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  1. #1
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    Predefinito Francesco - Alter Christus

    Visto che su altro 3d eravamo andati OT, ho pensato di aprire una discussione su questo punto.
    Riporto alcune riflessioni già fatte, come punto di partenza.


    Dire "Rivestiti di Francesco per rivestirti di Cristo." se quel "per" significa "al fine di" allora concordo. Se significa che non è più necessaria guardare al Cristo, ma è sufficiente guardare a Francesco, allora questa è pura eresia.
    alter Christus significa appunto "altro", nel senso di "secondo", non in senso sostitutivo. La via francescana è UNA via, e non LA via, il che equivarrebbe a fare del mondo francescano un'altra Chiesa, mentre la Chiesa è UNA.

    Francesco fu anche peccatore. Fu anche uomo del suo tempo. Fu uomo avanti con i tempi e assolutamente la sua proposta ancora attuale e avanti a noi.

    Questa, l'immagine altamente poetica citata da Barsanufio:

    "Letterati o illetterati, la Parola loro la vedevano negli occhi accesi del loro Padre, del loro Maestro. Non soltanto Francesco era come Cristo, ma Francesco era Cristo, perché per loro l'unica modalità non visionaria per toccare Cristo era toccare Francesco, per seguire Cristo era seguire Francesco, per obbedire a Cristo era obbedire a Francesco, per amare Cristo era amare Francesco, per imitare Cristo era imitare Francesco (come quel frate sublime e folle che ne imitava pedissequamente qualunque gesto, postura, atteggiamento, in un totalizzante 'yoga dell'imitazione')".

    è scritta solo nei Fioretti. Francesco fu fortemente amato e fortemente criticato. Fu rinnegato e tradito. Alcuni, anzi molti (dei suoi) diffidavano di lui e non vedevano nei suoi occhi "il Maestro". Ci vedevano un grande uomo. Punto.
    Ci furono grosse lacerazioni interne all'Ordine e l'Ordine stesso fu sempre sull'orlo della scomunica.
    Nella via della povertà, della gioia, della fraternità universale Francesco ricercò fino al parossismo non di seguire, ma di conformarsi a Cristo.
    Ricevette le Stimmate non nel momento di massima condivisione nell'ordine, ma quando gli rimasero pochi fedeli. Quando tutto andava a rotoli. Quando soffriva interiormente e fisicamente (era molto malato e aveva problemi di vista) come una bestia. Quando pensò di essere stato un pazzo, di aver sognato tutto, un povero illuso. Quando passò la "notte della fede".

    Rispondo che NON LA FILOSOFIA DELL'ALTER CHRISTUS, ma questa visione poetica di Francesco, è riportata solo nei Fioretti. Francesco fu santo perchè profondamente uomo. Profondamente sofferente. Profondamente tradito. Profondamente dubbioso.

    Per quanto ne so fu il primo nella storia a manifestare visibilmente le Stimmate (già Paolo ne parla, ma non risulta che fossero "visibili"). Ciò fece ovviamente della sua vicenda qualcosa di particolare. Non potevano non vedere la sua cristo-conformazione. Il che non esclude che Francesco fu anche peccatore e i suoi peccati (accanto ai meriti) sono raccontati nelle sue biografie.

    Si parla inoltre di CRISTO-CONFORMAZIONE DELLA PERSONA e NON DELLA DOTTRINA. Non necessariamente quanto afferma Francesco è Vangelo o "dogma".

    Riguardo all'affermazione di Barsanufio:
    "Tu sei prima cristiano e poi francescano, e prima ancora - suppongo - monoteista, e prima ancora teista, e così via. Io non sono francescano. Ma se lo fossi sarei cristiano in quanto francescano, monoteista in quanto cristiano in quanto francescano, teista in quanto monoteista in quanto cristiano in quanto francescano. Ossia, ultimamente, crederei in Dio in quanto discepolo del Padre Serafico."

    Ritengo che l'affermazione essere "monoteista" o "teista" si rapporta ad una caratteristica del mio modo di credere e in definitiva non significa niente. Non può incarnare il mio modo di essere: posso dire che la mia vita ha un senso in quanto sono "teista" o "monoteista"?
    No. Si tratta di qualità specificative e non sostanziali.

