| Mercoledì 8 Novembre 2006 | Dagoberto Bellucci |

dall’inviato a Beirut

L’esercito d’occupazione israeliano, tsahal, si preparerebbe ad un “secondo round” dell’aggressione contro il Libano e Hizbollah.
Dopo il cessate il fuoco raggiunto faticosamente dopo 34 giorni di guerra e violenze inaudite contro la popolazione civile libanese e alla luce della continua mattanza di civili perpetrata in Palestina, Tel Aviv potrebbe dunque rompere la tregua e riaprire le ostilità contro Hizbollah.
Ipotesi che viene sistematicamente riproposta sulla stampa israeliana, che cita fonti dell’esercito con la stella di david. L’ultimo in ordine di tempo a sostenere quella che ormai molti analisti ritengono una certezza è il colonnello Guy Hazot, comandante della divisione incaricata della supervisione lungo la linea di frontiera palestino-libanese, secondo cui i militari sono “preparati all’eventualità di una seconda guerra”, Per l’alto ufficiale, l’esercito sionista dovrà “fare tutto quanto verrà richiesto in caso di un nuovo scenario bellico in particolare se dovesse fallire la risoluzione Onu 1701”.
Parlando con la stampa a Zarit, località vicina alla frontiera libanese e in prossimità della zona dove Hizbollah aveva catturato i due soldati israeliani lo scorso 12 luglio, il colonnello Hazut ha inoltre affermato che “Israele non darà ad Hizbollah l’opportunità di tornare alle sue posizioni pre-belliche” e che sarà fatto “l’impossibile per impedire che ritornino a dispiegare le loro armi lungo la linea di frontiera”.
Tanto per preparare il terreno, il quotidiano Haaretz continua martellare i propri lettori sulla possibilità che Hizbollah e Siria siano pronti a scatenare un nuovo conflitto contro Tel Aviv durante il prossimo anno. Una tale ipotesi sarebbe stata oggetto di discussioni anche nelle ultime settimane in seno allo stato maggiore israeliano il quale si è detto preoccupato delle “minacce” provenienti da Damasco. Minacce in realtà inesistenti che la stampa israeliana continua a diffondere per aizzare un’opinione pubblica sempre più sfiduciata dall’esecutivo Olmert malgrado l’ultimo rimpasto di governo che ha portato nella maggioranza il leader radicale Lieberman e il suo partito che raccoglie il voto degli ebrei russi.
Israele, dunque, prepara veramente il “secondo round” contro il Libano e Hizbollah? Una domanda che oramai aleggia da mesi e inquieta le cancellerie di mezzo mondo: saranno così fanatici da scatenare una nuova aggressione contro il Paese dei cedri?
Certamente Israele sta apportando migliorie al sistema antimissili risultato completamente fallimentare nel corso dell’aggressione contro Hizbollah. E tanto per tagliare la testa al toro, la Repubblica islamica dell’Iran da parte sua ha testato una nuova generazione di cannoni automatici all’interno delle grandi manovre ribattezzate Grande Profeta 2, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Irna, che ha dedicato ampi resoconti alle operazioni militari di Teheran. Si tratta di cannoni automatici con una gittata variabile dai 75 ai 120 chilometri, che si accompagnano a nuove armi e missili anti-carro e anti-elicotteri, oltre che a missili modello Shahab 2 e Shahab 3 (gettatat di oltre 2.000 km), muniti per la prima volta di sottomunizioni capaci di lanciare 1.400 piccole bombe. Nuove tecnologie che, se date in dotazione a siriani, libanesi e palestinesi, potrebbero mettere in seria difficoltà l’arroganza israeliana. Secondo Mohammad Reza Sheibani, ambasciatore dell’Iran in Libano, Teheran sarebbe pronta a fornire aiuti ed assistenza alle forze armate libanesi in particolare per migliorare i loro sistemi difensivi anti-aerei.
Una dichiarazione sulla quale l’ambasciatore iraniano a Beirut, non ha voluto fornire altre precisazioni ma che, inevitabilmente ha inquietato e non poco, i dirigenti israeliani sul piede di guerra.