Robin Hood
23/11/2006
Parliamo del Robin Hood a rovescio, che ruba ai poveri per dare ai ricchi.
I lavoratori a progetto (quelli che si chiamavano CoCoCo) non dovrebbero essere ricchi.
La Finanziaria (articolo 85, comma 3) ha pensato bene di aumentare i contributi INPS di questa categoria: da 17,9 % al 23 %.
La scusa è ovviamente «sociale», di «scoraggiare» questo tipo di contratto, rendendo più conveniente il lavoro a tempo indeterminato.
La probabilità è che scompaiano i contratti a progetto, e non appaiano quelli a tempi indeterminato: più disoccupati di prima.
Ma va aggiunto che il governo non ci crede, visto ha iscritto a bilancio le entrate provenienti dall'aggravio, come se i CoCoCo dovessero restare quanti sono adesso.
L'aggravio vale 1.185 milioni di euro, pari a 2.290 miliardi di lire.
Vero è che l'aumento riguarda tutti «i lavoratori autonomi non iscritti alla gestione separata», categoria che comprende anche gli amministratori d'azienda, che non sono poveri.
Forse Prodi, Padoa & Vampiri sono convinti che i giovani che non troveranno lavoro come CoCoCO diventeranno tutti amministratori d'impresa.
Devo la scoperta al Blog Meno Stato (1), tenuto da uno che sa fare i conti.
Il quale spiega che quei 1.185 milioni in più non sono pochi: rappresentano il 3,2 % del totale della Finanziaria, e il 5,5 % dei tagli della spesa pubblica.
Tagli?
Eh sì: i miliardari di Stato hanno infatti inserito come «risparmi sulla spesa pubblica» queste che sono in realtà maggiori entrate, un nuovo balzello sui contribuenti.
L'esperto blogghista ha calcolato quanto renda l'aggravio generalizzato dei contributi INPS, che colpisce tutti: dai lavoratori dipendenti (720 milioni in più) agli autonomi (1.355 milioni di euro); persino agli apprendisti ci si è attaccati, anche a loro viene risucchiato un miliardo e 86 milioni di euro.
Quanto fa in tutto?
4 miliardi e 200 milioni di maggiori entrate, pari a 8.130 miliardi di lire, che gravano sul lavoro e sul suo costo.
Anche qui, non è poco: è il 12,3 % della finanziaria, e il 21% dei (finti) tagli alla spesa pubblica.
Commento del blogghista: Prodi «da un lato, con la riduzione del cuneo fiscale, dà alle imprese un calo dei costi di 2,5 miliardi di euro; subito dopo però aumenta i contributi INPS di quasi il doppio».
Avanti così, Robin Hood!
Offri con una mano, e con l'altra arraffi il doppio!
Questo sì che si chiama incentivare lo sviluppo, il lavoro, le imprese.
Godete, cittadini: Robin Hood vi raddoppia i contributi INPS, vi aumenta il ticket sanitario, (più 965 milioni di euro), vi succhia 364 milioni di euro in più dall''auto (no, non solo colpiti i Suv, ma tutti i 29 milioni di vetture vecchiotte, tipica tassa regressiva), vi regale l'addizionale IRPEF regionale, eccetera, eccetera.
Tripudiate!
Sviluppatevi!
Diventate competitivi!
Si stupisce il blogghista: lo Stato continua «a cercare di fare sempre più entrate a fronte di spese sempre maggiori», anziché tentate di diminuire le spese, tagliando un po' di enti inutili, di consulenze, di consigli d'amministrazione-fantoccio, di telefonini ai parlamentari…
Lui, che è un piccolo imprenditore, farebbe appunto così.
Ma loro non sono noi.
Loro sono i miliardari di Stato: delle «spese sempre maggiori» i beneficiari sono loro; delle «maggiori entrate» le vittime siamo noi.
E fra questi noi ci sono una decina di milioni che, guadagnando meno di 10 mila euro annui, pagano però le tasse a questi signori da 300 mila euro in su.
Benvenuti nel fantastico mondo di Robin Hood a rovescio.
Un lettore mi scrive preoccupato su questa faccenda del TFR, la liquidazione: cosa vogliono farne? Ma è chiaro: vogliono rubarla.
I mezzi sono complicati, ma il fine ultimo è questo.
Niente più liquidazione, cari lavoratori.
Un altro lettore, bancario, mi spiega che la sua banca ha già approntato un fondo di gestione per la liquidazione che non vi darà più.