    Affermare di essere cristiano o francescano è cosa diversa. Qui si parla di avere un rapporto non con una dottrina, o una qualità specificativa, ma con Gesù Cristo stesso. Una persona. Non un dogma. Un Qualcuno. Non qualcosa.

    Quindi tralasciando le affermazioni su "monoteista" e "teista" che non significano nulla, parlerei solo di "francescano" e "cristiano".

    Riporterei quello che è l'articolo fondamentale della mia Regola.

    La regola e la vita dei francescani secolari è questa: osservare il vangelo di nostro Signore Gesù Cristo secondo l'esempio di S. Francesco d'Assisi, il quale del Cristo fece l'ispiratore e il centro della sua vita con Dio e con gli uomini*). Cristo, dono dell'Amore del Padre, è la via a Lui, è la verità nella quale lo Spirito Santo ci introduce, è la vita che Egli è venuto a dare in sovrabbondanza.
    *) 1Cel 18. 115.
    I francescani secolari si impegnino, inoltre, ad una assidua lettura del Vangelo, passando dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo*).
    (Regola OFS - Art 3)

    L'essere Alter Christus di Francesco significa la profonda validità della sua vita e della sua via.
    Ma nessuno di noi è chiamato a seguire un uomo, ma solo l'uomo-Dio, Gesù Cristo. Non sono chiamato a seguire Francesco, ma Gesù Cristo, secondo l'esempio di Francesco. Francesco non avrebbe voluto che il suo movimento si chiamasse "francescano". Infatti i suoi ordini si chiamarono:
    - Ordine dei Frati Minori
    - Ordine delle Povere Dame
    - Ordine dei fratelli e delle sorelle della Penitenza

    Se vogliamo tradire Francesco allora dobbiamo dire che noi seguiamo Francesco. Se vogliamo onorare Francesco, dobbiamo seguire Gesù Cristo, perchè questo e SOLO questo fece Francesco costantemente tutta la vita.
    Egli amò Gesù Cristo fino a conformarsi a lui anche nella morte, perchè l'amante vuole in tutto assimilarsi all'amato.
    Anche noi dobbiamo fare lo stesso.

    Questo è ed è sempre stato essere francescani. Mettere Gesù Cristo, e non Francesco, al centro della mia vita, l'unico discriminante, l'unico che può dare un senso alla nostre vite, l'unico che ci ha amati fino a dare la sua vita per noi per la nostra salvezza, l'unico nome sulla terra con il quale possiamo essere salvi, l'unico sommo sacerdote.

    Allora si comprende come devono essere lette le Fonti Francescane (che includono anche i Fioretti).

    Cristo, dono dell'Amore del Padre, è la via a Lui, è la verità nella quale lo Spirito Santo ci introduce, è la vita che Egli è venuto a dare in sovrabbondanza.

    Questo costantemente ci ricorda la vita di Francesco. Questo deve fare chi si dice francescano: conformarsi a Cristo.

    La vocazione francescana quindi è seguire Gesù Cristo, nel MODO in cui lo fece Francesco (che non è l'unico). Fu un modo sublime? Lo fu, tanto che egli fu chiamato "alter Christus". Ma la spiritualità francescana non si esaurisce in un dottrinale Alter Crhistus. Egli fu anche "il poverello" e "il fratello", "l'uomo dall'umiltà profonda".

    Pace & bene.

  2. #2
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    Predefinito

    Parlare di san Francesco mi è caro. Ma in questo caso il punto non è l'Assisiate. Il punto (e per questo contesto il fatto che gli interventi su san Francesco fossero off topic rispetto alla discussione) è se un'esperienza determinata (CL o l'ordine francescano) possa essere così densa e piena da coincidere - non con il cristianesimo in senso oggettivo - ma con il mio cristianesimo, con il cristianesimo in senso soggettivo.

    VeteroC dice che io offro un'immagine altamente poetica di san Francesco. Eh. Ricordate il capitolo dei Promessi Sposi in cui Renzo è all'osteria, dopo i tumulti di Milano e le vicende del Prestin de Scanc? Renzo è ubriaco e straparla (e ciò gli costerà caro), conciona in modo divertente e bizzarro, e uno degli avventori mi sembra che dica una cosa tipo: Toh, è un poeta costui!
    Insomma, la poesia come l'antitesi colorata - ma finta - della solida e grigia verità.
    Che questo mi sia detto da un discepolo del santo, davvero, mi rattrista e mi delude. Discepolo di colui che cantava in francese, accompagnandosi con una finta viella fatta da due legnetti. Dal momento che ogni gesto di Francesco è stato poetico, mi chiedo cosa resta di lui se si toglie la poesia.

