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  1. #1
    MONTINI
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    Predefinito A difesa della vita, A difesa dell’uomo.

    A difesa della vita, A difesa dell’uomo.
    Tracce di riflessione sulla VI “Settimana per la Difesa della Vita”


    Ci siamo. Anche quest’anno la Federazione Provinciale di Forza Nuova Catania, con la “Settima per la difesa della vita”, riapre lo scottante dibatto sulla deriva nichilista e relativista che sta trascinando la Politica e la Cultura odierna su spiagge, bioeticamente e umanamente, spaventose.
    Dopo la netta vittoria registrata in Italia nella Primavera del 2005 dal fronte Astensionista nel referendum sulla fecondazione assistita, oggi siamo costretti a denunciare dei notevoli passi indietro compiuti dalla classe politica su quanto concerne la difesa del diritto elementare –più volte calpestato- alla Vita. Se con la vittoria dell’Astensionismo, nel referendum sulla legge 40, si era pensato che le condizioni per poter rimettere in discussione la legislazione sull’aborto fossero prossime, a distanza di poco tempo dobbiamo affermare l’esatto contrario: sono venuti a mancare i presupposti per una nuova battaglia politica antiabortista. Anzi, soprattutto con la salita del Centrosinistra al governo, dobbiamo ammettere che la situazione è addirittura sprofondata. Sì, perché, ci siamo trovati innanzi ad una maggioranza parlamentare, seppur precaria, che, con la cancellazione dell’Italia dai protocolli europei di non sperimentazione sugli embrioni umani, per mano del diessino Mussi, ha dì fatto annullato la volontà popolare in merito al rispetto del Vita fin dal suo concepimento. Non va neanche dimenticata una cosa: siamo in presenza di un Governo di basso spessore che, anche davanti alle questioni più delicate inerenti al rispetto della Vita e alla dignità umana, è vittima delle sue frange più radicali. Come tutti sappiamo, l’estrema sinistra, in accordo con l’iperindividualismo liberale e laicista della Rosa del Pugno, già freme affinché anche in Italia si possa cominciare a praticare l’Eutanasia, la vendita legale di sostanze stupefacenti, e l’istituzione dei Pacs (o meglio, matrimoni gay). Per qualche sinistro motivo, qualcuno di questi signori si è convinto che talune legislazioni troppo aperte in tema di Etica possano favorire in qualche modo lo sviluppo sociale, morale e civile delle nazioni. Sotto questo profilo, i paesi che non si sono ancora adeguati in tal senso, è bene che lo facciano al più presto per non rimanere esclusi dal consesso della civiltà moderna. Ovviamente, non condividiamo questo principio e non accettiamo nessun altra pretesa simile: assolutamente. Ci sarà vero sviluppo -ci sarà vera civiltà- solo quando la politica e la società si muoveranno in totale accordo con la dignità della Persona umana, con la sua libertà, la sua identità, e con la sua intrinseca verità. Gli esempi del Belgio, dell’Olanda, della Scandinavia e della Spagna Zapateriana, si muovono verso un'altra prospettiva che non può assolutamente apparire, né ai nostri occhi, né agli occhi della Storia, come civile o sostenibile. È per questo motivo che, anche quest’ anno, ci sentiamo in dovere, con i mezzi che la politica consente, di manifestare attivamente il nostro dissenso verso questa tendenza troppo libera della sinistra che, con il suo fare e con le sue ambiguità, semina morte. Sì, perché il contrario della vita è proprio la morte, biologicamente e moralmente intesa.
    Come dicevamo, nell’arco dell’ultimo anno abbiamo avvertito dei bruschi passi indietro su ciò che concerne la difesa della vita, e questi non provengono solo dal mondo del Centrosinistra italiano, ma anche dalla società civile e dal sistema giuridico di una consolidata realtà democratica europea.
