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  1. #11
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    "ateismo" e' un termine inventato dai superstiziosi che credono in divinita' improbabili.

    chi vive tranquillamente al riparo di queste mitologie non ha bisogno di un termine per definirsi.

  2. #12
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    Citazione Originariamente Scritto da L'anticristo Visualizza Messaggio
    "ateismo" e' un termine inventato dai superstiziosi che credono in divinita' improbabili.

    chi vive tranquillamente al riparo di queste mitologie non ha bisogno di un termine per definirsi.
    coglione pero' andrebbe bene
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  3. #13
    Baby Pensionato
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    coglione pero' andrebbe bene
    se la realta' vi spaventa cosi' tanto, siete liberissimi di adorare i vostri vitelli d' oro.

  4. #14
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    Citazione Originariamente Scritto da L'anticristo Visualizza Messaggio
    se la realta' vi spaventa cosi' tanto, siete liberissimi di adorare i vostri vitelli d' oro.
    aricoglione.

    la realta' di coloro che non vogliono dibattere in merito ma solo provocare non mi spaventa, mi fa solo ridere.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  5. #15
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    aricoglione.

    la realta' di coloro che non vogliono dibattere in merito ma solo provocare non mi spaventa, mi fa solo ridere.
    la tua intelligenza superiore invece mi sorprende.

    scommetto che sei iscritto al mensa.

  6. #16
    .... .....
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    Per qualcuno il Divino non è un concetto ma un'esperienza..pratica e reale..
    e bisogna sudare per averla..vedesi lo Zen..
    Da noi ogni volta che si parla del Divino bisogna tirare in ballo Divinità..religioni..morali..chiese .. sinagoghe e moschee..
    i Maestri..sono oscuri alla massa..eppure sono l'Essenza della religione..
    cioè..il vivere secondo armonia e seguendo la nostra natura con saggezza..
    E mentre la religione divide..la religiosità unisce..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  7. #17
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    Citazione Originariamente Scritto da :Esther: Visualizza Messaggio
    Francesco Agnoli propone una discussione aperta su scientismo e scienza

    ROMA, mercoledì, 8 aprile 2009 (ZENIT.org).- Si svolgerà a Trento presso l’Istituto Salesiani, il 15 e 16 maggio, il Festival della scienza dal titolo “Scienza sì, scientismo no”.

    Secondo gli organizzatori il grande dibattito di oggi non è quello tra scienza e fede, tra cui non esiste alcun contrasto, quanto quello tra scientismo e scienza.

    I promotori del Festival sostengono che per raggiungere la verità non basta la scienza razionale, e partendo da una concezione umanistica sostengono che è improponibile una scienza che per esistere deve cancellare l’ipotesi del Creatore e la bontà della natura umana.

    Per cercare di capire di più il senso e le finalità di questa iniziativa, ZENIT ha intervistato Francesco Agnoli, professore, giornalista, scrittore e neo presidente dell’associazione “Libertà e persona” (www.libertaepersona.org), che ha organizzato il Festival della scienza.

    Ci sono autori come Piergiorgio Odifreddi, Richard Dawkins e Corrado Augias i quali sostengono che l'ateismo sia una forma superiore di conoscenza e di moralità, una conseguenza logica delle scoperte scientifiche, del progresso tecnico, delle valutazioni storiche sul passato dell'umanità. Quindi secondo costoro c'è una scissione insanabile tra fede e scienza. Lei hai appena pubblicato un libro dal titolo "Perché non possiamo essere atei" (Piemme): ci illustra il contenuto e perchè fede e scienza vanno a braccetto nella ricerca della verità?

    Agnoli: Nel mio libro ho cercato di affrontare proprio queste tematiche, rispondendo ai vari ateologi che oggi vanno di moda, e articolando il lavoro in tre parti. La prima è intitolata L'ateismo alla prova della scienza, e affronta i problemi filosofici e scientifici più scottanti: l'origine del cosmo, l'origine della vita e l'origine della coscienza umana.

    Da un punto di vista razionale e scientifico si dimostra che oggi rimane assolutamente inviolato il mistero intorno a queste origini, e perfettamente razionale l'ipotesi di un Creatore e Legislatore universale, un “divino Architetto”, come avrebbero detto Copernico e Keplero.

