Interessante articolo sul Corriere della Sera di oggi (pag 47) ; l' argomento è di quelli che mi coinvolgono emotivamente, ma non è certamente questo il punto : si parla di "egemonia culturale" e se ne espone un aspetto. Lo spunto è preso dall' ultimo (e presumo splendido, come tutti quelli che ha scritto) libro di Giovanni Reale (unanimamente riconosciuto come uno dei massimi conoscitori del pensiero antico) dedicato a quella stagione folgorante del pensiero occidentale che va sotto il nome di "Presocratici". La tesi di Reale è precisa e (credo) argomentata : si parla apertamente di forzature e omissioni 'politiche' nelle precedenti traduzioni, e le parti omesse non conterrebbero oscenità o attacchi a ideee portanti dell' attuale vivere civile ma rappresenterebbero e qui sta il nocciolo della questione il " (..) lato tangibile di una certa manomissione del sapere filosofico operata da molti marxisti che non presentavano talune cose nella effettiva realtà ". Insomma l' esigenza di fornire "mattoni per l' ideologia" prevalse sulla obiettività filologica e scientifica. Ora, come ci si rapporta oggi di fronte a simili comportamenti ? La libertà, è o non è il bene supremo, il bene da non sacrificare su nessun altare, pena la perdizione ? ( K, c'est pour toi )




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