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  1. #1
    Monarchico da sempre !
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    31 - Lezioni di pensiero Monarchico !

    Lezioni di pensiero monarchico

    Questo Argomento, da me già aperto sul Forum “Principale” con lo scopo di essere visibile al maggior numero di persone, era stato spostato arbitrariamente sul Forum di Storia….
    Non starò qui a discutere la correttezza di ciò, ma in quel modo, praticamente era “CANCELLATO”
    Ora ho intenzione di portarlo avanti sul nostro Forum !


    Premesse

    E’ per colmare le innumerevoli lacune in campo storico delle testevuote leghiste, e per riaccendere la fiamma dell’unità e della fratellanza negli ormai sempre più numerosi e delusi amici del sud, ed infine per aprire dei dialoghi costruttivi sui valori monarchici, che intraprendo queste lezioni di pensiero monarchico a puntate, anticipando subito, che saranno da me utilizzati per spunto alcuni testi (che ritengo significativi) di autori che amano scrivere la Storia, dopo indagini accurate oppure impiegando per essi, parti di documenti non segreti, ma semplicemente e colpevolmente …ingnorati.
    Non ho la pretesa di voler insegnare, ma rispondo solo ad un bisogno personale di far un poco di luce nel buio dell’oblio, ed alla necessità di allontanare le costruite falsità, dalla Storia orgogliosamente vissuta dal nostro grande Paese in epoca Monarchica.

    Per fare ciò, e per capire molti dei passaggi storici importanti, occorre una parte introduttiva quasi un preambolo per meglio inquadrare il “principio” sul quale si fonda l’unione della nostra amata Patria … l’Italia !


    Quale Unità per l’Italia ?

    In Italia furono diverse le correnti di pensiero, che, nel periodo precedente la formazione dello Stato unitario, si ispirarono al federalismo; tutte partivano dalla presa d’atto della situazione politica italiana dell’epoca, caratterizzata dalla presenza di sette diversi Stati.
    A premessa di ogni idea e giudizio , mi piace citare le parole di Napoleone Bonaparte espresse dal’Elsilio di S.Elena :

    “ L’Italia è una sola nazione. L’unità dei costumi, della lingua, della letteratura dovrà finalmente, in un avvenire più o meno prossimo, riunire i suoi abitanti sotto un sol governo “

    Era chiaro quindi anche nella testa del Grande Napoleone, che i tempi delle divisioni e dei servaggi stranieri erano arrivati inevitabilmente alla fine dei loro giorni … ma come ?

    Tra i primi a teorizzare la soluzione federalista, ma vista come fase iniziale al processo di unificazione, fu il Conte Gian Francesco Galeoni di Napione Coccolato, il quale, nel 1791, diede alle stampe in Torino uno studio dal titolo “Idea di una confederazione delle Potenze d’Italia”.
    Ancora nel 1791-92 diede alle stampe, sempre in Torino un’opera in due volumi “Dell’uso e dei pregi della lingua italiana” quale legame di nazionalità

    Nel 1814, Benedetto Borselli di Savona, proponeva un’”associazione di Stati Italiani, con una Dieta di Sovrani, e di repubbliche, presieduta dal Pontefice”. Era il primo esempio si suggerimento di federalismo neo-guelfista.

    Nel 1846, Vincenzo Gioberti, confermava questa teoria sul “Il primato morale e civile degli Italiani”, dove rilevava che l’Italia aveva in se tutte le condizioni del suo risorgimento nazionale e politico, senza ricorrere agli aiuti ed alle imitazioni straniere, e che l’unità italiana poteva essere realizzata dal Papa, sotto forma di una confederazione dei vari Stati.

    Un’evoluzione dell’idea di Gioberti, si riscontra nel saggio “La Costituzione secondo la giustizia sociale, con un’appendice sull’unità d’Italia” che scrisse Antonio Rosmini Serbati a Napoli nel 1848. Il filosofo cattolico sosteneva (profeticamente) che l’unità sarebbe stata aiutata dal progredire dei mezzi di comunicazione che avrebbero ridotto le distanze, e dai matrimoni misti, che avrebbero attenuato le pur evidenti differenze di carattere degli Italiani.