    Per fare un esempio, la teoria del Big bang è nata in casa cattolica, e a lungo fu osteggiata proprio perché, come diceva Einstein, assomigliava troppo alla Genesi. Essa certo non ci dimostra l’esistenza di Dio, ma domanda senza dubbio una spiegazione ulteriore, non materialistica: cosa c’era prima del Big bang? Perché esiste il mondo e non il nulla? Il mondo è eterno, o è stato creato?

    Interessantissimo anche il fatto che a tutt’oggi non sappiamo ancora nulla sull’origine della vita. Chiamare in causa il caso o dire che oggi tutto è chiaro, dopo l’esperimento di Miller, è una palese bugia. Ha scritto il più grande genetista contemporaneo, Francis Collins: “Pensare che abbiamo potuto dare una prima fugace occhiata al nostro manuale di istruzioni, finora noto soltanto a Dio, mi fa sentire umile. Provo un grande timore reverenziale….Nessuno scienziato serio oserebbe affermare di avere a portata di mano una spiegazione naturalistica dell'origine della vita”.

    Nella prima parte affronto poi l'evoluzionismo, distinguendo tra ipotesi scientifica, ancora piena di incertezze, e darwinismo ideologico di matrice atea. La seconda parte del libro, “L'ateismo alla prova della storia”, prende in considerazione il Novecento, il “secolo delle idee assassine”, e l'origine atea di nazionalismo, razzismo, comunismo ed eugenetica. Tutte queste aberrazioni sono analizzate storicamente e filosoficamente, rintracciando l’origine comune: il rifiuto di un Dio creatore, e la presunzione dell’uomo di avere esaurito il mistero dell’universo e dell’uomo.

    Affronto poi il tema dei presunti orrori ed errori della Chiesa, dalle crociate all’Inquisizione, con dati, fatti, documenti, sottolineando che a creare le varie leggende nere furono spesso terribili dittatori o comunque uomini nemici della Chiesa per motivi ideologici: cito passi di Marx, Hitler, Mussolini, Himmler, in cui si fa il processo al passato della Chiesa.

    Le loro frasi sono identiche a quelle che si sentono oggi! La terza parte invece analizza l'origine dell'istituzione ospedaliera dal pensiero cristiano, e mette in luce come senza la venuta di Cristo il mondo non avrebbe mai conosciuto il sorgere di ospedali, xenodochi, e mille e mille altre opere di carità verso il prossimo. Prendo infine in esame la degenerazione utopistica di certa medicina, toccando i problemi più scottanti e attuali della bioetica, dalla fecondazione artificiale, alla manipolazione genetica, alla clonazione… non senza proporre un modello di scienza buona anche per l’oggi attraverso il ritratto e il pensiero di grandi scienziati come J. Lejeune, Erwin Chargaff e J. Testart.

    Mi permetto di riportare il giudizio sul mio libro di Giuliano Ferrara, che cattolico non è: "Stanno cercando di dimostrare che l'idea di Dio, causa e scopo del mondo, appartiene all'evoluzione biologica del nostro cervello. Questione di cellule e attività genica, piuttosto che di energia spirituale rivelata nella carità. Il libro di Agnoli è un formidabile antidoto alla sindrome idolatrica".

    Nel libro lei sostiene che la teoria di Darwin è diventata un’ideologia. Ci spiega il perchè?
    Agnoli: Sì, il fatto è che Darwin, come tutti gli uomini, non è stato solo uno scienziato, ma anche un uomo che si è posto le domande fondamentali sull’uomo e su Dio. Il guaio è che in certi momenti della sua vita ha riconosciuto l’impossibilità della scienza sperimentale di dirci alcunché contro l’esistenza di un Creatore, dichiarandosi coerentemente agnostico, mentre in altre occasioni, spinto dal dolore per la morte di una figlia, ha preferito abbracciare un’idea di tipo materialista, più per una ribellione esistenziale che per veri motivazioni razionali.

    Sempre nel libro "Perché non possiamo essere atei” lei illustra le conseguenze del darwinismo nella fondazione dell'eugenismo e nei nuovi campi della manipolazione genetica e della fecondazione artificiale. Può illustrarci queste sue considerazioni?
    Agnoli: Ho cercato di dimostrare che l’evoluzionismo materialistico, assolutamente ideologico e infondato, è molto piaciuto a personaggi come Marx, Lenin, Stalin, il primo Mussolini ecc., che hanno creduto di potersene servire per dare un’aura di scientificità alle loro dottrine.

