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di Ilaria Zaffino
Un week-end lungo tra le montagne del Tarvisiano, per gustare i migliori vini della regione nella rassegna "Ein Prosit in Tarvis", assaporare pietanze tipiche raffinate come l'arrosto di cerva ripieno di verdure o le fettuccine del Krampus e approfittare dell'occasione per la prima sciata dell'anno. Ma anche i fare un salto ai tanti mercatini di Natale che per tutto il mese di dicembre colorano con la loro magia i borghi del Friuli Venezia Giulia, fra Austria e Slovenia. Oppure visitare una delle mostre che da Trieste a Udine e Pordenone si svolgono in questo periodo nella regione. Tante sono le occasioni per fare tappa in Friuli nel mese di dicembre.
Parte da Villa Santina, a pochi minuti da Tolmezzo (Udine), il viaggio fra le bancarelle dell'Avvento. A Ravascletto i mercatini di Natale proseguono per tutto il mese di dicembre. Mentre a Sauris, il comune più alto del Friuli Venezia Giulia, a oltre 1.400 metri di altitudine, dall'8 al 10 dicembre sulle bancarelle si possono trovare giocattoli in legno, ma anche dolci, miele, conserve, sciroppi, prodotti tipici e oggetti di artigianato locale. Il 17 dicembre ad Arta Terme rivive invece l'antica tradizione del Mercatino di Santa Lucia, con musica e danze tradizionali. Ancora tra le montagne, tra le Alpi Giulie del Tarvisiano, il 2 e 3 dicembre il mercatino natalizio fa tappa anche a Malborghetto, dalle ore 10 alle 20. A Tarvisio tocca invece dal 4 al 10 e dal 21 al 24 dicembre, mentre a Gemona l'appuntamento è sempre per l' 8 dicembre, con la terza Fiera Mercato di Santa Lucia.
Passiamo quindi a Trieste, dove c'è la Fiera di San Nicolò (il vecchio santo con la lunga barba bianca che porta i doni ai bambini buoni la notte del 6 dicembre), ad animare il centro dal 4 all'8 dicembre. Ricco di attrattive è anche il mercatino di Udine che, con le sue bancarelle ricolme di oggetti di artigianato e di prodotti tipici dell' eno-gastronomia locale, rallegra piazza Duomo dall'8 al 24 dicembre. A Pordenone il principale mercatino di Natale si tiene, invece, il 17 dicembre e rappresenta l'edizione speciale del mercatino dell'antiquariato che si svolge ogni ultima domenica del mese in centro storico. Altri appuntamenti da non perdere in regione sono, infine, Aquileia d'inverno, il caratteristico e tradizionale mercatino dell'artigianato di Aquileia che si tiene l' 8 dicembre, e Dolce Natale, il mercatino di Spilimbergo, nel pordenonese, che l'8 dicembre si anima con i colori e sapori che preludono al Natale per una giornata tutta dedicata al dolce (info 800.016044).
Ma la tradizione è di casa in Friuli anche il 5 dicembre, quando scendono dai boschi della Val Canale nelle strade di Tarvisio e dei paesi vicini i Krampus: presenze mitiche dal volto coperto da maschere grottesche e paurose che scortano il calesse di San Nicolò per premiare i bambini buoni con i dolciumi e infliggere castighi a quelli cattivi. Così la sera del 5 dicembre, quando comincia a farsi buio, il bosco che avvolge il paese si anima di queste terrificanti presenze infernali: le fiaccole illuminano la montagna durante la discesa dei Krampus e quando il corteo arriva a valle viene acceso un grande falò.
