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    Predefinito Domande sul Comunitarismo

    Mi permetto ogni tanto di aprire un 3d e, dato che di solito escono buone discussioni e non pare infastidirvi questa mia invadenza da ospitato, mi permetto di aprirne uno anche oggi.
    In particolare avrei 1domanda da farvi alla quale, pur seguendovi da esterno da parecchio( essenzialmente qui sul forum intendo) non mi pare sia mai stata data risposta. Credo che saranno utili per me, ma forse anche per voi per fare chiarezza su alcune questioni legate all'evoluzione delle differenti correnti comuniste.
    Io da anni ormai mi considero anarchico di destra. Anarchico in quanto ritengo fondamentale come modulo base per ogni progetto politico la democrazia diretta, e qui assieme a voi mi pare. Ma di destra perchè il marxismo si è sempre posto in maniera estremamente positiva nei confronti della modificazione della natura, del progresso anche industriale, ma tecnologico in generale, al contrario di ciò che io percepisco come corretto.

    Questra è la mia domanda: anche il movimento comunitarista ha questa visione di natura come ente da modificare (tesi) tramite il lavoro dell'uomo (antitesi)?

    Questa fiducia nel progresso, nella modificazione, questo vedere la natura come serbatoio dal quale attingere è una caratteristica che mantenete o superate del marxismo?

    Ve lo chiedo perchè io vi trovo uno dei movimenti più interessanti come elaborazione politica e progetto, ma prima di apprezzarvi completametne vorrei conoscere come la pensate su questo punto.

    In verità noto (con estremo piacere) che il naturale odio marxista per il concetto di cultura vista (originariamente) come sovrastruttura che porta con sè legittimazione dello sfruttamento legato al possesso dei mezzi di produzione voi l'avete già superata da molto, e come anch'io faccio, vedete la cultura (mi pare di capire) come elemento quasi neutro che fornisce gli strumenti per analizzare il reale. In ragione di ciò io mi spiego il vostro definirvi "comunisti nazionalitari".

    Sinceramente credo che superando l'odio che il marxismo ha sempre avuto per il concetto di cultura (e anche popolo se vogliamo) voi abbiate fatto fare un enorme passo verso l'attualizzazione del progetto rivoluzionario, questo passaggio mi ha avvicinato molto a voi, vorrei ora conoscere la vostra visione riguardo la natura il progresso e l'uomo, per vedere quanto le mie idee coincidono con le vostre, anche per sapere se avete già discusso di tali argomenti.
    Spero che tale discussione possa essere utile al vostro movimento per chiarire una questione mi pare mai trattata.
    Vi ringrazio.

  2. #2
    Kether è Malkuth del NM
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    Provo a rispondere ad alcune cose io, pur non essendo un esperto conoscitore del comunitarismo. Lo faccio puntualizzando prima di tutto alcuni assiomi che hai dato per scontato ma che non ritengo corretti.

    1) Gli anarchici non hanno un apparato teorico marxista. O meglio, lo hanno avuto alcuni anarchici e comunisti libertari ma non è un connubio così diretto. Sebbene il capitale di Marx sia stato tradotto e compendiato per la prima volta dall'anarchico Cafiero, la polemica in seno all'Internazionale tra Marx e Bakunin (che termina con l'uscita degli anarchici dalla stessa) dimostra chiaramente che i rapporti anche a livello teorico tra i due movimenti non sono così "fraternamente uniti". Ne consegue che la visione del rapporto uomo natura sia profondamente diversa tra anarchici e comunisti in quanto, tendenzialmente i primi eredi della concezione artigiana pre rivoluzione industriale (semplifico terribilmente, non me ne si voglia), i secondi eredi del positivismo discendente dalla rivoluzione industriale stessa. Quindi dire che sono anarchico ma non marxista è quasi superfluo e non necessita di etichette "destromani" per accreditarlo.

    2) La concezione della natura degli anarchici è molto meno scientifica di quella di Marx (che nonostante tutto non è di odio per la natura, ma deriva da un processo filosofico a parere mio interessante). Tra gli anarchici troviamo gli apologeti del primitivismo della rivista americana "green anarchism" così come il famoso primitivista Zerzan, autore di alcuni libri tradotti in Italia principalmente da Nautilus. Qui in Piemonte abbiamo molti anarchici che seguono direttamente il discorso di decrescita proposto da Latouche, specie legato alla lotta No TAV. Al massimo su questi punti (primitivismo e descrescita) lo riprendiamo che è lungo.