    Oggi sono i vari Pievani, Dawkins, Veronesi, Zapatero e altri, a servirsi del darwinismo per giustificare il loro ateismo e, di conseguenza, la possibilità di fare ciò che vogliono secondo il detto di Dostevskij: “Se Dio non esiste, tutto è permesso”. Il fatto è che anche il caro cugino di Darwin, Francis Galton, e due suoi figli, hanno tratto dalle forzature filosofiche del famoso naturalista i motivi per giustificare l’eugenetica, e cioè l’idea che l’uomo possa essere trattato come tutti gli altri animali d’allevamento: sterilizzato, ucciso, se malato, o povero, o comunque “inadatto”, o altro ancora.

    Ci sono passi terribili in cui Darwin lamenta il fatto che la medicina, gli ospizi, l’igiene e le vaccinazioni, salvano tante persone che forse sarebbe meglio fossero morte. Dire che in Darwin ci sono passi misogini, classisti, e razzisti, non significa per questo buttare a mare i suoi contributi in campo scientifico. Significa semplicemente ricordare che ci si può rifare a lui, credendo di essere per questo “scientifici”, promuovendo politiche e idee aberranti.

    Non è un caso che coloro che oggi fanno dell’evoluzionismo, erroneamente, la base dell’ateismo, e di conseguenza dell’aborto, della clonazione ecc., tengano ben nascosti i passi di Darwin che oggi chiunque condannerebbe, e che, lo ripeto, ebbero purtroppo una notevole influenza storica, come dichiarano anche Leon Poliakov e Gorge Mosse, i più famosi storici del razzismo. Lo ha scritto anche un famoso scienziato ateo come Edoardo Boncinelli: “...un certo modo di vedere l'evoluzione è stato alla base di alcune delle teorie più aberranti sul presente e sul futuro della specie umana e sulla struttura dell'umanità in razze e strati sociali” (Le forme della vita).

    Fonte
    Agnoli mi piace davvero molto. Ferrara lo definisce piuttosto "barocco", ma è anche un suo grande pregio. Grazie Esther!

  8. #18
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    Francesco Agnoli, ovvero: dell’ignoranza
    dI Giuseppe Regalzi

    Due giorni fa sono usciti contemporaneamente sul Foglio e su Avvenire due articoli di uno stesso autore, Francesco Agnoli, dedicati allo stesso argomento, la teoria dell’evoluzione. Cominciamo dal primo («Scimpanzé pelosi/2», Il Foglio, 14 settembre, 2006, p. 2):

    La lezioncina, apparecchiata dai giornali da un po’ di tempo, è assai facile da imparare: siamo scimpanzé, senza peli (piccola consolazione), col novantotto per cento del Dna in comune con questi simpatici e saltellanti bestioni. Ok. Nel due per cento di Dna dobbiamo dunque metterci l’amore, la libertà, la creatività, il pensiero, la moralità, il linguaggio... Questo due per cento spiegherebbe perché noi, a differenza degli altri, ci siamo evoluti biologicamente, milioni di anni fa, smettendo di arrampicarci sugli alberi e di giocare con le liane, e poi, per non si sa cosa, abbiamo iniziato a evolverci solo culturalmente: non ci sono spuntate le ali, come a certi pesci, ma abbiamo inventato gli aerei; non ci sono cresciute le zanne, ma abbiamo costruito coltelli; non si è allungato il collo, ma abbiamo ideato le scale... Tutto per quel benedetto, mitico, due per cento di Dna! Intanto, però, l’altro novantotto per cento di Dna, come dicevo, non evolve più: nessun uomo che diventi superman, nessuna scimmia che diventi uomo... C’è uno stallo inspiegabile... saranno i tempi cattivi, la chiesa, gli embrioni su cui non si riesce a lavorare in tranquillità...