    Per me, al contrario, la poesia è la chiave che ci può aprire il tesoro spirituale di san Francesco. Poesia, ovviamente, in senso non-banale. Era una poesia fatta vita. San Francesco è stato anche un poeta in senso proprio: ma è stato di più un poeta esistenziale. La sua penna era il suo corpo, il suo inchiostro erano i gesti e le parole, la sua pergamena era il mondo, lo spazio e il tempo. E la sua vita è - diacronicamente - una grande, suprema, poesia.

    Uno che lo incontrava. Uno che veniva guardato da lui. Uno che da lui veniva amato, strapazzato, rimproverato, umiliato, esaltato, infiammato, incantato, esposto alla vita e alla morte. Che sentiva il suo canto, che lo vedeva predicare ai pesci e agli uccelli, esultare davanti ai corpi straziati dei suoi primi cinque martiri, diventar cieco a furor di lacrime, e per finire immedesimarsi col crocifisso. Poteva, uno che lo incontrava, non identificarlo soggettivamente con la presenza di Cristo nella propria vita?

    Grazie, Barsanufio

  3. #3
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    San Francesco è stato anche un poeta in senso proprio: ma è stato di più un poeta esistenziale. La sua penna era il suo corpo, il suo inchiostro erano i gesti e le parole, la sua pergamena era il mondo, lo spazio e il tempo. E la sua vita è - diacronicamente - una grande, suprema, poesia.


    io capisco che ami Milarepa, ma come saprai pure tu, Milarepa è milarepa e Francesco è francesco.

    sbaglio?

    ff

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Milarepa è milarepa e Francesco è francesco.
    Sì, monsieur de la Palisse :- ) ovviamente l'uno è l'uno e l'altro è l'altro. Anche se - fra i tipi strani che ho conosciuto nella mia vita, e io adoro i tipi strani - ce n'era uno che sosteneva che l'uno (o l'altro) fosse l'altro (o l'uno) rinato.

    E' vero che la mia frase - che riporti - ne evoca una dell'asceta tibetano, e ad essa infatti mi sono ispirato: ma per dire una cosa molto differente.

    Grazie, B.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Parlare di san Francesco mi è caro. Ma in questo caso il punto non è l'Assisiate. Il punto (e per questo contesto il fatto che gli interventi su san Francesco fossero off topic rispetto alla discussione) è se un'esperienza determinata (CL o l'ordine francescano) possa essere così densa e piena da coincidere - non con il cristianesimo in senso oggettivo - ma con il mio cristianesimo, con il cristianesimo in senso soggettivo.

    VeteroC dice che io offro un'immagine altamente poetica di san Francesco. Eh. Ricordate il capitolo dei Promessi Sposi in cui Renzo è all'osteria, dopo i tumulti di Milano e le vicende del Prestin de Scanc? Renzo è ubriaco e straparla (e ciò gli costerà caro), conciona in modo divertente e bizzarro, e uno degli avventori mi sembra che dica una cosa tipo: Toh, è un poeta costui!
    Insomma, la poesia come l'antitesi colorata - ma finta - della solida e grigia verità.
    Che questo mi sia detto da un discepolo del santo, davvero, mi rattrista e mi delude. Discepolo di colui che cantava in francese, accompagnandosi con una finta viella fatta da due legnetti. Dal momento che ogni gesto di Francesco è stato poetico, mi chiedo cosa resta di lui se si toglie la poesia.

    Per me, al contrario, la poesia è la chiave che ci può aprire il tesoro spirituale di san Francesco. Poesia, ovviamente, in senso non-banale. Era una poesia fatta vita. San Francesco è stato anche un poeta in senso proprio: ma è stato di più un poeta esistenziale. La sua penna era il suo corpo, il suo inchiostro erano i gesti e le parole, la sua pergamena era il mondo, lo spazio e il tempo. E la sua vita è - diacronicamente - una grande, suprema, poesia.