    3) Per quanto riguarda i marxisti, il rapporto uomo-natura è trattato in un saggio davvero illuminante del numero 19 di "N+1". La concezione principale, sempre molto sinteticamente, individua uno stadio di evoluzione umana che passa dall'evoluzione biologica (interna) a evoluzione cultural/scientifica (esterna) come continuità specifica dell'evoluzione dell'eccezione umana, in quanto unico essere vivente conosciuto che sia un ente generico simbolico (riprendo Preve). In quest'ottica, dalla selce scheggiata al satellite orbitale sono tutti prodotti non umani inteso come proprietà, ma dell'evoluzione umana intesa come estensione stessa dell'uomo. In quanto prodotti evolutivi umani, in realtà non esiste nessuna frattura reale (ma solo artificiosa) tra uomo e natura o scienza e natura, essendo tutt'uno. La frattura artificiosa si crea quando l'evoluzione umana (sia un quadro, una canzone o l'utilizzo di genomi) passa da libera e creativa a un controllo ingenerante merce. Non è la scienza innaturale, ma solo ed esclusivamente la merce perché "piega" una cosa naturale e benevola come il progresso (o l'assenza volontaria di esso) per fini non umani, creando scompensi.

    4) So per certo che i comunitaristi fanno propria la concezione Latouchiana di decrescita, quindi sicuramente hanno una visione critica di tutto l'apparato tecnico scientifico vigente. Tema interessante ma da sviscerare molto bene, visto che ad esempio Preve pone Geopolitica pragmatica e descrescita utopica attualmente in insanabile conflitto (stessa tesi pur con partenze diverse di Lotta Comunista)...

    Ho aggiunto elementi al discorso piuttosto che rispondere...andrà bene lo stesso?

  3. #3
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    diciamo che credo pensiamo cose simili, mi sono espresso frettolosamente perchè volevo correre subito alla domanda piuttosto che fare una mia biografia politica. Comunque mi riferivo al fatto che ho simpatia per la democrazia diretta e con questo qualificavo il mio anarchismo.
    il "di destra" sta perchè dall'illuminismo in avanti tutta la sinistra ha (o perlomeno la maggior parte ha, è lascito filosofico dell'illuminismo infatti) la visione della natura come ente separato dall'uomo sulla quale agire attraverso la ragione...ma ti prego davvero, non soffermarmiamoci sulle questioni che riguardano me...è solo per velocità che mi sono espresso in modo (probabilmente eccessivamente) semplificativo.
    Riguardo la non divisione tra natura e cultura(il tuo punto3) qui ti dò ragionissima, ma il discorso si allunga e tirerei in ballo anche una mia tesi sull'etologia dei tempi dell'università che davvero è ostica da riassumere(al limite la riprendiamo, usando tue parole, quando ritoccheremo la questione decrescita e primitivismo)...comunque si io direi che aggiungere elementi al discorso è stata buona cosa...specialmente il 4 punto mi è stato molto d'aiuto e parziale risposta alla mia domanda, ma vorrei sapere dagli altri cosa ne pensano, se c'è accordo su tale questione o se magari la teorizzazione non ha ancora toccato questo punto.
    grazie!
    ciao

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Lao-Tse Visualizza Messaggio
    Mi permetto ogni tanto di aprire un 3d e, dato che di solito escono buone discussioni e non pare infastidirvi questa mia invadenza da ospitato, mi permetto di aprirne uno anche oggi.
    Ci mancherebbe altro! Sei sempre il benvenuto!

    In particolare avrei 1domanda da farvi alla quale, pur seguendovi da esterno da parecchio( essenzialmente qui sul forum intendo) non mi pare sia mai stata data risposta. Credo che saranno utili per me, ma forse anche per voi per fare chiarezza su alcune questioni legate all'evoluzione delle differenti correnti comuniste.
    Io da anni ormai mi considero anarchico di destra. Anarchico in quanto ritengo fondamentale come modulo base per ogni progetto politico la democrazia diretta, e qui assieme a voi mi pare.
    ...mmm...diciamo che noi siamo essenzialmente "consiliaristi"...

