LE CASE DEL FASCIO
in Italia e nelle terre d’Oltremare
a cura di Flavio Mangione e Andrea Soffitta
Archivio Centrale dello Stato 15 novembre - 15 dicembre 2006
Un viaggio nell’architettura italiana tra le due guerre attraverso un’analisi approfondita della tipologia
architettonica più rappresentativa del Partito Nazionale Fascista: le Case del Fascio. Più di undicimila
edifici censiti e documentati. Quattrocento grafici e foto d’epoca esposti, di cui centoventi in originale.
In questa vasta rassegna troviamo progetti inediti dei maggiori professionisti attivi in quel periodo tra i
quali l’architetto comasco Giuseppe Terragni.
Il materiale esposto sarà accompagnato da filmati dell’Istituto Luce e da ricostruzioni virtuali dei più
interessanti progetti studiati. L’evento, realizzato grazie a una intensa opera di ricerca durata circa dieci
anni, si propone come uno dei più importanti lavori di censimento e catalogazione dell’architettura italiana
del periodo fascista a fini di recupero, conservazione e tutela di un patrimonio artistico ormai famoso
a livello internazionale.
COMUNICATO STAMPA
LE CASE DEL FASCIO IN ITALIA E NELLE TERRE D’OLTREMARE
a cura di Flavio Mangione e Andrea Soffitta
ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO
Piazzale degli Archivi 27, Roma Eur
15 novembre - 15 dicembre 2006
L’ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, in collaborazione con il DIPARTIMENTO DI CARATTERI
DELL’ARCHITETTURA, VALUTAZIONE E AMBIENTE dell’Università di Roma LA SAPIENZA e la
REGIONE LAZIO presenta la mostra
Le Case del Fascio in Italia e nelle terre d’Oltremare:
un itinerario grafico e fotografico tra le architetture realizzate in Italia e all’estero dal Partito
Nazionale Fascista; un tema su cui l’Archivio Centrale dello Stato conserva una ricchissima
documentazione largamente inedita.
L’Archivio Centrale dello Stato è attivo già dalla metà degli anni Ottanta nella riscoperta del valore
dell’operazione urbanistica, artistica e culturale avviata dal regime con l’impresa dell’E42, a partire
dalla metà degli anni Trenta, dopo l’esperienza della Mostra della Rivoluzione Fascista, nel 1932.
La mostra “Utopia e scenario del regime”, realizzata dall’Archivio Centrale dello Stato nel 1987 con
la documentazione (piante, disegni, bozzetti) proveniente dagli archivi dell’Ente, resta una pietra
miliare in questa riflessione.
Da quel momento si è avuto l’inizio di un flusso di archivi dei maggiori architetti dell’epoca
verso l’Istituto che conserva la documentazione storica nazionale, un flusso che ne ha fatto
uno dei punti di riferimento obbligati per lo studio dell’architettura dagli anni Trenta fino al
primo dopoguerra. E lunga è ormai la teoria delle iniziative per la valorizzazione di questa
documentazione realizzate in questi anni, destinate a proseguire in futuro, a cominciare da quelle
per il centenario della nascita di Luigi Moretti, nel 2007.
È in questo quadro che s’inserisce la ricerca sulle Case del Fascio di Flavio Mangione, nata anni fa
come tesi di laurea e diventata strada facendo un lavoro esemplare per prospettiva scientifica,
ricchezza della documentazione e uso delle fonti.
Solo a una percentuale ormai minoritaria degli italiani il termine stesso di ‘casa del fascio’ è in grado
di dire qualcosa, così come pochissimi dei tanti che vivono in ex case del fascio o le frequentano
nelle loro attuali destinazioni o ci passano davanti quotidianamente sanno che cosa erano un tempo.
E questa condizione di inconsapevolezza è un sottoprodotto inevitabile della rimozione di cui sopra.
