Introduzione
Col presente elaborato intendo trattare l'importante argomento dell'infallibilità della Chiesa, sia in credendo, e dunque intendendo con questa espressione l'infallibilità del Popolo di Dio, sia in docendo, intendendo quella speciale assistenza promessa da Cristo alla Gerarchia della Chiesa, ovvero ai suoi legittimi Pastori.
Comprendere bene la portata di questa Verità di fede, è molto importante, specialmente in tempi come questi. Molto si è detto infatti, anche da parte di molti teologi, chi vedendo nell'infallibilità un ostacolo all'ecumenismo, chi vedendovi un retaggio dell'assolutismo, anacronistico ai nostri tempi, chi un mero strumento di controllo e di asservimento, usato dalla Gerarchia e dal Papa, per opprimere i fedeli ed impedire loro di sviluppare delle considerazioni teologiche, filosofiche e politiche contrastanti con la visione "ufficiale" della Chiesa. Soprattutto è bene sottolineare come, in questi autori (uno su tutti, Hans Kung), la verità e la limpidezza della fede sia stata adombrata dall'ideologia, che impedisce di avere una visione oggettiva della verità e della realtà. Credo invece che sia utilissimo conoscere bene il significato e l'effettiva portata dell'infallibilità della Chiesa, sia per poter avviare un dialogo veramente proficuo (e cioè finalizzato alla conversione a Cristo di chi è nell'errore), e non meramente formale, sia per poter maggiormente apprezzare come visibilmente ed incessantemente agisce lo Spirito di Dio in assistenza del suo Popolo, sia per suscitare una santa umiltà, che possa permettere di anteporre a tutto, l'ossequio per la Verità, finanche prima delle proprie convinzioni personali ed umane.
Sant'Ignazio di Loyola soleva ripetere spesso "se anche vedessi una cosa nera, e la Chiesa mi dicesse che è bianca, la crederei bianca, perché io come uomo posso ingannarmi, la Chiesa no".
Nell'affrontare l'argomento, partirò dalla considerazione dell'indefettibilità della Chiesa, che è il principio su cui si basa la certezza dell'immutabilità della fede apostolica, che l'infallibilità permette alla Chiesa di custodire e conservare.
Indefettibilità della Chiesa
Gesù ha fondato la Chiesa per la salvezza di tutti gli uomini e quindi per tutti i luoghi e soprattutto per tutti i tempi (cfr. Mt 16, 18). E' dunque di fede teologica che la Chiesa sia indefettibile. Con questo termine si intende che la Chiesa è perenne e sostanzialmente immutabile, e soprattutto sottolineando l'aspetto più importante che tale concetto comporta, l'indefettibilità della fede apostolica.
Contro l'indefettibilità della Chiesa si era pronunciato nel XIII secolo Gioacchino da Fiore, che profetizzava un Regno dello Spirito Santo, successivo al Regno di Cristo. Tale opinione erronea, condannata oltretutto dal Concilio Laterano IV, dura tuttora soprattutto in ambiente protestante. Al tempo presente, soprattutto i modernisti negano l'indefettibilità della Chiesa, affermando che essa non è immutabile, ma soggetta ad evoluzione, al pari di qualunque società umana.
Soprattutto essi negano l'immutabilità sostanziale della dottrina, del culto e della sua costituzione. La dimostrazione dell'infondatezza di tale opinione, sarà la migliore delle dimostrazioni.
Anzitutto, abbiamo la certezza dell'indefettibilità della Chiesa dalla S. Scrittura, specialmente dalle promesse di Cristo: "Io sono con voi fino alla fine dei secoli" (Mt 28, 20), "Io pregherò il Padre e vi manderà un altro Consolatore che resti con voi per sempre" ((Gv 14, 16). Con queste parole, Gesù non solo assicura che la Chiesa durerà per sempre, fino alla fine del mondo, ma soprattutto, cosa che è più significativa da evidenziare in questo elaborato, che avrà l'assistenza dello Spirito Santo per conservare intatta la sua dottrina. La Chiesa è perciò fondata su pietra incrollabile, "e le porte dell'inferno non prevarranno su di essa" (Mt 16, 18).
