



riprendiamo la discussione.
Ho comprato il libro in questione e ne ho letto 155 pagine, per il momento.


Lasciamo, per il momento, la discussione sull'aspetto ascetico dell'Opus Dei ( bisogna dirlo : il nome è di per sè affascinante) e concentriamoci sull'aspetto di gruppo interno alla Chiesa.
Ora, nella CHiesa di Roma, esistono molti ordini religiosi, con caratteristiche simili o difformi tra loro.
Ma l'attenzione dei media si concentra sull'OPus DEi. Perchè ? qual'è la caratteristica "nuova" rispetto agli ordini religiosi tradizionali ?
La caratteristica "nuova " è sostanzialmente questa : l'Opus non vuole essere un nuovo ordine religioso, ma bensì un gruppo di laici che scelgono di seguire particolari regole di vita.
Ora, per seguire queste regole di vita, pur rimanendo laici, non è possibile continuare ad abitare in famiglia. Nascono quindi le case dell'ordine, dove coloro che scelgono questo cammino di perfezione vanno a vivere.
Ma, per chi legge il libro, l'impressione non è questa, ma sostanzialmente diversa : un adolescente non viene rispettato nella sua crescita umana e spirituale, ma alla sua crescita umana e spirituale viene sovrapposta una crescita esterna programmata dall'ordine a cui il giovane ha scelto di appartenere.
Questo per me è il punto focale : è come se un albero, abituato a crescere all'aria aperta, all'improvviso venisse messo in serra e costretto ad una crescita forzata.
Nelle prime 155 pagine del libro in questione è questo che viene messo in risalto : la difficoltà a vivere in questo modo, difficoltà che porta diverse persone a veri e propri traumi psichici e costringe i medici all'interno dell'Opus stessa, sia all'uso di psicofarmaci nei confronti degli adepti, sia nell'uso di forme di ricovero coattivo in strutture sempre di proprietà dell'Opus come il quarto piano di una certa clinica a Pamplona.
La domanda quindi che pongo ai partecipanti al forum è la seguente : pensate che sia cristiano ripettare la crescita individuale (senza forzature di alcun tipo) o che l'imposizione di una disciplina, anche stretta e rigorosa, sia una buona cosa, tenendo ovviamente conto che molti di coloro di cui ci si sta occupando sono degli adolescenti ?


la domanda è ben posta, mi sembra sia più che costruttiva e senza alcun intento polemico.
io posso solo dire che del problema ne sono altrettanto consapevoli pure i quadri dirigenti di OD.


Ci saranno delle belle e grandi balle in quel libro?
La "crescita libera", senza alcun intervento educativo, penso possano vederla tutti come qualcosa di insensato.
Non esiste educazione senza valori di riferimento. Il problema è quando in nome dei valori non si tiene conto dei bisogni unici, non "standard" delle singole persone, forzandone i comportamenti o facendo pressioni psicologiche per uniformarsi alla mentalità del gruppo.
Questa la ritengo la strada maestra per creare nelle persone terreno fertile per patologie psicologiche. E' come se ti viene dato un vestito da indossare e ti accorgi che ti va stretto: il sarto attento non ti dice che sei troppo grasso, ma cerca di adattarlo alla tua taglia, o al fatto che in quel momento non sei "pronto a dimagrire".
Cosa che spesso non accade nelle dinamiche di gruppo (non solo religiose), perchè la "regola" e l'ordine interno non devono essere turbati dalle pretese dei singoli. Da qui all'innescare sensi di colpa, inadeguatezza ci vuole poco, soprattutto se si tratta di adolescenti con una personalità ancora in definizione.
Mi ricordo una metafora, ma non l'autore: il bravo genitore tiene il figlio con una corda. Se la corda non ci fosse, il figlio si sentirebbe abbandonato e non avrebbe un punto di riferimento. Il cattivo genitore è quello che: tiene la corda troppo tirata (con qualsiasi scusa, anche "morale") e non permette di allontanarsi abbastanza e di crescere, oppure quello che molla completamente la corda (facendo sentire il ragazzo "solo").
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