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    Predefinito Cronaca scorretta per non dire "falsa"

    così Alberto Stabile deforma i fatti

    GERUSALEMME - Prima in silenzio, poi invocando l´aiuto di dio per farsi coraggio, le donne velate scivolano lungo il muro che costeggia la moschea Nasser, nel cuore di Beit Hanun.
    Gli israeliani, che da tre giorni assediano la cittadina, hanno stretto la moschea in una tenaglia perché all´interno si sono rifugiati alcune decine di miliziani armati.
    All´improvviso, secchi come colpi di frusta, si odono gli spari di un tiratore scelto. I bianchi fazzoletti ondeggiano, svolazzano, si disperdono e si raggruppano, come uno stormo d´uccelli impazzito.
    Un corpo giace immobile sul marciapiede, avvolto nel lungo soprabito marrone. Qualche metro più in là, un´altra donna è riversa in un lago di sangue.
    Se mai quella che gli israeliani chiamano, poeticamente, Operazione "Nuvole d´autunno" sarà ricordata, rispetto ai molti assedi stretti su Beit Hanun nel corso del conflitto, è per la scena appena descritta.
    Donne palestinesi che, seppure non in gran numero, una cinquantina, sembrerebbe dalle immagini riprese da alcuni operatori tv, scendono per la prima volta direttamente in campo per aiutare i combattenti.
    L´esercito che apre il fuoco verso il corteo inerme. Una donna uccisa sul colpo, un´altra spirerà in ospedale, parecchie sono ferite.

    L'esordio dell'articolo falsa immediatamente il giudizio.
    I terroristi palestinesi, responsabili dei lanci di razzi kassam che in passato hanno ucciso civili israeliani, donne e bambini compresi, vengono presentati come "miliziani armati" che si sono "rifugiati" in una moschea.
    L'azione delle donne, chiamate da Hamas a proteggere la fuga dei terroristi facendo loro da scudi umani, viene presentata con partecipazione ed ammirazione.
    Non si fa cenno alle dichiarazioni israeliane secondo le quali l'esercito ha sparato contro i terroristi che si erano mescolati al "corteo",il quale viene enfaticamente definito "inerme"

    Un incidente, chiamiamolo così, imbarazzante per uno dei più potenti eserciti del mondo.Non a caso, la spiegazione del portavoce militare non s´è fatta aspettare.

    In modo malizioso, Stabile collega la pronta spiegazione dell'esercito israeliano all' imbarazzo provocato dall'episodio.
    Dati di fatto fastidiosi, suggerisce il giornalista, vengono "corretti" da una versione ufficiale alla quale non si deve prestare fede.

    Quelle donne erano state chiamate per essere usate come "scudi umani", è la versione dei militari, per frapporsi tra esercito e miliziani, assedianti e assediati, permettendo a questi ultimi di fuggire.

    Questa parte della versione israeliana non è assolutamente controversa: Hamas ha diffuso il suo appello via radio e l'ha orgogliosamente rivendicato, così come le donne coinvolte hanno rivendicato la loro azione

    Quanto agli spari, i portavoce sostengono che erano diretti contro uomini armati che s´erano intrufolati nel corteo.
    Tsahal avrebbe le immagini, a conferma. Il filmato della Reuters, però, lo esclude.

    Il filmato della Reuters può contenere riprese selezionate, che mostrano solo una parte della realtà. In passato è accaduto addirittura che operatori e fotografi arabi dell'agenzia modificassero le immagini per farle servire alla propaganda antisraeliana

    Di certo, attorno alla moschea Nasser, una delle più antiche della Striscia di Gaza, s´è svolta una battaglia di 18 ore cominciata al tramonto di venerdì.
    È allora che alcuni armati, fra cui, dice sempre l´esercito, miliziani ricercati dell´ala militare di Hamas responsabili del lancio di missili Kassam contro il territorio israeliano, si barricano nel luogo di culto. Quanti?
    Qui le versioni variano grandemente: da una dozzina ad alcune dozzine. Scambi di armi automatiche, granate assordanti, colpi d´artiglieria. È evidente che, se l´avessero voluto, gli assedianti, visto il potente dispositivo aereo, navale e terrestre messo in campo, avrebbero potuto radere al suolo la moschea in pochi secondi. Invece, nel tentativo di costringere i miliziani ad arrendersi, un buldozer comincia a demolire un muro esterno. È una tattica che ha già dato i suoi frutti nella cattura degli uomini accusati dell´uccisione del ministro del Turismo, Avraham Zeevi, i quali si sono arresi prima che il carcere di Gerico venisse completamente demolito.
    Ma gli assediati della moschea non si arrendono.
    Una radio di Gaza, appartenente ad Hamas, lancia un appello alle donne palestinesi, perché corrano alla mosche di Beit Hanun ad aiutare i combattenti.
    In cinquanta o sessanta rispondono. Vanno. I soldati sparano.
    Ma, superato l´iniziale smarrimento, le donne tornano alla carica.
    Alcune riescono a entrare nella moschea. Nel caos che ne segue, i miliziani fuggono. In un fotogramma tv, uno dei miliziani appare vestito da donna, mentre gli amici si congratulano.
    Potrebbe essere stato questo lo scopo dell´appello lanciato dalla radio: dare agli uomini armati la possibilità di fuggire nella confusione provocata dall´entrata in campo delle donne.
    «È stata un´operazione di sicurezza piuttosto complessa» dice, infatti, Abu Ubaide, uno dei comandanti di Hamas.
    «Da alcune case vicine, i nostri combattenti hanno aperto dei buchi nei muri della moschea, facendo entrare le donne e contemporaneamente guidando i miliziani fuori». Quando, intorno a mezzogiorno, crolla il tetto della moschea, all´interno non c´è più nessuno.
    L´operazione "Nuvole d´autunno", decisa per fermare il lancio di missili Kassam e, per tenere Hamas, secondo le parole di un alto ufficiale israeliano, «sotto una pressione costante», ha solo prodotto frutti amari. Trentamila persone, quante ne conta la popolazione di Beit Hanun, sono costrette a vivere in stato di guerra.

