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  1. #1
    Digitale rossa
    Ospite

    Exclamation Guerra nel Golfo (un'altra?!?)

    *«False Flag» il 3 novembre?*
    Maurizio Blondet (www.effedieffe.com)

    31/10/2006

    Il messaggio dice: «Faccio trapelare questa informazione perchè convinto
    che il mio governo stia per commettere tradimento. Essi sanno, grazie
    alla nostra intelligence radio-satellitare, che gli israeliani si
    preparano a colpire la nostra flotta nel Golfo il 3 novembre e far
    passare l'attacco come un'aggressione di sottomarini iraniani - ma nulla
    delle nostre intercettazioni è stata passata alla Royal Navy. Firmato
    Caporale H.».

    Il messaggio è apparso sul sito
    http://iraqwar.mirror-world.ru/article/107147, e può essere naturalmente
    un falso.

    Speriamo che lo sia.

    In ogni caso sentiamo il dovere di diffonderlo, perché la situazione nel
    Golfo in queste ore ha l'apparenza di uno scenario preparatorio a
    qualcosa di orrendo.

    Dal 31 ottobre sono in corso grandi manovre aeronavali, volute e guidate
    dagli USA, che simulano (dice la Associated Press) «attività di blocco
    di contrabbando di armi nucleari» (sic).

    L'esercitazione - che è condotta nel quadro della PSI Proliferation
    Security Initiative, una coalizione dei volonterosi messa insieme dagli
    americani - è in corso al largo del Bahrein, in un braccio di mare
    affollatissimo di petroliere, e a sole 120 miglia dalle acque
    territoriali dell'Iran.

    Secondo la AP, che cita «funzionari del Dipartimento di Stato che
    parlano sotto anonimato data la delicatezza dell'argomento», dice che
    durante queste manovre le navi occidentali potranno abbordare e salire a
    bordo di navi in rotta verso l'Iran «se sospettate di trasportare
    carichi proibiti»: una provocazione in piena regola, irresponsabile. (1)

    Difatti la ragionevole Corea del Sud ha declinato l'invito a partecipare
    alla PSI, adducendo che se simili esercitazioni fossero tenute al largo
    della Corea del Nord, «la possibilità di scontri armati sarebbe altissima».

    Nel Golfo, Seul ha mandato un osservatore.

    Anche Kuweit, Katar, gli Emirati e l'Arabia Saudita hanno declinato
    l'invito, temendo ritorsioni iraniane o anche solo di farsi vedere
    complici della provocazione americana.

    Invece l'Italia, scondinzolando, partecipa.

    Con una fregata: che sarà anche il centro di comando durante la manovra.

    In tutto i vascelli impiegati sono nove: Francia, Gran Bretagna,
    Australia con una nave ciascuna, il minuscolo Barhrein con tre.

    Gli USA partecipano con un solo vascello - della Guardia Costiera per di
    più - ed anche questo è significativo.

    Si tenga presente che questa manovra pare essere indipendente dai
    movimenti di almeno due portaerei USA che sarebbero nel Golfo con tutta
    la loro squadra di appoggio.

    Questa forza di fuoco ragguardevole è comunque nelle immediate vicinanze.

    Non c'è dubbio che se una nave britannica venisse affondata da un
    «sommergibile iraniano» (false flag), questa super-flotta entrerebbe in
    azione.

    Inoltre, circolano da mesi informazioni secondo cui almeno due
    sommergibili israeliani (classe Dolphin, fabbricazione tedesca, armati
    con missili da crociera e forse balistici con testate atomiche)
    pattugliano le coste iraniane pronti all'attacco.

    Insomma tutto pare effettivamente pronto per una perfetta replica
    dell'«incidente del Tonkino», l'attacco «fabbricato» di nordvietnamiti
    contro una nave USA, che nel 1964 diede il pretesto agli americani per
    l'intervento in Vietnam.

    La data indicata dall'anonimo Caporale H. è estremamente significativa:
    nell'imminenza del voto del 7 novembre di medio termine in USA.

