Jurgen Graf
L'impatto politico e sociale del dogmatismo olocaustico in Europa
Nota introduttiva, traduzione e note di
Pio De Martin
Conseguenze dell'immigrazione - Due famiglie-Una politica multiculturale - Reazioni al libro sull'Olocausto- Un complesso di colpa imposto - Una visione utopistica- Il Grande Piano - La Legge anti-razzismo L'ingannevole democrazia svizzera - Un referendum nazionale- Propaganda orwelliana - Revisionismo in Svizzera- Repressione in Germania - Profonde implicazioni politiche -Pericoloso mito religioso
NOTA INTRODUTTIVA
Jurgen Graf, nato nel 1951, ha insegnato in istituti scolastici elvetici.Attualmente è tra gli storici di punta del revisionismo olocaustico.Parla diciassette lingue. Ha al suo attivo numerosi libri e conferenze tenute in tre Continenti.
La prova lampante che le sue analisi hanno colpito nel segno è costituita dal fatto che i poteri forti hanno ripetutamente tentato di indurlo al silenzio, attuando le seguenti manovre.
Gli hanno tolto la possibilità di disporre del reddito percepito coll'esercizio della professione di insegnante: nel marzo 1993, a seguito della pubblicazione del suo libro Der Holocaust auf de Prufstand (L'Olocausto alla sbarra), è stato licenziato in tronco dal posto di professore di latino e di francese presso un liceo statale( Cfr. The Journal oh Historical Review, settembre-ottobre 1993 e novembre-dicembre 1994). Pressioni politiche sul preside della scuola privata che lo aveva successivamente assunto, lo hanno costretto a lasciare anche quell'istituto il 1 agosto 1998.
Nel luglio 1998 hanno istruito contro di lui un processo politico di stampo stalinista, affrontato da Graf con grande dignità, processo definito: "L'esempio più spettacolare della deriva totalitaria elvetica dallo stato di diritto. Questa deriva iniziata il I° gennaio 1995 con l'entrata in vigore dell'art. 261 bis del Codice penale svizzero. Fingendo di lottare contro la discriminazione razziale e con il pretesto di allinearsi alla legislazione internazionale, pur non essendo la Svizzera membro dell'Unione Europea é dell'ONU - per una precisa scelta del suo popolo sovrano - questa legge ha permesso di "mettere la museruola " al libero dibattito Politico, qualificando come "razzista" ogni opinione non conforme alla cultura e alla politica dominanti".
"Circa 40 processi politici hanno già avuto luogo in Svizzera in questi ultimi tre anni".
"Quello contro Jurgen Graf è particolarmente esemplare, perché riguarda l'importante e controverso argomento dell'Olocausto. Jurgen Graf ha risposto senza odio e senza paura ai suoi giudici. Le sue risposte non sono state oggetto di alcuna seria confutazione, all'infuori di formule piene di pregiudizi. Processo esemplare anche per la natura stessa del dibattito, che ha mostrato un tribunale colto in flagrante delitto di negazione della giustizia, poiché la Corte non ha voluto intendere l'accusato". (un procès politique au scanner - L'affaire Jurgen Grqf, ed. Association Vérité & Justice, CH-Chátel-Saint-Denis, ottobre 1999).
Il tribunale di Baden, Cantone d'Argovia, in prima istanza ha condannato Graf a 15 mesi di prigione senza condizionale, e il suo editore, Gerhard Forster (78 anni, malato terminale affetto da gravissima osteoporosi e portato in aula in carrozzella) a 12 mesi di prigione senza condizionale; ed entrambi a 8.000 franchi (10.000.000 di lire) di ammenda, più un'ammenda ulteriore di 55.000 franchi (69 milioni di lire) provenienti dalla vendita dei loro libri.
Il processo d'appello, nel giugno 1999, ha confermato la sentenza di primo grado. Graf è ricorso al Tribunale Federale di Losanna che, nell'aprile 2000, ha confermato definitivamente la condanna.
Jurgen Graf dall'ottobre 2000 sarà internato nel carcere del Cantone di Solothurn.
Gerhard Forster, disattendendo le attese della "giustizia", è morto il 23 settembre 1998.
Uno Stato sano, che ha come obbiettivo il bene del suo popolo, dovrebbe tenere nella massima considerazione gli elementi più dotati del corpo sociale. La Svizzera invece si è dimostrata uno Stato che colpisce i suoi uomini migliori.
Pubblichiamo di seguito la traduzione di un saggio di Jurgen Graf, che mantiene la sua piena validità a notevole distanza di tempo dalla prima stesura.
Il testo è apparso sulla rivista revisionista The Journal of Historical Review, nel novembre-dicembre 1995.
Pio De Martin
"Non dimentichiamo le origini del problema (del Kosovo).
Non ci dovrà più essere posto in Europa per
popoli non meticciati.
I popoli non meticciati appartengono alle idee superate del XX secolo".
GENERALE WESLEY CLARK (originario cognome ebreo del padre: Kanne; del nonno: Nemerovsky) comandante supremo delle forze aeree NATO che hanno effettuato i bombardamenti terroristici sulla Serbia e sul Kosovo nel 1999. (dichiarazione alla rete tv CNN, cit. in Courrier du Continent giugno 1999)
Non voglio qui tornare sulla incongruità del "rapporto Gerstein" né sulle impossibilità tecniche delle gassazioni di massa nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale (Jurgen Graf si riferisce qui a temi trattati da precedenti relatori al 12° Convegno dell'Institute for Historical Review. Il testo presentato dal Journal è un'elaborazione della conferenza tenuta da Graf a detto convegno in California).
Mi occuperò invece della funzione politica e psicologica della campagna olocaustica nei suoi effetti sulla società europea odierna.
Poiché sono un cittadino svizzero, metterò a fuoco la situazione del mio Paese, ma l'intreccio è essenzialmente il medesimo nei Paesi confinanti Italia, Germania, Austria e Francia e, quantunque in misura molto minore, in altri Stati europei. Alcuni anni fa ero impiegato nel servizio svizzero di immigrazione, dove il mio lavoro consisteva nell'intervistare coloro che chiedevano asilo. Dopo aver lasciato quel lavoro nel 1989, scrissi un libro intitolato Das Narrenschiff (La nave dei folli).
Il titolo (che è lo stesso di una ben nota satira del XV secolo) fa riferimento ad un vascello sul Fiume Reno dove questi richiedenti asilo venivano alloggiati in attesa di essere interrogati.
Poiché il mio libro venne sostenuto da un brillante commentatore conservatore, ottenne un ragionevole successo. Subito venne conosciuto nei gruppi della destra-nazionale contrari all'immigrazione, i quali spesso mi invitavano a parlare su tale problema o a prendere parte ad accese discussioni pubbliche.
Durante lo scorso decennio sono affluiti nella Confederazione, chiedendo "asilo politico", approssimativamente 150.000 immigrati illegali, la maggior parte dei quali provenienti da Paesi extraeuropei, il resto principalmente dall'ex Iugoslavia.
