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Discussione: Afghanistan e Aghartta

  1. #1
    anche se tutti, io no
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    Predefinito Afghanistan e Aghartta

    Per prima cosa un saluto a tutti i frequentatori del forum.
    Visti i temi qui trattati, volevo scambiare qualche idea su una questione che non sono stato in grado di verificare e cioè sull'esistenza di un collegamento tra Afghanistan ed Aghartta o, per essere più precisi, sul fatto che l'Afghanistan possa esserne un accesso, per quanto non propriamente in senso letterale.
    Ringrazio in anticipo chi avesse delle notizie. Saluti a tutti M.

  2. #2
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    Predefinito

    Per quanto futili siano certi tentativi odierni di voler “localizzare” a tutti i costi realtà la cui essenza è propriamente spirituale e “spaziale” solo per «contingenza», a titolo informativo riportiamo qui sotto una nota di Alessandro Grossato estratta da “Alain Daniélou e René Guénon un incontro mancato”, sua introduzione al libro La corrispondenza fra Alain Daniélou e René Guénon (1947-1951), Firenze Olschki 2002 , nella quale si fa riferimento ad uno studio sempre del Grossato dal titolo: «Agarttha, Agharti o piuttosto Agartu? La “chiave mongola” per il mito tradizionale del “Cuore del Mondo”», studio che all’epoca della pubblicazione del carteggio citato prima era in corso di pubblicazione negli Atti del Convegno “Esoterismo e religione nel pensiero di René Guénon nel cinquantenario della morte (1951-2201)”, 10 novembre 2001, Accademia di Romania, Roma, e riguardo al quale a detta dell’autore «[…] siamo stati noi i primi a confermare definitivamente, anche attraverso la semplice evidenza cartografica, sin qui sfuggita a tutti, l’esistenza dell’Agharti o, per meglio dire, dell’Agartu [NOTA: Nome il cui significato etimologico, interessante da un punto di vista simbolico, è quello di “montagna che sbianca” o di “montagna bianca”.] centroasiatica, citata da Ossendowski nel suo contestato memoriale [NOTA]» (A. Grossato (a cura di), La corrispondenza fra Alain Daniélou e René Guénon (1947-1951), pag.21).
    La nota che segue è questa:

    «Una delle principali fonti da noi consultate, e da chiunque consultabile, anche in rete, è l’ArcAtlas: Our Earth and Global Satellite Imagery, edito dalla ESRI, WorldSat International. La località in questione si trova nell’attuale Kazakistan, ai bordi orientali della Steppa della Fame. Le sue coordinate geografiche esatte sono le seguenti: latitudine 45 gradi Nord, longitudine 80 gradi Est, altitudine 573 m. Il suo nome viene traslitterato internazionalmente come Agartu, ma non va dimenticato che nelle lingue turco-mongole la vocale u va letta come se avesse l’umlaut, dunque ü alla tedesca. Ancor più precisa foneticamente è allora la traslitterazione Agharti scelta da Ossendowski, il quale dice esattamente esser questa la denominazione mongola. Si noti che immediatamente ad est c’è la Zungaria, ovvero la parte settentrionale del Xinjiang, un altopiano steppico limitato a nord dall’Altai mongolo e a sud dal massiccio del Tianshan. Dzungar era infatti il nome d’una tribù dei Mongoli occidentali, ed è una ben strana coincidenza o meglio “assonanza significativa” perché, non dimentichiamocelo, secondo René Guénon (1958 [Le Roi du Monde, Paris, Gallimard], p.8) gli Zingari, popolo in tribolazione, sono proprio gli esuli del “Regno di Agarttha» (ibidem, pag. 21)


    Non è nostra intenzione inoltrarci nell’esame di questo passaggio, se non aggiungere un’altra citazione molto appropriata dello stesso Grossato, in riferimento ad un’accusa mossa a Guénon, e che chiarisce abbastanza bene i termini della questione da noi accennata all’inizio:

    «[…] Segue poi la precisazione decisiva, certo assai poco diplomatica nei riguardi di Daniélou, [NOTA: Ma per Guénon, come si sa, contava molto più la verità che qualsiasi malinteso “riguardo” nei confronti delle idiosincrasie di questo o quell’altro individuo. Si potrebbe ricordare, a questo proposito, l’accusa del tutto simile rivolta a San Bernardo di Chiaravalle di non essersi mai recato in pellegrinaggio in Terra Santa, accusa alla quale egli seppe rispondere da par suo, fra l’altro, in quell’epistola indirizzata al Vescovo di Lincoln, ove lo informava “che uno dei chierici di questi, messosi in cammino alla volta della Terra Santa, giunto a Clairvaux si era fermato perché aveva trovato lì la vera Gerusalemme, quella spirituale”. (Franco Cardini 1977, Introduzione a BERNARDO DI CLAIRVAUX, Ai Cavalieri del Tempio. In lode della nuova milizia, Roma, Volpe, pp. 52-53.). Infatti, da un punto di vista tradizionale, ogni autentico itinerarium ad Deum è sempre superiore a qualunque itinerarium ad Loca Sancta, per quanto importanti questi siano.] che “il fatto di essere andato o no in India non ha assolutamente alcuna importanza per ciò che concerne la comprensione “interiore” della dottrina”.» (ibidem, pp. 7-8)

  3. #3
    anche se tutti, io no
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    Predefinito

    Ringrazio SATTWA per le indicazione fornite ed anche perché questo mi ha dato modo di sentire direttamente l’autore citato, il Prof. Grossato (di cui peraltro possiedo più di un libro, tutti interessanti).
    Vorrei dunque aggiungere qualche altro elemento sulal questione degli "accessi" ad Aghartta, sul presupposto che i luoghi siano assimilabili a “stati” o “condizioni” degli esseri.
    Da un certo punto di vista questi accessi sarebbero dunque in numero di 12.
    Da un altro punto di vista, probabilmente di più chiara comprensione, gli accessi sono invece in numero di 4, collegabili ai punti cardinali e rispettivamente alla fede islamica, indù, alla tradizione cino-mongola ed quella bianca euro-asiatica. Il centro geografico risulterebbe dunque il Karakorum.
    Mentre scrivo mi rendo conto che un tema simile andrebbe affrontato in ben altro modo. Sono purtroppo i limiti di un forum. L’impegno però c’è tutto. Saluti M.

 

 

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