Arturo Michelini (Firenze 17 febbraio 1909 - Roma 15 marzo 1969) è stato un uomo politico italiano, esponente del cosiddetto neofascismo.
Si avvicinò al fascismo durante la guerra civile spagnola (1936-1939) cui egli partecipò in favore delle truppe nazionaliste del caudillo Francisco Franco. Nominato al suo rientro vice-segretario del Partito Nazionale Fascista da Benito Mussolini, all'indomani dell'armistizio di Cassibile sostenne la Repubblica Sociale Italiana ed al termine della seconda guerra mondiale fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano.
Nel 1946 propose al neonato MSI di allearsi con la Democrazia Cristiana e di avere una politica estera filo-statunitense. Messo in minoranza prima da Giorgio Almirante (col quale non aveva buoni rapporti) e poi da Augusto De Marsanich, all'indomani delle elezioni politiche del 1953 (in cui il movimento raccolse il 5,8% dei voti) venne nominato segretario nazionale. Durante la sua segreteria egli cercò di far uscire il MSI dall'isolamento che si era venuto a creare, cercando alleanze prima con la DC, poi con il Partito Liberale Italiano e poi con i monarchici: in questa ottica deve essere visto l'appoggio dato al governo Tambroni, che cadde in seguito ai fatti di Genova.
Nel 1956 Michelini accettò l'Alleanza Atlantica (NATO) e negli anni Sessanta si fece promotore di un'interpretazione corporativista del capitalismo, che non venne comunque accettata dal centrosinistra. Quando morì, il partito affidò nuovamente l'incarico di segretario nazionale ad Almirante.




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