    Alla scuola neo-guelfa, si contrappongono le concezioni federaliste laiche di Giuseppe Ferrari e Carlo Cattaneo (Milano), che non ravvisavano la necessità di un organo comune tra le varie repubbliche (che sognavano), ma ritenevano fosse sufficiente il sentimento di necessità e mutuo soccorso di fronte al pericolo straniero !
    Carlo Cattaneo in effetti nutriva una forte avversione nei confronti dei vicini Savoia, ed a lui è attribuito il disegno di una Lega di Stati Italiani, uniti sotto la presidenza dell’Imperatore d’Austria.
    Questo concetto è il tema di diversi scritti apparsi su “Il politecnico”, un periodico di Milano del tempo.

    Chi si opponeva radicalmente alle tesi Federaliste era Giuseppe Mazzini. Egli infatti ravvisava un nesso tra il frazionamento dell’Italia ed il suo servaggio…. Nell’individualismo degli Italiani stessi “che si nutre di tutte quelle gelosie, gare e vanità di città e di municipi, passioncelle abbiette e meschine che brulicano nella penisola come vermi nel cadavere di un generoso”.

    Quindi, tendenza al frazionamento e decadenza italiana camminano su due rette parallele, e la conclusione di Mazzini era “solo l’unità e soltanto la repubblica possono assicurare durata alla libertà e all’indipendenza”.

    In conclusione, le correnti di pensiero che agitarono la nostra penisola e prepararono il Risorgimento italiano, si polarizzarono intorno a due punti fondamentali : unità e federazione. Il 1848 fu l’anno d’oro delle concezioni federaliste, ma segnò anche l’inizio del loro declino per la sconfessione del programma neo-guelfo da parte di chi avrebbe dovuto orchestrare (Pio IX) e per il fallimento del primo esperimento di azione federale (campagna militare del 1848-49)

    A presto

  2. #2
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    Il Risorgimento

    E veniamo proprio alla prima campagna militare, nella quale S.M. il Re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia Carignano, uno dei fautore del federalismo neo-guelfo, si lanciò generosamente nella prima guerra d’indipendenza, al richiamo dei moti e degli innumerevoli subbugli contro lo straniero ….Il 23 marzo 1848, Re Carlo Alberto volle assegnare al suo esercito il tricolore italiano, quale segno evidente che non era intenzione conquistare, ma “costruire” a proprio rischio e pericolo, la realizzazione dell’agognata indipendenza, se possibile in collaborazione con gli altri Regni sovrani della penisola. Egli infatti afferma :
    “E per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell’unione italiana, vogliamo che le nostre truppe, entrando sul territorio della Lombardia e della Venezia, portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana”.

    Ed effettivamente la prima parte della campagna, vide in campo non solo l’armata Sarda, ma al suo richiamo, risposero il Regno di Napoli, con un corpo al comando del Generale Pepe, ed anche lo Stato Pontificio, invio il suo al comando del Generale Durando.
    Questa partecipazione congiunta, di diversi Stati, più quella dei numerosi volontari da ogni parte dell’Italia, e persino dalla Dalmazia consenti numerosi e brillanti successi. Questi successi però, fecero anche sorgere gelosie e preoccupazioni nei Principi, i quali ritirarono l’adesione all’iniziativa, passando di fatto dalla parte dello straniero, deludendo non poco le speranze e le illusioni dei rivoluzionari, ma anche di casa Savoia.

    Ancora il 1° Febbraio 1849 comunque, alla ripresa delle operazioni militari, Carlo Alberto di Savoia, ormai solo contro il nemico Austriaco, auspicava al ricomponimento dell’originario programma neo-guelfo affermando nel Discorso della Corona in Parlamento : “Ci aiuteranno nel nobile arrigo l’affetto e la stima delle nazioni più colte ed illustri d’europa, e specialmente di quelle che ci sono congiunte coi vincoli comuni della nazionalità e della patria. A stringere viemmeglio questi nodi fraterni intesero le nostre industrie; e se gli ultimi eventi dell’Italia centrale hanno sospeso l’effetto delle nostre pratiche, portiamo fiducia che non siano per impedirlo lungamente”, e più oltre a conclusione del medesimo discorso affermava ancora : “La confederazione dei Principi e dei Popoli Italiani è uno dei voti più cari del nostro cuore e useremo ogni studio per mandarle prontamente ad effetto”

    E’ chiaro quindi che il Regno di Sardegna ed i Savoia aderendo a questo principio, manifestavano la volontà di realizzare l’unità Italiana non contro gli Stati preesistenti, ma con il loro coinvolgimento e la loro collaborazione.

