Lezioni di pensiero monarchico
Questo Argomento, da me già aperto sul Forum “Principale” con lo scopo di essere visibile al maggior numero di persone, era stato spostato arbitrariamente sul Forum di Storia….
Non starò qui a discutere la correttezza di ciò, ma in quel modo, praticamente era “CANCELLATO”
Ora ho intenzione di portarlo avanti sul nostro Forum !
Premesse
E’ per colmare le innumerevoli lacune in campo storico delle testevuote leghiste, e per riaccendere la fiamma dell’unità e della fratellanza negli ormai sempre più numerosi e delusi amici del sud, ed infine per aprire dei dialoghi costruttivi sui valori monarchici, che intraprendo queste lezioni di pensiero monarchico a puntate, anticipando subito, che saranno da me utilizzati per spunto alcuni testi (che ritengo significativi) di autori che amano scrivere la Storia, dopo indagini accurate oppure impiegando per essi, parti di documenti non segreti, ma semplicemente e colpevolmente …ingnorati.
Non ho la pretesa di voler insegnare, ma rispondo solo ad un bisogno personale di far un poco di luce nel buio dell’oblio, ed alla necessità di allontanare le costruite falsità, dalla Storia orgogliosamente vissuta dal nostro grande Paese in epoca Monarchica.
Per fare ciò, e per capire molti dei passaggi storici importanti, occorre una parte introduttiva quasi un preambolo per meglio inquadrare il “principio” sul quale si fonda l’unione della nostra amata Patria … l’Italia !
Quale Unità per l’Italia ?
In Italia furono diverse le correnti di pensiero, che, nel periodo precedente la formazione dello Stato unitario, si ispirarono al federalismo; tutte partivano dalla presa d’atto della situazione politica italiana dell’epoca, caratterizzata dalla presenza di sette diversi Stati.
A premessa di ogni idea e giudizio , mi piace citare le parole di Napoleone Bonaparte espresse dal’Elsilio di S.Elena :
“ L’Italia è una sola nazione. L’unità dei costumi, della lingua, della letteratura dovrà finalmente, in un avvenire più o meno prossimo, riunire i suoi abitanti sotto un sol governo “
Era chiaro quindi anche nella testa del Grande Napoleone, che i tempi delle divisioni e dei servaggi stranieri erano arrivati inevitabilmente alla fine dei loro giorni … ma come ?
Tra i primi a teorizzare la soluzione federalista, ma vista come fase iniziale al processo di unificazione, fu il Conte Gian Francesco Galeoni di Napione Coccolato, il quale, nel 1791, diede alle stampe in Torino uno studio dal titolo “Idea di una confederazione delle Potenze d’Italia”.
Ancora nel 1791-92 diede alle stampe, sempre in Torino un’opera in due volumi “Dell’uso e dei pregi della lingua italiana” quale legame di nazionalità
Nel 1814, Benedetto Borselli di Savona, proponeva un’”associazione di Stati Italiani, con una Dieta di Sovrani, e di repubbliche, presieduta dal Pontefice”. Era il primo esempio si suggerimento di federalismo neo-guelfista.
Nel 1846, Vincenzo Gioberti, confermava questa teoria sul “Il primato morale e civile degli Italiani”, dove rilevava che l’Italia aveva in se tutte le condizioni del suo risorgimento nazionale e politico, senza ricorrere agli aiuti ed alle imitazioni straniere, e che l’unità italiana poteva essere realizzata dal Papa, sotto forma di una confederazione dei vari Stati.
Un’evoluzione dell’idea di Gioberti, si riscontra nel saggio “La Costituzione secondo la giustizia sociale, con un’appendice sull’unità d’Italia” che scrisse Antonio Rosmini Serbati a Napoli nel 1848. Il filosofo cattolico sosteneva (profeticamente) che l’unità sarebbe stata aiutata dal progredire dei mezzi di comunicazione che avrebbero ridotto le distanze, e dai matrimoni misti, che avrebbero attenuato le pur evidenti differenze di carattere degli Italiani.
Alla scuola neo-guelfa, si contrappongono le concezioni federaliste laiche di Giuseppe Ferrari e Carlo Cattaneo (Milano), che non ravvisavano la necessità di un organo comune tra le varie repubbliche (che sognavano), ma ritenevano fosse sufficiente il sentimento di necessità e mutuo soccorso di fronte al pericolo straniero !
Carlo Cattaneo in effetti nutriva una forte avversione nei confronti dei vicini Savoia, ed a lui è attribuito il disegno di una Lega di Stati Italiani, uniti sotto la presidenza dell’Imperatore d’Austria.
Questo concetto è il tema di diversi scritti apparsi su “Il politecnico”, un periodico di Milano del tempo.
Chi si opponeva radicalmente alle tesi Federaliste era Giuseppe Mazzini. Egli infatti ravvisava un nesso tra il frazionamento dell’Italia ed il suo servaggio…. Nell’individualismo degli Italiani stessi “che si nutre di tutte quelle gelosie, gare e vanità di città e di municipi, passioncelle abbiette e meschine che brulicano nella penisola come vermi nel cadavere di un generoso”.
Quindi, tendenza al frazionamento e decadenza italiana camminano su due rette parallele, e la conclusione di Mazzini era “solo l’unità e soltanto la repubblica possono assicurare durata alla libertà e all’indipendenza”.
In conclusione, le correnti di pensiero che agitarono la nostra penisola e prepararono il Risorgimento italiano, si polarizzarono intorno a due punti fondamentali : unità e federazione. Il 1848 fu l’anno d’oro delle concezioni federaliste, ma segnò anche l’inizio del loro declino per la sconfessione del programma neo-guelfo da parte di chi avrebbe dovuto orchestrare (Pio IX) e per il fallimento del primo esperimento di azione federale (campagna militare del 1848-49)
A presto




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