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Discussione: Quo vadis, Berlusconi?

  1. #1
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    Predefinito Quo vadis, Berlusconi?

    ‘Quo vadis’, Berlusconi?

    Articolo di Personaggi d'Italia, pubblicato mercoledì 21 ottobre 2009 in Spagna.
    [El País]

    La decisione della Corte costituzionale italiana di annullare la legge Alfano e di privare dell’immunità le quattro più alte cariche dello Stato ha provocato in Berlusconi un’esplosione simile a quella annunciata negli ultimi minuti del film Il Caimano di Nanni Moretti. Si è trattato di una reazione nella quale si sono mescolate prepotenza ed irritazione, paura mal celata e un’aggressività dai tratti paranoici. Pochi giorni prima aveva dovuto incassare una sentenza sul lodo Mondadori: 750 milioni di risarcimento e la conferma d’aver corrotto due giudici. La sentenza della Corte costituzionale non presuppone nessuna condanna, ma torna a renderlo vulnerabile.

    La carriera di Silvio Berlusconi si è convertita in un permanente esercizio d’imposizione della sua volontà sulla legge e sulle istituzioni, esercizio che si allontana sempre di più dai costumi democratici. Perciò il paragone con un altro leader carismatico del secolo scorso, non è inutile. Innanzitutto, alla maniera di Mussolini, nel suo discorso coniuga brutalmente l’affermazione dell’eccezionalità della sua persona, vedasi il suo grottesco “Viva l’Italia! Viva Berlusconi!” davanti ai giornalisti, con la denigrazione e il disprezzo assoluti, ripetuto ad ogni frase e ripreso in coro dai suoi sostenitori, nei confronti dei suoi oppositori. Questi, ovvero la “sinistra”, non sono i suoi avversari, ma nemici dell’Italia che vanno distrutti. Il “popolo italiano” è suo. Il suo predecessore, il Governo Prodi, non è esistito; è stato un Governo ombra. Si torna al linguaggio degli anni Venti.

    Adesso, stranamente, antichi squadristi sono diventati democratici (Fini), ma il loro ruolo è messo in ombra dall’azione massiva dei mezzi d’informazione che garantiscono a San Silvio un monopolio di parte dinnanzi all’opinione pubblica. Alcuni sono più volgari (Il Giornale) ed altri più sofisticati (come Porta a porta di Bruno Vespa), mentre, come se fosse il Duce, addomestica i quotidiani indipendenti (La Stampa, Il Corriere: entrambi hanno addolcito l’espressione dispregiativa verso il Presidente della Repubblica italiana: “non m’interessa quello che dice Napolitano” in un “non m’interessa quello che dice il capo dello Stato”). Contro l’opposizione rigorosa, come quella del quotidiano La Repubblica, non essendo più possibile oggi né il ricorso al manganello né la chiusura forzata, mette in gioco da una parte le calunnie e dall’altra misure di strangolamento. Come per Chavez, la televisione e la stampa libera sono nemici dichiarati. Ammette solo un’attitudine di rigorosa obbedienza, il cui esempio sarebbe il già menzionato Porta a porta.

    Inoltre, esattamente come il suo precursore, conosciuto per la sua mascolinità, Lui, Silvio, assume pubblicamente il ruolo di super macho, non solo quando si vanta delle sue “conquiste” sessuali, chissà poi consumate come, ma anche quando si permette di insultare in diretta su Rai 1 un’oppositrice sessantenne. Non sono ostentazioni gratuite, ma il riflesso della vecchia concezione del potere che comprende il Codice di Manu, che raggiunge la virilità con il bastone come emblema e i Bramini: il potere è il pene del governante che penetra il popolo, controparte femminile. Nella sua versione attualizzata, grazie al suo proverbiale vigore e all’incantesimo dell’efficace propaganda del Grande Seduttore, questa controparte femminile è ora incarnata dalle “masse” (Mussolini), dal “popolo”, dagli “elettori” (Berlusconi). Oggi con la televisione come strumento decisivo.