    Ma di destra perchè il marxismo si è sempre posto in maniera estremamente positiva nei confronti della modificazione della natura, del progresso anche industriale, ma tecnologico in generale, al contrario di ciò che io percepisco come corretto.
    Su questa questione c'è un lungo dibattito in corso su varie testate, da Carta a Infoxoa a molte altre, compresi i forum su internet ed incontri-dibattiti pubblici. Riprendere la teoria marxiana non significa accettare il discorso sul progresso tout court. Stiamo ultimando la bozza di un nostro manifesto politico-culturale che, spero, chiarirà anche questo punto. Ti basti sapere, per ora, che seguiamo con estremo interesse e cerchiamo di studiare autonomamente la teoria della decrescita di Latouche...

    Questra è la mia domanda: anche il movimento comunitarista ha questa visione di natura come ente da modificare (tesi) tramite il lavoro dell'uomo (antitesi)?
    Ti rispondo autonomamente, perché non è una domanda a cui possiamo rispondere in gruppo... Io ritengo di no o, almeno, tendo a considerare indispensabile la modificazione della natura da parte dell'uomo per migliorarne le condizioni (della natura, quindi, anche dell'uomo).

    Questa fiducia nel progresso, nella modificazione, questo vedere la natura come serbatoio dal quale attingere è una caratteristica che mantenete o superate del marxismo?
    Suuperare, ovviamente, perché se continuiamo ad andare avanti come abbiamo fatto negli ultimi 30 anni scompariremo... Hai letto l'intervista a Preve su ripensaremarx, comunitarismo.it o qui sul forum? Mi pare chierisca bene questo punto, in opposizione a quanto sostiene La Grassa.

    Ve lo chiedo perchè io vi trovo uno dei movimenti più interessanti come elaborazione politica e progetto, ma prima di apprezzarvi completametne vorrei conoscere come la pensate su questo punto.
    Spero d'averti risposto sinteticamente, ma esaurientemente. Se hai altre domande, siamo sempre pronti a dibattere.

    In verità noto (con estremo piacere) che il naturale odio marxista per il concetto di cultura vista (originariamente) come sovrastruttura che porta con sè legittimazione dello sfruttamento legato al possesso dei mezzi di produzione voi l'avete già superata da molto, e come anch'io faccio, vedete la cultura (mi pare di capire) come elemento quasi neutro che fornisce gli strumenti per analizzare il reale. In ragione di ciò io mi spiego il vostro definirvi "comunisti nazionalitari".
    Non ho ben capito a cosa ti riferisci col termine "cultura" e vorrei capire dove hai letto/studiato che Marx la definisca sovrastruttura. Altra precisazione: Marx è un conto, i marxisti un altro...

    Sinceramente credo che superando l'odio che il marxismo ha sempre avuto per il concetto di cultura (e anche popolo se vogliamo) voi abbiate fatto fare un enorme passo verso l'attualizzazione del progetto rivoluzionario, questo passaggio mi ha avvicinato molto a voi, vorrei ora conoscere la vostra visione riguardo la natura il progresso e l'uomo, per vedere quanto le mie idee coincidono con le vostre, anche per sapere se avete già discusso di tali argomenti.
    Guarda, vorrei solo sapere dove Marx parla di odio verso il concetto di popolo. Dopodiché, ti ripeto, spero che il nostro documento politico possa chiarire le idee a te ed agli altri. Intanto ti ringrazio per l'interesse che mostri.

    Spero che tale discussione possa essere utile al vostro movimento per chiarire una questione mi pare mai trattata.
    Vi ringrazio.
    ...è stata trattata qualche altra volta, ma, come si dice, repetita juvant...

  5. #5
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    Allora debbo dire che sono piuttosto contento che il compagno Outis abbia risposto alle domande di Lao-Tse così io mi debbo solamente limitare a rispondere con un semplice; "concordo pienamente con lui".
    L'unica cosa su cui tengo a rispondere un pò di più è questa:

    Questra è la mia domanda: anche il movimento comunitarista ha questa visione di natura come ente da modificare (tesi) tramite il lavoro dell'uomo (antitesi)?
    Allora la risposta a questa domanda a mio parere è molto semplice. Noi non condividiamo un modello di sviluppo umano di tipo staliniano e poi con le debite differenze qualitative e quantitative sul modello di La Grassa in quanto crediamo nella necessità anche dal punto di vista economico della decrescita. Dunque eliminiamo il modello sviluppista o ultrasviluppista.
    Chiaramente cerchiamo di ragionare anche in termini realistici e crediamo che dall'altra parte una radicalizzazione primitivista sul modello di Zerzan sia assolutamente impraticabile anche perchè da un punto di vista filosofico marxista la semplice presenza dell'essere umano sulla terra crea un rapporto di modifica della natura. Se intendiamo il lavoro in senso generale infatti possiamo notare come anche yanomani, boscimani, maori e papuasi comunque modificano l'ambiente circostante tramite il lavoro e la tecnica per adattarlo all'uomo.
    La questione diventa a questo punto non il sè ma il quanto.
    Su questo il dibattito non può che rimanere aperto.