    Con l’appello di Welby al Presidente della Repubblica, le istanze di chi vorrebbe che anche in Italia si praticasse l’eutanasia hanno ripreso vigore. Proviamo un certo rispetto –un comprensibile rispetto umano- per le richieste di Welby, ma non possiamo accettare che esse siano accolte. Quando si parla di Eutanasia -non dimentichiamolo!- si parla pur sempre di un omicidio, della distruzione di un uomo. L’etimo di questa parola -per fare chiarezza- viene dal greco “buona distruzione”: questo lo sottolineiamo per comprendere al meglio ciò di cui si parla. Con Welby si è sollevato nuovamente il quesito se è lecito, o no, permettere ad una persona gravemente malata di poter essere legalmente aiutata a suicidarsi; e quindi se è giusto aiutarla ad attenuare le proprie sofferenze con la morte. Sul piano etico e morale la risposta è semplice: «Non uccidere». Ma questo principio oggi non sembra più così tanto evidente e condiviso, a causa anche di un certo fraintendimento del concetto di “Libertà individuale” e quindi dei suoi limiti. L’uomo non è in grado di decidere sulla propria vita o su quella di nessun altro, perché non ne è padrone. Ma, il principio di padronanza rischia di essere qualcosa di vago se non ci si aiuta con un esempio banale e allo stesso tempo sconcertante: se a un uomo togliamo la vita, non gliela possiamo più restituire; se ci suicidiamo nessuna forza al mondo ci può rendere la vita. Se fossimo realmente padroni della Vita e delle sue dinamiche, potremmo levarla e restituirla a nostro piacimento, ma così non è. Davanti a questo limite, qualsiasi supposta o pretesa libertà individuale sulla nostra vita e su quella di altri viene a cadere, perché evidentemente non godiamo di un dominio assoluto sulla nostra esistenza. Andiamo oltre. Considerando il supposto valore “analgesico” dell’Eutanasia, è da valutare quale sia la reale soglia del dolore sopportabile oltre la quale è lecito suicidarsi. Premettendo che la sopportazione del dolore è assolutamente soggettiva, chi ha l’autorità per decidere su ciò; e chi ha la libertà di porre dei limiti? «Oggi, ho un mal di testa così forte che mi verrebbe voglia di uccidermi! »; «La schiena mi fa così tanto male, che preferirei essere morto. »; «Non posso sopportare di essere stata lasciata. Voglio morire!». Magari un giorno -scusando la balordaggine degli esempi-, una volta aperta la porta all’eutanasia, questi casi così banali potrebbero essere al vaglio di qualche Direttore Sanitario “troppo buono e troppo umano”, il quale dovrà decidere se la loro morte può essere messa a carico del Sistema sanitario nazionale o se invece vada pagato il ticket. Ovviamente, abbiamo analizzato dei casi paradossali, ma non per questo vogliamo banalizzare più del dovuto la questione. Quando, fu approvata la legge “Per la difesa della Maternità” (d.l. 194/78), meglio conosciuta come legge “sull’aborto” –vi giuriamo che non è un’ironia: si chiama davvero così-, i promotori affermavano che essa sarebbe servita solo a evitare gli aborti clandestini e a combattere le mammane. Trecentomila aborti l’anno ci fanno pensare che la sospensione volontaria della gravidanza da molte donne è intesa alla stessa stregua di un comune rimedio anticoncezionale -post concezione, ovviamente- e non come rimedio antimammana. Allora, perché non pensare ad una degenerazione del concetto di Eutanasia, qualora questa pratica venisse approvata? Se noi guardassimo questa specifica problematica da un’altra prospettiva, ci accorgeremmo che essa è in linea di continuità con una certa cultura infausta che non ci insegna a sopportare il dolore, ma anzi ci chiama a evitarlo a tutti costi, sia che questo sia fisico o che questo sia morale.
    Il caso Welby ci pone innanzi un altro interrogativo impegnativo: se un malato è terminale, perché non gli si deve accordare il diritto d’anticipare quell’inevitabile giro di boa che è la morte? Anche in questo caso la risposta è paradossale: terminale o no, tutti, prima o poi, dobbiamo morire e non per questo possiamo accelerare il decorso della nostra esistenza con una morte volontaria e programmata. Sul tema della malattia in sé stessa, e del dolore in generale, si dovrebbe invece affrontare un discorso, per certi aspetti, anche gioioso: il più delle volte, la malattia offre la reale possibilità di conoscere sé stessi, come nessun altra situazione può fare. Ma su questo punto non ci dilunghiamo, e vi invitiamo a leggere la Lettera apostolica Salvifici doloris di Giovanni Paolo II, la quale può risultare illuminante per una retta comprensione, anche teologica, della questione.
    Un’ultima riflessione che può essere dedotta dal caso Welby è questa: una vita resa inattiva dalla malattia è degna di essere vissuta, soprattutto se un uomo per vivere, lavarsi, leggere, comunicare, ha bisogno dell’aiuto di un’altra persona? Certo, capiamo che anche questa domanda pone degli interrogativi che colpiscono il cuore e la coscienza di chiunque, però, anche in questo caso, dobbiamo saper cogliere la reale differenza che corre tra dignità ed orgoglio. È sicuramente umiliante dover essere aiutati per sopravvivere, ma non si può neanche accettare che per l’orgoglio si possa arrivare a gesti così terribili e irreparabili. La vera dignità, quella di cui ogni uomo ne è partecipe, ci chiama ad accettare il nostro vissuto e non a negare noi stessi e il nostro valore. Noi non vogliamo e non possiamo accettare che le file dell’esistenza siano tirate dal sentimento più opaco che possa esistere, cioè l’orgoglio. Non possiamo accettare il fatto che sia esso a guidare il nostro animo.
