Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    WHY SO SERIOUS?
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    ASCOLI PICENO. CERTI UOMINI NON CERCANO QUALCOSA DI LOGICO, COME I SOLDI. NON SI POSSONO NE' COMPRARE NE' DOMINARE. NON CI SI RAGIONA E NON CI SI TRATTA. CERTI UOMINI VOGLIONO SOLO VEDER BRUCIARE IL MONDO.
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    Predefinito L'altro 11 Settembre!!!

    Non c’è bisogno di un Osama bin Laden per un 11 settembre. Dimenticate i Boeing che si trasformano in missili e che si schiantano contro le torri gemelle. Sintonizzatevi per un momento su quattro aerei militari che bombardano un palazzo presidenziale ed ecco un altro film sull’11 settembre, i cui protagonisti sono Dick ed Henry. “Dick” è l’ex presidente Usa Richard Nixon, “Henry” è Henry Kissinger, il suo consigliere alla sicurezza nazionale. Questioni di alta politica estera, una trama notevole.

    Scena 1: Washington, Ufficio Ovale, settembre 1970. Il Dottor Salvador Allende, un uomo di cultura, persona nobile e carismatico fondatore del Partito socialista cileno, ha appena vinto le elezioni presidenziali con il 36.22% dei voti. Nixon e Kissinger ricevono il direttore della Cia Richard Helms. Nixon, d’accordo con Kissinger, dice a Helms che vuole sapere “tutto ciò che è possibile per evitare l’ascesa al potere di Allende. Se esistesse anche solo una possibilità su dieci di sbarazzarsi di Allende, dovremmo tentarla”.

    Scena 2: Santiago, palazzo “La Moneda”, ore 8 dell’11 settembre 1973. Allende, il presidente democraticamente eletto del Cile, è preoccupato per un generale di nome Augusto Pinochet. Le stazioni radio sono mute. La marina militare ha preso il controllo di Valparaiso, città natale del presidente. Ma Allende pensa al suo nuovo comandante, nominato meno di tre settimane prima: “Povero Pinochet, sarà stato arrestato…”.

    Il generale Pinochet è lungi dall’essere arrestato: è alla guida di un colpo di Stato. Le truppe marciano su Santiago. Alle 8.30 una solenne dichiarazione militare rende il tradimento ufficiale. I carri armati avanzano verso il centro della città. A mezzogiorno, quattro aerei Stuka distruggono la residenza privata di Allende in via Tomas Moro e bombardano “La Moneda”. Il presidente oppone resistenza, combattendo i soldati che circondano il palazzo e rifiutando con sdegno la proposta per sé e per la famiglia di un aereo privato per lasciare il paese.

    Quando la sua cattura si fa imminente, Allende preme il suo mento contro l’AK-47 che Fidel Castro gli ha dato, e apre il fuoco. Alle 2 del pomeriggio la giunta militare si insedia. Un attimo dopo iniziano gli arresti di massa, le torture, le esecuzioni.

    In mezzo a queste due scene sta la storia di un golpe uscito dal suo guscio dopo tre anni di virtuale gestazione. Gli Stati Uniti erano ancora impantanati in Vietnam. La politica di Nixon per il Sudamerica assomigliava ad una ‘guerra al terrore’ in forma ridotta: “Per prevenire un’altra Cuba”. Semplicemente, Nixon non poteva sopportare “quel bastardo di Allende” (testuale). Il Cile era forte delle più vaste riserve di rame del mondo. Allende stava per nazionalizzarle, a spese dei profitti delle due corporation Usa Anaconda Copper Mining Co e Kennecott Copper Co, che avevano affamato il paese latino per decenni.

    La strategia di destabilizzazione del Cile, supervisionata nei dettagli da Kissinger, si sviluppò in una serie di operazioni denominate Traccia 1 e Traccia 2. La Cia provò di realizzare un colpo di Stato anche prima dell’insediamento di Allende del 1970, inviando 50.000 dollari a un’occulta organizzazione neonazista per assassinare il generale Rene Schneider il 22 ottobre dello stesso anno e per corrompere altri generali e ammiragli. Non funzionò.