    Se c’è una cosa molesta, è l’ironia degli ignoranti sulle cose che non hanno capito; e Francesco Agnoli della teoria dell’evoluzione non ha capito praticamente nulla. Naturalmente, siamo tutti ignoranti riguardo a qualcosa, ma in genere non ne diamo pubblico spettacolo – oltretutto facendoci pagare per l’esibizione da un giornale con fondi che sono in non piccola parte pubblici.
    Sorvoliamo sulle cose che Agnoli vorrebbe «mettere» nel «mitico» due per cento di DNA, che sono quasi tutte già presenti in forma più o meno embrionale negli scimpanzè e in altri primati; questo stesso due per cento non «spiega», come crede Agnoli, l’evoluzione biologica dell’uomo, ma ne è casomai il risultato. Inoltre non è affatto vero che gli scimpanzè abbiano smesso di evolversi dopo essersi separati dal ramo che avrebbe dato origine agli esseri umani, tant’è vero che successivamente si sono divisi a loro volta in due specie distinte (lo scimpanzè comune e il bonobo). Quando poi Agnoli afferma che a un certo punto «per non si sa cosa, abbiamo iniziato a evolverci solo culturalmente», compie un doppio errore: primo, perché sembra ignorare la spiegazione più ovvia della preponderanza dell’evoluzione culturale su quella biologica negli esseri umani (che posseggono un cervello più grande, rispetto alla massa corporea, di quello degli altri animali – non è chiaro che funzione attribuisca Agnoli all’organo che anche lui si ritrova tra le orecchie); secondo, perché l’evoluzione culturale dura da 2500000 anni, da quando cioè è apparso il genere Homo, ma quest’ultimo non ha certo cessato da allora la propria evoluzione biologica, assumendo l’attuale forma anatomica solo 200000 anni fa, mentre la sua evoluzione genetica – è notizia di pochi mesi fa, data con risalto dalla stampa mondiale – è proseguita fino in epoca storica, e verosimilmente dura tuttora.
    Agnoli ha per il resto un’idea ingenua e pre-darwiniana dell’evoluzione, che sembra considerare come una forza misteriosa che dall’interno innalzerebbe gli organismi sui gradini superiori della scala dell’essere: solo così si spiega la sua sorpresa per il fatto che non ci sia «nessun uomo che diventi superman, nessuna scimmia che diventi uomo». Abbiamo già visto come gli scimpanzè in realtà si siano evoluti, ma non ci sono in effetti molti dubbi che siano più simili all’antenato comune nostro e loro di quanto lo siamo noi; questo però non desta particolare meraviglia, visto che quel progenitore viveva nello stesso ambiente, la foresta pluviale, in cui vivono gli scimpanzè. L’uomo, invece, ha dovuto adattarsi all’ambiente per lui nuovo delle savane dell’Africa orientale, ed è stato questo a determinarne in primo luogo la differenziazione.

    L’articolo prosegue ancora con una serie di sproloqui sull’origine del linguaggio; ma per non annoiare eccessivamente i lettori di Bioetica, passo al secondo pezzo («Venezia, la “pazza idea” di screditare l’uomo», Avvenire, 14 settembre), che prende spunto dal convegno internazionale sull’evoluzione in programma a Venezia dal 20 al 23 settembre prossimi, organizzato tra gli altri dalla Fondazione Umberto Veronesi. Ed è proprio a proposito di Veronesi che Francesco Agnoli si chiede angosciato: «Perché tanto amore per Darwin, in uno scienziato che non si occupa specificamente di studi biologici?». Ora, uno potrebbe chiedersi a maggior ragione riguardo ad Agnoli: «Perché tanto odio per Darwin, in un professore di italiano e storia all’Istituto Tecnico Grafico parificato “Sacro Cuore” di Trento?», ma lasciamo stare. La risposta che Francesco Agnoli si dà è questa:

    Non è difficile da capire. Il darwinismo, infatti, pur non potendo assolutamente negare un Dio Creatore, né empiricamente né filosoficamente, contribuisce in buona parte a “screditarlo”. E scredita, nello stesso tempo, l’uomo: non più a immagine di Dio, ma delle grandi scimmie. In questo senso il darwinismo è a fondamento di tanti errori e orrori della modernità: del concetto di lotta per la vita (che diviene nazionalismo e superomismo), dell’eugenetica, del liberismo selvaggio, dell’animalismo... Tutta la questione dei diritti umani, a ben vedere, decade, di fronte all’equiparazione tra uomini e animali. Infatti, se veramente fossimo solo scimmie evolute, non solo la sperimentazione sugli uomini (embrioni) diverrebbe lecita, allo stesso modo di quella sugli animali, ma, ad essere coerenti, si dovrebbe finire per giustificare anche il cannibalismo (un altro modo, semplicemente, di mangiare carne...).