    Possiamo così affermare che a causa delle autorevoli defezioni a questo programma, si giunse alla sconfitta di Novara e con essa alla fine di tutte le speranze “italiane”. L’indipendenza fu quindi compiuta dal Piemonte e da casa Savoia, che rispondendo “Al grido di dolore” proveniente dall’Italia oppressa, disponevano delle armi, della diplomazia ma soprattutto, che avevano affrontato l’impegno storico con una preparazione culturale, un programma ed una concretezza assolutamente assenti tra i rivoluzionari, sognatori e velleitari e dall’atteggiamento di tutti i Principi intriso di rancori per poter raccogliere attorno alla loro bandiera forze sufficienti al conseguimento degli obiettivi fissati.

    Come poteva un piccolo Regno come quello di Sardegna ad avere un grado di preparazione assai più avanzato rispetto a tutti gli altri Stati Italiani, non soltanto sul piano dell’efficienza militare, ma anche sotto il profilo dell’organizzazione amministrativa e del complessivo livello culturale ed istituzionale ?

    Ciò si verifico, perché S.M. il Re Carlo Alberto preparò il passaggio all’epoca moderna del Regno di Sardegna con cura meticolosa !

    E da questo punto della storia che cominceremo le nostre lezioni di pensiero monarchico, analizzando l’opera di Re Carlo Alberto. La sua azione riformatrice, con i provvedimenti adottati, in campo amministrativo ed istituzionale, furono rivoluzionari a tal punto da anticipare spesso di diversi decenni analoghe riforme adottate nei Pesi a più avanzato grado di civiltà.

    Spero sia di Vostro interesse…..

    A presto

  3. #3
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    Lezione 1 – Modernità rivoluzionaria

    Asceso al trono il 27 aprile 1831, Re Carlo Alberto, già il 10 maggio 1831, con Regie Patenti, dispensò dal consueto giuramento di fedeltà i vassalli, i nobili, le città, le comunità eccetera, aggiungendo : “a risparmio anche di spesa”
    Con Regie Patenti (R.P.) del medesimo giorno, soppresse la quasi totalità delle regie riserve di caccia, al fine : “di favorire la proprietà e l’agricoltura”
    Con R.P. 19 maggio 1831, soppresse una serie di pene corporali, residuo del sistema feudale e assolutista, nonché la pena di morte per i furti semplici e la confisca dei beni dei condannati politici (pena ripristinata 117 anni più tardi, proprio nei confronti dei Savoia, dalla poco democratica Costituzione rebupplicana entrata in vigore il 1° gennaio 1948)
    Con R.P. del 28 maggio 1831, soppresse le franchigie di cui godevano i componenti della Famiglia reale, della Corte, e delle alte cariche dello Stato, primo esempio al mondo dell’eguaglianza effettiva di tutti i cittadini dinanzi al fisco.
    Con Regio Editto del 18 agosto 1831, istituì il Consiglio di Stato per le provincie della terraferma e lo aprì, non soltanto ai rappresentanti del ceto aristocratico, ma anche a “persone di palese merito, …. Dedite ad abituali studi delle scienze politiche, commendevoli per lunghi ed importanti servizi e cognite per l’amore al pubblico bene. Noi vogliamo perciò essere assistiti costantemente da essi e profittarede’ loro lumi e della loro esperienza…”
    Ed è interessante rilevare come la composizione di quel Consiglio di Stato, imponendo che esso fosse integrato da due consiglieri straordinari per ogni divisione (gruppo di province) contenesse due principi fondamentali nell’organizzazione di uno Stato moderno : quello della rappresentanza e quello del decentramento .