    Da un «incidente» attribuito all'Iran proprio quel giorno, Bush e i suoi
    complici possono sperare un rovesciamento dei pronostici elettorali che
    li danno perdenti, o addirittura un pretesto per cancellare le elezioni
    dato lo stato d'emergenza, proclamare la mobilitazione, reintrodurre la
    leva obbligatoria, insomma completare la metamorfosi della «democrazia»
    americana in dittatura.

    Si noti anche questo: la vittima predestinata dovrebbe essere una nave
    britannica.

    L'affondamento di una nave americana si rifletterebbe negativamente su
    Bush, il «comandante in capo» che non riesce, dopo cinque anni di guerra
    al terrorismo, a dare sicurezza agli Stati Uniti. Difatti,
    all'esercitazione partecipa solo un guardacoste USA.

    Vi sono altri segni premonitori che possono dare concretezza alla
    denuncia dell'anonimo? Sì.

    L'ultimo numero di Newsweek (datato 6 novembre, ma già in vendita) dice
    che «un messaggio di Osama bin Laden prima del giorno delle elezioni non
    sarebbe sorprendente».

    Osama non ha mai mancato di «influire sulle elezioni americane» (eh sì:
    con messaggi che hanno dato qualche voto in più a Bush).

    Lo assicura un tale Evan Kohlman, definito un «analista antiterrorismo
    che collabora con l'FBI». (2)

    Questo Kohlman ha un sito, «globalterroralert», e una ditta di
    consulenza nella sicurezza.

    Ha scritto un libro, «Al Qaida's jihad in Europe», che lo mette sul
    piano di un Magdi Allam meno fortunato, riciclatore di informazioni e
    disinformazioni del Mossad; è uno dei tanti che cercano di guadagnare
    qualche cosa nella crescente «industria» dell'allarmismo, ma non sembra
    uno particolarmente qualificato.

    Infatti portavoce dell'FBI e dell'Homeland Security hanno replicato di
    non essere al corrente di minacce di attacco sul suolo americano, ma di
    temere un attentato alle installazioni petrolifere saudite, «ciò che può
    far salire i prezzi della benzina in USA».

    Insomma un attacco nel Golfo.

    Newsweek si domanda, in conclusione, se non sia in serbo una «october
    surprise»: cioè uno di quegli eventi (di solito prefabbricati) che per
    tradizione governi americani innescano prima di elezioni dubbie, per
    guadagnare favore.

    C'è un altro indizio possibile.

    Il 20 ottobre scorso Karl Rove - il grande mago delle campagne di
    propaganda di Bush - in un discorso elettorale ripreso dalla rete
    C-Span, ha avuto un lapsus mentre rievocava l'11 settembre: «Siamo stati
    attaccati il novembre… il settembre» (3).

    Si è corretto: ma si può fare un lapsus sulla storica data impressa a
    fuoco nella mente di ogni abitante della Terra?

    E nota ad ogni americano come «September eleven»?

    Pensate se un politico italiano, nell'evocare la data della
    «liberazione», dicesse «il 25 marzo» anziché «il 25 aprile»!

    Vi pare possibile?

    Ma forse, dopotutto, è solo un lapsus.

    E il Caporale H è solo una provocazione falsa.

    Ma riteniamo nostro dovere dare queste incerte notizie nella vaga
    speranza che, se diffuse in anticipo, possano scongiurare l'evento.

    Poi, non sarà più possibile: le TV saranno piene di Magdi Allam.

    Maurizio Blondet

    Note

    1) Jim Krane, «Iran criticizes US-led nuke exercise», Associated Press,
    29 ottobre 2006. L'Iran ha protestato infatti per la strana
    esercitazione, definendola «avventurista», in un braccio di mare da cui
    passa il 20 % del traffico petrolifero globale. «Seguiamo i movimenti
    con molta attenzione», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri
    di Teheran, aggiungendo che la risposta dell'Iran sarà «razionale e saggia».

    2) Mark Hosenball, «Al Qaeda: plan for an october surprise?», Newsweek,
    6 novembre 2006.

    3) Il video del lapsus è su YouTube.

  2. #2
    die Vernichtung
    Ospite

    Predefinito

    Staremo a vedere. Tanto non siamo più che spettatori, almeno finchè non ci trasformeranno in vittime

 

 

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