Abbiamo inoltre prova dell'indefettibilità della Chiesa dalla tradizione. Sant'Agostino dice che la "Vera Chiesa, la Chiesa Cattolica, combatte contro tutte le eresie, può combattere ma non essere battuta. Tutte le eresie si staccano da lei come tralci inutili tagliati dalla vite, ed essa rimane nella radice, nella sua vita, nella sua carità" (Serm. 1 c. 6).
Infine la ragione lo conferma: Cristo ha fondato la Chiesa per portare la salvezza a tutti gli uomini, che evidentemente ne avranno bisogno sempre, fino alla fine del mondo.
La Chiesa resterà sostanzialmente immutabile, sia nella dottrina, giacché i dogmi in cui crediamo oggi sono gli stessi in cui credevano i primi cristiani, sebbene alcune verità di fede siano state presentate in modo più chiaro, sia nella legge, giacché non mutano i principi che informano le singole norme, le quali invece possono adattarsi ai tempi e alle condizioni concrete (ad esempio il principio della penitenza ha dato luogo a diverse legislazioni sul digiuno), sia per il culto, giacché identico è il Sacrificio ed identici sono i sacramenti, sebbene siano mutate nel corso dei secoli le preghiere che li significano, o la lingua con cui si celebrano. Soprattutto la Chiesa rimane immutabile nella sua costituzione, col suo capo visibile, il Papa, e la sua Gerarchia. L'infallibilità della Chiesa è strettamente legata infatti, oltre che all'indefettibilità della dottrina, anche e soprattutto alla sua costituzione.
Il potere d'Insegnamento
La Chiesa, infatti, nel suo compito di condurre gli uomini alla salvezza, è stata costituita da Cristo con una triplice potestà, i cosiddetti tria munera Ecclesiae: il potere di insegnare (potestà di Magistero), il potere di santificare (potestà d'ordine) ed il potere di reggere (potestà di governo). L'infallibilità della Chiesa è inerente soprattutto alla potestà di Magistero. Tale potere contiene tutti i diritti necessari alla Chiesa per conservare intatto il deposito della Divina Rivelazione, e per poterlo trasmettere intatto ed in modo autentico ai fedeli. Pertanto è possibile affermare che la Chiesa, per divina istituzione, ha il potere di insegnare autenticamente e proporre infallibilmente a credere la parola rivelata da Dio. Il concilio di Trento afferma infatti che oltre alla S. Scrittura, la Rivelazione è conservata anche attraverso la Tradizione (Sess. IV, Denz. H. 1501). Il Concilio Vaticano I, inoltre, difende l'autorità della Chiesa, quando rivendica il diritto esclusivo di giudicare "del vero senso ed interpretazione delle Scritture" poiché "la dottrina della fede che Dio ha rivelato è stata consegnata come deposito di Cristo alla sua Sposa, perché la custodisca fedelmente e la dichiari infallibilmente" . Pertanto definisce: "per fede divina e cattolica si devono credere tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio, sia scritta che tramandata, e che vengono proposte a credersi come rivelate divinamente, dalla Chiesa sia con solenne giudizio, sia con ordinario ed universale Magistero" . Tale articolo di fede trova conferma sia nella Scrittura, poiché Cristo ha affidato agli Apostoli una missione: "Andate e ammaestrate tutte le genti" (Mt 28, 18), sia dalla tradizione, come ci attesta ad esempio sant'Ireneo: "Non occorre cercare presso altri la verità, che è facile prendere dalla Chiesa; avendole gli Apostoli affidato primissimamente, quasi come un ricco deposito, tutte le verità" (Ad. Haer. 3,4). Tutto ciò è confermato dalla retta ragione: giacchè Dio ha consegnato la Rivelazione perché gli uomini giungano alla salvezza, è conveniente che essa possa essere conosciuta con sicurezza, per mezzo di una autorità che sia infallibile nel suo insegnamento.
