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  1. #1
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    Predefinito Clamorosa gaffe di De Gasperi: "il paese è impazzito"

    Corriere della Sera 13-11-06

    E De Gasperi nel '47 sbottò: c'è follia nel Paese

    ROMA - È il 28 aprile 1947, Alcide De Gasperi parla alla radio. Siamo a un passo dalla crisi del suo terzo ministero, le dimissioni arriveranno il 13 maggio. L'inflazione registra continue impennate, molti ambienti cattolici sono esplicitamente insoddisfatti per il prolungarsi dell'alleanza con le sinistre. Il nervosismo di De Gasperi è palpabile. Infatti usa la stessa espressione di Romano Prodi: un Paese in preda «alla follia».
    Ecco cosa dice testualmente in quel discorso radiofonico: «Un soffio di panico e di follia attraversa certe zone del Paese. Pochi giorni fa un mezzadro offriva un milione e duecentomila per un paio di buoi. Dattilografe e fattorini giocano in borsa. Chi ha roba non vende, un feroce istinto egoistico e antisociale si impadronisce degli animi pavidi... E in mezzo a questa folla sciocca di tremolanti, la speculazione freddamente calcolatrice gioca al rialzo, nasconde le merci, trafuga all'estero valute e gioielli e attende in agguato la crisi nella criminosa speranza di farsi ricca nella miseria generale». Il brano appare integrale nella prima edizione di «Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere Dc» di Antonio Gambino, edito da Laterza nel 1975. Non siamo, insomma; poi così lontani dal Romano Prodi che parla di un «Paese impazzito», e che «non pensa più al domani». C'è dunque un precedente molto illustre: Alcide De Gasperi, il punto di riferimento della politica cattolica in Italia, continuamente citato sia da Silvio Berlusconi che dallo stesso Romano Prodi. Ovviamente, per ragioni completamente diverse.
    E torniamo per un momento a quel 1947, proviamo a paragonare i due momenti e soprattutto le due reazioni. Proprio Gambino commenta: «C'è indubbiamente un filo che unisce i due sfoghi, quello di De Gasperi e l'altro recentissimo di Prodi. Certo, bisogna tener conto della differenza dei temperamenti. Il primo era un trentino molto contenuto, l'altro è invece un emiliano estroverso. Ma entrambi se la prendono con una certa Italia priva di coerenza, incapace di un minimo di tenuta. Per dirla con una parola molto chiara, esiste un'Italia un po' cialtrona che parla, parla e poi protesta quando si fanno le scelte coraggiose. Quella doveva essere la sensazione provata da Alcide De Gasperi, appena tornato dagli Stati Uniti con un prestito che certo non avrebbe risolto tutti i problemi».
    Gambino non nasconde il suo personale giudizio: «A me lo sfogo di Prodi, per esempio, è piaciuto. Credo anch'io che questo Paese abbia difficoltà a guardare verso il futuro, ed è vero che tutti chiedono i tagli e poi ancora tutti si lamentano quando riguardano il loro ambito. Ho raccontato
    qualcosa di simile in un altro mio libro "Inventario italiano". Per questo mi sento di dire che personalmente condivido l'amarezza del presidente del Consiglio».
    Gambino, quanto può contare la comune radice cattolica di De Gasperi e di Prodi in questa invettiva? «Credo che indubbiamente abbia il suo peso. I cattolici hanno comunque un minimo di decenza rispetto a chi pratica la politique d'abord, come la chiamava Nenni. Chi privilegia gli atteggiamenti machiavellici alla fine si sfoga meno di chi sente vilipesa un'azione in cui crede davvero».
    Analizza Giovanni Sabbatucci, docente di Storia contemporanea a «La Sapienza»: «Una caratteristica di fondo apparenta le due espressioni, di De Gasperi e di Prodi. Cioè la denuncia, forse un tantino moralistica, degli egoismi e delle avidità, cioè delle meschine preoccupazioni personali rispetto al bene collettivo. E la forte denuncia dell'impossibilità di superare i tornaconti individuali». Detto questo, conclude Sabbatucci, lo sbocco fu opposto rispetto a quello di Prodi. In che senso? «De Gasperi, dopo quella stagione del 1947 e con la crisi del suo dicastero, trasse spunto per dire che occorreva coinvolgere il "quarto partito", cioè la Confindustria, che per qualcuno rappresentava quegli egoismi e quelle speculazioni. Invece Prodi sembrerebbe andare alla conclusione diametralmente opposta...»
    Paolo Conti

  2. #2
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    Mi ricordo che un tempo ci furono pure le guerre puniche...


    Ma va a cagare Brunik!

  3. #3
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da medsim Visualizza Messaggio
    Mi ricordo che un tempo ci furono pure le guerre puniche...