    A luta continua

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    1) Gli anarchici non hanno un apparato teorico marxista. O meglio, lo hanno avuto alcuni anarchici e comunisti libertari ma non è un connubio così diretto. Sebbene il capitale di Marx sia stato tradotto e compendiato per la prima volta dall'anarchico Cafiero, la polemica in seno all'Internazionale tra Marx e Bakunin (che termina con l'uscita degli anarchici dalla stessa) dimostra chiaramente che i rapporti anche a livello teorico tra i due movimenti non sono così "fraternamente uniti". Ne consegue che la visione del rapporto uomo natura sia profondamente diversa tra anarchici e comunisti in quanto, tendenzialmente i primi eredi della concezione artigiana pre rivoluzione industriale (semplifico terribilmente, non me ne si voglia), i secondi eredi del positivismo discendente dalla rivoluzione industriale stessa. Quindi dire che sono anarchico ma non marxista è quasi superfluo e non necessita di etichette "destromani" per accreditarlo.
    Hai fatto bene a chiarire il punto che qualcuno poteva non aver chiaro. La cosa che ci terrei a sottolineare è la non necessaria adesione al positivismo progressista nel momento in cui si aderisce al pensiero marxiano. Lo stesso Preve, pur essendo marxista, non mi sembra che elogi il progressismo tout court, ma ne parli in modo critico.

    2) La concezione della natura degli anarchici è molto meno scientifica di quella di Marx (che nonostante tutto non è di odio per la natura, ma deriva da un processo filosofico a parere mio interessante). Tra gli anarchici troviamo gli apologeti del primitivismo della rivista americana "green anarchism" così come il famoso primitivista Zerzan, autore di alcuni libri tradotti in Italia principalmente da Nautilus. Qui in Piemonte abbiamo molti anarchici che seguono direttamente il discorso di decrescita proposto da Latouche, specie legato alla lotta No TAV. Al massimo su questi punti (primitivismo e descrescita) lo riprendiamo che è lungo.
    Aspetta, non ho capito una cosa: stante il fatto che non si può parlare di odio verso la natura in Marx, quale sarebbe la concezione scientifica che lo stesso porta avanti parlando di natura; e dove? Quale sarebbe il processo filosofico che lo porta a parlare di natura secondo i termini che mi dirai?

    Per il discorso sull'anarchia, non metterei in diretta correlazione decrescita e primitivismo, sia perché il discorso sulla decrescita non impone un ritorno al passato (come vorrebbe chi intende abbattere tutte le macchine...), sia perché Latouche mi sembra che spieghi perfettamente come queste teorie non lo riguardino...o sbaglio?

    Possiamo parlarne anche a lungo, se volete, perché è un argomento che mi tocca da vicino.

    3) Per quanto riguarda i marxisti, il rapporto uomo-natura è trattato in un saggio davvero illuminante del numero 19 di "N+1". La concezione principale, sempre molto sinteticamente, individua uno stadio di evoluzione umana che passa dall'evoluzione biologica (interna) a evoluzione cultural/scientifica (esterna) come continuità specifica dell'evoluzione dell'eccezione umana, in quanto unico essere vivente conosciuto che sia un ente generico simbolico (riprendo Preve). In quest'ottica, dalla selce scheggiata al satellite orbitale sono tutti prodotti non umani inteso come proprietà, ma dell'evoluzione umana intesa come estensione stessa dell'uomo. In quanto prodotti evolutivi umani, in realtà non esiste nessuna frattura reale (ma solo artificiosa) tra uomo e natura o scienza e natura, essendo tutt'uno. La frattura artificiosa si crea quando l'evoluzione umana (sia un quadro, una canzone o l'utilizzo di genomi) passa da libera e creativa a un controllo ingenerante merce. Non è la scienza innaturale, ma solo ed esclusivamente la merce perché "piega" una cosa naturale e benevola come il progresso (o l'assenza volontaria di esso) per fini non umani, creando scompensi.
    Il punto non m'è particolarmente chiaro, sarà perché lo sto attualmente studiando, in relazione alla mia specifica appartenenza al mondo antispecista, non riconoscendo quindi una sostanziale diversità valutativa tra un animale ed un altro. Riconoscendo l'evoluzione tecnico-scientifica dell'ente generico uomo, non vedo la separazione tra l'uomo stesso e la natura che lo circonda ad un tempo, ma di cui l'uomo è parte integrante dall'altro... Insomma, non si può parlare di uomo contro o a favore della natura, ma uomo nella natura, quindi parte integrante di essa. Allo stesso modo gli altri animali non umani sono parte integrante della natura ed hanno un loro specifico processo evolutivo biologico, ma anche culturale.