    I meccanisni della democracia rappresentativa e l’autonomia del potere giudiziario sono di troppo, accettati solo come elementi di adorno, giacché interferiscono nell’unica relazione politica che deve esistere, quella tra il Capo che decide e quelli che manifestano durante le elezioni/pleibisciti la loro fedele adesione a Lui, proprio Lui, come ironizzava una canzoncina dell’epoca fascista. Secondo quanto rivela constantemente nelle sue dichiarazione deve contare solo il potere ricevuto dagli “elettori”, il suo (nonostante non si sia mai avvicinato al 50%). Il ruolo degli altri rimane relegato a quello di marionette, compreso quello di un presidente della Repubblica che dovrebbe forzare il voto dei giudici della Corte costituzionale a favore dell’immunità di Don Silvio. Oppure si converte in un qualcuno che dev’essere denigrato, non meritando neppure la citazione di “capo dello Stato”, un ostacolo inammissibile. Non esiste un potere neutrale super partes, precisa. Da qui l’attacco calunnioso al presidente Napolitano, “già sapete da dove viene”, il cui abbattimento permetterebbe a Berlusconi di mettere in moto un ribaltone all’ordine costituzionale.

    L’obiettivo di corto raggio della sua politica sarà l’eliminazione di coloro i quali (i “comunisti” del Partito Democratico, “la sinistra”, i giudici) cercano di impedire la sua benefica guida di un’ “Italia che vuole tranquillità, che vuole calma nel lavoro”. Il contenuto di queste parole, che il Duce pronunciò nel gennaio 1925, viene ora ripreso da Berlusconi per avvallare la sua volontà di portare felicità agli italiani attraverso il suo buon governo.

    A Il Giornale è mancato il tempo per lanciare un manifesto pro-Berlusconi del “paese che produce” per finire con “l’Italia degli imbroglioni”. Esattamente come il suo precursore, non molla e minaccia “vedrete di che pasta sono fatto”. Non c’è bisogno che lo spieghi. Giocherà tutte le carte per convertire la democrazia rappresentativa italiana in un regime autocratico su base plebiscitaria. Carl Schmitt sarebbe stato entusiasta di fargli impersonificare, come in passato Mussolini, la figura del katechon, quello che s’impone, davanti all’Anticristo sinistroide e al caos, figura inventata da San Paolo e aggiornata da Schmitt, che s’incarica di garantire a discapito delle leggi, l’ordine sociale (vedasi lo studio chiarificatorio di C. Jimenez Segado).

    Cos’ha fatto l’Italia oggi per meritarsi questo, come in passato il fascismo degli anni venti? Senza dubbio nella gestazione delle difficoltà dell’ultimo secolo contano le malformazioni territoriali dello Stato ad opera del Risorgimento, la tardiva modernizzazione, l’interferenza costante di una Chiesa abituata ad un’egemonia secolare, il decisivo trauma causato dall’intervento nella Grande Guerra e dal fatto che la crisi organica di quel dopoguerra e della Prima Repubblica non sfociarono in una trasformazione organica di stampo progressista ma, al contrario, diedero luogo a soluzioni conservatrici, dal taglio autoritario e intrise di corruzione.

    Dopo la caduta del muro, i residui del comunismo servirono da alibi per invocare nuovamente l’apparizione del katechon. Così dalla costola dello pseudo-socialista Craxi nacque Berlusconi, formatosi nel mondo del grande commercio fraudolento del miracolo italiano e con l’immagine di un fascismo modernizzatore per sfondo. Il mondo della televisione rende inutili gli squadristi. Per soffocare il pluralismo politico sono sufficienti la manipolazione massiva dell’opinione pubblica attraverso i suoi media, il raggiro della legge e una costante pressione aggressiva contro gli oppositori. Tutto segue una sua logica.

    ‘Quo vadis’, Berlusconi? | Italia Dall'Estero


    E' un articolo chiaramente schierato e fazioso. Credo che però, nel suo intento calunniatorio, abbia anche degli spunti interessanti.

  2. #2
    SMF
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    Predefinito Rif: Quo vadis, Berlusconi?

