EURUSSIA?
PUTIN VUOL PASSARE ALLA STORIA COME IL DECOLONIZZATORE DELLA RUSSIA. Il leader provvidenziale che ha ereditato le rovine dell’impero sovietico e ha posto le basi per un nuovo impero russo. Il quinto, dopo quelli di Kiev (circa 850-1240), di Mosca (circa 1400-1605), dei Romanov (1613-1917) e dei bolscevichi (1918-1991), se accettiamo la classificazione dello storico britannico Philip Longworth.
Quando l’ex agente del Kgb salì al potere, il 7 maggio 2000, la Federazione Russa poteva apparire «un Alto Volta con missili nucleari, grandi atleti e silenziosi funzionari» o uno sceiccato fuori area. Un immenso buco nero assoggettato all’egemonia americana, divorato dagli oligarchi e dalla «famiglia» El’cin.
Pochi avrebbero scommesso allora sulla rinascita della potenza russa.
Ossia della Russia tout court. Giacché uno sguardo alla carta geografica
consente di stabilire che la Russia è potente o non è. Il suo spazio confina
infatti con tutti i protagonisti della geopolitica mondiale, effettivi o aspiranti: i primi a est (Stati Uniti, Cina e Giappone), i secondi a ovest (Unione Europea).
A sud Mosca affronta lungo le pendici del Caucaso la pressione islamista, mentre nelle steppe centrasiatiche gioca la partita per il controllo e lo smistamento delle risorse energetiche. Soprattutto, a ridosso delle sue frontiere, all’Oceano Artico al Baltico, dai Balcani al Mar Nero e all’Afghanistan, campeggia la Nato – l’America vestita da Occidente – la cui proiezione ormai illimitata eccita le fobie del Cremlino e ne rinnova la sindrome da accerchiamento. Conclusione: se il potere sullo spazio russo fosse troppo flebile o conteso fra potentati locali, interessati a spartirne le spoglie con i rispettivi protettori esterni, l’impero di Mosca scadrebbe a colonia. Esattamente il panorama offerto dalla Federazione Russa al crepuscolo
del secolo scorso...
LIMES n.6/2006
LA RUSSIA IN CASA
Editoriale - Eurussia?
PARTE I LA RICONQUISTA
Vitalij TRET’JAKOV - Manifesto della Grande Russia
Andrej BUNICˇ - Dal furto al balzo strategico
Piero SINATTI - Il ballo della debuttante. Così Mosca si affaccia sui mercati globali
Viktor MJASNIKOV - Dall’Armata rossa all’Armata russa:
le cifre del declino
Paolo SARTORI - La Transnistria chiave del Caucaso?
Viatcheslav AVIOUTSKII - I padroni di Kiev
Anatolij OREL - L’Ucraina torna a casa
Mauro DE BONIS - Bush non sfonda in Georgia
(in appendice un’intervista a Salome ZURABISHVILI:
In Georgia le rose stanno appassendo)
Piero SINATTI - Il Caucaso russo tra Mosca e Grozny
Cecilia TOSI - Azeri sull’orlo di una crisi di nervi
Igor JELEN - Il Kazakistan, fragile colosso
PARTE II EURUSSIA versus EURAMERICA
Massimo NICOLAZZI - Cucinare con Gazprom
Gianni DE MICHELIS - Dalla Russia la sfida che può rilanciare l’Europa
Giovanni DEL RE - Non solo saune. Mosca e Berlino sono partner veri
Fausta SPERANZA - Vodka, caviale e affari all’ombra del Big Ben
Emanuela C. DEL RE - L’impero del patriarca
Mikhail MARGELOV - Washington ci capisce
Vasilij MIKHEEV - Putin teme la coppia Pechino-Washington
Ezio FERRANTE - La spartizione dell’Artico
Roberto NOCELLA - Da Castro a Chávez: la riscoperta russa dell’America Latina
Anna MASLOVA - Ritorno in Africa
Gabriele CIAMPI - Noi, la Russia
PARTE III NEL VENTRE DEL GIGANTE
Giulietto CHIESA - La democrazia dello zar
Angelantonio ROSATO - E dopo Putin?
Dmitrij SABOV - Nazionalismo proletario
Aleksandr MALISˇEV - Di chi è la Siberia
Margherita BELGIOJOSO - Dal’nij Vostok, il ‘pericolo giallo’ tra mito e realtà
liMes IN PIÙ
Gastone BRECCIA - Adieu, Herr von Clausewitz
Davide URSO - Il futuro della Cina si gioca nelle campagne
Pietro MESSINA - Cosa Nostra guarda a oriente
Daria BONFIETTI - Ustica, il passato che non passa
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