    E con questo chiudiamo la prima lezione…. C’è già molto su cui pensare , riflettere ed essendo obiettivi …..“ricredersi”

    A presto

  4. #4
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    Lezione 2 – Riforme a tamburo battente

    Annunciato con Regio Editto (R.E.) del 18 agosto 1831 il proposito di procedere alla revisione ed al perfezionamento della legislatura dello stato, Re Carlo Alberto, diede vita alla più organica, ordinata, complessa e rapida riforma legislativa che mai Stato moderno abbi avuto.
    Con R.E. del 20 giugno 1837 varò il codice civile (detto Albertino), entrato in vigore il 1° gennaio 1838.
    Con R.E. del 26 ottobre 1839 promulgò il codice penale entrato in vigore il 15 giugno 1841.
    Con R.E. del 28 giugno 1842 varò il codice militare penale, operante dal 1° gennaio 1841.
    Con R.E. del 30 dicembre 1847 diede vita al codice di commercio applicato dal 1° luglio 1843
    Con R.E. del 30 ottobre 1847 creò il codice di procedura criminale in vigore dal 1° gennaio 1848, in sostituzione del precedente Regolamento giudiziario criminale approvato con R.E. del 11 gennaio 1841
    Particolarmente significativo poi, fu il riordino della Pubblica Amministrazione, attraverso una serie di provvedimenti che costituiscono tuttora il cardine dell’ordinamento degli Enti locali e che all’epoca ebbero un carattere tanto rivoluzionario al punto da stimolare riflessioninell’intera Europa.
    Ecco di seguito i più importanti : Con Regie Patenti del 9 settembre 1837, portò da due a tre anni la durata in carica dei Sindaci.
    Il 1° aprile 1838 vennero emanate le “Istruzioni per l’Amministrazione dei Comuni”, in 487 Articoli e 42 Moduli o Modelli che armonizzavano i precedenti regolamenti per le Amministrazioni della Savoia (1738), del Piemonte (1775) e del Ducato di Aosta (1738) e le successive modifiche ed integrazioni.

    E con questo chiudiamo la seconda lezione…. Può sembrare un’enormità il lavoro svolto i così poco tempo, soprattutto considerando il tempo necessario ad ideare, abbozzare, approvare ed applicare una riforma oggi (in piena Era informatica, dove tutto e valutato in base alla Performance….). Vedremo come nel prossimo appuntamento, S.M. Re Carlo Alberto seppe stupire il suo tempo e stupire oggi, anche noi….

    A presto

  5. #5
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    Lezione 3 – Conferme sul decentramento

    Con Regio Biglietto (R.B.) del 11 aprile 1840 e successivo regolamento d’esecuzione approvato con R.B. del 13 agosto 1840, venne approvata la “Cassa di Depositi e di Anticipazioni di fondi per i lavori pubblici”, che sarebbe poi diventata la “Cassa Depositi e Prestiti” tuttora fondamentale istituzione di finanziamento per la realizzazione di Opere pubbliche da parte degli Enti locali.
    Con Regio Editto (R.E.) del 30 luglio 1847, vennero istituiti il “Consiglio Superiore di Sanità” ed i “Consigli provinciali di Sanità”.
    Con R.E. del 27 novembre 1847, venne varata la prima Legge comunale e provinciale, che per la prima volta riconosceva la personalità giuridica delle Province e prevedeva tra le altre innovazioni, che i Consigli Comunali venissero eletti direttamente dai cittadini, ancora con suffragio ristretto è vero…. ma non basato unicamente sul censo, ma anche sul merito. Altre innovazione contenuta nel presente Editto (che sarebbe poi stato sostituito da una Legge comunale e provinciale nel 1848 e successivamente nel 1859), la istituzione di un’organo esecutivo del Consiglio comunale con il nome di “Consiglio di credenza” divenuto poi “Consiglio delegato” nel 1848, 3 nel 1849 “Giunta municipale” !!
    Altri provvedimenti riguardarono le istituzioni, la codificazione. La Magistratura, l’amministrazione della giustizia, l’organizzazione della Pubblica Amministrazione, le comunicazione, i diversi settori dell’economia, l’edilizia pubblica e l’urbanistica (con il varo dei primi Piani regolatori comprensoriali), l’educazione, l’istruzione, le belle arti, le scienze, la beneficenza e l’assistenza, e naturalmente le forze Armate.