    Allende voleva sviluppare “una pacifica via cilena al socialismo”. I suoi elettori erano operai, contadini, emarginati, appartenenti alle classi urbane medio-basse. I giovani istruiti delle città celebrarono il “socialismo del vino rosso e delle empanadas” (una sorta di pasta sfoglia). Washington volle però impedire nel paese ogni virata a sinistra, devastandone l’economia, praticando la corruzione di massa, lo spionaggio e il ricatto.

    In effetti, Allende era un moderato rispetto ai movimenti popolari che in Cile occuparono fabbriche, terreni e proprietà (1.278 occupazioni solo nel 1971). Poi iniziarono a diffondersi gli scioperi (3.200 nel 1972). Gli industriali sabotarono le produzioni. Nessuno riuscì a spiegare come mai in quegli anni il credito cileno venne bloccato sui mercati internazionali. Le operazioni di prestito furono sospese.

    La Cia, sabotaggi a parte, finanziò scioperi strategici – medici, banche, impiegati, un interminabile sciopero dei camionisti. La stampa conservatrice condusse una feroce campagna di disinformazione. Ci furono diversi tentativi di golpe. Al caos economico si aggiunse quello politico: i cristiano-democratici, il partito di centro, finì per unirsi alla destra, e assieme portarono avanti una velenosa battaglia contro Allende.

    Nixon ottenne esattamente quello che voleva. L’11 settembre, le navi della marina statunitense monitorarono le basi militari cilene per avvertire i cospiratori in merito a eventuali manifestazioni pro-Allende. Pinochet prese così il potere, e fece il suo ingresso nella storia come il più crudele e definitivo dittatore sudamericano.

    La dittatura in Cile coincise con l’ascesa del neoliberismo (che negli anni novanta è stato ribattezzato “globalizzazione”). I cileni con borse di studio iniziarono a vivere all’Università di Chicago. Lo statuto del neoliberismo – e il Santo Gral economico di Pinochet – vennero redatti da due di questi, Sergio de Castro e Arturo Fontane. Presto si realizzò la classica divisione del lavoro: le forze armate uccidevano, i “Chicago boys” applicavano le loro dottrine. La repressione militare, insomma, assicurava la “libertà” economica.

    Altri dittatori vennero instaurati prima di Pinochet, altri ancora lo seguirono. Verso la metà degli anni settanta, alcune dittature sudamericane sostenute dagli Stati Uniti – Cile, Argentina, Brasile, Bolivia, Uruguay e Paraguay – si unirono segretamente sotto l’infame Operazione Condor, una guerra di terrore latina contro qualsiasi oppositore reale o potenziale.

    Condor vantava due uomini chiave: Pinochet in Cile (che garantiva la gestione informatica dell’organizzazione), e Alfredo Stroessner in Paraguay (morto quest’anno in Brasile). Il regime di Pinochet mantenne attivo un laboratorio per la preparazione di alimenti tossici e gas nervino – che erano e rimangono armi di distruzione di massa. Il chimico responsabile fuggì in Uruguay e fu ucciso. Orlando Letelier, l’ambasciatore cileno a Washington sotto Allende nel periodo 1970-1972, venne assassinato dal Condor. Chi se ne curò? Il fascismo militarizzato di Washington allora era una quotidianità.

    Pinochet e il Condor, in Cile, furono responsabili di un numero di vittime pari a quello causato dall’attacco alle Twin Towers: circa 3.000 persone, tra cui 1.198 “scomparsi”. In Argentina, si contarono ufficialmente 10.000 morti – per le organizzazioni dei diritti umani più di 30.000 tra assassinati e scomparsi. In Paraguay 2.000, in Bolivia almeno 350, in Brasile quasi 300, in Uruguay 200. Le famiglie delle vittime sono tuttora convinte che Kissinger sapesse ogni cosa. Porterà i suoi segreti nella tomba, proprio come Pinochet – che ancora si rifiuta di passare a miglior vita.
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

  2. #2
    "Tob shebè goiym harog!"
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    Te vedo molto in chiave antipinochet in questi ultimi giorni,eh?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Siegfried Visualizza Messaggio
    Te vedo molto in chiave antipinochet in questi ultimi giorni,eh?
    A dire il vero non ho ancora cominciato!!!
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da ISKANDER Visualizza Messaggio
    A dire il vero non ho ancora cominciato!!!
    orko kan!

