(AGI) - Roma, 7 feb. - "Ad alcuni ho dato tanto: a Simona Ventura, per esempio, ho dato la vita, ho dato piu' a lei che a tutti gli altri artisti della mia agenzia, e poi mi sento dire da lei che in Rai, (come se fosse sua) non fa entrare nessuno dei miei artisti; questo e' un grande tradimento. Un'altra, che, poverina, non e' una grande artista, ma che quando stava con me ha guadagnato tanti soldi, e' Ana Laura Ribas, che oggi si è fidanzata con l'uomo a livello comunicativo piu' importante, che lavora da Santoro, ma non voglio fare il nome; e' vissuta a casa mia, l'ho mantenuta, l'ho portata in vacanza... questa e' gente che mi ha fatto male perche' sono persone che ho aiutato a vivere". E ancora: "Manuela Arcuri ha dichiarato che da quando e' venuta nella mia agenzia le cose le sono andate male, ma io le rispondo che lei da me ha avuto tanto aiuto e le ho fatto guadagnare tanti soldi. Lei dice di non avere scheletri nell'armadio, ma io dico che ha piu' di uno scheletro, perche' lei ha vissuto anche a casa mia in Sardegna e io ho gli occhi per vedere, ma non parlo". Poi, "nell'editoria ho aiutato molti direttori di giornali, ma per fare i giornali e dare notizie intelligenti, non ricatti o estorsioni". A parlare e' Lele Mora, intervistato a 'Domenica Cinque' da Barbara D'Urso, raccontandosi e tracciando un profilo inedito di se'. "Negli anni '70 ho aperto il primo bar per gay in Italia; e l'ho aperto vicino ad una caserma...Nel mio bar ci veniva gente bella perche' avevo messo il mio bar su tutte le guide gay internazionali e, infatti, arrivava di tutto e di piu'. Mi inventavo sempre qualcosa, e quando qualche mio amico gay si innamorava, il sabato facevo un grande festa, travestivo da prete una mia amica, che faceva di lavoro la travestita, e li facevo sposare; praticamente organizzavo matrimoni gay finti. Nel bar venivano anche tre mie amiche transessuali: Ava era bellissima e credeva di essere Ava Gardner; Iva che aveva il naso come Iva Zanicchi e poi c'era Stefanina: io le ho tolte dalla strada e le ho portate a casa mia dove facevano le mie donne di servizio: una lavava, una cucinava e una faceva la spesa. Quando Fellini venne a casa mia mi disse: 'Sono nel mondo che volevo!'". Nell'intervista Lele Mora racconta anche che "nel 1989 sono stato 3 mesi in carcere per l'inchiesta 'La cocaina dei vip', nella quale io non c'entravo niente, erano coinvolte molte persone che frequentavano casa mia, ma l'unica persona che ha pagato sono stato io. La cosa che mi ha fatto piu' male e' che mio padre si vergognava e mi ricordo che la prima volta che e' venuto a trovarmi in carcere si e' sentito male".




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