Iervolino processa le vecchie giunte rosse: «paghiamo gli errori dei governi di centrosinistra del passato».
Il sindaco prende spunto dal primo forum all’Antisala dei Baroni sul piano strategico della città, per tornare a parlare delle emergenze napoletane. Il sindaco parte da lontano: «In questi 13 anni di amministrazione c’è stato il tentativo di uscire da una situazione creata da un vecchio e precedente governo di centrosinistra della città». Secondo la Iervolino buona parte dei mali di oggi hanno una matrice precisa che si rifà agli anni’80 quando a governare erano le giunte rosse o quelle dell’allora pentapartito: «Mi chiedo se non ci fosse alla guida della città un governo di centrosinistra quando si è costruita Scampia e smantellato la maggior parte delle industrie, mi domando cosa c’era prima e come andavano le cose. In questi 13 anni, anche se con qualche smagliatura, si è lavorato per uscire da quella situazione». Il sindaco poi va più sul concreto: «Il piano strategico è il futuro è la nostra concreta risposta alle emergenze il nostro attacco alla camorra; ma serve pazienza». Quindi la spiegazione: «Il processo di cambiamento culturale e strutturale di una città dura 50 anni» spiega riferendosi all’emergenza criminalità. «Lo sviluppo economico e civile della città - chiarisce il sindaco - rende Napoli meno povera e con la gente più preparata ai rapporti con le altre città. E per estirpare la malavita bisogna creare le condizioni culturali che consentano di allontanare i giovani dalla malavita, un processo che dura 50 anni». Il sindaco commenta positivamente i continui i blitz delle forze dell’ordine: «Non direi che sono né i primi né gli ultimi; si continua solo con risposte incisive e si continua con arresti in flagranza. Le forze dell’ordine sanno dove colpire ma la malapianta è radicata». Dibattito aperto dunque, con la Iervolino pronta a recepire le istanze della società civile. Il sindaco allo storico Luigi Mascilli Migliorini che esorta a non utilizzare più i verbi al gerundio «stiamo facendo» e a sostituirli con un altro modo di dire: «Dobbiamo fare» replica così: «Sono d’accordo con lui, dobbiamo fare: è tempo della cultura del fare, delle cose concrete». lu.ro.
Da Il Mattino di oggi.




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