





Vi ringrazio ancora, Outis, Pietro, Rockenrolle. Rimango convinto che certi fraintendimenti siano dovuti al mezzo e che vis-a vis ci sarebbero maggiori possibilità di comprendersi. Peccato poi, che da tali fraintendimenti nascano a volte muri ( e parlo in generale non mi riferisco a nessun episodio specifico) che diventano insormontabili. Di artificiosi muri divisori, che hanno spaccato generazioni animate (nelle loro espressioni migliori naturalmente) dalle medesime istanze di giustizia ce ne sono stati fin troppi ; credo che uno dei compiti dei 'vecchi' sia quello di aiutare i 'giovani' a non ripetere tali errori e parlo naturalmente dei 'vecchi' cui tali errori hanno reso migliori cioè saggi. E qui ce ne sono.




Per riprendere poi l' argomento, sollevandolo nel contempo da polemiche di parte (estendendolo a un piano generale) ci si deve domandare se sia poi così auspicabile l' "intellettuale organico" di gramsciana memoria, intellettuale la cui tipologia a mio avviso legittima la scelta di diversi esponenti della Scuola di Francoforte i quali con Adorno in testa si interrogavano sul rapporto tra 'filosofia' e politica' intendendo con quest' ultima le pratiche di gestione del potere (in altre parole il dominio). E' destino ineluttabile della filosofia restare invischiata nelle pratiche del dominio, e facendolo resta ancora tale ? O perde il suo statuto ?


Non ho letto l'articolo del corriere di cui parli, ma penso che la storia sia verosimile. Non è la prima volta che dei documenti vengano (più o meno consciamente) “manomessi” per fini ideologici. Non è una cosa che hanno fatto solo alcuni marxisti, ma anche molti altri di vedute molto diverse.
Citerei due esempi. Il primo è il dibattito Karl-Charles che ha interessato Francia e Germania alla fine dell’Ottocento per stabilire se Carlo Magno fosse tedesco o francese. In questo caso il confronto geopolitico ed ideologico tra Francia e Germania indusse più di uno storico ad “addomesticare” le fonti storiche per dimostrare l’appartenenza nazionale di Carlo Magno. Il secondo esempio riguarda la diffusione della tesi storiografica secondo cui Annibale sarebbe stato sconfitto a causa degli insufficienti aiuti da parte della madrepatria che si diffuse nella Germania di Weimar. Anche qui è evidente l’allusione al fatto che l’esercito tedesco sarebbe stato sconfitto dal tradimento dei politici e non dell’embargo e dall’incapacità da parte dell’industria tedesca di rifornirlo all’infinito in mancanza di materie prime.
Che dire… sono cose che succedono e riguardano l’uso ideologico che si fa della storia, o meglio le riletture che vengono fatte utilizzando gli strumenti ideologici del presente. Ovviamente sarebbe meglio che queste cose non succedessero, ma io sono convinto che siano aspetti non eliminabili anche se riducibili.
Tanto per cominciare tutti noi abbiamo una nostra componente ideologica inconscia che è fondamentale sia per collocarci socialmente, politicamente e che è fondativa della nostra identità. Per differenza ci è dunque abbastanza facile individuare le ideologie diverse dalle nostre e criticarle, mentre per le nostre è più difficile anche se non impossibile.
La sola soluzione è il dialogo e la razionalità che permette di diventare consci della propria componente ideologica e di discutere quella degli altri.
Riguardo alla filosofia penso che sia necessario distinguere tra pensiero e uso che viene fatto di questo pensiero. Infatti una certa teoria può essere utilizzata come strumento di dominio in una certa congiuntura storica, ma poi se non è dimenticata resta come patrimonio di tutta l’umanità. Io penso allo stoicismo romano che era la filosofia della classe dominante, ma che costituisce ancora oggi un patrimonio di conoscenza e una concezione del mondo interessante. Non è la filosofia ad essere invischiata nelle pratiche di dominio, ma solo l’uso ideologico che si fa di alcune sue parti.
Sull’intellettuale organico, io penso che sia proprio un modello da rifiutare, soprattutto alla luce di quello che sono stati gli intellettuali organici in Italia. La produzione teorica delle scienze sociali o filosofiche deve essere rivolta alla ricerca della verità e a una maggiore comprensione del mondo individuando gli elementi ideologici che sono necessariamente presenti. Gli intellettuali organici invece producono idee e teorie in funzione della loro utilizzabilità da parte del partito e diventano necessariamente nemici della libera ricerca (che metterebbe in crisi la Linea politica) e sono gregari conformisti.


Sono sostanzialmente d' accordo con te ; si tratta di aspetti certamente riducibili ma altrettanto certamente non eliminabili. Resta il fatto che ciò che fa parte dell' ordine 'naturale' delle cose abbia nel novecento raggiunto livelli prima impensabili, resta il fatto che l' utilizzo ideologico del pensiero, se prima era nei fatti, sia stato invece teorizzato e legittimato prima di essere realizzato. Questa mi sembra una differenza sostanziale.


Non mi sembra che nel '900 ci siano state ideologie più diffuse e pregnanti che nei secoli precedenti. Piuttosto e come hai fatto notare anche tu, il '900 si caratterizza per la deliberata costruzione di ideologie veicolate attraverso i media.
Conoscere i meccanismi di formazione e il ruolo dell'ideologia nella società è una conquista estremamente importante. Penso che oggi non ci possa essere un movimento politico serio che possa fare a meno di conoscere ed utilizzare coscientemente questi meccanismi.
Il problema resta quale ideologia, quanta ideologia e quanta analisi e, soprattutto, ideologia per fare che cosa?![]()


Il discorso si fa complesso ; indubbiamente tutte le società in tutti i tempi hanno avuto dei principi fondanti e pregnanti, ma la cosiddetta Weltanschauung è fenomeno eminentemente "moderno" e ancor più l' ideologia la cui formazione come nozione è successiva alla Rivoluzione francese. Il '900 ha portato all' estremo questa tendenza, mettendo la macchina statale con tutti i suoi poteri e i suoi mezzi (anche di coercizione) al servizio dell' ideologia. Mi sembra evidente che questa tendenza stia conoscendo ora il suo estremo opposto, anche se lo stesso 'crollo delle ideologie' o fine delle grandi narrazioni è a mio avviso un' altra ideologia.