Roma. Nel 1973, all’indomani del golpe di Augusto Pinochet, il segretario del Pci affidava a Rinascita le sue celebri “riflessioni sui fatti del Cile”. Una serie di articoli in cui Enrico Berlinguer tracciava per la prima volta la linea del compromesso storico, spiegando che la sinistra non avrebbe mai potuto governare l’Italia semplicemente con il 51 per cento.
E così oggi Enrico Boselli, appena tornato da un viaggio nel Cile di Michelle Bachelet che certo non sarà stato per lui meno denso di riflessioni, si appresterebbe a spiegare che non si può governare l’Italia con il 2,6 per cento e ad abbandonare la Rosa nel pugno per quello che tanto i radicali quanto i socialisti - almeno fino a ieri - amavano definire non per nulla “il piccolo compromesso storico”.
Quello tra Ds e Margherita, ovviamente, meglio noto come Partito democratico.
Questa almeno è l’interpretazione che della rottura (probabile, ma ancora evitabile, si dice) danno i radicali, convinti che l’origine di tutti i guai sia proprio nel magro 2,6 raccolto dalla Rosa alle ultime elezioni, così lontano dalle alte speranze coltivate dai compagni dello Sdi.
Fatto sta che Boselli non era ancora tornato dal suo viaggio cileno quando, dai microfoni di Radio radicale, mercoledì sera poco dopo le 22, una lettera aperta di Marco Pannella denunciava l’intenzione, da parte dei socialisti, di sciogliere la Rosa nel pugno.
Una denuncia che alle orecchie degli ascoltatori doveva suonare come la conferma degli antichi sospetti, riecheggiati anche nel congresso di Padova.
D’altra parte, per i socialisti sono proprio le conclusioni di quel congresso a portare la Rosa “in un vicolo cieco”, come ieri lo Sdi non ha mancato di ricordare, rispondendo via agenzie alla lettera di Pannella:
“Sulle conclusioni del congresso Boselli domenica 5 novembre, da Santiago del Cile dove si trovava per il Consiglio generale dell’Internazionale socialista, ha rilasciato un commento nel quale affermava che non era ‘stata data alcuna risposta alle nostre proposte per dare insieme un futuro alla Rosa nel pugno, né sulla proprietà comune del simbolo, né sulla costruzione di un partito federato’”.
A dimostrare che non di congiure si tratta, ma di aperto dissenso politico.
E che naturalmente nessuno dei due contendenti vuole prendersi la responsabilità della rottura.
Ma al di là delle discussioni accademiche su partito federato contro partito aperto, circoli o “club” contro sezioni e federazioni, l’oggetto del contendere sembra essere la comproprietà del simbolo (oggi dei radicali, ma vincolato alla Rosa fino al 2011) e la volontà dello Sdi di presentarsi, con il simbolo comune, alle amministrative.
Anche qui, si tratta di due questioni su cui il recente congresso dei radicali italiani, a giudizio dei socialisti, non ha dato risposta alcuna. Ma anche due questioni su cui sarebbe relativamente semplice l’intesa con Ds e Margherita. Un’ipotesi a oggi seccamente smentita dallo Sdi, dove si preferisce pensare che un compromesso (non certo storico, si capisce) con i radicali alla fine si troverà, magari decidendo di presentare la Rosa solo in alcune province.
Eppure la stessa contesa sulle amministrative sembra incrociare perfettamente il dibattito tra Ds e Margherita, con Arturo Parisi che giusto ieri rilanciava:
“Le liste unitarie dell’Ulivo, come embrione del Partito democratico, dovranno essere presenti già nel turno amministrativo del 2007”.
E dopo che sulla scia dell’intervista di Veltroni, specialmente dall’area “social-diessina” di Gavino Angius, in parecchi avevano ripetuto che “il Partito democratico non può essere la semplice sommatoria di Ds e Margherita”.
L’eventuale ritorno dello Sdi nel nuovo partito potrebbe dunque risolvere non pochi problemi, innanzi tutto nei Ds. La probabile terza mozione di Angius al congresso dei Ds che si terrà in primavera, infatti, si distinguerebbe da quella del segretario proprio sui temi della “identità socialista” e della laicità del nuovo soggetto.
Ma evidentemente assumerebbe ben altro significato se del nuovo soggetto facesse parte il partito di Boselli, al di sopra di ogni sospetto su entrambi i fronti. E lo stesso si può dire – a maggior ragione – del correntone ds, che sulla base degli stessi argomenti sembra determinato alla separazione. Senza dimenticare che comunque i voti dello Sdi potrebbero essere decisivi proprio nel compensare il Partito democratico di quanto perderebbe in seguito all’abbandono di Mussi e compagni.
E infatti è proprio a questo che Pannella allude quando,parla delle “pressioni dei titolari del potere oligarchico”.
E quando rinvia all’articolo apparso sul Secolo d’Italia, secondo il quale Ottaviano Del Turco si appresterebbe a sostituire – d’accordo con i Ds – lo stesso Borselli alla segreteria dello Sdi con il toscano R. Nencini.
Ieri, su Libero, Del Turco cominciava così:”Diciamolo, è un’esperienza finita quella della Rosa nel Pugno con i radicali e lo Sdi”.

saluti