più».
    Anche per lei c’è il problema del conflitto di interessi.
    «Io non ho concessioni come Berlusconi che da una parte era capo del governo, dall’altra si dava la concessione, se la rinnovava e ne fissava il prezzo. Tiscali non ha mai avuto nessuna concessione da parte dello Stato e della Regione Sardegna. Dov’è il mio conflitto?».
    Per chi vota?
    «Ho sempre votato per i partiti di centrosinistra. La prima volta ho votato Dc».
    Si sente uomo di sinistra?
    «Assolutamente sì».
    Che differenza c’è fra destra e sinistra oggi?
    «La destra, una certa destra, crede che la cosa migliore sia lasciare tutti quanti più liberi possibile di arricchirsi perché quando i ricchi diventeranno più ricchi anche i poveri staranno meglio. La sinistra crede che questo non basti, che sia un dovere della politica ostinarsi nella volontà di assicurare maggior uguaglianza e dare uguali opportunità ai nostri figli».
    Ricordi della giovinezza?
    «Un mondo diverso. Il nostro era un paese contadino, vivevamo le stagioni, il raccolto, la semina, la vendemmia. Vivevamo la campagna che è una cosa bellissima».
    La mamma la mandava a dieci anni a recuperare i crediti del suo negozio di alimentari...
    «Andavo nelle case e dicevo: “Mia madre le ricorda che c’è questo residuo...”».
    Fin da allora nel campo economico-finanziario...
    «Non ci si crede che a bambini così piccoli dessero responsabilità da grandi. Ricordo bambini di sei anni che si occupavano di bambini di un anno. Oggi se succede una cosa del genere ti arrestano».
    Ha detto una volta: «Non perdete nemmeno mezzo secondo dietro ad un onorevole». Poi si è candidato alle elezioni.
    «In campagna elettorale dicevo sempre: “Prometto che non farò mai un favore a nessuno”. Cerco di mantenere la promessa. Mi occupo solamente di problemi generali».
    La sinistra sarda, quando lei si è presentato, non ha fatto i salti di gioia. Il segretario Ds si è dichiarato contro e la Margherita ha indicato un altro candidato.
    «Qualcuno mi vedeva come un anti-politico, un Berlusconi in sedicesimo. Altri, forse, temevano una perdita di potere».
    Hanno cambiato idea?
    «Penso di sì. Hanno visto modalità diverse rispetto a quelle di Berlusconi. Ho lasciato l’azienda, non ho utilizzato personale di Tiscali, non ho usato la televisione, non ho messo in nessun cartellone la mia faccia, non ho fatto grandi eventi con le hostess. Ho preso la mia auto grigia e ho girato la Sardegna, paesino per paesino».
    Come ha fatto la lista degli assessori?
    «Una parte li ho scelti liberamente fuori dai partiti. Un’altra all’interno di rose ampie di nomi indicati dai partiti. Metà uomini e metà donne».
    In una sinistra così povera di leader a lei non viene in mente che in futuro…
    «Il mio futuro è in Sardegna».
    La sua battaglia contro la militarizzazione dell’isola?
    «L’80 per cento delle bombe che esplodono in Italia, esplodono in Sardegna. Il ministro Parisi si è impegnato a far sì che ogni regione contribuisca in maniera equilibrata all’addestramento militare».
    E gli americani?
    «Gli americani li vogliamo come turisti, come amici, come investitori. Non in tuta mimetica».

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da trilex Visualizza Messaggio
    «Mercì monsieur Soru» era il cartello che quest'estate campeggiava beffardo sulla banchina di Porto Vecchio in Corsica. Ringraziavano, gli operatori della marina corsa, quella famigerata imposta sul lusso che, a quanto pare, ha fatto ripartire dalla Sardegna yacht e cabinati per rotte meno esose. E la Corsica è lì solo a poche miglia. Di sicuro, il governatore nonché fondatore di Tiscali avrà letto con qualche imbarazzo il grido di dolore proveniente dalla Rete dei porti turistici più rinomati dell'isola: da Porto Cervo a Porto Torres, da Santa Teresa di Gallura ad Arbatax, gli approdi dei diportisti sono mediamente crollati del 41,9 per cento. Il calo di presenze è ancora più significativo se si tiene conto del fatto che, per quest'anno, prima dell'introduzione del nuovo balzello, gli operatori, in base agli accordi e alle prenotazioni, avevano stimato una crescita del 30 per cento.
    Insomma un vero disastro, perché questa volta il grido di battaglia «anche i ricchi piangano» si sta rivelando un vero boomerang per l'impresa turistica che ogni anno spende 75 milioni di euro per la promozione del prodotto Sardegna.