L'Infallibilità in docendo del Magistero
Non tutta la Chiesa è infallibile, e non sempre lo è. L'infallibilità di cui Dio ha voluto dotare la Chiesa è un'infallibilità partecipata: vale a dire, ricevuta da Dio e parziale. Questa parzialità si manifesta soprattutto nella limitazione a quanto concerne la fede ed i costumi, e nel modo in cui essa è ricevuta (non da ogni membro della Chiesa, ma dalla Chiesa come totalità, e dal Magistero, ma solo in determinate condizioni). In generale si dice che la Chiesa è infallibile in docendo, cioè nell'insegnare, nel Magistero, ed in credendo, quando il sensus fidei della totalità dei fedeli presta l'assenso ad una verità insegnata dalla Chiesa. Per quel che concerne l'infallibilità in docendo, vi sono tre casuistiche : il Magistero solenne del Papa, il Magistero dei Concili Ecumenici e il Magistero ordinario e universale, definito da Giovanni Paolo II, come "l'espressione usuale dell'infallibilità della Chiesa" , e pertanto, considerato come la manifestazione più importante.
Le tre forme dell'infallibilità in docendo:
a) Il Romano Pontefice
"Il Pontefice Romano, quando parla "ex Cathedra" e cioè quando esercitando la funzione di supremo pastore di tutti i cristiani per la sua suprema autorità definisce qualche dottrina intorno alla fede o ai costumi da tenersi da tutta la Chiesa, per l'assistenza divina a lui promessa nel B. Pietro, è dotato di quell'infallibilità di cui il Divin Redentore volle insignita la sua Chiesa: perciò tali definizioni del Romano Pontefice, per se stesse, e non per il consenso della Chiesa, sono irreformabili".
Queste sono le parole con le quali il Concilio Vaticano I definì l'infallibilità pontificia. Nella lettera della definizione dogmatica, è contenuta sinteticamente la dottrina sull'infallibilità, con la descrizione della fattispecie in cui essa ha luogo. Si intende comunemente, dunque che il Papa sia infallibile ogniqualvolta sussistono quattro condizioni, che sono solite essere riassunte con l'espressione "ex Cathedra":
· Quando il Papa parla come dottore e pastore di tutti i cristiani. E' necessario che nel proporre un articolo di fede, il Romano pontefice necessariamente lo faccia autoritativamente, in veste di supremo pastore di tutti i cristiani. Infatti, come semplice teologo, potrebbe anche sbagliare (è solo un'eventualità), ad esempio discutendo con altri esperti, in qualità di dottore privato.
· Quando il Papa si rivolge a tutta la Chiesa. La dottrina che il Papa propone, deve intendersi da imporre a tutti i cattolici, di tutto il mondo.
· Quando espone una dottrina riguardante la fede o la morale. L'infallibilità è infatti partecipata, e dunque trova una limitazione nell'oggetto della dottrina che viene proposta, che deve essere attinente alla fede o ai costumi, ossia alla vita spirituale e alla salvezza eterna. Non sarebbe infallibile se trattasse di argomenti scientifici o di altre materie non attinenti alla fede e alla morale, o di semplice disciplina.
· Quando il Papa ha l'intenzione di definire. Non esistono formule definitorie fisse, che anzi sono molto cambiate nel corso dei secoli. Nemmeno la volontà di definire è legata ad un tipo o ad un altro tipo di documento (una costituzione, anziché un'enciclica, ad esempio). Essa è di per sé, solo la volontà di determinare in modo definitivo l'insegnamento di un dato punto della Rivelazione o di una verità ecclesiastica, in modo che tutti i fedeli siano obbligati a crederci, e che tale intenzione sia chiaramente desumibile.
La Scrittura dimostra la veridicità della dottrina appena esposta. "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa"; "Ti darò le chiavi del Regno dei Cieli" (Mt 16, 17-19); "Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede, e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22, 32);"Pasci le mie pecorelle" (Gv 21, 18).