    Stabile ignora totalmente la condizione degli israeliani costretti a vivere sotto il tiro dei razzi kassam prima del lancio dell'operazione

    Il giorno prima dell´assalto alla moschea, l´ordine di Tsahal, diffuso per altoparlante, a tutti gli uomini tra i 16 e i 40 anni era di presentarsi in una scuola per essere interrogati.
    L´esercito si compiace di una statistica, in tre giorni «34 terroristi uccisi».

    L'esercito israeliano che si "compiace" della statistica sulla morte dei terroristi (la parola può essere scritta soltanto tra virgolette o in una citazione...) viene presentato come sanguinario e sprezzante della vita umana.
    In realtà la "statistica" dice soprattutto quali siano gli obiettivi di Israele: per l'appunto terroristi, non civili

    I palestinesi parlano, invece, di 24 morti, fra i quali un bambino di 4 anni e parecchi civili. I Kassam continuano a piovere sul Negev. Il soldato Shalit, rapito il 25 giugno, è sempre ostaggio dei suoi rapitori. Dal suo pulpito settimanale, nella città di Gaza, il premier Ismail Haniyeh è netto: «Hamas non farà concessioni».

    la Repubblica del 4 novembre

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Hamas si fa scudo con le donne. Raid israeliani.

    Quasi guerra civile a Gaza
    Morte due palestinesi. Altre vittime negli scontri con Tsahal. Crisi economica e politica nell’Anp. Abu Mazen debole. I soldi iraniani per Meshaal

    Operazione Nuvole d’Autunno

    Gerusalemme. Dopo 19 ore d’assedio, ieri mattina, più di una decina di uomini armati appartenenti a diverse fazioni palestinesi sono riusciti a sfuggire all’esercito israeliano, che li asserragliava in una moschea di Beit Hanun, nella Striscia di Gaza, coperti da una protesta di donne. I morti sono stati dodici. Otto uccisi nell’assedio. 24 da mercoledì. Ieri sera c’è stato un raid aereo. Il tetto dell’edificio è caduto durante gli scontri e testimoni oculari dicono che un muro della moschea sia stato raso al suolo da un bulldozer dell’esercito israeliano.
    Poche ore prima, una radio di Hamas, scrivono i giornali di Gerusalemme, aveva lanciato un appello alla popolazione femminile affinché si precipitasse alla moschea per fare da scudi umani ai miliziani.
    Due di loro, su una sessantina che hanno risposto all’appello, sono rimaste uccise durante la fuga degli uomini armati.
    Ieri era il terzo giorno dell’operazione di Tsahal “Nuvole d’Autunno”. Il suo scopo è prevenire il lancio di razzi Qassam.
    Eppure, ancora ieri, ne sono caduti due nel Negev. Sei giovedì. Non hanno causato vittime. Nelle stesse ore, un razzo dell’Idf ha colpito un’automobile con a bordo quattro membri di Hamas, uccidendoli; un militante del Jihad islamico è morto dopo uno scontro con l’esercito a Beit Hanun. Parlano di negoziati tra Hamas e Fatah, partito del rais Abu Mazen, per un governo di unità nazionale. Dicono che sembra esserci un accordo di massima. Poi negano, tornano a discutere di esecutivo tecnico e della minaccia del presidente dell’Autorità di andare a elezioni anticipate nel giro di due settimane.
    Nulla accade, però, in questo clima di guerra civile strisciante.
    Abu Mazen non vuole andare allo scontro frontale. Sono giorni, ormai, che la stampa israeliana, palestinese e internazionale pubblica una scadenza sempre diversa per il rilascio del caporale Ghilad Shalit, rapito dal braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedine al Qassam, a giugno. Membri del gruppo di resistenza islamico sono volati pochi giorni fa in Egitto, per un ennesimo incontro sul tema. Poi, l’ambasciatore israeliano all’Onu, Dan Gillerman, ha accusato l’Iran di aver pagato cinquanta milioni di dollari a Hamas per trattenere il prigioniero. I soldi sarebbero andati al grande assente del Cairo, Khaled Meshaal, leader del movimento in esilio a Damasco.
    Teheran naturalmente smentisce.