Malgrado circa il 90% delle richieste siano state respinte, la maggioranza di questi immigrati si è fermata, con o senza permesso di residenza.
Naturalmente, le motivazioni che spingono questi immigrati sono del tutto comprensibili, e non si può certo esprimere nei loro confronti una condanna morale. In considerazione delle disastrose condizioni che spesso regnano nei loro paesi d'origine - sovente devastati da governi repressivi, guerre civili, contese tribali e sottosviluppo economico - io comprendo pienamente la spinta di un albanese del Kosovo, di un turco, di un indiano o di un africano in cerca di una vita migliore nelle relativamente ricche società dell'occidente.
Ma quali sono le conseguenze di questa immigrazione per una piccola nazione europea come la Svizzera?
In certi quartieri delle nostre città, dal 70% all'80% dei bambini in età scolastica sono ora d'origine straniera.
Non occorre che io mi soffermi sulle condizioni da Babilonia che si determinarono in tali scuole. Molto spesso gli insegnanti non sono, semplicemente, in grado di comunicare con i loro alunni, poiché ci sono pochi svizzeri con adeguati capacità linguistiche ed entusiasmo per imparare l'albanese, il turco o il tamil.
Naturalmente, ogni svizzero che può permetterselo ha da tempo lasciato tali quartieri.
Quegli svizzeri che restano appartengono alla classe operaia, e i loro figli vengono obbligati a sopportare le conseguenze della insana politica d'immigrazione adottata dal nostro governo.
Conseguenze dell'immigrazione
Un concomitante fenomeno è quello dell'esplosione dei crimini, in particolare delitti collegati alla droga. Difficilmente passa un giorno senza che i giornali lamentino l'oscena situazione a Zurigo, la più grande città della Svizzera, dove spacciatori di droga, quasi tutti stranieri, vendono apertamente la loro mortale merce a giovani tossicomani svizzeri.
Nell'agosto del 1994 un gruppo di gangster della droga libanesi minacciò di far saltare due fabbricati se la polizia non avesse cessato di molestarli. Non che avessero molto da temere dalla polizia. Poiché non ci sono celle disponibili nelle prigioni, il governo locale (cantonale) ha esplicitamente diffidato la polizia dall'arrestare tali persone, e nei rari casi in cui un arresto ha oggi luogo, il sospettato viene d'abitudine scarcerato dopo un paio di giorni (scarcerazioni velocissime: ogni rassomiglianza con la situazione italiana non è puramente casuale. Al contrario, le scarcerazioni sono lentissime per i revisionasti detenuti per delitto d'opinione).
Quando scrissi il libro (nel 1989), la situazione, per quanto malsana non era ancora critica come è oggi (nell'agosto del 1994, data del presente testo di Graf).
Ho pensato molto alla inesplicabile politica del nostro governo. Perché mai dei legislatori perseguono una politica che è così chiaramente nociva all'interesse del loro stesso popolo ?
Forse il governo è costituito da persone essenzialmente corrette, ma deboli ed incompetenti, che hanno ceduto alle pressioni dei gruppi pro-immigrazione dell'estrema sinistra, della stampa (che è in misura predominante di sinistra) e delle Chiese.
Probabilmente i dirigenti governativi avrebbero voluto perseguire una politica più ragionevole, ma non osavano per tema d'essere tacciati di "razzismo" dalla lobby favorevole all'immigrazione.
Ma poi, sono migliori i governi dei Paesi nostri confinanti ?
In Italia, un paese tradizionalmente afflitto da un alto tasso di disoccupazione e da larghe sacche di povertà, specialmente al sud, si sono riversati negli ultimi anni circa due milioni di africani, mentre in Francia ed in Germania vasti settori delle maggiori città vengono rapidamente trasformati in ghetti da Terzo Mondo oppressi dal crimine.
Pertanto ho concluso che la stupidità delle classi dirigenti non poteva adeguatamente spiegare questo disastro. Tanta stupidità, semplicemente, non può esistere.
In altre parole, deve esserci un piano d'azione, una deliberata politica per pianificare una società multirazziale nella quale la popolazione europea sia lentamente, ma inesorabilmente ridotta a minoranza.
Due famiglie
Consentitemi una breve digressione. Vi parlerò di due famiglie che conosco personalmente. La famiglia A è svizzera. Il padre, un mio ottimo amico che chiamerò Albert, è un commerciante che vende dischi e libri. Ha 4 bambini d'età tra i 9 mesi ed i 14 anni; sua moglie, che chiamerò Heidi, non può lavorare fuori casa: deve provvedere alla cura dei figli.
Se Albert fosse un salariato o un impiegato statale, egli avrebbe diritto al pagamento di assegni familiari (Kindergeld) per l'equivalente di circa 750.000 lire al mese - una somma tutt'altro che adeguata a coprire le spese per i quattro figli.
Ma poiché egli è un commerciante, viene considerato un "lavoratore autonomo", e come tale non riceve un quattrino dallo Stato.
Quantunque Albert guadagni abbastanza per sopravvivere, negli ultimi tre anni non è stato in grado di andare in vacanza con la moglie neppure per una settimana. Non può permetterselo.
Se Albert ed Heidi avessero deciso di non avere alcun bambino, lei sarebbe stata in grado di trovare un lavoro, ed essi ora sarebbero agiati "Dinks": doppio stipendio, nessun bambino (Dink è un acronimo che viene da double income no kids,cioè coniuge di una famiglia senza figli e con doppio reddito)
In effetti, lo Stato svizzero li penalizza per aver messo al mondo ed allevato quattro bambini sani ed intelligenti, ed aver così contribuito alla sopravvivenza ed al benessere della nazione svizzera.
Se Albert ed Heidi avessero deciso di abortire il 3° e il 4° bambino, avrebbero potuto farlo facilmente, evitando "difficoltà sociali", e l'assicurazione statale sulla salute avrebbe pagatogli aborti.
La famiglia B è turca. Chiamerò il padre Ibrahim.
Egli è un uomo corretto, osservante delle leggi, venuto in Svizzera come immigrante legale impiegato del governo turco per insegnare la loro lingua ai bambini turchi in una scuola svizzera.
Ibrahim ha due figlie che lavorano entrambe come commesse di negozio. Sua moglie, che chiamerò Hatice, un tempo lavorava come lavapiatti in un ristorante, ma lasciò il lavoro a seguito di reali o asseriti dolori di schiena.
Hatice ora riceve un sussidio mensile di disoccupazione di 2000 franchi svizzeri, circa 2.500.000 di lire, che corrisponde a circa 3 volte la paga di un operaio qualificato in Turchia.
Ibrahim ed Hatice possiedono già due case sulla costa mediterranea. Essi affittano queste case, che procurano loro una fonte supplementare di reddito, e riescono a mettere da parte i 2000 franchi che Hatice riceve mensilmente dal governo svizzero per comperare una terza casa. Le due figlie sono fidanzate con ragazzi turchi, che presto verranno anch'essi in Svizzera.
