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Discussione: E' Natale

  1. #1
    Dragon ghost
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    Hurqalya
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    Predefinito E' Natale

    E siamo tutti più buoni.

  2. #2
    Lieber Stehend Sterben
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    Wie tief willst Du noch sinken? - Wie lange Dich belgen? - Wieviele Tode willst Du sterben? - Wie oft Dich selbst betrügen? - Ja, diese Worte sind krass, verletzend und laut, - Doch nur wenn man schreit, weckt man Tote auf, Tote auf!
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    Io so sempre buono. Pure a ferragosto.

  3. #3
    Sospeso/a
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    E’ di nuovo Natale: la festa di Gesù Bambino e dei Grandi Magazzini. La festa del padrone, che ti dà la tredicesima, e te la riprende cinque minuti dopo nei suoi supermercati, lasciandoti in cambio centoquattordici pacchettini colorati pieni di cose inutili che ti faranno sentire idiota e felice. E così, passata la festa, vuotate le tasche, lavato il cervello, sarai pronto per il nuovo anno, pronto a regalare al tuo padrone un altro anno di fatica, di obbedienza, di sfruttamento, in attesa del prossimo Natale e del prossimo Gesù Bambino. A meno che tu il padrone non ce l’abbia più, come i nostri fortunati compagni della Marzotto, e tanti altri: allora per festeggiare ti basta raddoppiare la quota mensile dei debiti, e partecipare anche tu al Grande mercato: Immobili Mobili Automobili Soprammobili ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Perché nel Grande Mercato natalizio siamo tutti uguali. Il culto delle merci, la devozione dell’Upim, hanno risolto la crisi delle chiese tradizionali. E’ il grande magazzino il nuovo tempio, dove i fedeli affluiscono in umidità e, miracolo del progresso, in perfetta uguaglianza. Chi non ha il grande magazzino a portata di mano, ci va in processione, dai paesi, dal quartiere-confino, a spendere di più per merci di scarto, a ubriacarsi di luci, abbondanza e tintinnii di scontrini. Padroni ed operai, contrapposti in fabbrica, dove le merci si producono, vengono trasformati con un colpo di bacchetta magica in uguali nel grande magazzino, tutti clienti, tutti consumatori. I salari di chi lavora sono separati da un abisso dai profitti di chi sfrutta: ma nel grande magazzino ci sono i prezzi, fissi, unici ed uguali per tutti. Così, grazie al Natale, ai grandi magazzini ed ai buoni signori che li hanno aperti (la Fiat, la Montedison, ecc.) i nostri problemi sono risolti. L’operaio della Marzotto diventa uguale al padrone. La commessa sorriderà ad ambedue, perché nel grande magazzino il cliente è sacro e al cliente bisogna sorridere. Grazie signore a sua disposizione signore ci pagano per questo (quarantamila lire al mese signore per dieci ore al giorno di lavoro sorridente e se sciopero cercano di licenziarmi). Nel Grande Mercato tutto si paga poco, anche la fatica di chi ci lavora: ed anzi il lavoro è la merce più svalutata, per una commessa che lavora ci sono cento ragazze disoccupate pronte a vendere il loro sorriso. E così il Natale è diventato nient’altro che un formidabile incremento alle vendite. Il capitalismo accumula la ricchezza immensa estorta giorno per giorno al lavoro sfruttato per mascherarsi da papà Natale pronto ad elargirla. Così, ogni anno, a data fissa, i cuori si riempiono di bontà: chi è buono deve regalare, regalare vuol dire spendere, e spendere significa indebitarsi ed ingrassare il padrone. Il cerchio si chiude e il Natale, come tutto il resto, è servito al suo scopo: accrescere i profitti, e farci dimenticare lo sfruttamento. Perciò noi siamo contro questo Natale, ipocrita, commedia commerciale che ci vuole far sentire ricchi una volta all’anno. Contro il ricatto dei padroni, che giocano su tutto, compresi i bambini. A tre anni, grazie alla pubblicità Rai-Tv i bambini acquistano già la mentalità del consumatore idiota e pronto a desiderare tutto quello che il Mercato impone (Bambini: la vostra mamma non deve comprare all’Upim); imparano a sentirsi migliori, superiori se il loro papà natale è più ricco. E a questa legge nessuno sfugge: come dice senza pudori la pubblicità Agip: "Natale con i tuoi, ma prima passa da noi". Il Natale non esiste più con le sue tombole con le sue tombole e i suoi presepi; è stato inghiottito nel meccanismo produzione-consumo, è diventato una voce nel bilancio di previsione dei monopoli. C’è solo un Dio, la merce e la sua incarnazione più pura, il denaro. Gli uomini vengono plasmati a sua immagine e somiglianza, produttori e consumatori di merci, merci essi stessi non più uomini. Hanno un solo modo per comunicare e sentirsi vivi, acquistare e scambiarsi merci e tanto più esse valgono quanto più palesemente sono inutili, e quanto meno durano. In mezzo a regali confezionati, confezionati noi stessi – conciati per la festa – ci godiamo questa festa forzata che ritempra al lavoro forzato di tutti i giorni. Ma dietro le luci della grande società-fabbrica.-mercato-carcere-caserma – c’è la realtà: la bancarotta fraudolenta di una società fondata sul dominio, sullo spreco e sullo sfruttamento. I suoi becchini sono ben attivi: sono disoccupati, gli operai della Marzotto che a Natale non possono credere; gli operai della Saint Gobain che ricevono oggi il pacco dono dalle mani generose del padrone, quello stesso che due mesi fa tentava di gettarli sul lastrico e scatenava la furia dei poliziotti contro di loro, le commesse dell’Upim, che sanno sulla loro pelle quale sporca e ricattatoria realtà si cela dietro il luccichio del grande magazzino; i giovani che dicono no alla scuola dei padroni, alla fabbrica sociale di idioti e di servi. Non c’è natale per i braccianti di Avola, per i lavoratori in lotta in tutta Italia. La tregua truffatrice dei padroni, Canzonissima e i discorsi di papi e presidenti non ci ingannano. La nostra festa è la lotta continua contro un mondo in cui la ricchezza viene impiegata per perpetuare la miseria e il dominio.

    IL POTERE OPERAIO

    Cicl. In proprio

    Pisa 24-12-68

 

 

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