    Uno che lo incontrava. Uno che veniva guardato da lui. Uno che da lui veniva amato, strapazzato, rimproverato, umiliato, esaltato, infiammato, incantato, esposto alla vita e alla morte. Che sentiva il suo canto, che lo vedeva predicare ai pesci e agli uccelli, esultare davanti ai corpi straziati dei suoi primi cinque martiri, diventar cieco a furor di lacrime, e per finire immedesimarsi col crocifisso. Poteva, uno che lo incontrava, non identificarlo soggettivamente con la presenza di Cristo nella propria vita?

    Grazie, Barsanufio
    Caro Barsanufio, che dire? Dialogare con te è cosa che progressivamente mi appassiona sempre di più. Devo dire che riesci a mostrarmi le cose da altre angolature e talvolta oserei dire che stiamo parlando dello stesso concetto con termini diversi (forse).

    Ammiro il tuo modo di vedere Francesco e ti ringrazione per il chiarimento sul tuo precedente intervento, distinguendo identificazione soggettiva da oggettiva. Tuttavia, per aggiungere qualche tassello, ancora non mi basta. Ancorchè la via francescana sia la MIA via, in quanto mia vocazione, proprio il fatto che Francesco fece di Cristo il centro esistenziale di ogni sua motivazione, proprio questo mi dovrebbe spingere non a considerare Francesco il mio maestro, ma Gesù Cristo.
    Non leggerò le Fonti Francescane come ispirate da Dio. Leggo la vita, i sentimenti di Francesco, le sue parole come forte ispirazione, come guida... sapendo che non vi troverò necessariamente una dottrina infallibile. Non vi troverò un super-uomo che sempre e comunque si identificò con il Signore da divenire un Alter-Christus. Non relegherò per sempre Francesco su un altare.

    Gli chiederò di scendere per cinque minuti. Di parlarmi di quelle altre lacrime che non erano rivolte al pargoletto o al ricordo della Passione, ma al tarlo del dubbio che lo rodeva, alla distruzione della sua opera, della sua famiglia.

    Tu dici: "Poteva, uno che lo incontrava, non identificarlo soggettivamente con la presenza di Cristo nella propria vita?"
    Poteva eccome. Saprai che Francesco è morto in braccio a pochi che gli erano rimasti fedeli. Saprai che l'ordine era già diviso. Saprai che molti non lo volevano più come capo dell'ordine. Saprai che Francesco lasciò (caso forse unico nella storia, per la fondazione di un ordine) la guida dell'ordine ad un altro frate.
    La regola che doveva diventare ufficiale fu bruciata da "alcuni", perchè non rispondente ai desideri dell'ordine. Francesco fu letteralmene costretto a riscriverla, mitigandola.
    Saprai che la prima volta che Francesco si presentò dal Papa, questi non riconobbe in lui l'Alter Christus, non rimase incantato, ma lo cacciò e solo in seguito (forse per un sogno profetico) lo fece cercare...

    Ecco. Non è la poesia di Francesco che parla agli uccelli che mi ha attirato a lui. E' la poesia di un uomo che fu profondamente uomo. Che seppe sbarazzarsi delle regole e dei propri voti quando necessario. Come quella volta in cui cessò il suo proposio di digiuno per non lasciare da solo un altro frate che voleva assolutamente imitare Francesco, ma che non riusciva a resistere alla fame. Questo è il primo racconto della Leggenda Perugina, una biografia forse meno "ufficiale". Quello di un Francesco che mette al primo posto l'attenzione all'altro, uno SPRECO di attenzioni verso l'altro, come Maria che "sprecò" l'olio profumato per Cristo.

    Un uomo che moltò amò, molto soffrì.

    Un uomo che peccò, come quando presuntuosamente mandò uno dei suoi frati a predicare da solo, nudo, in nome della "santa obbedienza". Un bell'abuso di potere, no? Poi Francesco si pente, lo segue, si denuda anche lui, lo protegge dalla folla che lo derideva.
    Come quando un frate gli raccontò che andava alla Messa insieme ad un lebbroso e lui lo rimproverò davanti al lebbroso stesso, perchè questo esponeva le persone a vedere qualcosa che le ripugnava... e in questo modo umiliò il lebbroso, dimenticandosi del famoso "bacio".
    Ancora Francesco torna sui suoi passi e vuole intingere il pane nella scodella del lebbroso (dove cadeva anche sangue del lebbroso) per provare a se stesso e al lebbroso che vuole ritrovare la comunione con lui.