    4) So per certo che i comunitaristi fanno propria la concezione Latouchiana di decrescita, quindi sicuramente hanno una visione critica di tutto l'apparato tecnico scientifico vigente. Tema interessante ma da sviscerare molto bene, visto che ad esempio Preve pone Geopolitica pragmatica e descrescita utopica attualmente in insanabile conflitto (stessa tesi pur con partenze diverse di Lotta Comunista)...
    Sì, è vero. Ora, però, devo dire che il conflitto tra il pragmatismo della geopolitica (che non è solo la metodologia di studio delle questioni internazionali, ma un metodo applicabile anche alla municipalità di una città) e decrescita (utopica solo per chi sa bene che sarà difficile far passare questo concetto) non è così insanabile, se non sul piano culturale. L'unica frattura che vedo è dovuta all'ignoranza con cui si discute della decrescita e della geopolitica un po' ovunque: finché non si avranno gli strumenti conoscitivi per parlarne, sarà complicato metterli in correlazione. Sottolineo che il discorso metodologico di chi propone la decrescita e la metodologia usata dagli esperti di geopolitica è pressoché la stessa. La differenza sta nel fatto che la decrescita tende ad utilizzare i dati non in maniera neutra, come dovrebbe fare la geopolitica, ma per sensibilizzare le popolazioni ad un uso intelligente delle risorse, etc.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Lao-Tse Visualizza Messaggio
    diciamo che credo pensiamo cose simili, mi sono espresso frettolosamente perchè volevo correre subito alla domanda piuttosto che fare una mia biografia politica. Comunque mi riferivo al fatto che ho simpatia per la democrazia diretta e con questo qualificavo il mio anarchismo.
    il "di destra" sta perchè dall'illuminismo in avanti tutta la sinistra ha (o perlomeno la maggior parte ha, è lascito filosofico dell'illuminismo infatti) la visione della natura come ente separato dall'uomo sulla quale agire attraverso la ragione...
    Ora capisco qualcosa in più del tuo pensiero.

    ma ti prego davvero, non soffermarmiamoci sulle questioni che riguardano me...è solo per velocità che mi sono espresso in modo (probabilmente eccessivamente) semplificativo.
    Tranquillo.

    Riguardo la non divisione tra natura e cultura(il tuo punto3) qui ti dò ragionissima, ma il discorso si allunga e tirerei in ballo anche una mia tesi sull'etologia dei tempi dell'università che davvero è ostica da riassumere(al limite la riprendiamo, usando tue parole, quando ritoccheremo la questione decrescita e primitivismo)...
    Studi e ricerche sensate sono sempre benvenuti qui. Attendiamo con ansia...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Allora debbo dire che sono piuttosto contento che il compagno Outis abbia risposto alle domande di Lao-Tse così io mi debbo solamente limitare a rispondere con un semplice; "concordo pienamente con lui".


    Allora la risposta a questa domanda a mio parere è molto semplice. Noi non condividiamo un modello di sviluppo umano di tipo staliniano e poi con le debite differenze qualitative e quantitative sul modello di La Grassa in quanto crediamo nella necessità anche dal punto di vista economico della decrescita. Dunque eliminiamo il modello sviluppista o ultrasviluppista.
    Chiaramente cerchiamo di ragionare anche in termini realistici e crediamo che dall'altra parte una radicalizzazione primitivista sul modello di Zerzan sia assolutamente impraticabile anche perchè da un punto di vista filosofico marxista la semplice presenza dell'essere umano sulla terra crea un rapporto di modifica della natura. Se intendiamo il lavoro in senso generale infatti possiamo notare come anche yanomani, boscimani, maori e papuasi comunque modificano l'ambiente circostante tramite il lavoro e la tecnica per adattarlo all'uomo.
    La questione diventa a questo punto non il sè ma il quanto.
    Su questo il dibattito non può che rimanere aperto.

