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    Thumbs up Cipro/ "No a Turchia nell'Ue"

    Il presidente cipriota Tassos Papadopoulos, in visita oggi a Roma, ha detto che sarebbe impensabile che la Turchia venisse ammessa nell'Unione europea senza prima risolvere la disputa che da decenni pesa su Cipro.

    Papadapoulos ha detto che l'isola del Mediterraneo è un membro a pieno titolo dell'Ue e che agli aspiranti nuovi membri non dovrebbe essere consentito "di tenere forze militari di occupazione in uno Stato membro", riferendosi alla presenza delle truppe turche nel nord dell'isola.

    Dopo che la Turchia ha invaso il nord nel 1974, i turco-ciprioti hanno dato vita a uno stato autonomo, e la divisione resta anche oggi. La Turchia riconosce solo la comunità turco-cipriota, mentre il resto del mondo riconosce solo quella greco-cipriota nel sud dell'isola.

  2. #2
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    Inappuntabile.

  3. #3
    kalashnikov47
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf Visualizza Messaggio
    Il presidente cipriota Tassos Papadopoulos, in visita oggi a Roma, ha detto che sarebbe impensabile che la Turchia venisse ammessa nell'Unione europea senza prima risolvere la disputa che da decenni pesa su Cipro.

    Papadapoulos ha detto che l'isola del Mediterraneo è un membro a pieno titolo dell'Ue e che agli aspiranti nuovi membri non dovrebbe essere consentito "di tenere forze militari di occupazione in uno Stato membro", riferendosi alla presenza delle truppe turche nel nord dell'isola.

    Dopo che la Turchia ha invaso il nord nel 1974, i turco-ciprioti hanno dato vita a uno stato autonomo, e la divisione resta anche oggi. La Turchia riconosce solo la comunità turco-cipriota, mentre il resto del mondo riconosce solo quella greco-cipriota nel sud dell'isola.

    I turchi da Cipro dovrebbero essere espulsi. Noi non dimentichiamo Marcantonio Bragadin!

    Occorreva perciò togliere di mezzo per sempre il potere di Venezia; occorreva soprattutto eliminare il suo potere sulle grandi isole di Cipro e di Candia.
    Le isole Jonie poi erano una costante potenziale minaccia per la Grecia e l'Albania ormai turche e la stessa Dalmazia impediva il sospirato sbocco al mare dopo la conquista turca della Bosnia e dell'Erzegovina.
    Il tentativo turco di avere una salda posizione nell'Adriatico era stato sempre rintuzzato con successo dai veneziani se pure a prezzo di terribili guerre e di perdite umane gravissime.
    Quando perciò i turchi decisero di riprendere l'offensiva iniziarono con l'attacco al più lontano e al più importante dei possedimenti veneziani, Cipro.



    Nel 1569 una flotta turca numerosissima si mosse vero l'isola ed il sultano senza tanti preamboli intimò a Venezia di sgomberare Cipro.
    Il messaggio era redatto in termini brutali.
    Vi si diceva: «Vi chiediamo Cipro che dovete darci per amore o per forza. Se rifiuterete, la nostra terribile spada vi colpirà e vi sarà guerra ovunque e non potrete nemmeno sperare nel vostro tesoro, perché ve lo faremo sfuggire di mano come un torrente».Cipro stava però molto a cuore ai veneziani.
    Era un centro vitale per il commercio con il Levante e produceva notevoli ricchezze.
    Tuttavia il Senato veneto era desideroso sinceramente di mantenere i commerci e molti sostenevano una politica di compromesso a tutti i costi.
    Tuttavia di fronte alla brutalità di questo messaggio nessuno a Venezia osò parlare ancora di pace. Così invece di rispondere ai turchi, i veneziani comandarono ad Astorre Baglioni, della famosa casata perugina (che insieme all'Umbria e alle Marche aveva dato tanti comandanti e soldati alla repubblica veneta) di prepararsi all'assalto turco.
    L'esercito ottomano sbarcò in forze sull'isola, dotato di una forte artiglieria pesante, di moderne armi da fuoco e con artificieri che ormai sapevano usare armi da fuoco e polvere da mina.
    Dopo un assedio di due mesi la capitale Nicosia fu presa d'assalto.
    Era il 9 settembre 1570 - migliaia di cristiani vi furono trucidati e migliaia ridotti in schiavitù.
    Dopo una furibonda resistenza il presidio fu sterminato fino all'ultimo uomo.
    Sul bastione Podearo il comandante delle armi Francesco Palazzi di Fano, con il figlio Giovanni Maria e tre generi (!) tutti capitani, morirono con le armi in pugno facendo strage di turchi (erano quasi tutti del contado di Fano e di Pesaro).
    Gli Ottomani si diressero quindi verso l'altra città cipriota che ancora opponeva resistenza, Famagosta governata da Marcantonio Bragadin.
    Per spaventare i veneziani i turchi inviarono al difensore di Famagosta la testa recisa di Nicolò Dandolo, il governatore di Nicosia.
    Tuttavia Bragadin non si lasciò impressionare e intensificò ancor più gli sforzi per la difesa assieme al suo fedele comandante delle armi Astorre Baglioni.
    Lo sosteneva anche la speranza che le potenze cristiane potessero accorrere in suo aiuto.



    La resistenza opposta dai difensori fu indomita e disperata e confermò ancora una volta lo straordinario valore dei soldati e marinai veneti e dei volontari arruolati da Venezia in tutta l'Italia.
    Con grande valore si batterono anche le truppe mercenarie venute dal Tirolo e dalla Slavonia.

    Ma disperando di poter avere rinforzi Bragadino fu costretto a capitolare.
    Era rimasto con 500 uomini validi contro 50.000 turchi.
    L'accordo sembrava molto onorevole.
    I soldati veneziani sarebbero stati trasportati su navi turche fino all'isola di Creta e gli abitanti li avrebbero potuti seguire nell'esodo oppure rimanere.
    In questo caso avrebbero potuto continuare a professare la loro religione.
    Ma appena i vincitori ebbero in mano la fortezza e i reduci, quasi tutti feriti, furono disarmati, Mustafà non potè rassegnarsi al fatto che un presidio così piccolo avesse potuto opporre una tale resistenza.
    Rinnegando i patti diede l'ordine del massacro.
    Per dieci giorni Marcantonio Bragadin dovette subire atroci torture che sopportò con coraggio sovrumano.
    Fu poi portato sulla piazza della città, denudato e scuoiato vivo.
    La sua pelle riempita di paglia fu alzata per volere di Mustafà, l'infame comandante turco, in cima all'albero della capitana come macabro trofeo di guerra.

    Quando Pio V seppe la tragica notizia scoppiò in lacrime.
    Ma a Venezia e in gran parte d'Italia questo episodio suscitò uno scoppio di furore che indusse un numero sempre maggiore di nobili e di popolani ad arruolarsi nelle truppe che sotto l'impulso soprattutto del Papa si stava radunando sotto le insegne dei vari prìncipi cristiani.

    E poi fu Lepanto!

  4. #4
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    se per questo i turchi devono all'Europa ancora la Tracia e Costantinopoli, che ricordo dopo l'avvento di ataturk i greci furono cacciati da teli terre, e da molti antichi possedimenti greci nella Anatolia.

    Turk raus!

 

 

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