    Un Francesco anche dalle forti tentazioni sessuali, che una volta dovette spegnere gettandosi nudo sulla neve...

    Un Francesco che fu sempre (?) rinnegato da suo padre. E questo gli provocò sofferenze indicibili. Un Francesco che fu lapidato come un pazzo.

    No. Francesco non fu affatto compreso, ammirato da tutti. La sua famiglia di prima e la sua famiglia di dopo lo tradì, e gli parve perfino che Dio si prendesse gioco di lui, gli parve che la sua vita fosse un fallimento. Gli parve di aver buttato via la sua gioventù per diventare un barbone, un poveraccio, un "illetterato", alla guida di un ordine che non lo voleva più. Gli parve che Dio stesso non lo ascoltasse più. Francesco non cantava più, nè in francese nè in altre lingue. Francesco non amava più il sole e si chiudeva a pregare al buio nelle grotte. Francesco non fraternizzava più e si chiudeva in solitudine, non voleva vedere nessuno. Solo lo assistevano 2 o 3 frati, gli unici amici rimasti fedeli, che però vedeva pochissimo durante la settimana.

    Fu allora e non quando era all'apice del "successo", fu allora che ricevette le stimmate. In quella sofferenza egli potè dire "Dio mio perchè mi hai abbandonato?". Era la sua crocifissione.

    Veramente come Cristo egli fu abbandonato, rinnegato, crocifisso. E tale crocifissione la portò anche visibilmente nella sua carne.


    Che cosa rimane se togliamo a Francesco la poesia? Rimane la preghiera. Egli era l'uomo-fatto-preghiera.

    Questo è l'uomo, è il santo che mi convince. Che riesco a vedere un pizzico come me, e non lontano anni luce, con la sua santità insuperabile, con il suo essere diventato Alter-Christus, che io non sarò mai.

    Non siederò ai piedi di Francesco, perchè sono cristiano, prima di essere francescano. Perchè è Gesù che mi ha dato la vita e ha dato se stesso per me.

    Non siederò ai piedi di Francesco, perchè questo lui non lo vorrebbe, sarebbe un tradirlo.

    Ma camminerò volentieri con lui sulla neve, lascerò che le sue parole mi scaldino, mi consolino e mi stravolgano. Lui che è mio amico, mio fratello.

    Mi dispiace che le mie parole ti abbiano rattristato o deluso. Da una mamma ci si aspetta che esalti i propri figli contro ogni evidenza. Io non sono così. Per fortuna o per sfortuna, cerco (con qualche fallimento) di essere sempre obiettivo e non prendere posizioni di parte o di partito, anche per colui, sulla cui via ho consacrato per sempre, irrevocabilmente la mia vita, l'Alter-Christus!

    Pace & bene.

  6. #6
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    Ringrazio VeteroC di quel che dice, e sono felice che il dialogo lo appassioni.

    Credo che in buona parte la dissonanza dipenda dal significato che si attribuisce alla parola poesia.

    Molte cose che VeteroC dice di san Francesco sono evidentemente vere. Il punto è che san Francesco è uno dei primi santi dotati di una vera e propria psicologia (che per esempio non appartiene a san Benedetto nei Dialoghi, ma neppure al suo illustre contemporaneo e amico san Domenico di Guzman). Ride, canta, si arrabbia, è paradossale, è triste, soffre la solitudine, si contraddice, è prima arrogante poi umilissimo, vuole i dolcetti al miele prima di morire. E' un uomo di confine, con l'incanto del medioevo e la profondità del moderno. Di san Francesco ci seduce l'anima, oltre allo - e forse prima ancora dello - spirito. Ci conquista con un suo stile, che ha un gusto particolarissimo (stile nel senso profondo usato - per esempio - da HU von Balthasar in Herrlichkeit). Uno stile poetico: e il suo essere e il suo sentirsi abbandonato da tutti, le sue lacrime di delusione e di amarezza, il suo scenografico lasciare ad altri la guida del neonato Ordine, il suo rifugiarsi drammatico nelle profondità della terra per difendersi dalla luce, (soprattutto) la sua esplicita contestazione del padre, fanno pienamente parte della suo essere un poeta dell'esistenza, più ancora che delle parole.