    Qui finisce la terza lezione, e mi piace ricordare che Giosuè Carducci, definì Re Carlo Alberto “Italo Amleto”, mentre gli oppositori più agguerriti lo definirono “Re tentenna”, ma come non avere dei momenti di riflessione o ripensamenti davanti alla delicatezza ed al carattere innovativo (perfino rivoluzionario) delle decisioni da assumere in un momento storico peraltro “pieno” di eventi ? Nulla di più inesatto !
    In effetti, occorrerebbe riconoscere in Re Carlo Alberto, una figura di vero “traghettatore”, del Piemonte e dell’Italia verso la Democrazia e l’organizzazione moderna di uno stato efficiente !

    A presto

  6. #6
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    Lezione 4 – Concessione dello Costituzione

    Annunciato con il Proclama dell’8 febbraio 1848, lo Statuto Albertino (la prima Costituzione Italiana), veniva concesso il 4 marzo dello stesso anno, quasi a coronare il completamento delle riforme volute ed attuate tra il 1846 e il 1848 da Re Carlo Alberto.
    I’8 maggio 1848 si inaugura il Parlamento Subalpino, riunito a Torino ed eletto il 27 aprile dello stesso anno, attraverso 204 collegi uninominali.
    In tale occasione, si innaugura anche la tradizione del “Discorso della Corona”, da allora sempre seguita all’apertura delle nuove legislature. In quell’occasione, davvero solenne, Re Carlo Alberto, da poco partito per la prima guerra d’Indipendenza , delega alla sua lettura il Luogotenente del Regno, nominato in sua assenza.
    S.A.R. il Principe Eugenio Emanuele di Savoia leggerà : “ In Italia le disgiunte parti, tendono ogni giorno ad avvicinarsi, e quindi vi è ferma speranza che un comune accordo leghi i popoli che la natura destinò a formare una sola Nazione…” ed ancora più avanti… “ vi sarà presentato un progetto di Legge sul consiglio di Stato che scatuisca le attribuzioni consultive di questo Corpo. Un altro se ne prepara, che metta le istituzioni municipali e provinciali in armonia coi nostri ordini politici” ….quindi ancora rimarcati i concetti di salda Unione “in concordia” e decentramento “Comunale e Provinciale” del nuovo Stato auspicato.
    Più avanti nello stesso discorso, il Principe Eugenio dirà ancora : “Altri progetti vi saranno pure rassegnati per la revisione delle leggi sui boschi, sulle acque e sulle strade, non’chè per migliorare altri rami dell’Amministrazione e coordinare le leggi attuali colla nuova forma di Governo, acciò che il principio di Libertà e di Progresso che lo anima si diffonda per ogni dove, a vivificare tutte le parti del corpo sociale, e a beneficio morale ed economico specialmente delle classi più numerose” … ed è chiaro che le classi più numerose, non potevano che essere le più deboli, e che questo formale riguardo nel chiamarle “numerose” era un ulteriore prova di quanto al Sovrano stesse a cuore il loro riscatto, tentando contemporaneamente una premessa all’unificazione sociale, evitando di utilizzare termini mortificanti.
    Del resto questo concetto era già rintracciabile nello Stesso Proclama del 8 febbraio dove Re Carlo Alberto scriveva ; “Mentre così provvediamo alle più alte emergenze dell’ordine pubblico, non vogliamo più differire di compiere un desiderio che da lungo tempo nutriamo, con ridurre il prezzo del sale a trenta centesimi il chilogramma fino dal primo di luglio prossimoventuro, a beneficio principalmente delle classi più povere, persuasi di trovare nelle più agiate quel conpenso di pubblica entrata, che i bisogni dello Stato richiedono” …. Quindi un disegno di collaborazione tra i ceti, che scongiurasse le lacerazioni degli scontri di classe !!

    Qui finisce la quarta lezione, nella prossima vedremo ancora come questi concetti, espressi nel Proclama ed al 1° Discorso della Corona, non furono la conseguenza dei tempi che cambiano, ma furono provvedimenti in cui il sovrano credeva, in modo autonomo ed originale, in anticipo sui tempi che verranno.

