Evasori od evasi? 20.10.06 da un articolo di Luigi De marchi
Vorrei oggi darvi la mia personale valutazione della lotta che infuria intorno alla politica fiscale di Prodi e di Visco. I giornali e le radio-televisioni rimbombano di proclami di guerra contro gli evasori e riportano con roboante indignazione le cifre dei redditi più esigui dichiarati da molti piccoli imprenditori e autonomi, la “vil razza dannata” che ogni giorno Prodi e Visco additano al pubblico obbrobrio come respon-sabile delle rovine d’Italia. Ma, così facendo, mi sembra che essi confermino incon-sapevolmente la guerra dei burocrati contro il Popolo dei Produttori del privato e, con essa, la mia Teoria liberale della lotta di classe. Sì, ho la sensazione che, dopo anni di confusione e blàblàblà , quella che da tempo definisco la vera lotta di classe della nostra epoca, e cioè la lotta tra la classe politico-burocratica parassitaria e il Popolo dei Produttori del privato, stia finalmente esplodendo sotto i nostri occhi, al punto che il lider maximo degli statalisti, Romano Prodi, è arrivato a proclamare che continuerà la sua guerra fiscale contro gli autonomi e i liberi professionisti anche se questi dovessero scendere nelle piazze “a milioni”. E a sua volta pochi giorni fa il Sottosegretario Visco si è premurato di farci sapere che certi gioiellieri dichiarano un reddito in-feriore a quello di un insegnante.
E’ un vecchio gioco del nostro fisco (e del suo esercito di Finanzieri, 5 volte più numerosi di quelli del Giappone, un paese che ha oltre il doppio della nostra popolazione) quello di segnalare, nei momenti politicamente più scabrosi, i comportamenti riprovevoli di certi contribuenti, non a caso selezionati nell’area privata e tra il popolo delle Partite Iva. Per restare all’esempio paradossale citato sarebbe molto facile ricordare ai nostri virtuosi gabellieri che, per esempio, (1) l’orario lavorativo di molti commercianti (gioiellieri compresi) è almeno triplo di quello dei loro amati insegnan-ti pubblici (due volte più numerosi e costosi del necessario, per il contribuente); op-pure che (2), mentre un commerciante incapace va fuori mercato e fallisce in pochi mesi, gli insegnanti incapaci continuano per tutta la vita a ricevere i loro intoccabili stipendi, i loro tre mesi di ferie pagate e le altre “provvidenze” per loro previste ed a spegnere nei nostri giovani l’amore per la cultura e la ricerca, conquistandoci da decenni il primato europeo degli abbandoni scolastici; o ancora che (3) i gioiellieri sono da molti anni vittime di aggressioni e rapine cruente, mentre lo Stato non solo non li difende ma li perseguita come criminali quando tentano di reagire alle violenze della malavita; o infine che (4) con i suoi balzelli o le sue multe esose lo Stato burocratico e parassitario porta ogni anno al fallimento e alla rovina diecine di migliaia di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori (che non riescono a sopravvivere alle rapine fiscali), mentre tutela gelosamente la tranquillità e il benessere dei suoi scaldasedie. Ma il problema essenziale è un altro, che tutti sottacciono ma che, per parte mia, enunciavo gia quasi 10 anni or sono in questi miei interventi, nel quadro della mia Teoria liberale della lotta di classe.
Il problema essenziale è che la nostra burocrazia è tre volte più numerosa di quella degli Stati Uniti, in rapporto alla popolazione. Ciò significa che due su tre dei nostri burocrati rubano ogni anno a chi lavora nel privato (con tutta la fatica e l’insicurezza che le attività di mercato comportano) non una frazione d’imposta ma l’intero stipendio, per vivere nell’ozio, nella sicurezza e nel privilegio delle nostre infinite nicchie burocratiche. E qui sta la ragione principale per cui i nostri servizi pubblici (dalla scuola, alla sanità, ai trasporti ) fanno così spesso schifo: i quattro quinti del denaro che il nostro provvido Stato Sociale rapina con le tasse ai lavoratori del settore privato vengono infatti sperperati per pagare personale in gran parte inutile, cosìcchè ben poco resta per le prestazioni ai cittadini. Anzi resta sempre meno perché, appena vengono ridotti i finanziamenti a quei cosiddetti servizi, i relativi dirigenti si precipitano a comunicare che dovranno essere drasticamente ridotte le prestazioni al cittadino, ma mai e poi mai le moltitudini degli addetti inutili.
Solo alla luce di questa vergognosa, quotidiana rapina fiscale della burocrazia ai danni dei lavoratori del privato può essere correttamente valutato il problema dell’evasione. Con quale diritto (se non quello dei suoi estorsori gallonati ed armati) questo Stato inetto, imbroglione e dissipatore ed i suoi paladini strapagati alla Prodi pretendono dal popolo che lavora e produce il pagamento regolare dei loro balzelli esosi?
Come possono, questo Stato-vampiro e le stars della sua politica statalista, mettere alla gogna il cittadino che tenta di salvarsi dalla rapina d’una metà o di due terzi del suo reddito, proprio mentre assicurano l’impunità e la tranquillità economica a milioni di burocrati legittimati da decenni a rubare alla collettività tutto il loro stipendio? Come possono, se non grazie alla loro proverbiale faccia di bronzo, difendere una finanziaria che affida come sempre l’equilibrio del bilancio all’inasprimento fiscale e nulla fa, nonostante le promesse elettorali, per ridurre la spesa, definita incomprimibile già 12 anni fa dal solito premier-burocrate, allora Lamberto Dini, solo perché era destinata a pagare gli stipendi della burocrazia parassitaria e sfruttatrice?
Esattamente come un rapinatore non ha il diritto di fare predicozzi a nessuno, esat-tamente come la vittima di una rapina ha il diritto di nascondere i suoi denari ai banditi, così i grandi baroni della classe politico-burocratica parassitaria e sfruttatrice non hanno nessun diritto di propinarci le loro omelie ipocrite o le loro minacce arroganti, mentre i lavoratori del privato (piccoli imprenditori, dipendenti, liberi professionisti e autonomi) saranno fatalmente spinti a nascondere una parte del loro reddito ai pubblici estorsori ed a scendere spontaneamente in piazza, come sta avvenendo, per difendere i loro sudati guadagni dalle rapine della burocrazia parassitaria e dei suoi padrini politici. Insomma, alla luce finalmente chiarificatrice della Teoria liberale della lotta di classe, molti dei tanto vituperati evasori si rivelano solo evasi, cioè gente che è riuscita ad evadere dai lager dello sfruttamento fiscale ove vive, depredata e taglieggiata dalla classe politico-burocratica parassitaria, la maggior parte dei lavoratori dipendenti e indipendenti del privato.


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