Fiano: «Ma anche i palestinesi hanno le loro responsabilità»
l'Unità, 11 novembre 2006
Emanuele Fiano, esponente di Sinistra per Israele, nell'intervista a l'Unità, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha lamentato lo scarso sostegno offerto dall'ebraismo democratico mondiale a quelle voci moderate, come quella di David Grossman,che si sono levate in Israele a favore del dialogo con i palestinesi.
«Premesso che io trovo di una drammatica verità e potenza il discorso pronunciato qualche giorno fa da Grossman, del quale condivido l'analisi e le prospettive, ritengo profondamente sbagliato che Massimo D'Alema divida gli ebrei in democratici e non, a seconda che, come me, appoggino Grossman oppure no. Io sono prima di tutto un cittadino italiano e sarebbe quindi come dividere gli italiani in democratici o no a secondo che appoggino o meno, ad esempio, la politica degli Stati Uniti. Sgomberato il campo da questa fastidiosa categoria, dico in quanto italiano sostenitore di Israele e dei suoi diritti, che Israele deve assolutamente uscire dal circolo vizioso nel quale si trova in questo momento il suo rapporto con i palestinesi».
Come uscire da questo circolo vizioso
«Cerco di trovare un barlume di speranza nella situazione tragica: le parole del premier israeliano Ehud Olmert di ieri (giovedì, ndr.), che si è detto disponibile a incontrare Abu Mazen senza pregiudiziali, sono un primo, pallido segnale di uscita dal tunnel dell'odio e della violenza. Detto questo, vorrei rimarcare come nell'intervista a l'Unità D'Alema ometta qualsiasi analisi sulle responsabilità che stanno nel campo palestinese per la situazione in cui ci troviamo. I palestinesi hanno un forte conflitto interno tra due linee politiche e, a mio avviso, il superamento di questo conflitto è un problema loro interno che nessuno può risolvere dall'esterno. Il governo di unità nazionale palestinese, con l'accettazione da parte di Hamas del riconoscimento di Israele, sarebbe indubbiamente un punto di svolta».
Da sincero amico di Israele concorda con Olmert nel definire a strage di Beit Hanun un «errore tecnico»?
«Ho di molto preferito il modo con cui si è dichiarata immediatamente la ministra degli Esteri israeliana Tzipi Livni, perchè quella di Beit Hanun è prima di tutto una tragedia e perchè nessun problema di sicurezza potrà mai essere risolto dalla morte di nessun bambino nella sua casa di notte a Gaza oppure sul suo autobus verso la scuola a Gerusalemme. Io penso anche che vi sia un legame tra "errori tecnici" e debolezza delle scelte di governo, e questo si è riscontrato anche nella guerra in Libano, dove le prime denunce, è bene ricordarlo, sul cattivo funzionamento di alcune strutture logistiche dell'esercito israeliano, venivano proprio dall'interno di Israele e dai riservisti in particolare».
Nell'intervista a l'Unità, D'Alema rilancia l'idea di una forza internazionale di osservatori a Gaza.
«Penso che una strada percorribile, lavorando come si è fatto in Libano per il consenso delle due parti. Se posso riassumere con una battuta la prossima volta che 10 missili Qassam, sparati dai miliziani dell'intifada da dentro la Striscia di Gaza, cadranno sulla cittadina israeliana di Sderot, avrei piacere di leggere una nuova intervista di Massimo D'Alema in cui dice "cari palestinesi state sbagliando". Detto questo, l'Italia può svolgere un ruolo centrale in Medio Oriente e nella ricerca di un accordo di pace fra Israele e l'Anp, perchè si è guadagnata la fiducia degli israeliani nella vicenda libanese e può forse convincere Olmert sulla necessità di una interposizione internazionale e convincere al tempo stesso i palestinesi ad abbandonare il terrorismo e il lancio dei missili e a costruire finalmente un governo di unità nazionale che abbia al centro il riconoscimento dello Stato d'Israele».




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n primis di rivolere la propria terra e la loro dignità di popolo.