Sempre nel Tarvisiano, ambiente naturale tra i più belli e selvaggi dell'arco alpino, la Foresta dei violini, 23 mila ettari, si appresta a celebrare nel 2007 i mille anni dalla sua nascita con un ricco programma di manifestazioni: conferenze, convegni specialistici, presentazioni di libri, mostre tematiche, concorsi letterari e fotografici. A cavallo tra le Alpi Carniche e il gruppo settentrionale delle Alpi Giulie, in provincia di Udine, la Foresta si presenta ancora in tutta la sua integrità. In particolare, da ammirare gli abeti rossi per i quali la foresta è rinomata e il cui legno è ricercato per la realizzazione di strumenti musicali. Mentre l' animale che più caratterizza l'habitat è il gallo cedrone. Le prime notizie storiche della Foresta risalgono al 1007, nel 1759 venne acquistata dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria per essere annessa dopo la Prima guerra mondiale al territorio italiano. Oltre ai numerosi sentieri, sono presenti nel territorio anche impianti sciistici, fortificazioni, per lo più scavate all' interno delle montagne, che testimoniano gli avvenimenti della Prima guerra mondiale (di cui la zona è stata teatro) e il Santuario della Madonna del Lussari, a cui si accede tramite una funivia (info 0428/2135).
Il dramma della Grande guerra può essere ripercorso anche lungo i sentieri, le trincee, i rifugi, i ricoveri e i 'santuari della memoria' di Passo Limo, Monte Piana e Passo Monte Carnico, trasformati in un museo all'aperto. Trecento chilometri da percorrere in un itinerario che conserva cimeli bellici italiani e austriaci, oltre a un migliaio di documenti e immagini fotografiche che ricostruiscono la cronologia del fronte denominato 'La zona del Carso'. Il sentiero della memoria parte dal passo di Monte Croce Carnico, custode silenzioso di ricordi del fronte italiano, per salire su un pendio roccioso che porta lungo il versante occidentale del Pal Piccolo, dove iniziano le prime fortificazioni del fronte austriaco, fino alla grande trincea situata sulla sommità del 'Naso delle mitragliatrici'. All'interno delle trincee sono visitabili punti di osservazione, ricoveri con i resti del legno e del cartone catramato delle coperture, postazioni di artiglieria, e ciò che resta dell' organizzazione (teleferiche, linee elettriche, cucine da campo). A volte i resti sono suole o pezzi di ferro appartenuti a fibbie e cinture o, ancora, filo spinato ormai arrugginito dagli anni, muti testimoni di tante vite interrotte su queste cime.
Sette chilometri di percorso pianeggiante, da fare a piedi a cavallo o in bicicletta: dalla Val Cavanata, più di 300 ettari, interrotti da canali e isolotti, in cui vivono circa trecento specie d'uccelli, sino a Punta Sdobba, alla foce del fiume Isonzo, dove i cormorani sono ospiti fissi. Si tratta di un itinerario a cavallo tra la Riserva Naturale della Val Cavanata e la Riserva Naturale delle Foci dell'Isonzo che allo sport permette di abbinare anche il "bird-watching", l'osservazione degli uccelli che qui nidificano regolarmente e, tra i quali, vanno segnalati anche ospiti inconsueti come i fenicotteri, le cicogne e i pellicani. Il percorso parte dall'Oasi della Val Cavanata: seguendo una strada bianca, si possono apprezzare gli specchi d'acqua salmastra, che costituiscono la Valle. Proseguendo è possibile salire sull' argine del fiume per dare uno sguardo al panorama sul Golfo di Trieste: nelle giornate limpide si riesce a vedere persino la costa istriana (info 0431/88272; 0432/998133).