    La risposta, più che gettare una luce sinistra sugli intendimenti di Veronesi, la getta su quelli dello stesso Agnoli, il quale a quanto pare non riesce a trovare ragioni sufficienti negli esseri umani, così come appaiono ai suoi occhi, per esentarli dalla vivisezione e fin’anche dal cannibalismo, ma ha bisogno per questo di rappresentarseli creati ad immagine di Dio. Da notare come lo stesso Agnoli deplorasse poco tempo fa, sempre su Avvenire («Siamo uomini o scimmie? In Spagna un’idea c’è», 26 maggio 2006), non che la «questione» dei diritti umani fosse decaduta, ma che al contrario – secondo lui – fosse stata estesa in blocco dal governo spagnolo alle grandi scimmie.
    A conclusione di un breve excursus storico sulla storia dell’idea della discendenza umana dalle scimmie e delle nefandezze che ne sarebbero derivate, Agnoli afferma che lo schiavismo sarebbe stato «avversato, invece, dalla visione biblica, secondo cui gli uomini, creati direttamente da Dio, sono tutti fratelli», ed esclama: «Sono gli orrori che nascono nel momento in cui si nega a Dio il suo ruolo di Creatore, o, quantomeno, all’uomo la sua dignità di creatura spirituale e razionale». Peccato che la schiavitù dei neri fosse in passato quasi uniformemente giustificata sulla base di Genesi 9,20-27, che racconta l’episodio della maledizione lanciata da Noè al figlio Ham (ma applicata un po’ bizzarramente al figlio di questi, Canaan), «Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli!»: l’idea della fratellanza universale aveva, come si vede, alcune complicazioni... (cfr. Stephen R. Haynes, Noah’s Curse: The Biblical Justification of American Slavery, New York, Oxford University Press, 2002).
    Agnoli conclude l’articolo commentando un’affermazione di Veronesi:

    «La vita nasce dal caso e dalla necessità. Mi rendo conto che questo non lascia molto spazio a interpretazioni metafisiche dell’esistenza umana...». Cosa è il caso, e cosa è la necessità? Antiche divinità greche di ritorno? E perché il darwinismo negherebbe, di per sé, la metafisica? Ma soprattutto: come si fa a divinizzare il caso, trasformandolo in forza intelligente, creatrice e ordinatrice, e a scrivere, qualche riga più avanti, che «una forma di intelligenza esiste anche in una singola cellula», al punto che «se la isoliamo e tentiamo di toglierle la vita, la vediamo reagire, difendersi, attivare l’istinto di conservazione del suo Dna, un codice della vita che ha due compiti...». L’“intelligenza”, il “Dna”, e cioè un programma completo e meraviglioso, ordinato e finalizzato, i “compiti” da svolgere, con uno scopo... cosa c’entra tutto questo col caso, cioè col disordine, l’assenza di significato, di intelligenza, di compito?

    È l’eterno equivoco in cui indulgono tutti i creazionisti, che di fronte alla coppia caso e necessità vedono solo il primo, e ignorano la seconda, anche se se ne sta lì, come in questo caso, davanti ai loro occhi. I motori principali dell’evoluzione sono due: la mutazione propone, la selezione dispone. La prima è casuale, la seconda è deterministica. Assieme foggiano gli organismi viventi, fino a dare l’impressione che la natura sia ordinata e finalizzata, il prodotto di una mente e di uno scopo, mentre invece non lo è affatto. Ma molti, che vogliono preservare la propria idea di un cosmo gerarchico e immutabile (per fini che il lettore appena avvertito sarà in grado di decifrare senza bisogno di aiuto), costituito non da fenomeni storici ma da essenze fuori della storia, fanno finta di non capirlo. Alcuni di loro, tuttavia, non lo capiscono davvero; e non voglio far torto all’onestà intellettuale di Francesco Agnoli escludendolo da quest’ultima categoria.

    16 settembre 2006

    http://bioetiche.blogspot.com/2006/0...ignoranza.html
    Concedi alla ragione il privilegio di essere l'ultima pietra di paragone della verità. (Immanuel Kant)

  9. #19
    puttuio!
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    "ateismo" e' un termine inventato dai superstiziosi che credono in divinita' improbabili.

    chi vive tranquillamente al riparo di queste mitologie non ha bisogno di un termine per definirsi.
    Quindi gli UAARINI sono una massa di idioti? onf:
    L'avevo sempre sospettato :mmm::sofico:
    L'imitazione è la più sincera forma di adulazione.(Charles Caleb Colton)

  10. #20
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    Predefinito Riferimento: Perché non possiamo essere atei

    Perché non possiamo essere atei
    Ahahah ormai non siamo neppure più liberi neppure di non credere cmq siete veramente così convinti che dal nostro punto di vista queste vostre considerazioni ci spostano effettivamente qualche cosa ?
    "I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."

 

 
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