  5. #5
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    11 settembre 1973

    Oltre 30.000 morti. Oltre 600.000 persone torturate.
    Questi sono i numeri principali del 11 settembre 1973, una data troppo spesso dimenticata e poi sorpassata dalla capacità mediatica del 11 settembre 2001.

    Il golpe del 11 settembre 1973 portò al potere Pinochet con l’esplicito aiuto e contributo determinante degli USA.

    L’8 settembre 1974, il New York Times rivelò che, secondo una testimonianza resa il 22 aprile dello stesso anno da William Colby, direttore della Cia, di fronte alla Sottocommissione dei servizi armati sull’intelligence della Camera dei rappresentanti, l’amministrazione Nixon avrebbe stanziato oltre otto milioni di dollari per le attività della Cia contro il regime del presidente Salvador Allende. Le operazioni di intervento, secondo Colby, erano state approvate in blocco dalla Commissione dei quaranta, un quadro di comando di alto livello addetto all’approvazione dei piani di sicurezza guidati da Henry Kissinger, segretario di Stato degli Stati Uniti, e furono considerate come prova schiacciante delle tecniche di sovvertimento di altri governi attraverso lo stanziamento di fondi.

    Il primo presumibile coinvolgimento degli Stati Uniti contro Allende avvenne nel 1964, allorché tre milioni di dollari vennero stanziati in aiuto del Partito cristiano democratico il cui candidato alle elezioni presidenziali, Eduardo Frei Montalva, sconfisse Allende. Ulteriori somme di denaro sono state finanziate negli anni seguenti, compresi cinquecentomila dollari nel 1970 donati alle forze anti-Allende prima delle elezioni presidenziali, finanziamento poi culminato nel milione di dollari stanziati, nel 1973, come parte della campagna per "destabilizzare" il regime di Allende. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 16 settembre, il presidente Ford difese l’operato statunitense in Cile in quanto teso «agli interessi del popolo cileno e, sicuramente, ai nostri interessi», ma negò che gli Stati Uniti fossero stati coinvolti nel sovvertimento del regime del presidente Allende. Di seguito, affermò che gli sforzi dell’America erano tesi a «preservare i giornali e i partiti di opposizione» che, presumibilmente, il presidente Allende cercava di annientare.

    Kissinger, nella testimonianza del 19 settembre resa di fronte alla commissione di inchiesta del senato sulle relazioni internazionali, ebbe a ripetere che il coinvolgimento della Cia era stato autorizzato unicamente per preservare i partiti politici e i giornali minacciati dal regime. Mentre il segretario di Stato in un’occasione precedente nel 1974 aveva affermato innanzi al Congresso: « la Cia non ha avuto nulla a che fare con il golpe, per quanto ne so e credo», un portavoce del dipartimento di Stato il 29 settembre aveva notato che Kissinger presiedeva una commissione composta da quaranta membri e che generalmente le decisioni erano prese all’unanimità.
    Secondo le fonti dei servizi segreti citate in un altro articolo comparso sul New York Times il 19 settembre, gran parte del denaro autorizzato dalla Cia per attività in Cile venne usato nel 1972 e nel 1973 per sostenere gli scioperi anti-Allende, in particolare lo sciopero dei camionisti del 1972. Tuttavia, le fonti insistevano sul fatto che scopo della amministrazione Usa non era stato quello di ribaltare il governo Allende, e poneva l’accento sul fatto che la richiesta da parte della confederazione dei camionisti nell’agosto 1973, un mese prima del golpe, per un incremento dei fondi d’aiuto, era stata rifiutata dalla Commissione dei quaranta, anche se non si negava la possibilità di "futuri stanziamenti a favore del sindacato dei camionisti".

    Il New York Times del 20 ottobre di nuovo pubblicò l’informazione secondo cui la Cia, sei settimane prima del golpe contro Allende, aveva cercato di finanziare il Partito nazionale di destra.
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