    Questo invece è un vecchio articolo del 2006, più 'politico':

    Se vince Prodi…

    Fabio de Fina
    09/04/2006

    A seguito degli articoli criticamente favorevoli a Berlusconi abbiamo ricevuto un certo numero di lettere di protesta, in prevalenza da sinistra (il giornale on-line è molto letto anche a sinistra) in misura minore dal mondo cattolico e dal centro-destra; la grande maggioranza però dei lettori ha manifestato accordo sulle nostre posizioni.
    Siamo consapevoli del fatto che Berlusconi non sia san Luigi di Francia: non prega 9 ore al giorno, non organizza, nè partecipa,
    a Crociate, non è sensibile a promuovere, o almeno a favorire, il «bene» (la dottrina trasmessaci da Cristo-Dio e conservataci
    dalla sua Chiesa, la Chiesa cattolica) come dovrebbe fare uno statista cattolico, non è sensibile ad impedire, o almeno a contrastare,«il male» (divorzio, aborto, eutanasia, omosessualità, droga, pornografia, etc.) come dovrebbe fare uno statista cattolico.
    Oggi però svolge un ruolo, inconsapevole, ma oggettivo, di «katechon» («colui che trattiene l'Anticristo»); se cade, anche
    per motivi anagrafici (compirà 70 anni a settembre del 2006) la sinistra si sarà sbarazzata, forse per sempre, dell'unico ostacolo serio che ha incontrato dal dopoguerra e che le ha impedito di creare un regime.
    Come ricordiamo, un complotto dei giudici di «Mani pulite» e soprattutto di Di Pietro-Mercedes, distrusse, con motivazioni risibili, tutti i partiti esistenti (finanziamento illecito; e le migliaia di miliardi elargiti dall'URSS e dalle varie lobby al PCI, ora DS, e alle COOP?); gli stessi giudici, con alla testa Di Pietro-Mercedes, chiusero le «indagini» davanti al PCI, ora DS.
    Sembrava ineludibile la conquista del potere da parte delle sinistre - così come era avvenuto in tutti i Paesi ex comunisti, dove erano andati al potere gli ex comunisti dopo avere cambiato solo il nome - ed ecco venir fuori una variabile non prevista, Berlusconi, che ormai da quasi 15 anni contrasta questo progetto.



    Presumo che qualcuno si risentirà perché sono stati considerati ostacoli non seri la DC o il MSI.
    Per quanto riguarda il MSI, ora Alleanza Nazionale, pur con buoni orientamenti dottrinari, più di tanto non riuscì ad incidere a causa della drammatica epurazione fisica, qualitativa e quantitativa, subìta nell'immediato dopoguerra; con la morte di Michelini nel 1969, inoltre, uno sbandamento ideologico e morale ha portato buona parte di quel mondo su posizioni rivoluzionarie ed anticattoliche.
    La DC, erede diretta del Partito Popolare, a sua volta filiazione della setta modernista cattolica (tra l'altro costoro giudicavano
    la Rivoluzione Francese - nella realtà profondamente anticristiana - come una manifestazione del Vangelo nella storia e attribuivano al concetto di «democrazia» un valore assoluto) fu quanto di più di più antitetico al progetto di selezione di una classe dirigente cattolica da parte di Pio XII, che infatti ostacolò per tutto il suo Pontificato De Gasperi e la Democrazia Cristiana.
    Il Papa si trovò infatti una DC, partito laico e «aconfessionale», che egemonizzava politicamente il mondo cattolico.
    De Gasperi e Dossetti subirono a malincuore l'estromissione della Sinistra dal Governo, nel 1947, ma rimaneva fermo in De Gasperi il progetto di «laicizzare» e «democratizzare» il Paese.
    Con il «partito cattolico» al Governo si ebbero infatti:
    - una disastrosa Riforma Agraria, che sconvolse la fisionomia rurale dell'Italia;
    - la conquista, da parte della Sinistra, dei principali gangli della società italiana: giornali, radio, televisione, cinema, case editrici, scuole, università, magistratura, burocrazie statali (soprattutto alte burocrazie) …;
    - l'istituzione della scuola media unificata, primo passo dello scardinamento della scuola;
    - la legge sul divorzio;
    - il nuovo diritto di famiglia;
    - la legge sull'aborto (oltre 6 milioni di bambini assassinati in Italia da quando è entrata in vigore) a firma di Andreotti, tanto caro a CL;
    - il nuovo Concordato, che sanciva la laicità dello Stato;
    - la liberalizzazione delle droghe;
    Non a caso Gramsci scrisse che «la costituzione del Partito Popolare equivale, per importanza, alla Riforma protestante».