Pietro, e i suoi successori, sono la pietra, su cui Cristo edifica la sua Chiesa. Se il Papa non fosse infallibile, questa pietra non sarebbe saldissima, ma vacillerebbe nell'errore. Inoltre Gesù da la potestà a Pietro di confermare nella fede i fratelli, e di insegnare. Se potesse sbagliarsi, se ci fosse incertezza nella dottrina, Gesù avrebbe imposto di obbedire anche all'errore, e ciò è impossibile. Inoltre, Comandando di pascere il gregge, Gesù costituisce Pietro come Pastore della Chiesa: se le definizioni solenni di Pietro, anziché essere credute come infallibili, fossero oggetto di sindacato da parte del suo popolo, non sarebbe veramente pastore, guida del popolo. Inoltre se insegnasse l'errore, anziché pascolo, darebbe al gregge il veleno. Infine, occorre sottolineare che la preghiera che Gesù rivolge al Padre, affinchè mandi il suo Spirito a fortificare nella fede Pietro e i suoi successori, non può che essere immancabilmente ed eternamente esaudita.
Anche la tradizione conferma ciò che è contenuto nella Scrittura: Molti padri ritengono che il consenso della Chiesa di Roma sia norma sicura della fede, e in molti concili si usano espressioni quali "Pietro ha parlato per bocca di Leone" (Concilio di Calcedonia), per sottolineare come questo tipo di sentenze sia autorevole e definitivo. S. Agostino, infine, conia il celeberrimo detto: "Roma locuta, causa finita".
La ragione, infine attesta che, siccome la verità rivelata è unica, è necessaria una autorità che ce la possa esprimere in modo certo.
Il Pontefice Romano, esercita il proprio Magistero sia con definizioni solenni, sia nel cosiddetto Magistero ordinario, in cui, volontariamente rinuncia all'uso della infallibilità. L'assenso che si deve prestare al Magistero ordinario è comunque interno e religioso, anche se non di fede. E' comunque fortemente temerario dubitarne, anche perché è certo che il Pontefice riceve le grazie convenienti per ben guidare il suo popolo, anche col Magistero ordinario. Il Papa può infine esercitare il proprio Magistero anche attraverso i decreti delle congregazioni romane, specialmente quella della Dottrina della Fede. Qualora il Papa sottoscriva "ex audientia" i decreti, li equipara al proprio Magistero. Per cui se il riconoscimento è semplice, si considerano di Magistero ordinario, non infallibile, se solenne, si considerano infallibili .
b) Il Magistero ordinario ed universale
Non solo il Papa, ma anche tutti i Vescovi uniti collegialmente con lui. Il collegio episcopale, ovvero quel corpo morale che i Vescovi sparsi nel mondo formano col Sommo Pontefice, nell'obbedienza gerarchica, è infallibile nel proporre la dottrina di Cristo. Questo particolare tipo di infallibilità viene esercitata quando un decreto, contenenti norme di fede, è accettato da tutti i Vescovi, quando unanimemente rispondono ad una questione posta loro dal Sommo Pontefice, quando tutti condannano concordemente un errore. In questo caso, si ha un Magistero esplicito. Può essere anche implicito, quando tutti i Vescovi, nello svolgere il proprio ufficio, tutelando scrupolosamente la purezza della fede, lasciano seguire una determinata dottrina nelle loro diocesi.
c) Il Concilio Ecumenico
Il concilio è una legittima riunione di Vescovi, per giudicare e stabilire qualche punto della dottrina o della disciplina ecclesiastica. Può essere provinciale, se vi aderiscono i Vescovi di una provincia ecclesiastica, plenario, se vi aderiscono i Vescovi di una nazione, oppure Ecumenico. Essendo una particolare forma esplicita del Magistero universale, il Concilio Ecumenico è sempre infallibile . Occorre perciò semplicemente considerare le condizioni per cui un concilio possa considerarsi ecumenico. Per il numero, occorre che si radunino tutti i Vescovi del mondo. Non è necessaria la presenza di tutti, fisicamente, perché col termine totalità, si intende il corpo morale. Le norme per designare i legittimati alla convocazione, sono contenute nel Diritto Canonico, e possono essere derogate dal Papa. Affinchè il concilio sia valido, deve svolgersi nella comunione gerarchica col Papa. Pertanto questi:
· Convoca il Concilio Ecumenico
· Lo presiede personalmente o tramite suoi legati, dirigendolo in ogni sua parte. Se il Papa muore durante il concilio, esso è quindi sospeso
· Deve confermarlo, poiché il Concilio è espressione di tutta la Chiesa, e anche del Papa, che ne fa parte.