La mostra, a cura di Flavio Mangione e Andrea Soffitta, mette in evidenza, grazie all’esposizione
di un ricco repertorio grafico e fotografico che l’accompagna, come questo tipo di edilizia era
diffuso capillarmente nel nostro paese: chiesa, municipio e Casa del Fascio erano tre presenze
ineludibili di ogni agglomerato secondo una gamma che andava dai grandi edifici dei centri maggiori
a quelli più innovativi delle città di fondazione, fino a quelli piccoli e seriali dei centri rurali.
Altrettanto diversificata la gamma degli operatori incaricati di realizzare queste opere: dai geometri
agli ingegneri agli architetti, spesso anche di grido. Alcuni nomi per tutti: Adalberto Libera,
Saverio Muratori, Ludovico Quaroni, Giuseppe Samonà e Giuseppe Terragni. Ma si potrebbe
continuare.
Basta la cifra di 5.000 Case del Fascio realizzate (con più di 25.000 progetti) nel ventennio per
comprendere come questo elemento architettonico, nelle sue ricorrenze e varianti, costituisse una
costante del panorama del nostro Paese: una costante che le trasformazioni successive, gli adattamenti,
i cambi di destinazione hanno contribuito a mimetizzare nel tessuto urbanistico stratificatosi
poi diversamente nel tempo, ma che la ricerca che qui si presenta contribuisce a far riemergere nella
sua originaria fisionomia e nelle diverse tipologie che si succedettero durante gli anni del regime.
Dietro questo lavoro c’è “una capillare indagine sulle riviste d’epoca e sulle fonti archivistiche
conservate presso l’Archivio Centrale dello Stato”, come ebbe già a scrivere nella presentazione
alla prima edizione del volume del 2003 l’allora sovrintendente, Paola Carucci. Una ricerca che
spazia dalle carte del Partito Nazionale Fascista a quelle dell’Opera Nazionale Combattenti, dalla
Mostra della Rivoluzione Fascista al Ministero dell’Africa Italiana e oltre. Una documentazione
immensa selezionata con cura e rigore scientifico dagli autori.
La mostra è divisa in dieci sezioni:
1) NASCITA ED EVOLUZIONE DELLE CASE DEL FASCIO- DAI ‘COVI’ DELLO SQUADRISMO ALLE PRIME CASE DEL FASCIO
- GERARCHIE, ATTIVITÀ E SERVIZI DELLA CASA DEL FASCIO DI COMBATTIMENTO.
In questa sezione viene ricostruita la storia delle Case del Fascio con particolare attenzione alla struttura organizzativa delle sedi
del PNF. L’indagine pone inoltre l’attenzione sulle prime istanze di natura formale e artistica del Partito Nazionale Fascita in cerca
di un linguaggio architettonico che caratterizzasse la propria “casa”.
2) LE CASE DEL FASCIO NELLA REGIONE LAZIO- CASE LITTORIE E GRUPPI RIONALI NELLA FEDERAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO DI ROMA.
- L’ESPERIENZA ‘PONTINA’
- LE CASE DEL FASCIO DELLE FEDERAZIONI DI RIETI E VITERBO
- LA FEDERAZIONE DI FROSINONE
Le Case del Fascio della Regione Lazio sono state isolate per creare una struttura espositiva itinerante capace, nel tempo, di
raggiungere tutte le regioni italiane. Questa scelta è dovuta principalmente dalla necessità di un’analisi capillare di tutto il patrimonio
architettonico realizzato tra le ‘due guerre’ ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale.
3) LE FEDERAZIONI DEI FASCI DI COMBATTIMENTO
In questa sezione viene esposto un elenco completo delle Sedi Federali, delle Case del Fascio e dei Gruppi Rionali presenti nel
carteggio dell’ufficio tecnico del Direttorio Nazionale diviso in 108 Federazioni. Per le prime 97, appartenenti al territorio italiano,
abbiamo una carta geografica (laddove è stato possibile reperirla) e l’elenco completo delle sedi di partito.
