Il popolo dell'Udc si ribella: non vogliamo morire comunisti
di BARBARA ROMANO ROMA
Francesco: «Che tristezza, questa manovra di Casini è assolutamente sbagliata, il vantaggio se lo cucca tutto Prodi». Cresce il malessere del popolo scudocrociato. Uno spaccato della pancia dolente dell'Udc è nella casella di posta elettronica di Carlo Giovanardi, dove dal 2 dicembre piovono a iosa lettere di protesta contro la via dello strappo con la Cdl imboccata dal capo di via Due Macelli. «Più di duecento mail», a sentire il dirigente udc che ha osteggiato fin dall'inizio la scelta di non scendere in piazza. Perché magari ci saranno molti elettori che hanno condiviso la politica del distinguo, ma anche tanti non l'hanno mandata giù e sono andati a Roma anziché a Palermo. «La stragrande maggioranza», a sentire Giovanardi, che giura: «Io lavoro per il partito, non per sfasciarlo, per questo porterò fino in fondo la mia battaglia. E se Casini insiste sulla linea della rottura col centrodestra, io mi candiderò contro di lui al congresso». E molti stanno dalla sua parte: dai militanti agli iscritti, ai semplici simpatizzanti. Coppie, studenti, medici, ingegneri. Ieri mattina, nel suo studio di presidenza della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, era al telefono con un partigiano di Vicenza, che lo scongiurava: «Onorevole, non mi faccia morire comunista». Persino un prete gli scrive: «Sono un sacerdote del cassinate, ho votato e fatto votare Udc, ma dopo lo strappo con Berlusconi ci pentiamo amaramente». Giovanardi ha organizzato il fronte antiCasini forte anche del sostegno dei vescovi, il cui giornale, L'Avvenire, gli ha dedicato un'ampia intervista. Cosa che non è passata inosservata al quotidiano Ds, l'Unità. L'ex ministro per i Rapporti col Parlamento invita Casini a non sottovalutare quelle mail e a «raddrizzare la rotta». Ma il gotha centrista fa spallucce: «Ho altro a cui pensare». Il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, liquida così Giovanardi e l'ipotesi che lui possa lasciare il partito. E rimarca la linea anti Cdl. Nel definire «un quadro politico logorato» quello che vede ancora Silvio Berlusconi leader unico del centrodestra, invoca un nuovo assetto politico senza la Lega, da lui considerata un «elemento di disturbo». E la Cdl è «politicamente insostenibile senza l'Udc», per Cesa, ormai passato alle avances esplicite con la sinistra. «Ci aspettiamo iniziative dai moderati della Margherita. Cosa ci fanno ex democristiani in un'alleanza che comprende estremisti della sinistra che inneggiano alla strage di Nassiriya?», chiede strizzando l'occhio pure a Clemente Mastella. E respinge il braccio teso ieri da Gianfranco Fini su La7: «Casini è un amico, ci ritroveremo insieme», assicura il leader di An, che giudica «fallimentare» la sua strategia di un centro alternativo allasinistra «perché gli elettori sono molto più bipolari dei dirigenti politici». «Se fallirà la strategia dell'Udc vorrà dire che Prodi governerà per 5 anni, spero che Fini non se lo auguri», è la replica al vetriolo di Cesa, «è più facile mistificare le nostre posizioni che contrastare gli argomenti di chi chiede un profondo cambiamento del bipolarismo italiano». Ma ciò che più urta la suscettibilità democristiana creando nuove spaccature al cen tro è l'auspicio «che il referendum sulla legge elettorale si svolga», espresso da Fini, che indica «la federazione» come la «risposta giusta» ai problemi che potrebbe avere l'Udc, facendo notare a Casini che «comunque non ci si può lamentare di un'imposizione se a deciderla è la maggioranza degli italiani». Se Vietti e Volonté accusano Fini di «brandire l'ascia referendaria», Barbieri lo difende: «È un ragionamento di buon senso». SOTTO PRESSIONE Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha lanciato la sfida a Berlusconi, ma il popolo centrista, quello che l'ha seguito nella sua militanza nel centrodestra, non ci sta. E ha iniziato la sua protesta via email.




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