Litvinenko: c’entra Putin, o Al Qaeda in Mossad?
Maurizio Blondet
30/11/2006
Leonid Nevzlin era presidente della Yukos prima di rendersi uccel di bosco, inseguito dai giudici russi.
Adesso, pur restando uno degli uomini più ricchi del mondo, è diventato presidente del museo della Diaspora a Tel Aviv, la sua vera patria.
Ovviamente Nevzlin è un nemico di Putin, e non solo per questo è molto amico di Berezovski, l’altro ebreo miliardario e mafioso collegato - dai raggi alfa del polonio, che conducono al suo studio nel ricco quartiere di Belgravia a Londra - all’ex colonnello dell’FSB avvelenato, Litvinenko.
Ebbene: Nevzlin ha la sua rivelazione da fare, in soccorso all’amico messo nei guai dal polonio.
Ha rivelato che «mesi fa» Litvinenko fece un viaggio in Israele a portare documenti segreti sulla Yukos «che potevano danneggiare i capi russi».
Sicchè Nevzlin ritiene che «la morte di Litvinenko sia collegata a queste informazioni».
Anche Debka Files, un’agenzia di informazione e disinformazione del Mossad, interviene il 25 novembre con una sua rivelazione: dice che Litvinenko era «un agente doppio che vendeva segreti a diverse controparti dentro e fuori la Russia, fra cui oligarchi russi che vivono in esilio in occidente».
Segreti «commerciali», per la precisione: l’avvelenato era stato colonnello nella sezione del FSB che «indagava e compiva operazioni speciali contro uomini d’affari».
Poteva mancare, nel polverone, il contributo di Mario Scaramella-Pulcinella?
Il nostro, fattosi intervistare dall’Independent, ha rivelato: «Litvinenko mi ha detto di aver organizzato il contrabbando di materiale radioattivo a Zurigo nel 2000».
E l’Independent riporta fedelmente come se la rivelazione fosse seria («Da tempo ci sono sospetti che il disordine in Russia dopo la caduta del comunismo avesse creato un mercato nero mondiale di sostanze radioattive»), senza sapere che Scaramella aveva addirittura rivelato l’esistenza di bombe atomiche sovietiche affondate nel Golfo di Napoli, le quali non aspettavano che di esplodere, in base al segnale di un’antenna (sovietica) posizionata sul Vesuvio.
Tutto da ridere, d’accordo.
Ma il materiale radioattivo, in questa faccenda, c’è davvero.
Il polonio 210, un isotopo a rapido decadimento trovato nel corpo del povero Litvinenko, ma anche negli uffici di Berezovski.
Le Monde ha dedicato un’intera pagina per spiegare che questo isotopo non può venire che dalla Russia, dove ne vengono prodotti cento grammi l’anno.
Ma perché solo dalla Russia?
Israele è dopotutto la terza potenza atomica mondiale, e può produrre l’isotopo.
Una donna russa piuttosto chiacchierata su internet, Sorcha Faal, cita «fonti dell'FSB» secondo cui nella vicenda ci sarebbe appunto lo zampino di Israele.
Lo Stato ebraico sta cercando di screditare Putin per vendetta, avendo Putin autorizzato la vendita all’Iran del più sofisticato missile anti-aereo oggi disponibile: il sistema TOR M1, di breve gittata (30 chilometri) e perciò solo difensivo, ma capace di abbattere missili da crociera Tomahawk in avvicinamento, bombe e missili guidati e droni: attaccando numerosi bersagli nemici simultaneamente.
Proprio ciò che serve per proteggere le installazioni nucleari iraniane da un attacco aereo israeliano. I primi TOR sarebbero già stati scaricati nel porto iraniano di Now Shar sul Caspio.
Frattanto però il San Francisco Chronicle del 28 novembre ha scoperto che il polonio 210 si può comprare su internet.
Lo vende una ditta americana, la «United Nuclear Scientific Equipment & Supplies» di Sandia Park (N.M.) che fornisce materiali di questo genere per scopi legittimi (il polonio serve come antistatico).