Poiché le figlie sono immigrate legalmente, i loro futuri mariti otterranno automaticamente i permessi di soggiorno in Svizzera.
Una politica multiculturale
Considerando i fatti, possono esservi pochi dubbi sulla natura delle politiche adottate dai governi della Svizzera e di altri Paesi dell'Europa occidentale: creare una società multiculturale, un crogiolo di razze (racial melting-pot) favorendo l'immigrazione dal Terzo Mondo e al tempo stesso incoraggiando, con ogni mezzo possibile, un minor tasso di natalità della popolazione nativa europea.
Questi mezzi includono un basso livello di assegni familiari statali per figli di genitori svizzeri e l'incoraggiamento ad abortire sani nascituri. Al tempo stesso, legislatori e giornalisti dipingono l'eutanasia, l'uccisione misericordiosa di malati incurabili nella Germania nazionalsocialista, come un abietto crimine contro l'umanità.
Tale politica non può che essere considerata come suicida.
Essa m'ha fatto tornare alla mente un inquietante passaggio di un romanzo romeno, Delirul (il delirio) nel quale l'autore, Marin Preda, descrive l'estinzione di un raro uccello rosso che viveva nel delta del Danubio.
Ecco il passaggio in questione:
"Ornitologi romeni al lavoro nel delta del Danubio hanno scoperto una specie di uccello con piume rosse che mostrava un inesplicabile comportamento".
"Ogni anno la volpe derubava l' uccello delle uova, ponendo nel nido delle pietre. L' uccello covò quelle pietre per tutta l'estate senza notare che erano pietre".
"Per soccorrere la specie in pericolo, gli ornitologi abbatterono la volpe".
"Con estrema costernazione degli scienziati che osservavano attraverso i loro binocoli, l'uccello iniziò a correre qua e là come preso da pazzia sanguinaria. Egli frantumò le uova con il suo becco e saltellò come fosse impazzito".
"Quale pazzia colpì quell'uccello? Quale oscuro istinto lo condusse all'autodistruzione? Perché voleva morire?"
"Nessuno seppe rispondere a queste domande."
"La natura aveva condannato a morte l'uccello rosso, e nessuno poteva cambiare la sentenza."
Reazioni al libro sull'Olocausto
Nella primavera del 1993 spedii copie del mio primo libro sul problemi Olocausto ad un certo numero di persone che avevano letto ed apprezzato il mio libro sull'immigrazione.
Le reazioni furono molto interessanti.
Un amico mi scrisse dicendo di non capire perché avevo rovinato una potenziale carriera politica con quelle vecchie tediose storie. Un altro scrisse: "Perché scrivi degli orrori della seconda guerra mondiale anziché pensare al presente?".
Ora, se l'Olocausto è una vecchia tediosa storia, dovremmo chiederci come mai i media ne parlano ogni giorno e come mai la propaganda cresce con sempre maggior intensità, cinquant'anni dopo la guerra.
Sono stato ripetutamente colpito dal fatto che la gente, semplicemente, non comprende lo stretto legame tra l'Olocausto - a prescindere che creda oppure no alla storia (ufficiale) - e le politiche suicide perseguite dai governi della maggior parte degli Stati dell'Europa occidentale.
Sino all'aprile del 1991 io ho accettato la storia dell'Olocausto come sostanzialmente vera. Mentre pensavo che la cifra di sei milioni di vittime era probabilmente esagerata, non mi venne mai in mente di mettere in dubbio l'esistenza delle camere a gas nei campi di concentramento nazionalsocialisti.
Sapevo che un piccolo gruppo di ricercatori negava la versione ufficiale, ma non feci alcun tentativo per approfondire i loro argomenti.
Dopo essere stato convertito al revisionismo olocaustico dal mio amico Arthur Vogt, inizialmente pensai che il principale motivo per cui la storia dell'Olocausto veniva mantenuta viva dovevano essere i risarcimenti dovuti dai tedeschi ad Israele ed agli ebrei sparsi nel mondo.
Ma abbandonai questa teoria dopo un paio di mesi, poiché essa non spiegava adeguatamente una tanto gigantesca frode perpetrata su scala mondiale.
Più a fondo ricercavo le origini del mito e più studiavo il suo utilizzo quotidiano come propaganda politica, più divenivo convinto di due cose: che i governi degli Stati dell'Europa occidentale sono poco più che fantocci che ballano, mossi da fili tirati da forze nascoste nell'ombra, e che la menzogna delle camere a gas è strettamente collegata alle suicide politiche di immigrazione degli Stati europei.
Un complesso di colpa imposto
Come ho detto, a seguito della pubblicazione del mio libro sull'immigrazione, ho partecipato a numerose discussioni sull'argomento.
In ognuno di questi dibattiti, i miei oppositori invariabilmente brandivano lo spettro della seconda guerra mondiale, dei Nazionalsocialismo e dell'olocausto. La loro argomentazione è essenzialmente questa:
Mentre milioni di ebrei venivano gasati nella Germania nazionalsocialista, il governo svizzero restò pigramente fermo, chiudendo le nostre frontiere alle vittime della furia razzista di Hitler. Perciò noi siamo diventati colpevoli, e non dobbiamo più commettere la stessa colpa rinviando rifugiati politici verso sanguinari stati dittatoriali, e condannandoli così a morte certa.
Anziché adottare una più restrittiva politica di asilo, dovremmo espiare per i crimini del passato accogliendo le odierne vittime del terrore e della persecuzione.
In quel tempo, quando accettavo ancora la versione ufficiale dell'Olocausto, rispondevo dicendo che oggi la situazione è diversa da quella della seconda guerra mondiale, e che un Tamil colpito da persecuzione politica nello Sri Lanka potrebbe trovare più facilmente asilo tra i 50 milioni di Tamil nel Sud dell'India che non in Svizzera.
Dopo aver scoperto la verità in merito alla storia dell'Olocausto, cominciai gradualmente a capire che uno dei suoi principali scopi è quello di infondere un complesso di colpa nei popoli europei.
Per quanto i tedeschi e gli austriaci fossero i principali "colpevoli", anche gli altri popoli occidentali erano colpevoli, perché non avevano alzato un dito per salvare gli ebrei da Auschwitz e Treblinka.
Poiché noi fummo complici di un crimine senza paragone nella storia umana, non abbiamo più diritto ad alcuna forma di coscienza nazionale, meno ancora ad orgoglio nazionale.
L'unica garanzia contro il pericolo di un risveglio del nazionalsocialismo e di un nuovo Olocausto è la cancellazione di ogni distinzione razziale e nazionale, e la creazione di una società multiculturale pacifica e tollerante, nella quale non ci sarà più razzismo perché non ci saranno più razze.
Questo modo di vedere non è nuovo. Nel 1925 il conte Richard Coudenhove-Kalergi, semi-ebreo fondatore dell'Unione Pan-Europea - sorta di antenato spirituale della Comunità Europea - scriveva nel suo libro Praktischer Idealismus (Idealismo pratico):
"L'uomo del futuro sarà di razza mista. Le odierne razze e classi spariranno gradualmente per il venir meno di spazio, tempo e pregiudizi. La razza eurasiana-negroide del futuro, in apparenza simile a quella degli antichi Egizi, sostituirà la diversità dei popoli con la diversità degli individui."