    E' ovvio che non poteva piacere a tutti. Precisamente perché aveva uno stile, e quando uno ha uno stile così marcato necessariamente divide l'umanità in chi tale stile apprezza e chi invece no. San Benedetto era probabilmente un uomo solido, una gran quercia di romano (culturalmente), un paterfamilias dei vecchi tempi, dal braccio dolcemente fermo. Chi si faceva monaco con lui - e chi si fa monaco adesso, credo - lo faceva (e lo fa) per la forma di vita che aveva instaurato. Ma chi diventa frate minore, si scalza, e dietro a tanta pace / corre, e correndo gli pare esser tardo. Si diventa frate minore per assomigliare almeno un po' a Francesco. Mi sembra che sia Sabatier (il dolce protestante) a dire che san Domenico aveva trasmesso ai suoi figli un sangue sano e forte, ma che san Francesco aveva infettato i suoi con una febbre folle, con un delirio amoroso, che non li avrebbe mai più lasciati. Laddove, infatti, la storia dell'Ordine francescano è la storia di un continuo tradimento e di rinnovati (non uso questo termine a caso) tentativi di afferrare quello stile. Non riusciranno. Francesco corre troppo veloce per tutti.

    VeteroC, dì pure quel che vuoi, tu hai la tua esperienza e io non la discuto. Ma se io fossi stato tra quei suoi primi incontri (si iste et illi, cur non ego?) io avrei seguito lui dove voleva andare. A sbronzarsi alle feste? Certo. Alla guerra? Alla guerra. In Crociata? Va bene. A donne? Magari. A farsi frate? Se lo dici te. Al martirio? Sì, ma al tuo fianco. Qual è il senso della tua vita, Francesco? Cosa ti rende quel che sei? Il senso della mia vita è Cristo. Allora voglio che Cristo sia il senso anche della mia, perché voglio esser come te.

    Grazie, Barsanufio

  7. #7
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    Sì, monsieur de la Palisse :- )


    bella questa

    mi piace

    ciaooo



    continui a fare i nasini alle faccine...sei stupendo


    ff

  8. #8
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    sto leggendovi entrambi con tanta passione amorevole..

    grazie delle parole, oltreparole

    ff

  9. #9
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    Grazie, Barsanufio.

    Francesco corre avanti a tutti noi. La sua cristo-conformazione fu tale da rendere la sua spiritualità difficilmente superabile dai tempi. Francesco non fu il santo dell'ascesi, fu il santo della trans-discendenza. Seppe scendere nelle proprie miserie e in quelle dei suoi amici. Seppe scendere nel "fango". Non ebbe paura di affrontare il proprio peccato, di immergersi nella propria morte. Di scendere a fianco del lebbroso a fianco del peccatore. Di essere veramente e in tutto, fratello. E in questa immersione, in questo battesimo egli trascinò i suoi ordini.
    "... ma spogliò se stesso, facendosi servo, fino alla morte di croce".

    Questo si è pienamente avverato in Francesco.

    Francesco sempre avanti. Eppure incredibilmente vicino, quasi afferrabile, quasi a volerci dire: vieni anche tu!

    Difficilmente riesco a chiedergli delle grazie. Non riesco a vederlo, lassù, sull'altare. Però a volte gli parlo, mi confido. Altre, cerco di ascoltarlo.

    Tu dici: "se fossi stato tra quei primi incontri...". Eppure, se tu parli così, tu sei già tra i suoi primi incontri... tu lo sai, lo hai già incontrato.

    Francesco è vivo.

    Ancora possiamo assaporare la sua presenza, le sue parole. Ancora possiamo chiedergli di indicarci la via.

    "...e a ciascuno dava una regola di vita".

    Pace & bene.

  10. #10
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    profezie varie :

    Il Signore, alla venerabile Elisabetta Canori (1774-1825) disse che il trionfo della religione ci sarà quando
    verranno recisi i cinque alberi che hai visto giganteggiare nella
    boscaglia delle turpitudini (Umanesimo, Neopaganesimo, Ateismo,
    Socialismo e Comunismo).

    S. Ambrogio (400)

    L'Anticristo sarà preceduto dall'emblema della Falce e del Martello.

 

 
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