Una piccola quantità, invisibile ad occhio nudo, si può acquistare per dollari 69 più spese postali.
Il padrone della ditta è Bob Lazar, un giovane fisico noto agli ufologi per aver «rivelato» (anche lui) di aver lavorato su una navicella spaziale aliena nella celebre Area 51.
Un omologo americano di Scaramella, parrebbe; se non fosse che anche lui è ebreo, e che vende effettivamente materiale delicato.
Insomma, una bella campagna di disinformazione sembra essere intervenuta nella campagna di accuse a Putin, forse per coprire le tracce della manina che ha messo il polonio nel tè di Litvinenko. E la faccenda può essere ancora più complicata.
Wayne Madsen informa infatti che Berezovsky, l’oligarca russo-ebreo, pagatore di Litvinenko e con tracce di polonio nell’ufficio, ha un socio in affari dal nome noto: Neil Bush, fratello dell’attuale presidente USA. (1)
Berezovsky (o Platon Elenin, secondo il nome che ha preso insieme alla cittadinanza britannica) è infatti comproprietario di una ditta di Neil, che si occupa di software educativo e si chiama Ignite! (col punto esclamativo).
Gli altri soci sono Barbara e George H. Bush (papà e mammà del presidente e di Neil), Badri Patarkatsishvili (già capo del Komsomol e presidente del comitato Olimpico in Georgia, poi padrone di giornali e TV, ora ricercato in Russia, uccel di bosco in Israele e socio di Berezovsky in squadre di calcio), Mohamed Al-Saddah (un finanziere del Kuwait), un miliardario cinese che ha fatto i soldi coi computer di nome Winston Wong, e forse anche il reverendo Moon ed altri: si dice forse perché altri soci della Ignite! sono ditte e privati con sede legale alle Isole Vergini britanniche.
Insomma la Ignite! Somiglia un po’ ad una piccola Carlyle, il fondo d’affari di papà Bush (l’ex presidente) che compra fabbriche d’armi in tutto il mondo da prima dell’11 settembre 2001 ed ha fra i suoi soci membri importanti dell’establishment politico americano.
Grazie ai suoi appoggi influenti, anche la Ignite! è riuscita a vendere i suoi kit educativi, nell’ambito del programma lanciato da Bush (il presidente attuale) per i bambini dislessini «No child left behind», a 14 mila scuole americane.
Ogni kit costa 3.800 dollari.
Un affare niente male anche per l’amico Berezovsky.
Neil Bush si fa vedere spesso a Londra, in occasione di importanti partite di calcio, nella tribuna di Berezovsky.
Risulta anche un incontro di lui con l’oligarca mafioso nel settembre 2005 a Riga.
Proprio la città dove si è tenuto il vertice NATO, e da cui Bush (il presidente corrente) ha accusato della catena di massacri e di violenze settarie in Iraq non la sua disastrosa guida e il suo disastroso esercito, bensì … eh sì, Al Qaeda.
«C’è molta violenza settaria», ha farfugliato Bush nella sua tipica sintassi, «fomentata secondo me per gli attacchi da Al Qaeda che causa la gente a cercare la rappresaglia. Il piano di Al Zarkawi era di fomentare la violenza».
Una lucida analisi.
Tutti hanno fatto segno di sì con il capo.
Eh, questa Al Qaeda.
Ha anche minacciato il Papa in visita in Turchia.
Al Qaeda in Iraq, al Qaeda in Mossad.
Vedrete che alla fine, anche il veleno a Litvinenko risulterà che l’ha fornito Al Qaeda.
Maurizio Blondet
Note
1) Neil Bush appare tra i fondatori in Svizzera, nel 1999, di una «Foundation for Inter-religious and Intercultural research and dialogue», in cui sedeva anche l’allora cardinal Ratzinger, insieme a Samuel Sirat gran rabbino di Francia, l’aga Khan e il principe Hassan di Giordania (vedi «L'impolitico fa politica senza saperlo», 24 ottobre 2006).


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