La storia delle relazioni Usa-Russia dal crollo delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nel 1991 è una storia su come prima costruire amicizia con una mano e quindi distruggerla con l'altra. Un preciso esame dei documenti disponibili e delle azioni degli USA dalla caduta dell'URSS rivela come il presidente Clinton e più tardi il presidente Bush, ciascuno alla propria maniera, abbiano trasformato una grande potenza amica in quasi un nemico.
Storicamente la Russia è stata una grande potenza in Europa. Ha una poplazione di 142 milioni di abitanti. E' il paese più grande del mondo per massa terrestre. Con un'area di 17 milioni di Kmq., è quasi il doppio della misura del secondo paese più grande, il Canada. La Russia possiede tecnologia militare avanzata, che le consente di produrre alcuni dei più efficaci prodotti militari al mondo. E' il maggiore produttore mondiale di petrolio ed è vicina alla maggiori riserve petrolifere mondiali nel Medio Oriente. Confina con Giappone, Cina, Medio Oriente (attraverso il Mar Caspio) ed UE.Clinton ed i cattivi consigli
Con la caduta dell'URSS, la Russia ha attraversato un periodo caotico. Le sue industrie, la sua economia e le sue forze di difesa dovevano essere ristrutturate. I russi vedevano gli USA come amici; un paese con il quale potevano formare una partnership durevole.
Le porte del Cremlino erano spalancate per Washington. I russi, desiderosi di migliorare la loro economia, non vedevano l'ora di accettare nuove idee. Chi meglio del leader del "mondo capitalista" per mostrargli la strada. Così, quando gli Stati Uniti offrirono consiglio, loro lo accettarono sinceramente. Ma, come la storia dimostra, quei consigli quasi rovinarono la Federazione Russa e provocarono sofferenze immense al popolo russo.
Nel 2000, l'estensione del contributo americano al declino economico russo divenne chiaro. Un rapporto commissionato dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ed esibito dai leader delle sei commissioni della Camera, presentava un quadro completo del coinvolgimento dell'amministrazione Clinton nella creazione in Russia di un sistema di corruzione ed oligarchico. Il rapporto elencava molti "errori" dell'amministrazione Clinton nella sua condotta verso la Russia. Alcune di quelle "politiche sbagliate" sono elencate sotto.
"Una marcata preferenza per il rafforzamento del governo centrale russo, piuttosto che la disintegrazione dello stato sovietico e la costruzione dall'inizio di un sistema di libera impresa;
Un compatto sodalizio personale con pochi funzionari russi, anche dopo che divennero corrotti, invece che un approccio alla politica coerente e basato sui principi che trascendesse i personaggi;
Una visione ristretta del ramo esecutivo russo fino quasi all'esclusione dell'assemblea legislativa russa, dei governi regionali e delle organizzazioni private;
Una arroganza verso i nascenti collegi elettorali democratici russi che ha portato a tentativi a fini democratici attraverso mezzi chiaramente non democratici;
Una riluttanza a lasciare che i fatti guidassero la politica, o persino a fare correzioni di medio corso alla luce della crescente corruzione e delle crescenti prove del fallimento delle loro politiche.
Concentrandosi sul rafforzamento delle finanze del governo russo e sulla trasformazione dei monopoli di stato in monopoli privati, invece di erigere le fondamenta di un sistema di libera impresa, l'amministrazione Clinton assicurò che miliardi in assistenza economica occidentale alla Russia equivalessero solamente a prendere tempo. La focalizzazione di Gore-Talbott-Summers sulla macrogestione dell'economia russa invece che sui fondamenti legali che avrebbero permesso agli individui di avviare imprese, far sorgere una economia di mercato competitiva e creare una base fiscale, condannarono al fallimento i loro sforzi di "privatizzazione".
Peggio, utilizzando massicci prestiti ed aiuti per tappare il divario nel bilancio operativo del governo centrale russo, l'amministrazione Clinton espose questi finanziamenti al furto ed alla frode".
Naturalmente, al termine dell'amministrazione Eltsin la situazione era divenuta così critica che nulla meno che una grande ristrutturazione del sistema poteva stabilizzare la situazione. Putin era l'uomo giusto per il lavoro. Iniziò limitando le attività degli oligarchi e fermò la corrotta ed incontrollata "privatizzazione". Ma il danno che era stato fatto sotto Eltsin era enorme e ci vorranno molti decenni per ripararlo.
Al termine dell'amministrazione Eltsin il popolo russo aveva perduto tutta la fiducia nel sistema capitalista. La gente comune spesso identificava la privatizzazione con il furto. Mentre i comuni russi operosi si affannavano per tenersi al caldo nei rigidi inverni, i ricchi spendevano somme astronomiche in yacht di lusso e ville all'estero.