    In pochi mesi Berlusconi compattò un'area antagonista alla sinistra come era riuscito a fare solo Mussolini e come non riuscirà a fare più nessuno chissà per quanti anni; per questo non ci sembra esagerato il termine «katechon».
    Venisse meno Berlusconi - non a caso demonizzato come raramente è accaduto a qualsiasi uomo politico, in quanto giustamente
    identificato come unico ostacolo tra la Sinistra e il potere - chi potrebbe sostituirlo?
    Il miracolato (da Berlusconi) ed irriconoscente Fini, strappato ad un sicuro avvenire di venditore di auto dall'ingresso in campo
    di Berlusconi? La sua uscita di scena provocherebbe grande cordoglio, soprattutto a Tel Aviv.
    O la sua «classe dirigente», anch'essa miracolata (ed irriconoscente) strappata ad un sicuro avvenire chi di rappresentante
    di biancheria intima, chi di gestore di night club, chi di impiegato del catasto, chi di salumiere, chi di bancarelliere di frutta e verdura, chi di tenutaria di un bordello? (con tutto il rispetto per le menzionate categorie).
    O Casini, le cui sentenze («un'idea diversa», «la casa come diritto per tutti», «più sostegno alla famiglia», «più tutela per i consumatori»,«una politica più responsabile», etc.) fanno una concorrenza spietata ai vecchi cartigli dei Baci Perugina?
    O i leghisti (a parte Castelli, rivelatosi un grande ministro della Giustizia) che ossessivamente rimangono abbarbicati ad una idiozia come il federalismo, senza rendersi conto che il più forte ostacolo al «nuovo ordine mondiale», che dicono di avversare, è rappresentato dagli Stati nazionali, che possono contrastare la libera circolazione di persone, finanza, merci, obiettivo primario dei mondialisti?
    Come non comprendere la contraddizione nell'idea di avvicinare lo Stato, che andrebbe semmai allontanato, ai cittadini, moltiplicando per 5 (Stato, Regione, Provincia, Comune, Consiglio di zona) una già odiosa, per inefficienza e costi, e persecutoria, burocrazia?
    Per chi, per esempio, vive a Milano è meglio che «Roma» stia a Roma o sotto casa?



    Prodi è un rottame del passato, è il vecchio regime che viene restaurato; nel 1978 era ministro dell'Industria (governo Andreotti),
    dal 1982 al 1989, sponsor De «Mida» dirigeva l'IRI, (amministrato poi anche nel 1993-1994, sponsor Ciampi); non scordiamoci che stava «regalando» lo SME a De Benedetti: dopo aver detto no alla Heinz, no a Barilla («lo SME è la perla del gruppo, non si vende») all'improvviso vende il 64% (quindi il controllo) della società a De Benedetti per 497 miliardi pagabili a rate; lo SME fatturava allora 2.800 miliardi, aveva 80 miliardi di liquidità, non c'era stata nessuna perizia per valutarlo; come non bastasse Prodi concede a De Benedetti, per facilitare l'acquisto, anche un prestito di 30 miliardi al tasso del 5% (quando l'inflazione era al 15%); quindi 497 meno 80 (la liquidità) meno 30 (il prestito) fa 387 miliardi.
    Craxi bloccò l'operazione.
    E la privatizzazione del Credito Italiano affidata alla Goldman Sachs, di cui Prodi era stato consulente?
    E la privatizzazione dell'Olio Bertolli affidata all'Unilever, di cui Prodi era stato consulente?
    E il regalo dell'Alfa Romeo ad Agnelli, che iniziò a pagare 7 anni dopo?
    Nel «Paese normale» di dalemiana memoria Prodi sarebbe finito in galera.



    Anche per l'Ulivo lo scontro è epocale; la vastissima clientela di nullafacenti (si calcola in circa 5 milioni di persone) abituata,
    dal dopoguerra a vivere alle spalle di chi lavora veramente [parte dei dipendenti pubblici, alti dirigenti delle istituzioni, sindacalisti,
    imprenditori (la prima fila di Confindustria e imprenditori che vivono di sussidi e «favori» statali) funzionari di partito, «artisti»
    di regime (attori, cantanti, registi, produttori, etc.)] non può reggere altri 5 anni di opposizione, pena il doversi trovare un lavoro.
    E' scontato dire che Prodi pensa che la società sia al servizio dello Stato mentre Berlusconi pensa che lo Stato sia al servizio
    della società.
    Chi ha governato ininterrottamente dal 1945 al 2001 creando la mostruosità del debito pubblico?
    Forse Berlusconi?
    E' accusato di non aver diminuito il debito pubblico: doveva licenziare milioni di statali?
    Con Prodi riprenderà la persecuzione fiscale, i Centri Sociali tenuti a bada negli ultimi tempi per motivi elettorali, imperverseranno con le loro violenze, la creazione della società multirazziale non avrà più nessun freno anche perché fa comodo ai partiti di sinistra, che sperano così di trovare nuovi aderenti, ai sindacati per lo stesso motivo, agli sfruttatori del lavoro nero, ai maniaci sessuali, alla delinquenza organizzata.
    A parte questi ragioni utilitaristiche sullo sfondo c'è il progetto mondialista di distruzione della religione, della tradizione, della cultura,dell'etnia del nostro Paese e dell'Europa.