Un insolito itinerario alla scoperta di Trieste è, invece, quello che ci svela la città mitteleuropea attraverso i suoi caffè in stile viennese, tra una tazza di the o caffè appunto, discutendo di letteratura, arte, politica o economia, seduti allo stesso tavolo in cui si accomodavano James Joyce, Italo Svevo e Umberto Saba. La Trieste dei primi del Novecento rivive, ad esempio, tra i tavoli del Caffè San Marco, aperto nel 1914 come luogo di ritrovo di lettori di quotidiani e laboratorio - all'epoca della Prima Guerra Mondiale - per la preparazione di passaporti falsi, che sarebbero serviti ai patrioti antiaustriaci per scappare in Italia. Gli interni ripropongono la tipica atmosfera del caffè viennese: il bancone di legno intarsiato, i nudi dipinti sui medaglioni alle pareti, il ripetersi ossessivo delle foglie di caffè nelle decorazioni, i tavolini di marmo con la gamba di ghisa, le specchiere e gli affreschi originali. Proseguendo con l' ideale itinerario tra Caffè storici, in pieno Borgo Teresiano, incontriamo l'insegna del Caffè Stella Polare, accanto all'elegante chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione. Nato come tipico locale austro-ungarico, con le classiche decorazioni di stucchi e specchi in parte ancora presenti, il locale è stato per anni rifugio di negozianti e intellettuali sia triestini che stranieri. Proseguendo verso Piazza della Borsa, attraversiamo la galleria Tergesteo, in cui ha sede il Caffè omonimo a cui Saba dedicò una lirica raccolta nel suo Canzoniere. Attraversando la galleria usciamo di fronte allo storico Teatro lirico dedicato a Giuseppe Verdi, a pochi metri dal Caffè Tergesteo. E a pochi minuti di distanza ecco un altro storico caffè di Trieste, quello degli Specchi, affacciato su piazza dell'Unità d'Italia, a due passi dal mare e di fronte alle Alpi che si profilano all'orizzonte.
Rimanendo a Trieste è possibile visitare la mostra "I Giganti del Passato" che espone le ricostruzioni di dinosauri e rettili preistorici: dalle enormi fauci del Giganotosaurus Carolinii, il dinosauro carnivoro più grande mai esistito sul pianeta, alla perfetta ricostruzione dell'Orso Speleo, antico abitante delle caverne carsiche. La mostra è anche l’occasione per visitare lo Speleovivarium, un ambiente che riproduce fedelmente il clima di una grotta carsica e ospita in una serie di acquari e terrari vari esemplari di flora, anfibi, pesci, crostacei e insetti provenienti sia dall'area carsica sia da ambienti ipogei extraeuropei (info 040823859; 040306770).
Da Trieste a Udine, l’arte e la cultura dei Piceni sono in mostra al Castello fino al 6 gennaio. Si chiama "Piceni&Europa", l'esposizione che fa il punto sulle relazioni intercorse tra le due sponde dell'Adriatico nell'età del ferro. L'alta qualità e originalità dell'arte picena, le iscrizioni che segnano l'inizio della storia nelle Marche, gli eccezionali corredi di armi e di ornamenti femminili, ci portano a considerare i Piceni il corrispettivo degli Etruschi sul versante adriatico (info 0432-271591).
Un viaggio nella memoria alla scoperta della Carnia visitando il museo delle Arti Popolari allestito nelle sale del secentesco Palazzo Campeis, nel centro storico di Tolmezzo (Udine), che il 3 dicembre apre gratuitamente le porte ai visitatori. Attraverso le sue 30 stanze l'esposizione ripercorre tutti gli aspetti della vita e delle tradizioni della Carnia, coprendo l'arco di tempo che va dal XIV al XIX secolo. La mostra consente di fare una passeggiata attraverso la quotidianità di questa terra, con la ricostruzione fedele degli ambienti: la stanza della cucina, la camera, il tinello, la bottega del battirame-ottonaio, del falegname. Tra le sezioni dedicate a temi specifici c'è quella sui ferri battuti, sugli attrezzi della vita agricola e pastorale o sui costumi popolari, le maschere, la tessitura e la filatura, i pizzi e i ricami, le ceramiche e i "bronzins" tipicamente carnici, le pentole di bronzo a tre piedi (info 0433/43233).
Si snoda tra Udine e Pordenone, nell'anno dedicato ad Afro Basaldella, la mostra intitolata appunto Afro&Italia-America. Incontri e Confronti. La prima sezione, allestita nella Chiesa di S. Francesco a Udine, è dedicata agli incontri e confronti con l'arte in America, con la quale Afro ebbe relazioni continue dal 1950 fino alla morte. Contemporaneamente, la sezione di Pordenone, allestita in due sedi, la Galleria di Arte Moderna e il Museo Civico, ripercorre l'itinerario italiano di Afro dagli inizi degli anni Trenta. Accompagnano i dipinti di Afro, le opere degli artisti più rappresentativi dell'espressionismo astratto newyorkese e dell'arte italiana del Novecento, da Dorazio a Guttuso, da Burri a Vedova. La mostra è arricchita da foto, filmati d'epoca inediti, disegni e corrispondenza privata, che documentano le frequenti collaborazioni artistiche, gli incontri eccellenti e gli stretti rapporti di amicizia che hanno legato Afro ad alcuni protagonisti assoluti sulla scena internazionale della ricerca artistica del Novecento.