    Ma va a cagare Brunik!
    Dall'epoca romana:

    Berlusconi:«Non credo tanti coglioni....»
    «Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che che sceglieranno per il proprio disinteresse»


    ROMA - «Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse». A dare del «coglione» agli italiani che voteranno a sinistra è il presidente del consiglio Silvio Berlusconi (■ Guarda il video) che, intervenendo a Confcommercio aggiunge: «Scusate il linguaggio rozzo ma efficace...». Parlava, il premier, di lavoro. E ai commercianti spiegava la sua proposta di utilizzare «le Poste che è la più grande banca italiana, per concedere microcrediti con garanzie dello Stato. Lo faremo in uno dei primi Cdm perchè, sono sicuro, saremo ancora lì».
    In seguito, uscendo da da Confcommercio, il Premier ha corretto il tiro: «Un'ironia». Anzi, «un modo affettuoso» ha detto ritorna sul termine coglioni utilizzato nel suo intervento. «E poi l'ho detto col sorriso sulle labbra», insiste il premier che, rivolgendosi ai suoi avversari politici, osserva: «Da loro mi sono arrivate accuse serie e non si sono ancora scusati. Mi hanno detto che sono un delinquente politico, mi hanno dato dell'assassino e del mafioso. Io- insiste Berlusconi- ironicamente e col sorriso mi sono permesso di fronte a un pubblico e a una platea amica» di usare quel termine.
    Silvio Berlusconi a Confcommercio (LaPresse)


    06 aprile 2006
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...coglioni.shtml

  4. #4
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    Prodi come De Gasperi, Berlusconi come Alvaro Vitali.

  5. #5
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    Leggendo questo forum direi che la stima di Berlusconi era assolutamente fuori luogo.

  6. #6
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    E' una vergogna che tutti i bananas vadano contro gli interessi della Patria.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da medsim Visualizza Messaggio
    Leggendo questo forum direi che la stima di Berlusconi era assolutamente fuori luogo.
    Stima reciproca.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Prodi come De Gasperi, Berlusconi come Alvaro Vitali.


  9. #9
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    INANZIARIA/ AVVENIRE: PAESE IMPAZZITO? BENE RIFLETTERE SUL TEMA
    Problema sollevato da Prodi merita di essere affrontato da tutti
    12-11-2006 101


    Città del Vaticano, 12 nov. (Apcom) - "Dopo settimane di esternazioni difensive, il presidente del Consiglio Prodi ha trovato un accento che appare sincero e che pone a tutti un problema reale: 'Siamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani'". Il quotidiano dei vescovi 'Avvenire' scende in campo nella polemica suscitata dalle affermazioni del premier Romano Prodi che, ieri, ha parlato di un'Italia impazzita che deve guardare al futuro.

    "Pensare al futuro per misurare le grane di oggi": questo il titolo scelto dal quotidiano della Cei. "Estendere a tutto il Paese questo giudizio di imprevidenza - scrive Avvenire - forse è un po' eccessivo. Gli italiani al futuro ci pensano". Ma "in ogni caso - prosegue l'editoriale - il tema sollevato da Prodi con tono pedagogico merita di essere affrontato da tutti". E "se anche il riferimento alle polemiche sulla finanziaria può essere giudicato un po' strumentale - conclude - è bene che la questione sia stata posta".
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  10. #10
    versoilppe
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    Citazione Originariamente Scritto da ossoduro Visualizza Messaggio
    INANZIARIA/ AVVENIRE: PAESE IMPAZZITO? BENE RIFLETTERE SUL TEMA
    Problema sollevato da Prodi merita di essere affrontato da tutti
    12-11-2006 101


    Città del Vaticano, 12 nov. (Apcom) - "Dopo settimane di esternazioni difensive, il presidente del Consiglio Prodi ha trovato un accento che appare sincero e che pone a tutti un problema reale: 'Siamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani'". Il quotidiano dei vescovi 'Avvenire' scende in campo nella polemica suscitata dalle affermazioni del premier Romano Prodi che, ieri, ha parlato di un'Italia impazzita che deve guardare al futuro.

    "Pensare al futuro per misurare le grane di oggi": questo il titolo scelto dal quotidiano della Cei. "Estendere a tutto il Paese questo giudizio di imprevidenza - scrive Avvenire - forse è un po' eccessivo. Gli italiani al futuro ci pensano". Ma "in ogni caso - prosegue l'editoriale - il tema sollevato da Prodi con tono pedagogico merita di essere affrontato da tutti". E "se anche il riferimento alle polemiche sulla finanziaria può essere giudicato un po' strumentale - conclude - è bene che la questione sia stata posta".
    Mi pare che lo stiamo approfondendo un pò tutti.

 

 
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