Una visione utopistico
Ovviamente questo modo di vedere è assurdo.Mentre l'immigrazione massiccia di razze straniere conduce ad un certo numero di matrimoni inter-razziali, la maggior parte della popolazione nativa rimane fedele alle proprie radici nazionali e culturali, e molti gruppi di immigrati, specialmente quelli di fede musulmana, rifiutano semplicemente di essere assimilati. Il risultato dell'immigrazione non è la fine delle specificità nazionali, culturali e religiose, ma il terreno di coltura dei ghetti. Di qui una crescita delle tensioni razziali che presto o tardi conduce a violenti conflitti.
A prescindere dunque se sia o meno desiderabile un crogiuolo di razze (melting-pot), nonché l'abolizione di ogni distinzione nazionale, questo obbiettivo è semplicemente impossibile da realizzare e fornisce risultati ben diversi da quelli pubblicizzati.
Ma chi sono le persone e le organizzazioni che nell'ombra inducono i governi nazionali ad adottare politiche che riflettono gli ideali di Coudenhove-Kalergi e dei suoi attuali successori?
E' una domanda terribilmente difficile, molto più difficile della storia dell'Olocausto, giacché questa, alla luce della ricerca revisionista, è oggi facile da ridurre alle giuste proporzioni: poiché le pretese gassazioni di massa erano tecnicamente impossibili, è da ritenersi che non ebbero luogo.
Ma, mentre è molto facile confutare la versione ufficiale dell' Olocausto, non è altrettanto facile dimostrare ciò che realmente accadde agli ebrei d'Europa durante gli anni di guerra, e quanti di essi perirono. Nondimeno, studi demografici come quello di Walter Sanning (The Dissolution of Eastern European Jewry, La dissoluzione dell'ebraismo est-europeo) provano conclusivamente come la cifra di sei milioni di vittime ebraiche sia del tutto irrazionale.
Mentre nel caso della menzogna dell'Olocausto possiamo lavorare con solide prove tecniche e chimiche, non c'è una tale vigorosa prova che corrobori la teoria d'un coordinato appoggio a livello mondiale per distruggere la razza e la cultura europea, e in definitiva tutte le razze e le culture, mediante immigrazioni di massa ed incroci di razze.
Se esiste tale iniziativa internazionale, coloro che ne tirano le fila difficilmente pubblicheranno i verbali dei loro incontri. Per il momento, dunque, dobbiamo accontentarci di ciò che il nostro vecchio amico Jean-Claude Pressac chiama "tracce criminali".
Avendo osservato attentamente lo stato degli affari (politici) in Europa nel corso degli ultimi anni, ed avendo letto le opere di eminenti ricercatori quali Johannes Rothkranz, autore di Die kommende Diktatur der Humanitat (L'imminente dittatura dell'umanità, Pro Fide Catholica, 1991), io sono convinto che i governi occidentali sono, in varia misura, controllati da gente che coscientemente persegue l'obbiettivo di distruggere tutte le nazioni sovrane ed istituire un governo mondiale.
Il Grande Piano
Nel marzo del 1993, quando la camera alta del nostro parlamento, lo Standerat (grosso modo comparabile al Senato degli Stati Uniti), discusse la così detta legge "anti-razzismo", non ci fu una sola voce dissenziente.
Un senatore della Svizzera francofona parlò di le Gran Plan che aveva reso necessaria l'adozione della legge. Nessuno gli chiese di spiegare questo "grande piano". Ognuno sapeva. I nostri legislatori sembrarono essere già stati "iniziati" ad una cospirazione quasi-segreta di qualche sorta. Se così è, ciò aiuterebbe a spiegare numerosi fenomeni altrimenti inspiegabili.
Con l'eccezione di tre relativamente piccoli partiti di destra che assieme rappresentano un decimo dei votanti, e a parte alcuni deputati dei partiti maggiori, l'intero parlamento e il governo essenzialmente convengono su due punti principali: la Svizzera deve sparire come nazione, il più presto possibile, e il popolo svizzero, come nazionalità distinta, deve ugualmente sparire.
Una netta maggioranza del nostro popolo si oppone all'ingresso della Svizzera nella Comunità Europea, in parte per ragioni economiche, ma principalmente perché significherebbe in pratica la fine della Svizzera come nazione sovrana.
A dispetto di questo manifesto sentimento, tutti e quattro i maggiori partiti politici - socialisti, democratici cristiani, liberali ed il moderatamente conservatore partito del popolo svizzero - sono espliciti sostenitori dell'ingresso della Svizzera in quel corpo sovranazionale, nel quale un'anonima, invadente burocrazia centrale ubicata a Bruxelles, si impadronisce sempre più dei diritti e delle funzioni di Stati sovrani.
La Legge "anti-razzismo"
Tutti e quattro i partiti di governo appoggiarono anche la legge "anti-razzismo" dianzi menzionata, il cui scopo è quello di imbavagliare ogni opposizione all'immigrazione di massa e di mettere a tacere il revisioniamo storico riguardante l' Olocausto.
Approvata dalla camera bassa del parlamento nel dicembre 1992, e dalla camera alta nel marzo del 1993, questa legge si occupa di crimini generici quali la discriminazione razziale, la diffamazione di appartenenti ad un gruppo razziale o etnico e la difesa, la negazione o la minimizzazione di genocidio o di un altro crimine contro l'umanità.
L'ultima parte è ovviamente diretta contro i revisionasti, e conferisce alle autorità il potere di perseguitare e punire individui sospetti di coltivare l'eresia revisionista ( Il termine eresia non viene utilizzato a caso da Graf. Si noti che Michael Birnbaum, autore di The History of the Holocaust as told in the U.S.. Holocaust Memorial Museum ,La storia dell'Olocausto raccontata nel Museo dell'Olocausto degli Stati Uniti, è professore aggiunto di teologia presso la Georgetown University..)
A parte pochi giornali nazionalisti con limitata circolazione, tutta la stampa, le radio e le televisioni enfaticamente sostengono questa politica e raramente, tutt'al più, consentono qualche libero dibattito su tali questioni - problemi dai quali dipende il destino della nazione svizzera.
Praticamente tutti i giornalisti patriottici sono stati scalzati da posizioni di responsabilità negli ultimi anni, così che i media svizzeri presentano oggi un quadro di deprimente uniformità.
L'ingannevole democrazia svizzera
In queste circostanze, le elezioni oggidì consistono in poco più che uno show tra Punch e Judy, nel quale bambini col fiato sospeso guardano il valoroso Punch che combatte contro il cattivo coccodrillo, senza immaginare che entrambi i contendenti vengono manipolati dalla stessa persona che sta dietro lo schermo.
Che si voti per un socialista, per un democratico cristiano o per un politico liberale è di poco rilievo, poiché tutti e tre in parlamento sosterranno la stessa politica.