    Il governo Berlusconi ha fatto anche grandi riforme: non stiamo qui a riassumerle (contro la disinformazione è però importante avere il buon senso di leggersi nel sito PdL - Il Popolo della Libertà il capitolo grandi riforme); ricordiamoci tra tutte quella della legittima difesa; prima un delinquente poteva entrare in casa, rubare, usare violenza fisica; reagendo andava nei guai l'aggredito e il giudice dava una medaglia con encomio all'aggressore.
    Se Dio avrà pietà dell'Italia e Berlusconi riuscirà a rivincere si spera che questa volta trovi la forza di fare la «rivoluzione» per la quale ebbe il mandato nel 2001 e cioè di ridurre drasticamente il potere della presidenza della repubblica, delle grandi burocrazie dello Stato, della Banca d'Italia, della Corte Costituzionale, di epurare magistratura, Polizia, Carabinieri, Servizi Segreti, di tutti gli elementi sovversivi ed antiitaliani deliberatamente infiltrati in questi anni; trovi il coraggio di ripulire il suo partito colonizzato dagli antiberlusconiani, così come sono colonizzati i suoi network (le televisioni, la stampa quotidiana e periodica, le case editrici).
    Come non comprendere la relazione tra l'operato dei vari Ferrara, Mentana, Rossella, Costanzo, De Filippi, Cecchi Paone, Platinette e l'incremento del voto per l'Ulivo?
    Come non comprendere la devastazione morale provocata nei giovani dalle sue televisioni?
    Se il sogno di molti ragazzi e ragazze è quello di diventare un Costantino o una velina quale società, quali famiglie si formeranno
    con simili tipi umani?
    Volete essere governati dalla Bonino,dalla Rosy Bindi, da Fassino , D'Alema, Visco, Violante, Diliberto, Cossutta, Bertinotti, Luxuria, Castagnetti, Caruso, Di Pietro-Mercedes, Pecoraro Scanio, etc?
    Contenti voi!
    Non è vero che Prodi sarà ostaggio di questa gente: lui è il peggiore di tutti.

    EFFEDIEFFE Giornale on-line - Direttore Maurizio Blondet

  3. #3
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    Predefinito Rif: Quo vadis, Berlusconi?

