In trent'anni le bombe a grappolo hanno colpito più di 11 mila persone
Cluster bomb, il 98% delle vittime sono civili
In un quarto dei casi si tratta di bambini. Studio dell'associazione Handicap International, che chiede la messa al bando degli ordigni
GINEVRA (Svizzera) - Le cluster bomb, ossia le bombe a grappolo - costituite un contenitore principale che contiene tanti ordigni che, al momento dello scoppio, vengono sparpagliati in un raggio di diverse centinaia di metri -, sono considerate tra le armi più micidiali utilizzate nei conflitti moderni. Ma sono bombe tutt'altro che «intelligenti». Non a caso a farne le spese sono soprattuto le vittime civili. L'associazione umanitaria Handicap International ha addirittura stabilito che i civili sono la quasi totalità delle vittime delle esplosioni delle cluster e che un quarto delle persone che restano colpite sono bambini.
LA RICERCA - Handicap International, che da tempo assieme ad altre organizzazioni pacifiste e umanitarie chiede la messa al bando delle cluster bomb al pari delle mine antiuomo, ha condotto uno studio sull'utilizzo di questi ordigni nell'ultimo trentennio e in 20 diversi Paesi. La ricerca ha evidenziato come le cluster bomb abbiano ucciso, ferito o menomato in questo periodo ben 11.044 persone, il 98% delle quali civili. Bisogna temere presente, però, aggiungono i curatori dello studio, che il dato risulta sottostimato per Paesi come Afghanistan, Iraq e Vietnam portando il numero reale ad almeno 10 volte tanto. Circa il 27% delle vittime sono bambini, soprattutto maschi, che stavano giocando o lavorando nelle aree disseminate dalle munizioni rimaste inesplose dopo il lancio.
USATE ANCHE IN LIBANO - «Negli ultimi 30 anni i governi hanno fallito nell'individuare il danno sproporzionato e a lungo termine che questo tipo di armi creano alle popolazioni civili», spiega Angelo Simonazzi, direttore dell'agenzia. Le cluster bomb sono state usate recentemente da Israele nella sua guerra, durata un mese, contro la guerriglia Hezbollah nel sud del Libano. L'Onu stima che circa 100.000 munizioni cluster sono rimaste inesplose sul territorio libanese, la maggioranza delle quali sganciate nelle ultime 72 ore del conflitto, terminato con un cessate-il-fuoco il 14 agosto scorso. Secondo Handicap International, tali munizioni causano da allora due-tre vittime al giorno nel sud del Libano. Altri Paesi considerati nel report - il primo tentativo, dicono i curatori, di mettere assieme dati sulle vittime delle cluster bomb a livello mondiale - includono Ciad, Laos, Cecenia e Kosovo.
02 novembre 2006


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(domanda ironica purtroppo
)

