DL FISCALE/SFUMA SPALLATA A SENATO,UNIONE TIENE E CDL PERDE PEZZI
Botta e risposta Fi-Udc. Castelli: A Che gioco stiamo giocando?
14-11-2006 20:47
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Roma, 14 nov. (Apcom) - La spallata non c'è stata, i sogni di gloria della Cdl sono rimandati a data da destinarsi, e il centrosinistra si gode una compattezza della quale in molti dubitavano. E' il bilancio del 'pomeriggio caldo' di Palazzo Madama dove l'Aula del Senato ha affrontato le votazioni sui presupposti di necessità e urgenza del decreto fiscale. La maggioranza presente a ranghi serrati ha tenuto, dimostrando di avere i numeri. Anzi, le uniche due assenze sono state interne alla Casa delle Libertà: Egidio Sterpa (Fi) e Gino Trematerra (Udc), il primo messo fuori gioco dalla febbre, il secondo impegnato in missione a New York per conto dell'Interparlamentare e insieme al suo presidente Pier Ferdinado Casini.
Due assenze che, a conti fatti, non sarebbero bastate a capovolgere le sorti della votazione ma che sono state sufficienti a far evaporare il 'sogno' della spallata e a scatenare polemiche, sospetti e illazioni tutte interne al centrodestra. Tabulati alla mano, il centrosinistra si è presentato all'appuntamento al gran completo (156 senatori in Aula, oltre a Marini che però non vota). Con l'Unione si sono però schierati anche i due 'border-line' Pallaro e De Gregorio. Già sarebbe bastato così per battere la Cdl che ha potuto contare su 154 senatori. Ma a sostegno sono arrivati anche i voti di tre senatori a vita su sette (Colombo, Ciampi e Cossiga). E così, niente spallata e nervi tesi dalle parti del centrodestra.
A litigare a distanza sono Cossiga e D'Onofrio con il primo che invita "Prodi a ringraziare Casini", 'reo' di essersi portato in America il senatore Trematerra e l'ex saggio del Cadore, che imbufalito inforca la porta della Sala stampa per dire che "vorrei si capisse una volta per tutti che l'opposizione al Senato, anche quando siamo tutti presenti, è comunque minoritaria. Tutto il resto è pettegolezzo che non mi riguarda". In altre parole, anche se tutti i senatori della Cdl presenziassero notte e giorno gli scranni di palazzo Madama "sempre minoranza restiamo", dice D'Onofrio che conclude piccato: "Io, a differenza di altri, non sono esperto di gossip". A stretto giro di posta, Renato Schifani, voce e volto di Forza Italia in Senato, gli risponde che ora i centristi "dovranno spiegare all'opinione pubblica l'assenza del loro senatore". Scambio di battute a cui non assiste Silvio Berlusconi, dato per presente in occasione del voto ma trattenuto a Milano da questioni familiari.
Sullo sfondo resta l'immagine di una coalizione (a sospresa è il centrodestra) irritata per il verso preso dalla giornata in cui i sospetti si moltiplicano. "Pininfarina - dice ancora Schifani - non si vede da giorni...qualcosa vorrà pur dire, o no?". Segue l'ammissione di Altero Matteoli, capogruppo di An che "non è con le spallate che si buttano giù i governi. I governi cadono quando i contrasti interni alla maggioranza hanno un riscontro in aula. Finora, e dico purtroppo, l'Unione che pure ha contrasti e contraddizioni sonmo fortissimi, è riuscita a tenere al momento del voto".
Nel centrodestra insomma si discute apertamente: l'esiguità dei numeri del governo Prodi è sotto gli occhi di tutti, le occasioni per il capitombolo ce ne sono eccome. Eppure in molti lamentano un'assenza di strategia. "Vogliamo capire che gioco si sta giocando - si sfoga Roberto Castelli, un tempo ministro leghista della Giustizia - perchè se l'Udc si rifiuta di andare alla manifestazioni, Berlusconi manda i suoi uomini nel comitato per il referendum e Tremonti continua a parlare di Grosse Koalition, io temo che ci sia un trappolone in vista..."
Forse, alla fine, il più profetico di tutti è stato Francesco Storace che a inizio mattina, quando in Aula l'Unione aveva superato senza problemi un voto sulla riforma degli esami di maturità trovando i voti contrari soltanto di 138 senatori della Cdl, aveva sentenziato: ""Mi chiedo se al Senato la prima spallata sia stata rinviata...".




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Lui le "spallate" le dà con il ginocchio