    I calci all’auto del premier Haniye
    In attesa di elezioni, di un referendum sulle elezioni, di un governo di unità nazionale o di un esecutivo tecnico, la situazione della sicurezza si deteriora ogni ora di più, non soltanto nella Striscia di Gaza, dove ormai manca da mesi. Contagia anche la Cisgiordania. A Nablus è stato ucciso un membro del braccio armato di Fatah, le Brigate dei martiri di al Aqsa; a Betlemme una donna è morta per essersi trovata nel mezzo di scontri a fuoco tra polizia israeliana e uomini del Jihad islamico, e un ministro di Hamas, Abdel Rahman Zidan, è stato arrestato a Ramallah.
    Manca la sicurezza, a Gaza, perché mancano i soldi per pagare i salari di parte dei funzionari pubblici, tra cui gli agenti (alcuni, come i sanitari, ricevono un mensile dall’Unione europea). Manca, per diversi motivi, anche la volontà politica di fare ordine. Fatah, ex partito di maggioranza, oggi disorganizzata opposizione, ha usato il malcontento sociale e ha pilotato a suo favore i ripetuti scioperi dei dipendenti pubblici, dei poliziotti che bloccano una volta alla settimana le strade di Gaza con bidoni della spazzatura e copertoni in fiamme, prendono a calci la macchina del primo ministro Ismail Haniye, uomo di Hamas, quando si avvicina al palazzo del Parlamento. Se Abu Mazen avesse soldi residui nelle sue casse –dicono i maligni che vedono oro nei suoi forzieri – sicuramente non farebbe il favore di passarli ai colleghi di Hamas: vuole mostrare all’elettorato che il governo ha fallito. La situazione umanitaria è al collasso, nella Striscia. “A casa si aspetta”, raccontava Rami, 23 anni, a Gaza, pochi giorni fa al Foglio. Si aspetta che il padre, funzionario pubblico, riceva lo stipendio. E ci si stupisce che il malcontento non esploda con maggiore violenza.
    Un negozio su tre, a Gaza, è chiuso, sbarrato, perché nessuno compra. Il pil nei Territori è sceso nell’ultimo anno da 4,04 miliardi di dollari a 2,9. Il 28 per cento in meno, scrive l’egiziano al Ahram. Gli investimenti, quelli che gli entusiasti uomini d’affari di Gaza si auguravano di attirare il giorno dopo il ritiro israeliano dalla Striscia, sono calati del 60 per cento, da un miliardo di dollari a 400 milioni. Il prezzo dello zucchero, scrive l’ultimo bollettino della Croce rossa internazionale, è aumentato. E’ sceso in compenso quello delle armi, a Gaza, tanto è facile trovarne, grazie all’aumento del contrabbando (anche di droga) lungo il confine con l’Egitto. In Cisgiordania la situazione è diversa: la domanda di armi è maggiore, il giro d’affari minore, quindi i prezzi salgono. Oltre alla mancanza di soldi per pagare i funzionari pubblici, c’è il problema del blocco imposto dagli israeliani, disposti però a usare le rimesse delle tasse per ospedali e medicine. “A Gaza non entra e non esce neppure uno spillo”, ha detto al Foglio Diane Buttu, ex consigliere di Abu Mazen ed ex legale di Mohammed Dahlan. Si riferiva a beni di consumo e persone, non ad armi. Conferma il rapporto della Croce rossa: è quasi impossibile, di questi tempi, che beni e persone, palestinesi, transitino fuori e dentro la Striscia.
    La chiusura, assieme al blocco degli aiuti internazionali imposto al governo di Hamas da parte della comunità internazionale, ha forti ripercussioni sulla vita quotidiana della Cisgiordania (dove i check point sono aumentati negli ultimi mesi fino a 528) ma soprattutto di Gaza.
    Critica, assieme alla situazione umanitaria, è la sicurezza. A nord della Striscia si danno battaglia le fazioni armate palestinesi, a nord e a sud è in corso l’operazione militare israeliana.
    L’instabilità cresce con l’aumento dei giorni che gli agenti di polizia passano senza stipendio. L’assenteismo delle forze armate palestinesi ha creato uno spazio senza legge in cui si muovono i clan e le grandi famiglie tribali della Striscia, scrive in un informato reportage Mark MacKinnon del canadese Globe and Mail, che attribuisce gli ultimi mesi di caos agli scontri tra tribù.
    C’è chi comanda a Gaza City, chi a Beit Hanun, chi a Rafah; ogni singola strada è il feudo di un gruppo diverso. Senza forze di polizia i clan sono liberi di darsi battaglia.
    Non ci sono soltanto Hamas e Fatah: spesso si spara a causa di faide tra famiglie.
    Nulla è cambiato sul terreno e nelle cancellerie. Abu Mazen, al termine del mese del digiuno islamico di Ramadan, aveva promesso l’invio di 20 mila uomini nella Striscia. Il generale Keith Dayton, coordinatore americano per la Sicurezza nei Territori, ha promesso un aiuto logistico e di addestramento (e 26 milioni di dollari) alla forza presidenziale, in vista di un possibile confronto con Hamas. Il gruppo islamico, infatti, si starebbe attrezzando. Allarmato, il capo del comando sud dell’esercito israeliano, Yoav Galant, ha paragonato la preparazione del gruppo (che avrebbe addestrato 10 mila uomini) a quella di Hezbollah, aggiungendo che informazioni di intelligence assicurano l’arrivo nella Striscia di missili anticarro e armi più sofisticate dei soliti Qassam. Da usare contro Israele o nell’eventualità contro le forze di Fatah. Per giorni, i mass media hanno parlato di una prossima guerra civile a Gaza. Strisciante c’è già. Quella vera, i palestinesi cercano di scongiurarla. Come sta facendo Abu Mazen, procrastinando ogni decisione politica, rimandando lo scontro che scaturirebbe dall’annuncio di elezioni anticipate. Hamas non ha nascosto che all’eventualità reagirà con la forza. Forse Abu Mazen sa di non poterla vincere una guerra contro un gruppo ben armato, anche se le forze israeliane appoggiano il rais, indebolendo le milizie di Hamas con la nuova operazione.
    Moustafa Barghouti, deputato indipendente che media tra le parti, dice al Foglio che nessuno, né Hamas né Fatah, vuole arrivare a un punto di rottura, dal quale non uscirebbe alcun vincitore.