Una effettiva opposizione di sinistra al sistema ha cessato di esistere.
Mentre gli ecologisti di sinistra e i pochi comunisti ancora presenti in parlamento ostentano un insincero "anti-capitalismo" e occasionalmente denunciano il "nuovo ordine mondiale" o "la potente burocrazia di Bruxelles", essi, nella sostanza, condividono l'ideologia anti-nazionale delle classi dirigenti.
Tutti costoro sono davvero convinti che l'affluenza degli stranieri non è ancora abbastanza massiccia - in altre parole, che la nazione svizzera dovrebbe sparire anche più velocemente di quanto già ora sta accadendo.
L'opposizione di destra, anche se è in larga misura inefficace e priva di capi carismatici, viene giornalmente tacciata di "reazionaria", "anti-progressista" e "nazionalista" da tutti i media, e i suoi rappresentanti vengono trattati in parlamento, moralmente, come dei banditi.
Questa è la democrazia svizzera d'oggi. Tu sei libero di scegliere tra un imponente spiegamento di giornali, i quali tutti propagandano la stessa visione del mondo, mentre alla sera tu puoi accendere il tuo televisore per osservare sinistre farse quali "il dialogo cristiano-giudaico" nel quale oratori ebrei chiedono più rigide misure contro i "criminali del pensiero", che essi chiamano "antisemiti", "razzisti", "fascisti" o "neonazisti", mentre i partecipanti "cristiani" piamente assentono in accordo su ogni punto prima di scusarsi per il pernicioso ruolo ricoperto dalle Chiese cristiane nella persecuzione degli Ebrei.
Un referendum nazionale
Una recente campagna per un referendum nazionale mostra come la cosiddetta "democrazia diretta" opera in pratica in Svizzera.
Secondo la nostra costituzione, ogni organizzazione, gruppo o individuo ha il diritto di chiedere un referendum, mediante il quale il popolo votante può chiedere di revocare una legge federale o cantonale già promulgata (un cantone è grosso modo comparabile ad uno stato degli USA o ad un Land tedesco).
Dopo la promulgazione d'una legge la gente ha tre mesi di tempo per raccogliere uno specifico numero di firme di cittadini svizzeri per chiederne l'abrogazione.
A livello nazionale, il numero di firme richieste è di 50.000.
Dopo che la legge "anti-razzista" venne adottata dalle due camere del parlamento, un gruppo "ad hoc", "Programma per la libertà di parola" (Aktion fur freie Meinungsausserung) lanciò una campagna per un referendum abrogativo.
Nessuno dei cinque capi di questo gruppo, diffuso sopratutto nelle aree rurali, era importante o conosciuto a livello nazionale.
Nonostante i tre partiti di destra rappresentati nella camera bassa del Paese si fossero opposti alla legge "anti-razzismo", essi inizialmente decisero di non sostenere la richiesta di referendum, intimoriti da una campagna ostile lanciata dai media.
Unitamente ai Leader del comitato referendario, tutti coloro che furono soltanto sospettati di sostenere questa iniziativa furono indiscriminatamente tacciati dai medici come "razzisti" e "antisemiti". Quasi giornalmente la popolazione fu ammonita che nessuna persona per bene poteva pensare di sostenere tali tesi.
A causa di scarsità di fondi e di carente organizzazione, il referendum sembrò condannato al fallimento sin dall'inizio. Un mese prima del 6 ottobre 1993, termine ultimo fissato per la raccolta delle firme, fu formato un 2° comitato referendario, politicamente più moderato e consistente essenzialmente di dissidenti dei due principali partiti di governo.
Questi due comitati assieme riuscirono finalmente ad ottenere, in tempo,58.000 firme, le quali furono ampiamente sufficienti.
Propaganda orwelliana
Nel corso delle settimane precedenti la data del referendum fissata per il 25 settembre 1994, la televisione sperimentò qualcosa di molto simile alla orwelliana "settimana d'odio". Questa intensa iniziativa propagandistica, condotta da tutti i media, stampati ed elettronici, fu talmente rozza che avrebbe dovuto disgustare ogni persona ragionevole.
Secondo il quadro dei media, un piccolo gruppo di leali antirazzisti che sostenevano questa legge stava combattendo una valorosa, quasi disperata lotta contro una combutta di criminali, una vasta rete di razzisti senza pietà e di neo nazisti.
Poiché ci sono pochissimi autentici razzisti e nazionalsocialisti in Svizzera, essi dovettero essere inventati.
Come risultato, fondamentalisti cattolici e protestanti, gruppi anti-abortisti, gruppi anti-vivisezione che si oppongono alla macellazione di animali secondo le regole ebraiche (Jewish kosher slaughter of animals), conservatori moderati di destra critici della politica ufficiale di immigrazione - tutti furono con noncuranza messi alla gogna come razzisti e pericolosi elementi "filo-nazisti".
Quando tre giovani membri dei partiti maggiori - un cristiano democratico, un liberale ed un conservatore - formarono un comitato per opporsi alla legge "antirazzismo" sulla base che essa minacciava la libertà di parola, il diffusissimo giornale "Sonntagsblick" pubblicò le loro foto sotto il titolo: "Questi sono i giovani lacchè dei vecchi razzisti. Perché i loro partiti non li mettono a tacere?".
Rosmarie Dormann, presidente del comitato a favore della legge "antirazzismo", il 28 agosto 1994 dichiarò pubblicamente che rigettare la legge avrebbe significato "mettere a repentaglio la nostra democrazia".
In altre parole, coloro che sostengono una legge che permette di incarcerare i dissidenti per tre anni sono difensori della libertà, mentre coloro che si oppongono a tale legge mettono in pericolo la democrazia.
Ovviamente, quasi nessun giornalista osò dissentire.
Come ci si poteva aspettare, tutto ciò fu accompagnato, attraverso i media, da un intenso flusso di letteratura olocaustica senza valore. Nell'edizione del 7 agosto della Sonntagszeitung, un'ebrea di nome Erika Rothschild ricordò le atrocità di Auschwitz: "Siccome i tedeschi nel giugno del 1944 avevano scortedi Zyklon B sufficienti soltanto per uccidere i bambini, gli ebrei adulti,furono tolti dalle camere a gas ancora vivi prima d'essere gettati in forni crematori a gruppi di sei".
"Prigionieri ebrei furono costretti a lavarsi con sapone fatto con le ceneri dei loro compagni uccisi".
In questo periodo numerosi giornali si unirono a loro, lodando un nuovo libro d'una ottantasettenne ebrea di nome Jenny Spritzer che decise di rompere il silenzio su Auschwitz ben quarantanove anni dopo la sua liberazione dal campo. Il suo compito di prigioniera, essa disse, era quello di registrare i nomi di tutti gli ebrei gassati.
Si può supporre che i nazionalsocialisti certamente si sarebbero liberati d'una testimone così imbarazzante; ma no, inesplicabilmente essi dimenticarono di sbarazzarsi della signora Spritzer, in tal modo mettendola in grado di raccontare gli orrori di Auschwitz mezzo secolo più tardi.