E per finire un viaggio attraverso i piatti della tradizione che racconta la storia di Raveo, piccolo borgo in provincia di Udine. Ritorna "Sapori di Carnia": lungo i caratteristici cortili e nelle stradine del borgo, domenica 10 dicembre si potranno gustare i piatti tipici preparati dalle cuoche del paese secondo antiche ricette gelosamente custodite e tramandate, oltre a marmellate pregiate, salumi e formaggi, dolci e distillati. All'ingresso del paese giovani donne, con indosso il tradizionale costume carnico, accoglieranno i visitatori con il tipico saluto "Bondì, benvegnus, bentornas", offrendo crostini a base di marmellate locali, accompagnati da burro o ricotta fresca, oppure con miele abbinato al formadi frant e un bicchiere di succo di mela. E tra corti e stradine si svolge un mercatino in cui si possono trovare marmellate, come quella di olivello spinoso prodotta a Raveo, mele, sidro e succo di mela, miele tra i quali spicca come novità quello prezioso ottenuto dai fiori di rododendro di Sauris. E poi salumi affumicati, formaggi vaccini e caprini, formadi frant e salat, radicchio di montagna, asparagi di bosco e tarassaco, tutti prodotti conservati sott' olio, senza dimenticare i distillati e le grappe (pregiata quella di radicchio di montagna).
Il percorso gastronomico inizia dal Borc da Vedue (Borgo della Vedova), dove sin dal mattino viene proposta la colazione della nonna con la possibilità di gustare "polente e brume" (polentina tenera accompagnata dalla panna scremata dal latte munto la sera precedente), "crostes di polente tal lat" (le croste della polenta ammollate nel latte caldo), "lis frìtules di cavoce" (le frittelle di zucca) e tante altre prelibatezze che ricordano i sapori e i profumi di un tempo. A mezzogiorno anche gli altri borghi accoglieranno gli ospiti per far assaggiare i piatti tipici della tradizione carnica: dagli gnocchi con le prugne a quelli di zucca, frico croccante, salame cotto nell'aceto, patate bollite servite con i ciccioli di lardo oppure accompagnate al formadi frant, formadi salat, ricotta affumicata, fagioli saltati in padella con la pancetta, minestrone con i fagioli e per finire il caffé della nonna (info 0433/74040).
Ma fino a febbraio, il maiale torna re in cucina in Friuli con la quarta edizione delle "Tavole del maiale", rassegna gastronomica che riunisce 14 ristoranti di Udine e provincia, con un'infinità di piatti tutti ispirati al maiale. Dagli antipasti, con gli immancabili prodotti della prelibata norcineria regionale (come il prosciutto crudo di San Daniele e quello affumicato di Sauris, i diversi e saporiti salami della Carnia) ai piatti classici della cucina tradizionale friulana a base di carne di maiale, come Brovada e musetto, Bollito misto di maiale con crauti, senape e cren, Toc in Braide con salsiccia, Purcit al Tazzelenghe (maiale marinato nel vino rosso autoctono friulano). Ci saranno anche piatti creati per l'occasione dalla fantasia degli chef, come Patè di maiale con mostarda di zucca, radic di mont e borlotti della Carnia, Strudel di filetto di suino alla mela Seuka e salsa al Refosco, Involtini ripieni alla salsiccia in foglia di verza su rostì di polenta. La manifestazione prevede anche serate a tema, con abbinamenti particolari fra cibi, vini autoctoni friulani, racconti e conversazioni tenute da ospiti che interverranno a sorpresa (info 0432/538749).
(29 novembre 2006)




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