da www.loradellaverita.org

Luigi Ciavardini - l’ultimo imputato nel processo per la strage di Bologna, sopravvissuto per inerzia ad un periodo indegno della storia italiana – ha vinto la sua battaglia. Per anni ha girato in lungo ed in largo il paese, partecipando con evidente umiltà ad ogni incontro pubblico cui veniva invitato. Si è difeso da un’accusa mostruosa, e manifestamente ingiusta, con naturalezza e semplicità, spendendo le stesse identiche parole, in ogni contesto; dai convegni organizzati dalla destra radicale alle trasmissioni radiofoniche delle emittenti di sinistra, dalle feste dei partiti di governo ai dibattiti animati da giornalisti e magistrati. La volontà di non rifiutare nessun invito ha lasciato perplessi persino gli amici che, per il suo bene, gli avevano consigliato di ricercare solo i consensi politicamente corretti. Lui invece ha scelto di sottoporsi al giudizio della gente comune, di tutti quanti, sostenitori ed avversari.
Non sì è mai nascosto perché non ha nulla da nascondere, ha offerto il proprio volto a chi voleva sapere, conoscere, giudicare. Ha risposto ad ogni domanda, chiarito ogni dubbio, accettato ogni critica. E non lo ha fatto per ottenere qualcosa, per evitare un’eventuale condanna, da tutti percepita ormai come profondamente ingiusta. Lo ha fatto solo per amore della verità, magari per difendere i propri bambini che nessuno domani - a prescindere da quello che sarà il verdetto impresso sulla carta - potrà accusare di essere figli del mostro di Bologna.
La ragion di stato, la storiografia di partito, l’ipocrisia di chi accetta anche le falsità o l’ingiustizia per convenienza, vigliaccheria, o anche solo per questioni di mero cerimoniale, si sono sgretolate davanti alla dignità di un uomo dal passato tragico cui tutti, anche coloro che gli sono avversi, hanno riconosciuto sincerità.
Ciavardini in viaggio continuo per l’Italia è stato la spina nel fianco di chi sperava che le tante vergogne dell’estate del 1980 fossero ormai dimenticate. Il crocevia tragico della storia italiana più recente, l’esempio paradigmatico di una giustizia stuprata dalla politica, tornava quotidianamente a scuotere le coscienze degli uomini liberi, a destra come a sinistra. Per questo motivo, Ciavardini ha vinto la sua battaglia per Bologna.
Oggi l’ultimo imputato per la strage del 2 agosto 1980 non può più raccontare la sua storia ad altra gente, a quelle persone che aspettavano di incontrarlo in qualche città per guardarlo negli occhi. Si trova in carcere, a Poggio Reale, a scontare una misura cautelare in regime di massima sicurezza, in attesa di giudizio.
Ma la battaglia per la giustizia non termina qui. Ed è dovere di tutte le persone di coscienza, di coloro che hanno permesso a questo Comitato di nascere ed espandersi in ogni città italiana, di continuarla con una determinazione ancora maggiore. Perché una cosa, comunque, non potrà esserci mai tolta: la volontà di batterci fino all’ultimo per la Verità.