In aggiunta a questo incessante flusso di fantasiose storie olocaustiche, i media riportarono ogni genere di atrocità razziste inventate: alcuni ebrei tiranneggiati da compagni di scuola antisemiti, boy-scout picchiati da energumeni "neonazisti", scritte sul muro del tipo "maiali immigrati alle camere a gas" e così via.
Naturalmente gli oppositori della legge "antirazzismo" erano completamente impotenti a contrastare questa propaganda a rullo compressore. Molti giornali rifiutarono anche gli avvisi a pagamento, e soltanto occasionalmente fu concesso l'accesso ai media (alla vigilia della votazione, comunque, ci fu un dibattito televisivo diffuso a livello nazionale).
Nel referendum indetto per il 25 settembre 1994, la legge "antirazzista" venne approvata dal 54,7% dei votanti (più della metà degli aventi diritti al voto non votò). Esattamente metà dei Cantoni svizzeri la bocciò.
Credo che le organizzazioni ebraiche ed altri gruppi, nonostante la vittoria riportata, abbiano commesso un grossolano errore chiedendo a gran voce una tale legge oltraggiosamente anti-svizzera ed anti democratica.
Se la legge, che divenne esecutiva nel gennaio 1995, venisse applicata rigorosamente, ne conseguirebbe una serie infinita di processi politici, cosa che non accade da quando, nel secondo dopoguerra, alcuni comunisti e nazionalsocialisti furono processati per tradimento. Revisionisti convinti, incluso me stesso, hanno messo alla prova la legge inviando pubblicazioni revisioniste ad eminenti personalità.
In ragione del fatto che il testo della legge è del tutto vago - non vi si menziona né "l'Olocausto" né "le camere a gas" né "crimini nazisti" - ancora non è chiaro come i tribunali la metteranno precisamente in pratica.
Revisionismo in Svizzera
Lasciatemi aggiungere alcune parole sulla situazione attuale (agosto 1994) del revisionismo olocaustico in Svizzera.
Il 9 maggio 1994 quattro revisionisti - Arthur Vogt, Andres Studer, Bernhard Schaub (un insegnante che, come me, perse il posto di lavoro, accusato di eresia revisionista) ed io - spedimmo circa 3500 copie della versione ridotta del "Rapporto Rudolf"), unicamente ad una lettera d'introduzione di cinque pagine, a docenti universitari, politici e media.
La reazione dei media fu interessante. Con rare eccezioni (la Weltwoche e la marxista Wochenzeitung), che subito denunciarono l'azione come un altro sinistro complotto fascista, tutta la stampa mantenne il silenzio per più di un mese Poi, il 16 giugno, il quotidiano di Berna Bund pubblicò ben tre lunghi articoli anti-revisionisti nella stessa edizione.
Ciò diede il via ad un fiume di articoli simili in altri giornali, in generale quasi identici nel frasario, che chiaramente suggeriscono un'azione coordinata.
Anche giornali che sono in disaccordo tra di loro su molti temi, si unirono nel condannare i revisionisti con le stesse frasi e menzogne: essi "negano Auschwitz", "negano l'esistenza di campi di concentramento nazisti" o "negano la morte di Anna Frank".
Repressione in Germania
Anche peggiore è la situazione che regna nella vicina Germania, dove si giunti a livelli di isterismo.
Come forse saprete, Gunter Deckert, presidente della N.P.D., il Partito Nazional Democratico di destra, è stato condannato a due anni di prigione perché ha tradotto una relazione dell'esperto americano Fred Leuchter ad un convegno in Germania nel 1991.
Nonostante un interprete incaricato dal Tribunale, che analizzò la videoregistrazione della presentazione (da parte di Giinter Deckert), avesse confermato che Deckert aveva tradotto accuratamente le parole di Leuchter, senza alcun commento, la corte giudicò che Deckert aveva diffamato gli ebrei e la memoria degli ebrei morti.
Una circostanza aggravante fu che l'accusato aveva sorriso parecchie volte nel corso della traduzione delle parole di Leuchter, così commettendo l'offesa orwelliana di "crimine facciate" (face crime).
La cronaca del "caso" comunicata dalla stampa tedesca fu una specie di frenetica campagna di calunnie: si voleva dare l'impressione che i "neonazisti" fossero sul punto di impadronirsi della repubblica.
Questa campagna propagandistica è stata così grottesca che avrebbe dovuto insospettire chiunque non sia una pecora a due zampe sulla versione ufficiale dell'Olocausto. Se la storia dei sei milioni e delle camere a gas avesse in effetti qualche fondamento, gli "sterminazionisti" sarebbero ben contenti di confutare pubblicamente i revisionisti, e non sarebbe necessario punire i revisionisti per mezzo di leggi liberticide.
Peraltro, sfortunatamente risulta molto difficile per il cittadino normale sapere la verità a causa della totale censura praticata dai media
Supponiamo che la leggenda dell'Olocausto fosse già stata ridotta alle sue giuste proporzioni nei primi anni Sessanta a seguito degli scritti revisionasti del pioniere Paul Rassinier.
Tale disconoscimento sarebbe stato grosso modo comparabile allo sgonfiamento delle menzogne diffuse dagli "alleati" durante la prima guerra mondiale in merito ai soldati tedeschi che tagliavano le mani ai bambini belgi o ricavavano sapone dai corpi dei soldati "alleati" morti.
Certamente ci sarebbe stata una differenza di livello - nessun ufficiale tedesco fu impiccato per mutilazione di bambini belgi, per esempio, ma sostanzialmente i due casi sarebbero stati similari.
Profonde implicazioni politiche
Ma ora, dopo cinque decenni di propaganda politica e parecchie migliaia di libri e film sull' Olocausto, per la lobby dell'Olocausto non c'è più via d'uscita dal pantano.
Il volume Hate Whitey (Odia il bianco) del 1997, il revisionista americano Michael A. Hoffman riporta i titoli di 234 film "antinazisti" in prevalenza recenti, oltre a 305 genericamente anti-bianchi, a 66 anti-eristiani, etc.
Se la storia dell'Olocausto venisse oggi pubblicamente screditata, le conseguenze, già disastrose, diverrebbero irreparabili, non soltanto per il sionismo internazionale, ma per l'intera élite politica ed intellettuale dell'occidente.
La Germania sarebbe probabilmente ingovernabile, ma anche negli USA ed in vari paesi europei, politici, giornalisti e storici verrebbero completamente screditati. Nessuno crederebbe più a loro.
Il futuro delle classi dirigenti in parecchie nazioni dell'Occidente, specialmente Germania, Francia e Stati Uniti, è dunque legato alla tenuta di un mito.
Per tali circostanze, i leader intellettuale e politici dell'occidente sono gli alleati naturali del sionismo, e non sarebbe equo accusare soltanto gli ebrei per la repressione anti-revisionista e per la censura dei media.