Si domanda il lettore: perché la banca, che già detiene l'arbitrio su come impiegare la rilevantissima massa creditizia, dovrebbe accettare di spossessarsi di tale entità?
E si risponde: «Perché la banca ha tutto l'interesse a rendere definitivo il divorzio del lavoratore dai propri soldi e a non pagare più il tasso legale di interesse».
Già: finchè teneva il monte - TFR in cassa, la banca doveva pagare l'interesse legale.
Ora invece, col fondo, lo «investirà» per voi (che non lo avete chiesto) nei cosiddetti «mercati azionari»: niente più interessi, ma partecipazione al profitto, alle plusvalenze, e ovviamente al rischio.
Alla fine, profetizza il lettore, vi dirà: «Purtroppo, la congiuntura è sfavorevole», «Capisce, è un momento di volatilità dei mercati…».
Ciò per farvi capire che i vostri soldi hanno preso il volo.
Senza spese per la banca, anzi con commissioni e vantaggi diversi.
E' l'impero di Robin Hood: rubare a chi lavora per pagare i fancazzisti miliardari di Stato.
Nei giorni scorsi qualcuno, a Palermo, ha esaminato alcune tabelle e poi ha confrontato i numeri della Regione Lombardia e quelli della Regione Sicilia
La Regione Sicilia non sarà il massimo per la povera gente, ma un paradiso di stipendi d'oro per i funzionari regionali.
Il record va a Felice Crosta, direttore generale dell'Azienda per le acque e i rifiuti: solo 120 dipendenti, poca acqua e molti rifiuti, ma Crosta è Felice perché riceve 567 mila euro l'anno, più di 1.500 euro al giorno…
Alla Regione Sicilia, ci sono 2.220 dirigenti.
Non prendono tutti come Felice Crosta, ma si contentano di 162 mila euro l'anno in media. Nell'insieme, costano nove volte più di quanto costino i dirigenti della Lombardia.
Questa ha un dirigenti ogni 60 dipendenti (già troppi), la Sicilia un dirigente ogni sei dipendenti
(e un capoufficio ogni 2).
Dal 2003 al 2005 sono passate da 375 a 539 le «aree» o i «servizi» o le «unità operative» della Regione, un aumento del 43 %.
Su ciascuna area o servizio o unità operativa è seduto un dirigente che percepisce un'indennità gallonata.
I posti più ambiti sono 600.
Chi ce la fa a entrare in un ufficio di gabinetto ed è «in diretta collaborazione» con qualche assessore, è messo in condizione di guadagnare anche il doppio di un pari grado.
«Quei 600 baciati dalla fortuna costano circa 10 milioni di euro alle casse regionali». (2)
Senza contare le pensioni: ai cittadini è stata abolita la pensione di anzianità dopo 35 anni di lavoro, ai dipendenti regionali siciliani è stata concessa la pensione di giovinezza dopo 25 anni.
La Sicilia è il modello del nostro futuro.
Perché non è solo la Sicilia, né solo Cuffaro a rubare ai poveri.
Il lettore-bancario già citato scrive anche: «Ho sentito a radio24 l'istituzione di una Società o Commissione che dovrà avere supervisione sulle aste immobiliari, traendone forti commissioni a carico degli acquirenti in asta, formalmente allo scopo di garantire gli acquirenti (che in realtà sono già ampiamente garantiti per legge, molto più di un normale acquirente di mercato immobiliare), ma in realtà allo scopo di impedire che le aste immobiliari facciano passare di mano immobili a prezzo troppo basso, causando un repentino abbassamento del valore di mercato (diabolica tenaglia tra calo di natalità, crisi di liquidità per aver asciugato stipendi e liquidazioni e mutui coi tassi in forte crescita) mettendo a repentaglio gli investimenti che, notoriamente, lorsignori fanno nel mattone e nell'edilizia in generale».
Insomma ci tolgono anche il triste vantaggio dell'immiserimento, il sinistro beneficio della deflazione e dello scoppio delle bolle speculative: l'abbasssamento dei prezzi, l'addolcirsi del costo della vita.
No, nemmeno questo.
A noi, niente.
Tutto ai Robin Hood.
Maurizio Blondet
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Note
1) http://blog.menostato.it/2006/11/finanziaria_200_1.html
2) Attilio Bolzoni, «Sicilia, il boom degli stipendi d'oro», Repubblica, 23 ottobre 2006.




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