    A presto

  7. #7
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    Lezione 5 – Fù davvero una rivoluzione ?

    In quegli stessi giorni, ad opera di Karl Marx e Friedrich Engels, usciva, dalla stamperia di J.E.Burghard di Londrail “Manifesto del Partito Comunista”. Quella prima edizione, nella quale non figurava neppure il nome dei due autori, ebbe diffusione molto limitata e quasi nessuna influenza; il “Manifesto” cominciò ad essere diffusamente letto e tradotto solo dal 1870 in poi; pertanto l’impegno sociale contenuto in quel primo Discorso della Corona, non era la conseguenza di sollecitazioni di ordine culturale, ne politico.
    Le nubi della rivoluzione borghese si addensavano all’orizzonte, …ma appunto era una rivoluzione borghese, volta a reclamare concessioni di libertà costituzionali e politiche, e non avevano carattere di rivoluzione sociale, ed in ogni caso erano sommovimenti che non avevano ancora interessato il Regno di Sardegna.
    L’attenzione quindi ai temi sociali di Re Carlo Alberto, in favore “delle classi più numerose” sono dunque di straordinaria importanza, ed anticipano in modo autonomo ed originale tutti i successivi compiuti da altri Governi e Sovrani.
    Se si pensa al tempo, ed al fatto che l’impegno fosse stato assunto attraverso un atto formale e fondamentale come il discorso di apertura della prima legislatura del primo Parlamento eletto in Italia, da una Monarchia fino al giorno prima assoluta, non possiamo che ritenere questi propositi rivoluzionari davvero !

    Questa quinta lezione, deve farci davvero riflettere e valutare obiettivamente l’operato di un grande Sovrano. La Storia, il suo carattere schivo, ed il poco tempo poter godere i frutti del suo operato, hanno portato i contemporanei e gli odierni superficiali a credere che sia stato un Sovrano di passaggio, famoso “solo” per i suoi ripensamenti !

    A presto

  8. #8
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    Lezione 6 – Regno d’Italia e decentramento

    Dopo la prima guerra d’indipendenza, non si parlò più di Federazione degli Stati Italiani, ma il programma di decentramento e delle autonomie amministrative venne portato avanti parallelamente al progetto di unione, …ormai un progetto interamente Sabaudo. Ciò è testimoniato dalle parole di S.M. il Re Vittorio Emanuele II, il 10 gennaio 1859, nel Discorso della Corona all’innaugurazione in Parlamento a Torino della seconda sessione della sesta legislatura : “ … Il nostro paese, piccolo per territorio, acquisto credito nei consigli d’Europa perché grande per le idee che rappresenta, per le simpatie che esso ispira. Questa condizione non è scevra di pericoli, giacchè nel mentre rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi. …” e più avanti “ Sarete di nuovo chiamati a deliberare intorno alla riforma dell’amministrazione dei Comuni e delle Provincie. Il vivissimo desiderio ch’essa vi sarà di eccitamento a dedicarVi le speciali vostre cure. “

    Immediato risultato fù la Legge comunale e provinciale del 23 ottobre 1859 che “divideva il Regno in Provincie, circondari, mandamenti e comuni”. Lo ricorda anche un libro del tempo pubblicato a Roma dalla tipografia della Camera dei deputati nel 1893, scritto dall’allora deputato avv. Raffaele Marchetti e dal titolo “La formazione del Regno d’Italia e il decentramento”.

    Vittorio Emanuele parlò ancora di decentramento il 2 aprile 1860, al Discorso della Corona che inaugurava la settima legislatura, la prima dell'Italia Unita : “Fondata dallo Statuto l’unità politica, militare e finanziaria e la uniformità delle leggi civili e penali, la progressiva libertà amministrativa della Provincia e del Comune rinnoverà nei popoli italiani quella splendida e vigorosa vita che in altre forme di civiltà e di assetto europeo era il portato delle autonomie dei Municipi. Nel dar mano agli ordinamenti nuovi, non cercando nei vecchi partiti che la memoria sei servigi resi alla causa comune, noi invitiamo alla nobile causa tutte le sincere opinioni per conseguire il sommo fine del benessere del popolo e della grandezza della Patria. La quale non è più il campo aperto delle ambizioni straniere, ma deve essere bensì l’Italia degli Italiani”. Il Sovrano quindi, nell’annunciare il proposito di un governo centrale, metteva in risalto che ampie autonomie amministrative locali, avrebbero contribuito a farlo crescere ed invitava ad abbandonare campanilismi, particolarismi ed egoismi a beneficio di tutti.