    A luta continua
    Ottimo. Infatti si parlava proprio con Muntzer del discorso decrescita. Stiamo cercando di capire fino a che punto si possano conciliare decrescita e sviluppo della nazione, anche in ambito geo-strategico. Il discorso è complicato, ma i nostri gruppi di studio si stanno mettendo piano piano al lavoro, nonostante il maledetto sistema capitalistico ci porti via gran parte del tempo...

  9. #9
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    Per quanto mi riguarda Marx non è un positivista progressista ma come dice bene Preve figlio di Hegel e del metodo dialettico ed è molo piu' idealista di quanto si pensi.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Aspetta, non ho capito una cosa: stante il fatto che non si può parlare di odio verso la natura in Marx, quale sarebbe la concezione scientifica che lo stesso porta avanti parlando di natura; e dove? Quale sarebbe il processo filosofico che lo porta a parlare di natura secondo i termini che mi dirai?
    Dove un po' sparso tra gli scritti. Per quanto riguarda la concezione mi è parso di capire che appunto Marx sostenesse che l'uomo, in quanto eccezione rispetto agli altri animali, è "specializzabile" creando una memoria collettiva della sua specie che non sia biologica ma culturale. La cultura e la scienza sono come l'uomo riesce ad evolversi e quindi sono da considerare non entità esterne alla natura da rapportare, ma intrinseche alla natura stessa. Quindi l'uomo/fabbrica (intesa non come luogo industriale, ma come capacità di produrre manufatti) non è in contrapposizione dialettica con la natura più di un cane o un giglio. Questo in estrema sintesi.


    Per il discorso sull'anarchia, non metterei in diretta correlazione decrescita e primitivismo, sia perché il discorso sulla decrescita non impone un ritorno al passato (come vorrebbe chi intende abbattere tutte le macchine...), sia perché Latouche mi sembra che spieghi perfettamente come queste teorie non lo riguardino...o sbaglio?
    Giusto. Infatti non le ho messe in relazione, ma solo detto che tra gli anarchici ci sono primitivisti come anche decrescitisti, quindi generalmente gli anarchici hanno una visione molto critica (spesso luddista) della tecnologia e della scienza.

    Il punto non m'è particolarmente chiaro, sarà perché lo sto attualmente studiando, in relazione alla mia specifica appartenenza al mondo antispecista, non riconoscendo quindi una sostanziale diversità valutativa tra un animale ed un altro. Riconoscendo l'evoluzione tecnico-scientifica dell'ente generico uomo, non vedo la separazione tra l'uomo stesso e la natura che lo circonda ad un tempo, ma di cui l'uomo è parte integrante dall'altro... Insomma, non si può parlare di uomo contro o a favore della natura, ma uomo nella natura, quindi parte integrante di essa. Allo stesso modo gli altri animali non umani sono parte integrante della natura ed hanno un loro specifico processo evolutivo biologico, ma anche culturale.
    Cosa non è chiaro?

    Sì, è vero. Ora, però, devo dire che il conflitto tra il pragmatismo della geopolitica (che non è solo la metodologia di studio delle questioni internazionali, ma un metodo applicabile anche alla municipalità di una città) e decrescita (utopica solo per chi sa bene che sarà difficile far passare questo concetto) non è così insanabile, se non sul piano culturale. L'unica frattura che vedo è dovuta all'ignoranza con cui si discute della decrescita e della geopolitica un po' ovunque: finché non si avranno gli strumenti conoscitivi per parlarne, sarà complicato metterli in correlazione. Sottolineo che il discorso metodologico di chi propone la decrescita e la metodologia usata dagli esperti di geopolitica è pressoché la stessa. La differenza sta nel fatto che la decrescita tende ad utilizzare i dati non in maniera neutra, come dovrebbe fare la geopolitica, ma per sensibilizzare le popolazioni ad un uso intelligente delle risorse, etc.
    Quale è il metodo che sottende la geopolitica? E' compatibile col marxismo?

 

 
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