I nostri avversari lo capiscono, naturalmente. Perciò l'importante quotidiano tedesco Die Welt dichiarò (16 marzo 1994) che "chiunque nega Auschwitz attacca non soltanto la dignità umana degli ebrei, ma scuote le fondamenta del concetto che di se stessa ha questa società".
Nella Frankfurter Allgemeine Zeitung, 15 agosto 1994, probabilmente il più influente quotidiano tedesco, il giornalista Patrick Behners scrisse: "Se il punto di vista (revisionista) di Deckert fosse accolto, la Repubblica Federale (tedesca) sarebbe fondata sulla menzogna: ogni discorso del presidente, ogni minuto di silenzio (per ricordare i gassati) ed ogni libro di storia sarebbe mendace. Negando l'assassinio degli ebrei, Deckert contesta la legittimità della Repubblica Federale".
Mentre sappiamo che la leggenda dell'Olocausto è condannata, non conosciamo quali circostanze specifiche ne provocheranno il collasso né quanti anni dovremo attendere ancora perché prevalga la verità.
Comunque, ci saranno delle vittime.
In Francia e in Germania la cricca governativa sembra presa da pazzia, e al revisionisti conviene prepararsi a qualche spiacevole sorpresa.
Il dottor Robert Faurisson disse una volta che il futuro era luminoso per il revisionismo, ma oscuro per i revisionisti.
Faurisson ha dimostrato di aver ragione nel 95% dei casi, e temo che questa previsione sia uno di quei casi.
Per gli storici delle prossime generazioni, l'Olocausto apparirà davvero unico, ma in guisa alquanto diversa da quella conclamata dalla lobby dell'Olocausto. Gli storici del XXI secolo saranno imbarazzati nello spiegare come mai gente istruita della seconda metà del XX secolo, nel corso di un periodo di progresso tecnico senza precedenti, abbia potuto credere ad una leggenda tanto insostenibile dal punto di vista scientifico!
Come mai gente che è stata in grado di inviare satelliti al pianeta Giove poté credere che i nazionalsocialisti utilizzassero - fra tutte le armi disponibili motori diesel per uccidere 1.750.000 ebrei a Belzec, Sobibor e Treblinka?
Come poterono credere che i forni crematori di Auschwitz potessero bruciare corpi umani sei volte più velocemente di quanto lo possano i forni computerizzati degli anni Novanta?
Mentre i futuri storici senza dubbio porranno in rilievo il fatto che la leggenda dell'Olocausto fu protetta con successo per un periodo così lungo con l'aiuto della censura praticata dai media e con la repressione da Stato di polizia, essi potranno concludere che ci fu un altro, anche più cruciale, fattore psicologico.
Per quanto posso tornare indietro nel tempo, anche quando ci credevo, ho sempre pensato alla storia dell'Olocausto come ad una macabra fiaba.
All'età di 16 anni fui profondamente impressionato da un racconto del celebre scrittore Friedrich Durrenmatt, Der Verdacht (il sospetto).
Il romanzo racconta di un medico svizzero, il dr. Emmenberger, che operò sadici esperimenti pseudo-scientifici nel campo di concentramento di Stutthof (nel romanzo di Diirrenmatt, che fu pubblicato inizialmente nel 1948, Stutthof anziché Auschwitz viene dipinto come il maggior centro tedesco di sterminio).
Questo brutale dottore fu braccato da Barlach, un detective mortalmente ammalato di cancro. Gli altri personaggi principali erano un gigante sopravvissuto ad infiniti esperimenti medici (ed anche ad una uccisione di massa) ed un nano usato da Emmenberger per uccidere i suoi nemici. Con tali caratteristiche si hanno tutti gli ingredienti per una fiaba da incubo.
Pericoloso mito religioso
Per gli ebrei la storia dell'Olocausto è diventata una parte indispensabile del loro patrimonio religioso, molto simile alla situazione dei figli d'Israele, in Egitto, per sopravvivere, o alla distruzione del secondo Tempio.
Anche per i non-ebrei l'Olocausto è stato gradualmente trasformato in un mito religioso. Quasi tutti hanno un bisogno istintivo di credere in qualcosa.
Coloro che hanno perpetuato la leggenda, mentre sovvertivano sistematicamente la religione cristiana, hanno abilmente sfruttato questa fondamentale esigenza umana paragonando Auschwitz al Golgota, i "nazisti" al diavolo ed il popolo ebraico al Messia.
Anche la più tenue critica verso ebrei come Elie Wiesel o Simon Wiesenthal è diventata tabù: se critichi un ebreo, sei un antisemita. Essendo anche Hitler un antisemita che, come tutti sanno, fece gassare gli ebrei, chiunque critica gli ebrei apre di nuovo la strada alle camere a gas!
Per quanto sia primitivo, questo genere di argomenti è sinora risultato considerevolmente efficace.
Ecco ciò che rende la battaglia revisionista eccezionalmente difficile: noi dobbiamo non soltanto combattere contro la censura dei media, contro la repressione e la propaganda, ma dobbiamo altresì prevalere su una sorta di fede religiosa.
La storia insegna che confutare religioni con argomenti razionali non è esattamente un compito facile. Ma questa lotta deve essere combattuta, e poiché il destino delle future generazioni dipende dal risultato di tale battaglia, sarebbe bene che la si vinca.
La leggenda dell'Olocausto ha intossicato gli europei ed altri popoli bianchi di origine europea con un complesso di colpa che minaccia di distruggere il rispetto di noi stessi e la nostra stessa volontà di sopravvivenza.
Per tutti coloro che sono impegnati in questa battaglia contro un nemico che dispone di potere e di risorse finanziarie virtualmente illimitate, gli anni del prossimo futuro saranno difficilmente privi di interesse.
Jürgen Graf
Appendice all'articolo di Graf sull'impatto sociale del dogmatismo politico sull'olocausto
Lo Zyklon B è acido cianidrico allo stato liquido, imbevuto in coibenti granulosi o discoidali, utilizzato per la disinfestazione di locali e, secondo gli "storici di corte", durante la guerra, per la gassazione dei detenuti.
"Ad Auschwitz-Birkenau furono installati almeno 8 impianti di disinfestazione,funzionanti a Zyklon B"; "periodicamente, con lo Zyklon B, furono disinfestati interi settori del campo" (C. Mattogno, Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, pp. 258-259).
"La causa principale dell'altissimo tasso di mortalità ad Auschwitz, fu il tifo) petecchiale. Nella tarda estate del 1942 questa epidemia provocò 403 morti in un sola giornata. I documenti (dell'epoca) mostrano che i tedeschi (che amministravano il campo di Auschwitz) chiesero ripetutamente forniture di Zyklon B per eliminare i pidocchi, poiché le scorte erano carenti ... incidentalmente, richiamo la vostra attenzione sul fatto che durante la guerra lo Zyklon B fu inviato anche in Svizzera, in Norvegia ed in Finlandia. Ciò significa forse che gli ebrei,furono gassati anche in quei paesi?" (testimonianza di Jurgen Graf al tribunale di Baden, 16 luglio 1998, cit. in The Journal of Historical Review, July-August 1998).