· Deve promulgarlo, ossia pubblicarlo ed intimarlo ai fedeli.
Assolte queste condizioni, il concilio è ecumenico, e quindi infallibile.
Infallibilità in credendo, il sensus fidei
Mentre finora ho trattato dell'infallibilità in senso attivo, esercitata dai pastori col loro Magistero, mi occuperò qui del lato passivo dell'infallibilità, quello che coinvolge tutto il Popolo di Dio, la Chiesa. Il sensus fidei, o senso della fede, è la capacità del credente di credere quello che gli viene presentato dalla Chiesa e la facilità per discernere, come istintivamente, ciò che è concorde con la fede, da ciò che non lo è, e la capacità di trarre delle conseguenze più approfondite dalle verità insegnate dal Magistero, non per via di ragionamento teologico, ma spontaneamente, quasi una sorta di conoscenza per connaturalità. L'habitus fidei infatti, produce una connaturalità dello spirito umano coi misteri rivelati, in modo da rendere possibile che la verità soprannaturale, attiri l'intelletto. Pertanto il sensus fidei non è diverso dalla fede, ma è la connaturalità con la verità che è prodotta nell'uomo dalla fede stessa, perfezionata dai doni dello Spirito Santo. Il Concilio Vaticano II, insegna nella costituzione dogmatica Lumen Gentium n°12, che la totalità del Popolo di Dio, è infallibile nel credere (1). Tale aspetto non è indipendente dall'infallibilità del Magistero, benché anche i Vescovi, in quanto fedeli, abbiano il sensus fidei: il Concilio specifica che il modo con cui si realizza il credere del Popolo di Dio, è sotto la guida del Magistero. Il concilio inoltre distingue tra sensus fidei e consensus fidelium. Il primo è un dono soprannaturale, ed è proprio di ciascun fedele: di per sé, il sensus fidei di ogni fedele è infallibile, come lo è la fede, ma il fedele può sbagliarsi, nella misura in cui il suo sensus fidei, per accidens è ostacolato, specialmente dalla volontà. Se invece vi è il consensus fidelium, ovvero l'unanimità morale di tutta la Chiesa, nel credere una verità, allora certamente esso è una manifestazione del sensus fidei del Popolo di Dio, garantita dall'assistenza dello Spirito Santo. Tale assenso di fede, del Popolo di Dio, può concernere sia verità già definite, quanto ancora da definirsi: in quest'ultimo caso, allora, il consensus fidelium, come manifestazione del sensus fidei, è anche criterium divinae Traditionis, ovvero l'espressione autentica della fede trasmessa dagli apostoli, la Tradizione cattolica. Tale ricorso al sensus fidei dell'unanimità morale del Popolo di Dio, è attestato dai padri, specialmente dall'Ipponate, dai concili ecumenici, come Trento (dove i padri fanno spesso riferimento alla fede della Chiesa) e il già citato Vaticano II, e nelle definizioni solenni dei Pontefici Romani (ad esempio, le ultime due, l'Immacolata Concezione del 1854 e l'Assunzione di Maria del 1950, si svolsero con esplicito riferimento alla fede del Popolo di Dio).
Estensione dell'infallibilità del Magistero
L'oggetto possibile del Magistero infallibile, coincide con l'oggetto possibile del Magistero autentico (non infallibile). Il Concilio Vaticano I, parlando di "questioni di fede e morale", utilizzava una formula già da tempo in uso, per intendere l'oggetto generico del magistero. Significativamente, inoltre, sia Dei Verbum n°10/b, che Lumen Gentium n°25/c (2) , le quali trattano rispettivamente del Magistero autentico e di quello infallibile, utilizzano espressioni pressoché identiche.
