Dal sito www.arbaree.info
Gramsci e “Sa Die”: missione impossibile?
Dopo che la Regione ha deciso di dedicare “Sa Die de sa Sardinia” ad Antonio Gramsci sono nate feroci polemiche a suon di accuse tra la sinistra dei partiti italiani (Ds e Rifondazione) e il Psdaz. Tutto nasce da un comunicato del Consigliere Regionale Atzeri che accusa innanzitutto di aver ridotto “Sa Die” a pura “celebrazione convegnistica“, e, fino a qui, è difficile dargli torto. Ma il sardista prosegue ponendo dei dubbi sulla opportunità di inserire il pensatore sardo nelle celebrazioni di una festa che dovrebbe “rilanciare i grandi temi del federalismo, dell’autonomia e dell’identità“. Atzeri in sostanza dice: Gramsci non c’entra niente con l’autonomia della Sardegna. Le risposte dal centro sinistra italiano non tardano ad arrivare, così Gianluca Scroccu, su Aprile - Quotidiano per la sinistra, senza tanti giri di parole dice ad Atzeri di non capire niente di intellettuali e lo accusa di non essere “giunto peraltro ad occupare il suo scranno di consigliere regionale non certo per la sua fama di intellettuale”. Seguono a queste esternazioni altri articoli di giornalisti chiaramente filo-giunta che difendono Gramsci dall’accusa di non essere autonomista. La situazione è abbastanza comica ma oggi la politica questo è. Proviamo ad analizzare ora seriamente (sempre che sia facile) questo tema. Sul fatto che Gramsci fosse sardo non ci sono dubbi finora. Che fosse un intellettuale è acclarato. Che sia morto ormai 70 anni fa nessuno lo nega. E allora perchè la figura di un intellettuale studiato in tutto il mondo divide in maniera così violenta la società della terrà in cui è nato? La questione è che la sinistra italiana ha sempre custodito Gramsci nella sua nicchia dei Santi, dei miti sacri, delle icone da venerare in solitudine. Insomma, il PCI prima e La quercia poi, hanno da sempre monopolizzato ciò che avrebbero dovuto condividere con il mondo. Tanto è che nella liberale Inghilterra Gramsci viene studiato, elaborato, le sue teorie negli anni 60 vengono rielaborate e trovano terreno fertile nell’ambito dei Cultural studies senza che questo desti scandalo, mentre noi sardi, invece che andare oltre lo stretto ed angusto passato, abbiamo preferito importare la moda italiana di ideologizzare tutto e tutti. Atzeri, più che polemizzare con la scelta in se, avrebbe dovuto farsi spiegare come veramente il popolo sardo sarà coinvolto in questa manifestazione e, chiedere se, finalmente, la sinistra abbia voglia di condividere Gramsci con la società sarda. Viene da temere che invece si tratti del solito buffet con tanti invitati poche idee. Sono sicuro che un’intellettuale della portata di Gramsci, alle mere celebrazioni (che spesso servono solo da passerella per i vari D’Alema e Fassino), avrebbe preferito una riflessione ben più profonda di quelle che fino ad ora si sono svolte, a suon di politici in cerca di vetrine e con scarso impulso intellettuale per la Sardegna e il mondo interno.
ALP :)