Nella Greuelpropaganda rientrava anche il "sapone umano" che lo stesso direttore del Museo dell'Olocausto israeliano, Shmuel Krakowski, definì nel 1990 accusa assolutamente priva di fondamento.
Analogamente per i pretesi "paralumi di pelle umana": nel 1948 il generale Lucius Clay, governatore militare americano della Germania occupata, inviò tutti i manufatti di "pelle umana" ad un laboratorio specializzato, richiedendo le opportune analisi ed un'accurata relazione. Il risultato fu: pelle di capra.
(Cfr:C. Mattogno: Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, p. 263; Il Ministero della Verità e la RAI presentano .... in Sentinella d'Italia, aprile 1997; Risarcimento per Fred Leuchter?, in Sentinella d'Italia, novembre 19.99.
Nel testo inglese Graf usa il termine nazis, che quasi tutta la pubblicistica traduce con la parola nazisti ma, osserva a proposito Gianantonio Valli, il termine è errato (voiutamente secondo noi, perché contiene, in chi lo usa, un'accentuazione dispregiativa) in quanto, alla stessa stregua, si dovrebbe altresì pronunciare comisti anziché comunisti, socisti in luogo di socialisti, e così via.
"Il rapporto Leuchter ha il merito di aver aperto un nuovo campo d'indagine, ma esso è ormai superato; la "prova chimica" revisionista per eccellenza è la perizia sulla formazione e sulla rilevabilità di composti di cianuro nelle "camere a gas" di Auschwitz del chimico tedesco Germar Rudolf che ha studiato scientificamente tutti i problemi chimici e tecnici fondamentali connessi con le presunte camere a gas omicide (sistema costruttivo degli impianti di disinfestazione ad acido cianidrico, formazione e stabilità del ferrocianuro ferrico, influenza dei vari materiali costruttivi, tossicologia dell'acido cianidrico, caratteristica di vaporizzazione dello Zyklon B, analisi critica delle testimoninze basata, tra l'altro, sullo studio della diffusione dell'acido cianidrico nei locali, delle possibilità di ventilazione delle "camere, a gas", della capacità dei filtri delle maschere antigas); egli ha inoltre eseguito una serie di prelievi elle camere di disinfestazione e nelle presunte "camere a gas" omicide di Birkenau e ha anche effettuato esperimenti di gassazione di materiale murario; infine ha confutato sul piano chimico le obiezioni dei personaggi più importanti (Pressac, Wegner, Wellers,Jagschitz, Fleming, nonché le perizie di Cracovia del 1945 e del 1990) mosse al Rapporto Leuchter"; "Le analisi chimiche dei campioni prelevati" da Germar Rudolf nel 1991 "hanno indicato un contenuto massimo di cianuridi 13.500 mgl/kg nella camera a gas di disinfestazione del BW 5b e un contenuto massimo di 7,2 mgl/kg nelle presunte camere a gas omicide (crematorio II)" (C. Mattogno, Intervista sull'Olocausto, Ar, Padova, pp. 39-40).
Le vessazioni cui è stato successivamente sottoposto Germar Rudolf richiederebbero un articolo a parte. Rudolf, mentre lavorava presso il prestigioso Istituto Max Planck di Stoccarda, aveva eseguito le analisi di cui sopra consegnando la perizia chimica all'avvocato difensore del generale Otto Ernst Remer, sottoposto a procedimento giudiziario perché aveva scritto che non credeva nell'esistenza delle camere a gas nella Germania nazionalsocialista. Il giudice non accettò la perizia. Il generale Remer fu condannato a 22 mesi di carcere. Egli fece pubblicare la perizia nel 1993, aggiungendovi una prefazione ed una postfazione (nulla di criminale: segnalava che la perizia era stata rifiutata dal giudice ed altro di quel tenore). Per tale pubblicazione Rudolf fu condannato.
Nel frattempo anche l'università di Stoccarda rifiuta di fissare la data dell'esame di laurea per Rudolf. Iniziano le persecuzioni poliziesche: gli viene confiscata la corrispondenza, viene aperto contro di lui un procedimento giudiziario con giudici che subiscono fortissime pressioni esterne: da giudici di altri tribunali, da professori universitari di altri istituti, da membri del parlamento. Il governo di Tel Aviv preme per aver accesso al suo archivio. Rudolf decide di lasciare la RFT, e da allora è in esilio. Sua moglie, che non è riuscita a integrarsi in un paese di diversa cultura e linguaggio, ha chiesto il divorzio ed è tornata a Stoccarda portandosi appresso i figlioli.
Vedi: The Scientist and the Gas Chambery / Lo scienziato e le camere a gas, intervista audio di Michael A. Hoffman II a Germar Rudolf, 1999, Revisionist History, Coeur d'Alene, Idaho, USA.. Un altro indice dei cambiamento di clima è il recente articolo di prima pagina "Pericolo nel negare l'Olocausto? nel Los Angeles Times. Per la prima volta in assoluto, un quotidiano, fra i maggiori in USA, porta in primo piano la notizia che in Francia, in Germania ed in altri paesi europei, degli studiosi vengono incarcerati, multati e forzati all'esilio per aver contestato la storia dell'Olocausto stabilita/ordinata dal governo. Nel lungo articolo dei 7 gennaio 2000 Kim Murphy inizia citando la persecuzione del giovane chimico tedesco Germar Rudolf, concludendo - sulla base di un dettagliato esame effettuato in loco - che nessuno fu ucciso, o avrebbe potuto essere ucciso, nelle pretese camere a gas di Auschwitz e Birkenau. Non pochi lettori certamente si son chiesti: che genere di "verità storica" è mai questa che dev'essere protetta da un'armatura di polizia, di procedimenti penali, di ammende e di incarcerazioni? ... La lobby ebraica non perse tempo attaccando furiosamente sia il Los Angeles Times che Murphy per questo articolo definito "immorale".
***Insomma, come ha argutamente osservato André Chelain,direttore-editore dei periodico L'Autre Histoire, Deckert è colpevole del "delitto di traduzione simultanea"! Ma l'accanimento della Repubblica Federale Tedesca contro Deckert è palesato da ulteriori condanne per complessivi 60 mesi di prigione per delitto d'opinione. Egli è ormai in carcere da 52 mesi (al febbraio 2000) e, secondo indiscrezioni, potrebbe tornare in libertà - forse condizionata all'abbandono di ogni attività storica e politica - nell'agosto dei 2000. Cinque anni di vita sottratti dalla Polizia del "più libero stato tedesco", come si autodefinisce la Bundesrepublik.
In merito al trattamento subito da Fred Leuchter nella "cine-biografia" diretta dall'ebreoamericano Errol Morris, documentarista di grido, film in visione nelle sale americane da fine dicembre 1999, cfr. Risarcimento per Fred Leuchter pugnalato alle spalle, in Sentinella d'Italia, novembre e dicembre 1999.
ED.l’Uomo Libero
"Il dominio di gente trista è dovuto unicamente alla viltà di chi si lascia soggiogare"
Plotino


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