Maurizio Blondet
12/12/2006
Alexander Litvinenko, l'avvelenato al polonio, lavorava per una interessante agenzie inglese di «sicurezza e gestione dei rischi»: la Erinys International Ltd.
I suoi uffici sono fra i 24 siti in cui sono state trovate tracce radioattive.
La Erinys è stata fondata nel 2002 da Sean Cleary, un dirigente sudafricano dell'era dell'apartheid con legami con Jonas Savimbi, e un ex agente di polizia britannico, Jonathan Garratt.
Il primo ha abbandonato la ditta nel 2003.
Garratt ha strette relazioni d'affari con Ahmad Chalabi: questo personaggio, bancarottiere ricercato in Giordania, fu scelto da Wolfowitz come governatore di uno sperato governo dell'Iraq «liberato», che non si è mai realizzato.
Chalabi è anche la fonte delle informazioni sulle armi di distruzione di massa di Saddam, che si sono comprovate false.
In ogni caso, Chalabi ha usato la sua influenza per assicurare alla Erinys un bel contratto da 89 milioni di dollari per la sorveglianza degli oleodotti iracheni.
Secondo fonti anonime della polizia inglese, la Erinys voleva sfondare sul mercato russo della sicurezza (e forse dell'intelligence) e Litvinenko era il loro uomo di collegamento, che forniva i contatti necessari.
Pare che per questo si sia incontrato, nel giorno del suo avvelenamento, con i due russi ex agenti del FSB, Andrei Lugovoi e Dimitri Kovtun: costoro dovevano fondare un ufficio di sicurezza in Russia.
Infatti la Erinys aveva assunto in aprile un non meglio identificato «esperto della geopolitica del Caspio», l'area petrolifera che interessa gli americani.
Secondo le fonti britanniche, le indagini sulla morte di Litvinenko sono complicate dal fatto che l'uomo appare essere stato al centro di «possibili attività illecite sovrapposte» e plurime, per lo più «in acque fangose».
Intanto emerge un altro mistero britannico, in relazione con l'attentato al metrò di Londra del 7 luglio 2005.
Un testimone che si fa chiamare Daniel sta per pubblicare un suo scritto su quel che ha visto quel giorno: era a bordo dell'autobus numero 30, quello che esplose in Tavistock Square.
Poco prima dell'esplosione, ha visto due auto nere porsi davanti al bus e «guidarlo» verso Tavistrock Square (che è una strada chiusa laterale) deviandolo dal suo percorso normale.
«Daniel» sostiene di aver detto questo fatto alla polizia.
«Ma invece di essere chiamato per rilasciare una dichiarazione, ho subito sette mesi di sorveglianza poliziesca e di molestie».
Ecco il racconto: «Stavo vicino alla porta d'uscita, ed ho visto una BMW 5 e una Mercedes nera porsi davanti al bus e frenare, bloccando la sua corsa lungo Euston Road.
Quattro minuti dopo, un poliziotto su motocicletta arriva sul posto.
Il guidatore della BMW dice qualcosa all'agente, che se ne va via accelerando sulla moto.
Novanta secondi dopo, anche la BMW d'improvviso accelera a parte.
La Mercedes aspetta finchè il bus svolta a Upper Woburn Place verso Tavistock Square, e poi anch'essa accelera e scompare.
Dopo un breve percorso lentissimo, il guidatore del bus d'improvviso apre la porta centrale del bus, lasciando chiusa la porta anteriore, proprio all'angolo di Upper Woburn, a 80 metri dalla sola fermata di bus di Tavistock Square. A questo punto molti passeggeri scendono perché sono in ritardo e perché il mezzo stava andando nella direzione sbagliata».
Il bus nr. 30 dopo l'esplosione in Tavistock Square
Daniel ha deciso di scrivere ciò che ha visto dopo mesi di «molestie» e dopo aver constatato che la versione ufficiale non corrispondeva affatto a quel che ha visto e sentito come passeggero del bus numero 30, rimasto illeso nell'esplosione.
Nel suo blog ha pubblicato anche la foto della camicia che portava quel giorno, macchiata del sangue di altri passeggeri.
La sua testimonianza si intitola: «Statement - the 4th bomb».
Come si ricorderà, quel giorno era in corso a Londra un'esercitazione, ordinata da un «cliente» mai nominato ad un'agenzia di sicurezza britannica, che simulava precisamente gli attentati nelle tre fermate del metrò dove sono poi avvenuti di fatto.
Quel giorno il ministro israeliano Netaniyahu si trovava a Londra e fu avvertito dal Mossad in anticipo di non uscire dall'albergo.
Maurizio Blondet
--------------------------------------------------------------------------------
Note
1) Larisa Aleksandrovna, «Exclusive: murdered ex-KGB officer was working for british security company», Raw Story, 11 dicembre 2006.
2) http://www.the4thbomb.com/
Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.




Rispondi Citando