Incoraggiando la privatizzazione incontrollata, la vendita all'asta in blocco di importanti beni governativi a pochi amici corrotti, l'eccessiva richiesta di prestiti, l'apertura dei mercati locali alle importazioni ecc., l'amministrazione Clinton stava distruggendo l'economia russa. Tutto considerato, l'era dell'"intervento" di Clinton in Russia può essere chiamata disastrosa per la Russia. Quanti di questi "errori" fossero di proposito e quanti errori onesti non lo sappiamo. Ma una cosa è certa: i russi hanno imparato una ottima lezione.La strada verso la seconda guerra fredda
La storia dei neocon è ben nota. I neocon sono un gruppo di persone rivolte a fare degli USA gli unici egemoni al mondo. Appena un anno dopo il crollo dell'URSS, questo gruppo pubblicò il suo programma su come dovrebbe agire l'unica superpotenza. La Guida per la politica della difesa, creata dagli allora funzionari del Dipartimento della Difesa I. Lewis Libby e Paul Wolfowitz per volere del Segretario alla Difesa Dick Cheney stabilì l'agenda per il nuovo ordine mondiale.
"Il nostro più importante obiettivo è di impedire il riemergere di un nuovo rivale. Questa è una considerazione dominante che è alla base della nuova strategia di difesa regionale e richiede che ci sforziamo di prevenire qualsiasi potenza ostile dal dominare una regione le cui risorse sarebbero, sotto controllo consolidato, sufficienti a generare potenza globale.
Queste regioni includono l'Europa occidentale, l'Asia orientale, il territorio dell'ex Unione Sovietica e l'Asia sudoccidentale. Vi sono tre aspetti aggiuntivi a questo obiettivo: primo, gli USA devono dimostrare la leadership necessaria per costituire e proteggere un nuovo ordine che mantenga la promessa di convincere i potenziali competitori che non hanno bisogno di aspirare ad un ruolo maggiore a perseguire una posizione più aggressiva per proteggere i loro interessi legittimi.
Secondo, nelle aree non della difesa, dobbiamo considerare sufficientemente gli interessi delle nazioni industriali avanzate per scoraggiarle dallo sfidare la nostra leadership o dal cercare di rovesciare l'ordine politico ed economico costituito. Infine, dobbiamo mantenere i meccanismi per dissuadere i competitori potenziali persino dall'aspirare ad un maggiore ruolo regionale o globale".
L'elezione di George W. Bush ha dato a questa gente il potere reale ma non l'opportunità di implementare i loro progetti. Gli attentati dell'11/9 agli USA hanno procurato le perfette opportunità e scusa. Subito dopo, hanno cominciato ad occuparsi delle percepite future sfide alla potenza USA.
Uno di quei paesi che è storicamente riuscito a sfidare gli altri per la supremazia nella sua regione è la Russia. Ciò ha fatto della Russia un bersaglio naturale per i neocon. Non importava che la Russia fosse o no amica. La Russia aveva la capacità ed il desiderio di diventare nuovamente una potenza globale. Se non ora, forse li avrebbe avuti più tardi.
Quando Vladimir Vladimirovic Putin assunse la presidenza russa nel dicembre del 1999, l'economia russa era al limite del crollo. Gli oligarchi avevano il controllo di molti settori importanti dell'economia e cercavano di estendere ancora oltre il loro controllo. Quelli dell'amministrazione di Yeltsin avevano sperato che aiutando Putin potevano controllarlo. Ma Putin, un ex funzionario del KGB ed il primo capo civile dell'SFB (ex KGB) aveva molti altri amici, come i Siloviks (nazionalisti delle forze armate e diversi ministri potenti che si definiscono difensori dell'interesse nazionale russo). I Siloviks hanno fornito a Putin un contrappeso agli oligarchi. Con il loro sostegno, Putin iniziò a riaffermare il controllo del governo centrale sul paese.
Mentre Putin cominciava la lotta per stabilizzare il paese, gli USA iniziavano ad espandere la NATO. Nel marzo del 1999, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia aderirono alla NATO. La NATO venne creata nel 1949 come una alleanza (ufficiosamente) difensiva contro l'URSS ed era geograficamente limitata alla regione euroatlantica dell'emisfero settentrionale. Alla fine degli anni '90, a minaccia passata, la conversazione attraverso l'Europa era sulla morte lenta della NATO. Dal momento che la Russia non minacciava di invadere nessuno di questi paesi, non vi era nessuna ragione per espandere la NATO verso l'Europa orientale, così pensavamo. La Russia sotto Eltsin era in un processo di estremo declino e sull'orlo della bancarotta




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