    il primo articolo devo dire che mi ha fatto bollire il sangue (pur non essendo io berlusconiano).
    Si capisce subito che è scritto dal solito imbecille rottame ideologico di sinistra, si capisce dal solito tono di superiorità, di disprezzo verso il nemico politico in perfetto stile marxista denigrando usando nomignoli, vomitando le solite accuse di fascismo, esprimendo il solito anticattolicesimo, la solita tiritera che l'avversario esprime il degrado umano del popolo.
    Si capisce subito dal fatto che non ha parlato un secondo di politica ma tutto l'articolo è fatto solo per indurre il lettore alle equazioni: berlusconi = criminale - berlusconi = fascismo (la solita retorica contro chiunque di centrodestra o avverso ai poteri di sinistra).
    E tutto questo, ovviamente, detto da uno che si presenta come paladino della democrazia. Strano però che un paladino della democrazia tende a dipingere l'avversario politico come un criminale indegno. Caratteristica di un paladino della democrazia dovrebbe essere quella di avere un atteggiamento di riconoscimento dell'avversario politico e di concentrarsi su provvedimenti politici concreti. Ormai però ci si è fatto il callo, prima era la DC il mostro mafiofascista, poi il Psi, poi il Pdl e poi l'Udeur, sono tutti mostri criminal-mafio-fascisti questi nemici della sinistra, che coincidenza!
    io a leggere questi articoli mi vien voglia di fondare un culto adorativo al berlusca e di celebrarlo come nuovo Fuhrer, lo ribadisco, non sono certo berlusconiano.
    solo un cieco non può vedere come in Italia, se davvero c'è una dittatura mafiosa, questa è data dal potere che la sinistra si è costruita negli anni nella stampa, nei centri di potere, nella magistratura, nei sindacati, nella scuola, nella RAI, nell'editoria e come sistematicamente, sempre in nome "della democrazia", questo apparato para-mafioso assicura ai propri soldati di andare avanti e blocca tutti gli altri.
    berlusconi è ne più ne meno un uomo di centrodestra che cerca di attuare delle timide riforme ultra-necessarie all'Italia, che è stato eletto dal popolo e deve arrivare a fine legislatura. Un uomo che ogni giorno ha da combattere, come chiunque altro non-di-sinistra andato al governo in Italia, contro attacchi giudiziari, attentati fisici, ben coordinati attacchi della stampa, scioperi ben coordinati dai soliti gruppi, tutto con l'obiettivo di buttare giu il "nemico" ala faccia della sovranità popolare che lo ha eletto.
    la sinistra è veramente il cancro dell'Occidente e come sono sicuro di questo sono anche sicuro che bisogna reagire con estrema durezza a tutte le gittate di merda che lanciano i kogliokompagni.
    bisogna costringerli a parlare solo di politica e ogni volta che svicolano con le loro cazzate sulla mafia e sul fascismo bisogna sputargli in faccia e offenderli di brutto.
    Ultima modifica di Odissea; 10-02-10 alle 00:29

  4. #4
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    Predefinito Rif: Quo vadis, Berlusconi?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio

    Cos’ha fatto l’Italia oggi per meritarsi questo, come in passato il fascismo degli anni venti? Senza dubbio nella gestazione delle difficoltà dell’ultimo secolo contano le malformazioni territoriali dello Stato ad opera del Risorgimento, la tardiva modernizzazione, l’interferenza costante di una Chiesa abituata ad un’egemonia secolare, il decisivo trauma causato dall’intervento nella Grande Guerra e dal fatto che la crisi organica di quel dopoguerra e della Prima Repubblica non sfociarono in una trasformazione organica di stampo progressista ma, al contrario, diedero luogo a soluzioni conservatrici, dal taglio autoritario e intrise di corruzione.

    .
    Intrise di corruzione sicuramente, conservatrici forse, dal taglio autoritario in quale dimensione?Se c'è un paese dove ognuno può fare veramente quel cazzo che vuole, questo è l'Iddddaglia.

    PADANIA LIBERA
    Ultima modifica di Martesano; 10-02-10 alle 00:29

  5. #5
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    Predefinito Rif: Quo vadis, Berlusconi?

    Citazione Originariamente Scritto da Martesano Visualizza Messaggio
    Intrise di corruzione sicuramente, conservatrici forse, dal taglio autoritario in quale dimensione?Se c'è un paese dove ognuno può fare veramente quel cazzo che vuole, questo è l'Iddddaglia.

    PADANIA LIBERA
    Questo non è il muro del pianto come gessate non è un'isola felice della padagna:sofico:
    "chi è sicuro del valore della propria causa non sente il bisogno della sua vittoria: il valore della causa ne segna già il trionfo"

  6. #6
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    Predefinito Rif: Quo vadis, Berlusconi?

    Non approvo le critiche cieche a Berlusconi né tantomeno Berlusconi ma sono d'accordo sul fatto che i sinistrorsi siano i soliti sterili piangnoni di sempre.
    Una cosa però mi offende profondamente e palesa l'ignoranza di questi personaggi: il continuo parallelismo tra Berlusconi ed il Duce.
    Qualcuno ha mai paragonato d'alema a Stalin?

    Memento Audere Semper

  7. #7
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    Predefinito Rif: Quo vadis, Berlusconi?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    ‘Quo vadis’, Berlusconi?
    Ma quanto li schifo gli spagnoli con il loro antifascismo d'accatto...

  8. #8
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    Predefinito Rif: Quo vadis, Berlusconi?

    Comunque De Fina fa un'osservazione sui leghisti su cui qualcuno dovrebbe riflettere...

  9. #9
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    Predefinito Rif: Quo vadis, Berlusconi?

    la spagna è un paesino di merda che conta zero

 

 

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