4) MORFOLOGIA DI UN NUOVO ‘TIPO’ EDILIZIO
La sezione mette in evidenza quattro gruppi morfologici in cui sono stati divisi più di 20.000 progetti analizzati.
Questo lavoro permette un’analisi comparativa unica nel suo genere e in grado di confrontare con maggiore efficacia
la ricerca formale e linguistica dei maggiori architetti dell’epoca.
5) LE CASE DEL FASCIO NEI GRANDI CENTRI: LE SEDI FEDERALI
Le Sedi Federali assumevano per gerarchia e forma un ruolo centrale nella caratterizzazione di questa tipologia. Al contrario
delle sedi minori queste goderono di una maggiore disponibilità di fondi che permise l’uso di materiali più pregiati e l’impegno
dei maggiori professionisti. Nonostante la maggiore disponibilità di fondi la loro enorme dimensione condizionò la realizzazione
della Torre Littoria, elemento caratterizzante questa tipologia, che proprio nelle sedi federali è quasi sempre assente.
6) LE CASE DEL FASCIO DI MEDIA GRANDEZZA: LE SEDI DEI FASCI DI COMBATTIMENTO
Le Case del Fascio di media grandezza furono le più diffuse sul territorio perché legate alle realtà comunali. Generalmente si
trattò di Case del Fascio di piccoli centri o di Gruppi Rionali, dove il segretario politico o il fiduciario erano le voci più autorevoli,
anche nei concorsi di progettazione. Bastava quindi che uno di questi fosse incline ad accettare un linguaggio di gusto
moderno, che le possibilità di veder realizzato un progetto senza archi, bugnati e colonne, aumentassero concretamente.
7) LE CASE DEL FASCIO NEI CENTRI RURALI E DI CONFINE
Verso la fine degli anni Trenta il Partito Nazionale Fascista, per intensificare la presenza delle proprie strutture anche nelle aree del
Paese con maggiori difficoltà economiche, s’impegna in un nuovo concorso allo scopo di delineare una Casa del Fascio ‘tipo’ per
i “centri rurali dell’entroterra e di confine”. L’obiettivo principale fu quello di trovare una formula tecnico-progettuale che permettesse
a qualunque centro di realizzare la propria sede, senza ricorrere a forti spese per il progettista e per i materiali.
8) MATERIALI E SISTEMI COSTRUTTIVI
Durante il ventennio fascista furono realizzate circa 5.000 Case del Fascio. I progetti, tra concorsi e incarichi diretti, furono
più di 20.000. Un’occasione importante per moltissimi professionisti sia per mettere in pratica le proprie ricerche progettua-
li, sia per confrontarsi con le nuove tecniche costruttive. Queste ultime, come per le ricerche d’avanguardia nel linguaggio
architettonico, spinsero con energia verso la sperimentazione e l’innovazione.
9) LE CASE DEL FASCIO NELLE CITTÀ DI NUOVA FONDAZIONE
In un arco di tempo che va dal 1928, con l’inaugurazione dei primi nuclei di Mussolinia, fino ai primi anni ’40, con la
costruzione dei borghi rurali in Sicilia, vengono fondate le città nuove del fascismo, dove il palazzo del municipio, la chiesa
e la Casa del Fascio costituiscono il cuore politico, religioso e ideologico. Nella sezione viene riproposto l’interessante
confronto-scontro tra le torri che caratterizzarono queste tre tipologie.
10) LE CASE DEL FASCIO NELLE TERRE D’OLTREMARE
In questa sezione si propone una rassegna dettagliata delle Case del Fascio realizzate nelle ex colonie, presenti in tutte le città
e i villaggi. Queste possono essere divise sostanzialmente in due grandi categorie: la prima comprende gli edifici realizzati nei
centri urbani già esistenti prima dell’occupazione italiana; la seconda invece tutte quelle Case del Fascio appartenenti ai borghi
rurali, sorti principalmente in Tripolitania e Cirenaica, a seguito di una politica d’acquisizione di nuove terre coltivabili.




Rispondi Citando