    Rolla Scolari su il Foglio del 4 novembre

    saluti

  3. #3
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    E pensare che c'è chi loda le eroiche gesta dei terroristi di Hamas, che per scappare dalla cattura (neanche dal plotone di esecuzione, si badi bene! Gli Israeliani volevano la RESA dei terroristi) chiamano a difesa delle donne disarmate...
    Io i chiedo quale vigliaccheria, quale inumano senso di superiorità possa spingere questi maledetti assassini a mettere in pericolo le vite di donne inermi solo per salvare la propria pelle.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    E pensare che c'è chi loda le eroiche gesta dei terroristi di Hamas, che per scappare dalla cattura (neanche dal plotone di esecuzione, si badi bene! Gli Israeliani volevano la RESA dei terroristi) chiamano a difesa delle donne disarmate...
    Io i chiedo quale vigliaccheria, quale inumano senso di superiorità possa spingere questi maledetti assassini a mettere in pericolo le vite di donne inermi solo per salvare la propria pelle.
    --------------------------------
    Amico: per loro, i maschi musulmani, donne e bambini sono "roba loro".
    Ma non ti dà un po' di "noia" leggere su "grandi" giornali italiani i fatti in tal modo travisati?

    saluti

  5. #5
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    UgoDePayens ha ragione . Per i mussulmani la vita di una donna vale meno di quella di un uomo . Forse meno di quella di un cavallo

  6. #6
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    Proprio bastardi, questi kani epprei eh, che si permettono di colpire le donne palestinesi. Dovrebbero lasciarle fare, poverine...

    06 nov 14: 58 Medio Oriente: Gaza, donna kamikaze si fa esplodere

    GERUSALEMME - Una donna kamikaze palestinese si e' fatta esplodere a Beit Hanun, nel nord della Striscia di Gaza. Nell'esplosione e' stato ferito in modo lieve un soldato israeliano. Lo hanno riferito fonti palestinesi e israeliane. Poco prima due membri delle Brigate Izzedine al Qassam, il braccio armato di Hamas, sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dall'esercito israeliano. Lo hanno riferito fonti mediche locali. Altri due sono rimasti feriti. Mohammed Taha, 25 anni, e' stato ucciso da un razzo nel corso di scontri con le forze israeliane nel settore di Toufah. Da sei giorni i soldati israeliani sono impegnati in una massiccia incursione nella Striscia denominata 'Nubi d'autunno', che mira a stroncare i lanci razzi Qassam contro obiettivi israeliani. (Agr)

    http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={8C0C8B6C-732E-4875-82E1-1F6D6575B4ED}

 

 

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