    Il crollo turistico emerge in tutta la sua gravità dalla rilevazione effettuata dalla Rete dei Porti, consorzio al quale appartengono nove importanti scali turistici dell'Isola: Alghero, Porto Torres, Castelsardo, Isola Rossa, Santa Teresa di Gallura, Palau, La Maddalena, Santa Maria Navarrese, Arbatax. Le percentuali del calo oscillano dal meno 20 per cento di Castelsardo al meno 60% di Porto Massimo alla Maddalena. Lo scalo che ha perso più clienti è Alghero: oltre 180 (meno 43 per cento).
    La Rete non si è limitata a raccogliere e ad analizzare le statistiche dei propri consorziati. Fra gli altri, a Calagonone si registra un calo del 60 per cento, a Puntaldia del 30 per cento e a Carloforte del 50 per cento.
    E nei porti maggiori della Costa Smeralda, Porto Cervo e Porto Rotondo, la musica non cambia. La Sardinia Yacht Service, uno dei più importanti mediatori marittimi dell'isola, segnala 300 presenze e 87 maxi yacht in meno rispetto allo scorso anno.
    «I nostri risultati -spiega il presidente della Rete dei Porti, nonchè sindaco di Castelsardo, Franco Cuccureddu - confermano tutte le preoccupazioni che avevamo esposto a inizio stagione. Si conferma che la legge sulle tasse sul lusso è una vera follia».
    Cuccureddu alza il tiro contro la normativa fiscale che «non è andata a colpire i proprietari delle barche, non è andata a colpire il lusso, ma è andata a colpire chi offre i servizi per il lusso: i sardi. Un'imposta - precisa il presidente della Rete - che ha penalizzato i porti dell'Isola e che ha creato un vantaggio diretto a quelli del resto del Mediterraneo. A fine settembre - dice - ho incontrato il presidente dell'Unione dei porti turistici della Corsica, il sindaco di Solenzara, Jean Tom per stipulare un accordo di collaborazione, sia per quanto concerne una promozione comune sui mercati, in particolare Nord europei, sia per integrare i due sistemi, e mi ha detto che in quelli del Sud hanno avuto una crescita superiore al 50 per cento». Il cambio di rotta degli yacht, oltre che un danno diretto per le società di gestione, in gran parte enti pubblici, i Comuni, comporta una ricaduta economica e occupazionale notevole. «Basti pensare - spiega Cuccureddu - che a quattro barche corrisponde un posto di lavoro».
    Ma non solo. La Rete ha analizzato le perdite che hanno subito le società di bunkeraggio: quelle che si occupano di vendere il carburante ai giganti del mare. Il Gruppo Taula, ad esempio, che serve i porti che vanno da Alghero a Golfo Aranci, ha denunciato un calo superiore al 40 per cento.
    A) Manca la fonte

    B) Ma tu sei sardo? Altrimenti non capisco cosa possa fregartene. Ci penseranno i sardi a decidere se e' giusta o meno la tassa, visto che riguarda solo loro.

    Cristiano

  6. #6
    trilex
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    e che vuole dire? Xche' la sardegna e' in francia?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da trilex Visualizza Messaggio
    e che vuole dire? Xche' la sardegna e' in francia?
    Vuol dire che le decisioni prese dal Governatore se le scazzeranno gli abitanti della Sardegna, visto che ricadono su di loro. Se alle prossime regionali Soru verra' buttato a mare per la sua politica "scellerata", avrai avuto ragione tu. Se vincera' avra' avuto ragione lui e la tua e' solo una sterile polemica.

    Cristiano

  8. #8
    trilex
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    ma non se ne puo' parlare?

  9. #9
    trilex
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    no xche' se e' così evitiamo di parlare di politica, tanto prima o poi ci saranno le elezioni, ma che ragionamento e'!!??

  10. #10
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    Predefinito sardegna il genio SORU e la tassa sul lusso

    la tassa sul lusso ha fatto scappare le barche dalla sardegna

    gli approdi dei diportisti sono mediamente crollati del 41,9 per cento. Il calo di presenze è ancora più significativo se si tiene conto del fatto che, per quest'anno, prima dell'introduzione del nuovo balzello, gli operatori, in base agli accordi e alle prenotazioni, avevano stimato una crescita del 30 per cento.
    Insomma un vero disastro.

    Di contro, la fuga di oltre 700 diportisti amanti delle coste sarde si è tradotto, per il periodo che va da giugno a settembre, in una perdita di ricavi del 70 per cento rispetto agli anni passati. E ciò a fronte di nuovi introiti fiscali derivanti dalla tassa sul lusso che, pare, non supererebbero i due-tre milioni di euro.

    la tassa sul lusso non è andata a colpire i proprietari delle barche, non è andata a colpire il lusso, ma è andata a colpire chi offre i servizi per il lusso: i sardi.
    Un'imposta che ha penalizzato i porti dell'Isola e che ha creato un vantaggio diretto a quelli del resto del Mediterraneo.

    Il cambio di rotta degli yacht, oltre che un danno diretto per le società di gestione, in gran parte enti pubblici, i Comuni, comporta una ricaduta economica e occupazionale notevole. «Basti pensare - spiega Cuccureddu presidente della Rete dei Porti, nonchè sindaco di Castelsardo - che a quattro barche corrisponde un posto di lavoro».

    evviva

 

 
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