Risorge il Sole per la destra nipponica
Shinzo Abe, 52 anni (è nato il 21 settembre 1954 a Nagato) è il nuovo primo ministro giapponese. È il più giovane premier del dopoguerra (per trovarne un altro tanto giovane bisogna risalire a Fuminaro Konoe nel 1941) ed è il primo nato dopo la cessazione delle ostilità della Seconda guerra mondiale. Già segretario generale di governo nell’esecutivo Koizumi, candidato dal partito liberaldemocratico, Abe ha ottenuto alla Dieta nazionale (il Parlamento giapponese) un’ampia maggioranza: alla Camera dei rappresentanti 399 voti su 476 mentre a quella dei Consiglieri 136 su 240.
Definito un leader ultraconservatore, si era espresso, fra l’altro, in maniera contraria alla modificazione della legge che avrebbe permesso ad una donna di ascendere al trono imperiale. Ora Abe promette agli elettori di ridare al Giappone quell’importanza geopolitica persa dopo la guerra, fattore che contrasta sensibilmente con la posizione del Paese in ambito economico: membro del G8 e con una delle economie più sviluppate del mondo, il Giappone è infatti un gigante economico, ma un nano politico.
Nel luglio scorso, Abe ha dato alle stampe un libro in cui illustra il suo programma: Utsukushii Kuni E’ (Verso una bella nazione) delinea un Paese cui spetta di diritto un posto tra le grandi potenze, libero dalle costrizioni seguenti la sconfitta e fiero di rinnovato patriottismo «dote basilare dei grandi popoli».
Ha fatto scalpore il suo commento sul recente passato bellico nipponico ,espresso durante un incontro della Commissione finanze della camera bassa nipponica: «Si crea un problema nel definire aggressiva una guerra e certamente non lo si può fare in maniera accademica». E ha poi aggiunto: «Non è certamente compito del governo definire l’ultimo conflitto mondiale. Credo che dovremmo aspettare il giudizio degli storici». Parole che si commentano da sole.
Il nuovo capo del governo suscita reazioni contrastanti: dai suoi seguaci è considerato il paladino dell’anima giapponese e il custode, intransigente, dei valori tradizionali nipponici; i suoi avversari vedono in lui l’erede di una dinastia scomoda e il padre del nuovo revanscismo targato Sol levante.
La famiglia Abe non è nuova alla ribalta della politica giapponese: suo nonno, Kan Abe, e suo padre, Shintaro Abe, erano entrambi politici: Shintaro fu ministro degli Esteri nel governo Nakasone, mentre il nonno materno, Nobusuke Kishi, incarcerato e indagato per crimini di guerra commessi in Manciuria negli anni Trenta, primo ministro giapponese nel dopoguerra, era fratello di Eisaku Sato, premier giapponese nel periodo bellico.
Nel dettaglio, il programma del governo Abe non ha precedenti nella storia del Giappone contemporaneo: rivedere l’articolo 9 del Trattato costituzionale pacifista, letteralmente dettato dagli angloamericani ai nipponici alla fine delle ostilità militari nel Pacifico. Una sua riforma spazzerebbe via tutti quei vincoli che ancora impediscono oggi al Giappone di dotarsi di forze armate (definite con un maquillage semantico imbarazzante, Forze di autodifesa) e di un vero ministero della Difesa (oggi Ente di autodifesa). Conseguenza immediata di una simile riforma sarebbe la possibilità dell’invio di truppe del Sol levante nelle missioni di peacekeeping (i giapponesi, fino al giugno 2006, hanno dislocato un contingente di 550 uomini nel Sud dell’Iraq, tra le proteste interne), accanto alla capacità di poter rispondere con l’uso della forza ad eventuali attacchi della Corea del Nord, fonte di preoccupazione per le nazioni dell’area vista la riuscita del suo primo test nucleare agli inizi del mese di Ottobre. Per comprendere appieno i timori giapponesi, a questo fatto occorre aggiungere la nomina del nuovo segretario generale dell’Onu, il sudcoreano Ban Ki-Moon, che esacerberà la tensione fra le due Coree e in tutto l’Estremo Oriente.
Altro cardine del programma di Abe è la riforma del sistema scolastico giapponese: attraverso la revisione dei manuali scolastici, il nuovo sistema dovrebbe essere maggiormente imperniato sui valori di patriottismo e difesa dell’eredità culturale giapponese, abbandonando di fatto sia il pacifismo di Stato postbellico sia l’influenza culturale statunitense.
Pur rimanendo nel solco dell’alleanza con gli Usa, significativa è la scelta del ministro degli Esteri del nuovo esecutivo che segna la continuità con il gabinetto di Junichiro Koizumi: Taro Aso, già ministro degli Esteri del precedente esecutivo.
Il sessantottenne Aso, falco del governo Koizumi, è di fatto a capo della diplomazia nipponica dall’ottobre 2005. Di simile eredità sono gli altri membri del governo tra cui spiccano: Fumio Kyuma alla Difesa e Hidenao Nakagawa alla segreteria del Partito liberaldemocratico. Kyuma era già stato titolare dell’Ente di autodifesa alla fine degli anni Novanta, nel governo di Ryutaro Hashimoto, e ora dovrà curare la trasformazione dell’Ente in un vero e proprio dicastero. Nakagawa, 62 anni, ex capo della segreteria governativa, messo in disparte per una serie di scandali che lo avevano visto coinvolto negli anni Ottanta, ha il compito di fungere da ponte con la Cina e la Corea del Sud, proprio per il fatto di essere stato tagliato fuori dai giochi governativi nel periodo degli attriti fra Koizumi e i governi dei suoi vicini, seguiti all’omaggio reso dal premier al sacrario militare di Yasukuni.
Eminenza grigia del governo Abe è l’anziano Yasuhiro Nakasone (88 anni), premier dal 1985 al 1987. Nakasone è l’uomo che in piena Guerra fredda esortò i leader europei a far fronte comune contro l’Urss. Come Nakasone, Abe vuole creare un governo forte che ridia prestigio al Paese. In questo si muove sulla scia del suo predecessore; già Koizumi aveva cercato di svecchiare e di riformare l’ingessata politica giapponese.
L’esordio per il neopremier si preannuncia tutto in salita: a livello diplomatico, in Asia, il Giappone non gode di buona salute e la sua economia, seppure uscita dalla recessione, soffre ancora per una pesante deflazione. A tutto ciò va aggiunta la crisi del Partito liberaldemocratico, indebolito dalla politica estera di Koizumi, che dovrà affrontare nel 2007 le prossime elezioni politiche. Ma dalla sua, Abe può contare di un crescente consenso popolare.
Per molti osservatori, la sua ascesa al potere coinciderebbe con la rinascita della destra nipponica.




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