Nelle ultime battute della discussione alla Camera sull'indulto, Leoluca Orlando, di fronte all'ostinata determinazione - da parte delle altre forze dell'Unione - a voler includere nel provvedimento di clemenza reati specificamente ascrivibili all'ambito della criminalità organizzata (voto di scambio mafioso ed estorsione), ad un certo punto si era profuso in una durissima reprimenda nei confronti dei suoi alleati: "Voi approvate una legge salva-Provenzano!".
Sdegnate e reboanti le proteste di ulivisti, comunisti, socialisti, radicali e mastelliani, ad addebitare, a loro volta, al deputato dell'Italia dei Valori d'aver lanciato un'accusa infondata, addirittura parossistica, ai partiti della sua stessa coalizione, destando un clamore pretestuoso e controproducente.
Dalle cronache si apprende che, alla resa dei conti, l'invettiva dell'ex sindaco di Palermo non era poi così distante dal vero, visto che ad essere salvato dall'indulto è stato - se non l'ex capo di Cosa Nostra - almeno suo cognato Paolo Palazzolo (fratello di Saveria Benedetta, compagna di Zi Binnu).
Scarcerato ad agosto, senza che i media nazionali dessero particolare rilievo alla notizia, il congiunto di Provenzano ha potuto beneficiare della miracolosa libertà, meschino, per soli quattro mesi: è stato riarrestato oggi, in esecuzione di una nuova condanna definitiva per associazione mafiosa.
"Del provvedimento di indulto non godranno in alcun modo i mafiosi.", Massimo Brutti, responsabile politiche della giustizia dei DS.
"Era indispensabile approvare l'indulto: bisognava mantenere la promessa fatta.", Anna Finocchiaro, capogruppo Ulivo al Senato.
"Conduciamo con impegno rinnovato una guerra totale contro la mafia.", Marco Minniti, viceministro dell'Interno.
"Nessun mafioso uscirà per l'indulto!", Francesco Forgione, presidente della commissione antimafia.
Nihil Ego Sum





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