Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    die Vernichtung
    Ospite

    Predefinito Queste sì che sono ricette!

    Per liberare la ricerca e' necessario aprire alle universita' e ai finanziamenti privati

    L'intero importo speso per tutti gli atenei italiani lo spendono otto piccole universita' private statunitensi. Ma mentre gli atenei italiani hanno ricevuto 6 premi Nobel per le ricerche condotte al loro interno, le otto universita' private statunitensi in questione ne hanno ricevuti 105. E' questo il risultato di una nostra indagine.
    Per rendersi conto delle opportunita' che gli investimenti privati possono creare per l'universita' e la ricerca, abbiamo condotto una indagine basandoci sull'importo annuale di spesa ed investimenti. L'Italia spende per l'universita' e la ricerca pubblica circa 15 miliardi di euro. La stessa cifra la spendono otto fra le migliori universita' Usa, cosi' come elencate nella classifica annuale di U.S. News and World: Harvard, Yale, Princeton, California Institute of Technology, Duke, Massachussetts Institute of Technology, University of Pennsylvania, Stanford. Facciamo un confronto, a parita' di spesa, sui risultati.

    Tutte le universita' pubbliche italiane / 8 universita' private statunitensi
    Spesa annuale: 15 miliardi di euro / 15,4 miliardi di euro
    Studenti: 1.800.000 / 98.000
    Docenti: 60.251 / 15.505
    Docenti/Studenti: 1/30 / 1/6
    Spesa/Studente: 8.333 / 157.143
    Fuori corso: 43,5% / 14,7%
    Abbandono dopo I anno: 21,5% / 2,5%
    Volumi in biblioteche universitarie: 45,9 milioni / 54,1 milioni
    Premi Nobel: 6 / 105

    Si potrebbe obiettare che il sistema universitario italiano e' molto piu' efficiente, dal punto di vista dei costi, di quello Usa che, a pari spesa, soddisfa una frazione di studenti. Ma la maggiore spesa per studente delle otto universita' statunitensi (circa 18 volte superiore a quella italiana) si traduce, per ogni studente, in un maggiore numero di docenti, di infrastrutture, di borse di studio, di biblioteche universitarie, di laboratori, ecc. Ad esempio, il numero di volumi contenuti in tutte le biblioteche universitarie italiane e' inferiore a quello contenuto nelle biblioteche universitarie degli otto atenei privati statunitensi. E' da tenere presente anche che, contrariamente poi alle universita' italiane, le universita' americane prese in considerazioni non gravano (o gravano ben poco) sulle finanze della collettivita'. Il risultato e' che a fronte di 6 premi Nobel ricevuti da docenti e ricercatori che operano nell'universita' italiana, ce ne sono ben 105 nelle sole otto universita' statunitensi prese in considerazione.
    Queste cifre dovrebbero essere sufficienti a capire che l'universita' pubblica italiana non potra' mai reggere il confronto con quei Paesi dove vi sono molte universita' private che competono fra loro per avere i migliori studenti, i migliori docenti e ricercatori, e le maggiori risorse finanziarie. Se in Finanziaria, sono stati trovati 110 milioni in piu' per l'universita' e per la ricerca, universita' come Yale, Harvard, Stanford spendono la stessa cifra in meno di un mese. Neanche in un momento di crescita poderosa della nostra economia, e con un Governo lungimirante che investe tre volte tanto nell'universita' e nella ricerca, si potra' giungere a livelli di Paesi come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna. Questo non solo perche' quei Governi investono di piu', ma perche' sono incentivati gli investimenti privati, proprio quello che manca nel nostro Paese.
    La ricetta quindi sarebbe l'apertura agli investimenti privati con la creazione di nuove universita' private, italiane e no.
    Fonte: Aduc (29/11/2006)

  2. #2
    Nec Descendere Nec Morari
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    Predefinito

    Tutto vero... negli stati uniti iscriversi ad una buona università costa 30 milioni all'anno, ma, a parte il fatto che è un altro pianeta in fatto di qualità e di servizi, ci sono una camionata di borse di studio a disposizione per i meriti accademici.

  3. #3
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    Predefinito

    24 miliardi di dollari il solo bilancio di Harvard.
    Da solo forse copre tutto il bilancio consolidato di tutte le università italiane, sicuramente una buona parte.
    Da noi baroni e professori che in Università ci stanno tanto quanto rende loro un'ora di lavoro professionistico. Nepotismi, sprechi, illusioni, proliferazioni di cattedre.
    Nel '200 tutti dal mondo arrivavano a Bologna e gli studenti pagavano loro i professori. Un po' come nei tanto vituperati USA, che a quanto pare la sanno lunga su come fare crescere la propria elite culturale.
    Chi vuole fare ricerca deve andare all'estero.
    Nessun studente straniero dei paesi sviluppati viene a studiare in Italia.
    E poi si parla di difesa della nostra cultura e del nostro modello...

  4. #4
    Segafredo
    Ospite

    Predefinito

    Esempio: cercherò di essere il più vago possibile, non si sa mai che gli interessati leggano

    Un mio amico si è laureato in ingegneria XXX, facendo una tesi con un'azienda: l'azienda dunque ha pagato l'università (poco, molto poco) per ottenere un lavoro gratis (ooviamente un tesista non si 'paga) e pagando pochissimo le spese di laboratorio. Però: ora il mio amico lavorerà per un anno con questa ditta, pur essendo dottorando per l'università, per sviluppare l'argomento della tesi e permettere all'azienda di presentarsi sul mercato con un prodotto che vincerà la concorrenza (costa molto poco, ma ancora non si posseggono test affidabili sulle sue prestazioni, che sta appunto facendo questo mio amico).
    Ora, per questa seconda "fase", l'azienda sborsa all'università parecchie decine di migliaia di euro, una cifra davvero "importante", ma ottiene questi vantaggi:
    1) Può usufruire dei laboratori dell'università e di macchinari di primordine, dei quali uno costa 40mila euro e uno 20mila. Se l'azienda dovesse comprarseli, sarebbe un costo insostenibile. Se si rivolgesse a degli studi specializzati, il costo totale sarebbe enormemente superiore al contributo all'università.
    2) A fare il lavoro è un neolaureato (che costa molto meno di un professionista) aiutato da docenti universitari (che spesso sono molto più preparati dei professionisti).
    3) Il neolaureato sa già cosa deve fare, conosce il prodotto e conosce il macchinario che andranno a testare. Anzi, lo ha costruito proprio lui, il prototipo iniziale.

    Dall'altro lato l'università ottiene:
    1) Dapprima, manda uno o più studenti a farsi le ossa in azienda, e li forma in maniera egregia (posso garantire che questo mio amico la sa davvero lunga sul materiale della tesi, solo grazie all'ambiente in cui ha fatto la tesi).
    2) Ottiene un notevole contributo, da usare anche per finanziare ricerche in proprio, o potenziare i laboratori.
    3) Potenzialemnte si fa un buon nome, che a sua volta attrae imprese che portano capitali.
    4) Esiste la possibilità, ed è già stata sfruttata, che eventuali brevetti restino in mano all'università. Sono sempre soldi utili.


    C'è una serie di vantaggi a integrare ulteriormente il mondo del lavoro e le università.
    Solo gli stupidi continuano a non vederli, e molti di questi stupidi, purtroppo, sono gli imprenditori.


    PS: spero che la spiegazione sopra sia sufficientemente intellegibile

 

 

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