    L’altro caso che ci porta a considerare che si stiano aprendo nuovi scenari nefasti sul fronte Etico, che rischiano di offuscare ancor di più la dignità della Vita, si registra ancora una volta in Olanda. Caso sconcertante, nei Paesi Bassi è stato fondato L’NDV, il “Partito dei pedofili”, e la corte dell’Aja ne ha legittimato l’esistenza. Cosa vuole questo partito? Il suo fine è quello di abbassare la soglia d’iniziazione sessuale a 12 anni, in nome, sempre, di quella libertà di coscienza che tutto tollera. Esattamente. I portavoce dell’NDV sono convinti che già a 12 anni una persona è in grado di poter gestire in piena autonomia e coscienza la propria sessualità e la propria corporalità. Pretesa assurda, ma analizziamo le conseguenze di questa proposta. Troveremmo bambini di 12 anni, nel pieno della propria formazione sessuale e quindi in una fase psichicamente delicatissima, nella possibilità di poter contrarre rapporti anche con personalità adulte, o meglio, potremmo trovare adulti liberi di abusare di ragazzini; troveremmo dodicenni liberi di prostituirsi e di esibirsi in spettacoli o in filmografia a sfondo pedopornografico. Queste tre possibilità ci fanno già rabbrividire. Il fattore che ci lascia più perplessi è questo: il Tribunale di un paese dell’Unione Europea ha legittimato le proposte di questo Partito, ciò vuol dire che le istanze dai “pedofili” sono comunque già in nuce all’interno della filosofia giuridica olandese. Il fatto che in Olanda ancora non è stata votata alcuna legislazione che abbassi la soglia d’iniziazione sessuale a 12 anni è un puro dettaglio legale, ovviabile nel tempo. A noi fa paura che in Olanda sia stata aperta tale “botola giuridica”, perché, in linea di principio, ciò che sta avvenendo nel paese di Spinoza, può avvenire in qualsiasi Paese dell’Unione, in virtù della comune prospettiva giuridica che sta pervadendo l’intera Europa comunitaria.
    Voi direte cosa c’entra la pedofilia e i suoi affini con la difesa della Vita? Semplice, la difesa del diritto alla Vita, è soprattutto difesa della dignità della Vita, che nei più deboli, nei bambini, nei feti, negli embrioni, nei malati, negli anziani, ecc., corre i maggiori pericoli di violazione. Per noi, la Dignità della vita, che è sinonimo e immagine della dignità della persona umana, deve essere Difesa, appunto, fino a quando c’è vita. Oltre non si può.
    Ovviamente, con queste poche righe non vogliamo far luce su questioni così complesse quali e soprattutto l’Eutanasia. Speriamo solo di aver suscitato un minimo di riflessione che possa aiutare a comprendere al meglio il reale valore dell’Esistenza umana. C’è solo un concetto che vogliamo ribadire con forza ancora una volta: la vita è sacra e inviolabile dal concepimento alla morte naturale. Così è e così deve essere.

    Fernando Massimo Adonia – Dir. Naz. FN

  2. #2
    VELTRONI DIMETTITI!
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    che pena che fate..

  3. #3
    Basileus ton Romaion
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    Nel mondo ci sono due categorie di persone: quelli che vogliono dire agli altri che cosa devono o non devono fare, e quelli che credono nel libero arbitrio.

    Talebani, la Chiesa Cattolica, i Fasci e i Comunisti appartengono tutti alla prima categoria.

  4. #4
    Ipercritico, Freddo, Cinico
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    E' molto interessante.

    D'altra parte quell'egoista di Welby, non contento di avere tubi che gli trapassano lo stomaco, il naso, la bocca, incapace di muoversi, incapace di trattenere i suoi bisogni, con più di un ago perennemente infilato nella pelle, che passa i suoi giorni soltanto a pensare al momento in cui le sue ATROCI sofferenze cesseranno è veramente un pessimo esempio. Invece di essere contento di essere tenuto in vita, in ossequio ai valori......

    Fai ribrezzo tu , questo proclama e tutti quelli che vi si riconoscono.

 

 

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