Riguardando il video del pestaggio dei due svedesi da parte di una gang di negri che ho pubblicato in un'altra discussione, mi sono trovato a riflettere sull'aumento esponenziale dei crimini in Italia da parte di allogeni, e di come sempre più zone della nostra nazione stiano rapidamente diventando no go area per noi autoctoni.
Perfino in una città decisamente tranquilla come Roma si iniziano a vedere dei cambiamenti. Ci sono quartieri, come ad esempio Testaccio, che grazie soprattutto alla connivenza e al supporto dei vicini centri sociali, vengono oramai lasciati in balia di orde di negri e nordafricani che hanno creato autentici ghetti sul modello multirazziale statunitense.
La stoltezza dei politici unita alla dabbenaggine dei nostri concittadini ci sta precipitando verso scenari da film americano.
Così, con le nostre città che si riempiono giorno dopo giorno di masse di diseredati provenienti da ogni dove, di allogeni pronti a tutto pur di ottenere quei benefici per cui hanno attraversato mezzo mondo, noi stessi italiani ci sentiamo sempre meno sicuri quando scendiamo in strada.
In uno scenario così mutato ritengo oggigiorno importante per noi tutti l'impegnarsi nello studio e nella pratica delle arti marziali e dei cosidetti sport da combattimento.
Così quel percorso che personalmente avevo iniziato per passione e bisogno interiore, è divenuto una necessità per difendere me stesso e i miei cari in una società che si prospetta sempre più multirazziale, quindi, come i tanti esempi in giro per il mondo ci mostrano platealmente, sempre più violenta e pericolosa.
Questa non è assolutamente una questione di secondo piano. Anche Mishima nel suo 'Sole e acciaio' rammenta l'importanza della fatica e del sudore nella formazione della personalità.
Personalmente ho un curriculum abbastanza lungo, che mi ha portato negli anni a provare tanti stili e discipline differenti approdando definitivamente al Budo giapponese, per passione nei confronti della cultura della terra del sol levante e per l'eleganza e la bellezza dell'arte della guerra nipponica, e ad altre discipline sportive finalizzate proprio ad un confronto pratico con la degenerazione in atto nella nostra società (d'altronde non posso mica girare per la strada armato di katana e naginata...).
Esistono infatti arti marziali più o meno efficaci, più o meno versatili quando applicate in un contesto che non sia quello falsato e tranquillo della palestra. A tal senso anni e anni di pratica mi hanno portato a perseverare nello studio della Muay thai tailandese, ottima e praticissima forma di combattimento a mani nude che include anche gomiti e ginocchia, e della Kali filippina (nota anche come Eskrima o Arnis de mano), forse la migliore disciplina in esistenza per lo studio delle armi da taglio e bastoni.
Ci vorrebbe poi anche un po' di sana lotta, ancora meglio se ju-jitsu brasiliana, ma da queste cose sono purtroppo interdetto causa una spalla irrimediabilmente scassata.
A tutto questo andrebbe infine unita una conoscenza di pugilistica di base, importante perché purtroppo nelle tante palestre dove si insegnano arti orientali o ibridi moderni alla kick boxing/full contact, si cura poco o nulla l'efficacia dei colpi portati dalle braccia. Che finiscono il più delle volte per essere solo delle movenze completamente inefficaci.
Se poi non vogliamo rinunciare alle nostre tradizioni a vantaggio di quelle orientali, da qualche anno hanno fatto la propria comparsa le cosidette 'arti marziali occidentali', che cercano di riscoprire e di rivalorizzare il nostro antico e valido retaggio guerriero. Esistono attualmente gruppi sparsi per tutta Italia, e non sarà difficile trovare qualcosa vicino casa. Esiste un ottimo gruppo a Verona, e anche qui a Roma c'è un caro amico che le insegna e che ha un vasto seguito.
Quanti qui studiano e praticano arti marziali e sport da combattimento?



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