Lo stesso Vaticano I, insegna che il magistero infallibile concerne quelle verità "contenute nel deposito della fede espressamente o implicitamente o per connessione essenziale e necessaria". Pertanto, riassumendo l'insegnamento in materia dei due Concili Vaticani, si può affermare che appartengono alle verità di fede, che il Magistero può insegnare (infallibilmente) le verità contenute nella Rivelazione. Più precisamente si dice DI FEDE DIVINA, la verità rivelata divinamente, senza una definizione esplicita della Chiesa, DI FEDE DIVINA E CATTOLICA, la verità contenuta nella Rivelazione e propostaci dalla Chiesa in quanto tale, DI FEDE ECCLESIASTICA O CATTOLICA, la verità infallibilmente vera, ma non contenuta nella Rivelazione (ad esempio la canonizzazione di un santo, le norme liturgiche e canoniche, tutte quelle verità non rivelate, necessarie tuttavia ad esporre e difendere adeguatamente la verità rivelata). Invece appartengono alla Dottrina Cattolica, i pronunciamenti autentici della Chiesa, che sebbene non infallibili, fanno cadere i pronunciamenti contrari dei teologi, come ad esempio tutti gli insegnamenti contenuti nei documenti papali non infallibili, le encicliche, le lettere, ecc.
E' da scartare con veemenza l'opinione recente, che vorrebbe negare la possibilità dell'infallibilità, ad insegnamenti di teologia morale o pratica, qualificando questi ultimi, come inerenti solo al magistero autentico. Si è visto come l'oggetto del magistero autentico coincida sostanzialmente col magistero infallibile. Inoltre occorre dire che non si vede il motivo per cui, una dottrina, se viene imposta a credere autoritativamente (e sotto pena di temerarietà, nel caso contrario, che comporta il peccato grave), non possa anche essere insegnata infallibilmente.
Conclusione
L'esposizione della dottrina sull'infallibilità, asserita e dimostrata grazie alla Sacra Scrittura e ai riferimenti alla Tradizione Cattolica ed al Magistero, appare, più che un articolo di fede, cui dare il proprio assenso, una necessità stessa cui la nostra ragione non può fare a meno: è impensabile che la Chiesa, e in special modo la Gerarchia, che ha ricevuto da Cristo il compito di condurre alla salvezza, e la promessa dell'assistenza dello Spirito Santo, possa venire meno, nell'adempiere alle consegne di Gesù.
Una corretta attività ecumenica dovrebbe muoversi proprio dalla necessità di avere una base solida, quella pietra saldissima che solo la Chiesa Cattolica ha, e che a molte altre confessioni cristiane, frammentate in mille contraddizioni, manca. Come disse Paolo VI, non bisogna vedere nel Papa l'uomo, che certamente si presenta indegno a ricoprire un incarico di simile responsabilità, ma il Vicario di Cristo, ed amare e seguire il Papa, così come lo si farebbe con Cristo.
Bibliografia
1. Documenti
Concilio Vaticano II:
· Cost. dogm. "Lumen Gentium";
Giovanni Paolo II, Discorso, 15.10.1988
G.Barbaglio-S.Dianich, Nuovo dizionario di teologia, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 1988
H. Denzinger, Enchiridion simbolorum et declarationum rebus fidei et morum, ed. EDB, Bologna 1996
2. Studi
F. Ocariz - A. Blanco, Rivelazione, fede e credibilità, ed. EDUSC, Roma, 2001
Note:
(1) "La totalità dei fedeli, avendo l'unzione che viene dal Santo, (cfr. 1 Gv 2,20 e 27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando " dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici " mostra l'universale suo consenso in cose di fede e di morale. E invero, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, e sotto la guida del sacro magistero, il quale permette, se gli si obbedisce fedelmente, di ricevere non più una parola umana, ma veramente la parola di Dio (cfr. 1 Ts 2,13), il popolo di Dio aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa ai santi una volta per tutte (cfr. Gdc 3), con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l'applica nella vita." LG, n°12
(2) DV n°10/b: "Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio. "; LG n°25/c: "Questa infallibilità, della quale il divino Redentore volle provveduta la sua Chiesa nel definire la dottrina della fede e della morale, si estende tanto, quanto il deposito della divina Rivelazione, che deve essere gelosamente custodito e fedelmente esposto."


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