    Con questo termina la sesta lezione, in essa riscontriamo un importante passo compiuto dalla dinastia Sabauda, proprio al nastro di partenza della nostra Italia.... Il Decentramento amministrativo locale infatti, fù il motore dell'importante sviluppo conseguito dall'intero paese nei pochi anni successivi la sua unione. L'auspicato Federalismo fiscale, tanto pomposamente spinto oggi dalle testevuote legaiole quindi ... non è una novità assoluta per il nostro paese !

    A presto

  9. #9
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    Lezione 7 – Decentramento Spinto

    Sempre più incisa la linea organizzativa del Regno d’Italia tracciata in questa direzione, ed il riferimento (riscontrabile nel Discorso della Corona in occasione dell’apertura della prima sessione della 10° Legislatura del parlamento Italiano il 22 marzo 1867) è puntuale e non lascia più dubbi : Vittorio Emanuele II affermerà “I popoli amano e pregiano le istituzioni in ragione dei benefici che loro apportano. E’ necessario dimostrare che le nostre istituzioni soddisfano alle più nobili aspirazioni dell’operosità e della dignità nazionale e sono in paritempo guarentigia al buon ordinamento dello Stato e al benessere delle popolazioni, affinché, non iscemi in queste la fede nella libertà, che fa l’onore e la forza della nostra politica ricostruzione. Ad ottenere questo intento, il mio governo presenterà alle vostre deliberazioni un disegno compiuto di riordinamento amministrativo, che fortifichi ad un tempo la libertà e l’autorità, che renda più facili e meno costose le relazioni fra amministratori ed amministrati. Mentre la Provincia ed il Comune potranno atteggiarsi e muoversi sempre più liberi nella sfera delle loro attribuzioni, si deve raccogliere nelle mani del capo della provincia una maggior somma di facoltà governative, scemando così gli incomodi dell’accentramento con un rimedio che accresca saldezza al vincolo della unità”
    Altro accenno a questo tema oggi molto sentito e di gran moda, si ha il 5 dicembre 1870, alla vigilia del trasferimento della Capitale a Roma; si legge appunto “L’imminente trasferimento del Governo a Roma ci obbliga a studiar modo di ridurre alla massima semplicità gli ordinamenti amministrativi e giudiziari e rendere ai Comuni ed alle Province le attribuzioni che loro spettano… “ poi più avanti “ Compiuta finalmente l’Italia, non vi può essere fra Voi altra gara che quella di consolidare con buone leggi un edificio che tutti abbiamo contribuito ad erigere”
    Le Esortazioni del sovrano al Parlamento, non caddero nel vuoto, e produssero effetti concreti, infatti di volta in volta, vennero proposte ed approvate Leggi che accrebbero i poteri degli enti locali e gli strumenti di Autogoverno delle popolazioni. Esse riconoscevano ampie competenze ai Comuni ed alle province, attribuendo loro anche autonomia impositiva (fiscale) che si sarebbe protratta in epoca repubblicana fino al 1° gennaio 1974.

    Chiudendo la settima lezione quindi, non possiamo che constatare che le roboanti odierne definizioni di “federalismo fiscale” proposte, ma ancor lontane da essere approvate ed effettivamente attuate, non siano delle novità assolute, e tanto meno un’invenzione moderna degli amici legaioli !
    Nella prossima lezione invece, si vedrà il perché, si intraprese la strada indicata, scartando l’idea del regionalismo, pur presente nei politici del tempo.

    A presto

  10. #10
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    Predefinito grazie


    grazie conterio delle tue lezioni...

    saluti
    rexit

 

 
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