Vincenzo Visco, diciamolo, avrebbe fatto la fortuna di Lombroso perché, con la faccia che, avrebbe potuto benissimo essere usato come prova vivente di certe corrispondenze tra aspetto fisico e tendenze sociopatiche.In più, rappresenta alla perfezione quella concezione di Stato e di condizione di libertà vigilata dei singoli che sta agli antipodi dell'idea liberale. Qualcuno ricorderà la sua più fresca performance, cioè l'aggancio al decreto Bersani sulle finte liberalizzazioni in coda al quale introdusse una serie di provvedimenti volti a trasformare le strutture finanziarie del Paese in un capillare Grande Orecchio capace di ascoltare ogni sussurro e di riferirlo agli implacabili gabellieri dell'imperatore.
Lui si difese parlando di trasparenza e rigettando le accuse di voler imporre alla nazione il suo concetto di Grande Fratello ribadendo che chi non abbia nulla da nascondere non dovrebbe sentirsi violato nell'intimo dal voyeurismo dell'Agenzia delle Entrate.
E citò gli Stati Uniti come esempio di Paese nel quale l'occhiuta amministrazione fiscale dello Stato non desta alcuna protesta da parte della cittadinanza.
Poi succede che salga agli onori delle cronache l'attività spionistico-ricreativa condotta da alcune decine di dipendenti del Fisco e allora la necessità di trasparenza e l'approccio finto liberale lasciano il campo al reale pensiero di questo canuto sceriffo di Nottingham innamorato da sempre del modello "sovrano-sudditi".
Infatti, tempo qualche settimana, ed esce l'immancabile provvedimento correttivo volto a tutelare la privacy della congrega degli spiati perché, come ogni liberale sa bene, la vita privata è sacra e nessuno ci dovrebbe ficcare il naso.
Ma, e qui Visco torna se stesso, la garanzia è una garanzia speciale e riservata ispirata al modello della Fattoria degli Animali per cui tutti sono uguali, ma loro sono sempre più uguali degli altri. Così assistiamo alla nascita del registro dei Vips, tra i quali rientreranno sicuramente i politici con l'aggiunta di non meglio precisati personaggi conosciuti.
Il motivo, a detta di Visco, è che la loro privacy vale di più di quella di un normale cittadino e, di conseguenza, deve essere più ringhiosamente tutelata.
Orwell non avrebbe potuto esprimersi con più chiarezza e gli elettori di sinistra centro dovranno pure cominciare a chiedersi se hanno votato questa marmaglia per restaurare la monarchia.
E' perfino inutile demolire le argomentazioni di Visco perché si tratterebbe di confutazioni ovvie: i politici hanno diritto alla privacy come gli altri. Anzi, in materia fiscale, ne avrebbero meno diritto proprio perché, candidandosi a mettere le mani nella cassa comune, il resto della cittadinanza avrebbe più di qualche diritto di sapere se i soggetti in questione siano afflitti dalla non rara malattia professionale che affligge la categoria, cioè una curiosità appiccicosità delle dita a causa della quale molte delle banconote della comunità restano inesorabilmente attaccate alle mani di chi è incaricato di spenderle.
Sul fronte dei rimanenti aspiranti Vips, resta un mistero il criterio che sarà utilizzato per sancire l'appartenenza alla categoria e del tutto inspiegabile il motivo per il quale la privacy della Palmas debba valere di più di quella del sottoscritto, specie considerando che alcuni calendari dimostrano che sull'argomento ci divide una diversissima concezione di tutela dell'intima riservatezza.
Non che manchino gli argomenti per spiegare tanta differenza di approccio, ma resta il fatto che, per come la si giri, mi sembra difficile che Visco possa trovare qualche argomentazione oggettiva che mi convinca che la privacy fiscale della Palmas meriti una tutela maggiore di quella di un qualsiasi altro cittadino.
L'unico vero motivo sta nella ferma volontà di allargare il fosso dei diritti che separa il mondo che conta da quello (il nostro, di sciocchi elettori) che non conta un cazzo e deve pagar tacendo.
Vale a dire, la realizzazione dell'incubo della fattoria degli animali in cui i tre porcellini, in nome della furfantesca uguaglianza tra quadrupedi, trasformano se stessi nei nuovi padroni.
E, personalmente, i tre porcellini non li ho mai potuti soffrire, nemmeno nei fumetti di Walt Disney.
Speriamo che arrivi in fretta il tempo in cui il lupo Ezechiele potrà prendersi la meritata rivincita.
da:http://scheggedivetro.blogosfere.it




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