15 dicembre 2006
La beffa dei precari
Nei giorni scorsi Oliviero Diliberto esultava: “grazie ai Comunisti italiani, 300 mila precari della pubblica amministrazione trascorreranno un Natale più sereno. Verranno assunti”.
Due giorni fa il governo ha presentato il maxiemendamento alla finanziaria che avrebbe dovuto contenere la norma in grado di rendere felici i 300 mila precari. Così com’è scritta, però, renderà felici solo 166 precari della pubblica amministrazione ed a partire dal 2008.
La misura salva-precari, infatti, si è trasformata – per il meccanismo di copertura individuato – in uno strumento di riduzione del debito. Ed a favore dei precari sono stati stanziati 5 milioni di euro: risorse sufficienti per regolarizzarne solo 166 a partire dal 2008.
Per recuperare le risorse necessarie e per far finta di soddisfare le richieste di Diliberto, infatti, il ministero dell’Economia ha recuperato il 20% dei “conti dormienti” delle banche. Si tratta di quei conti che non vengono “movimentati” da almeno 10 anni. Il loro valore complessivo ammonta a circa 15 miliardi di euro. Ne segue che lo Stato preleva al sistema bancario (per i precari) 3 miliardi.
Questo “deposito” frutta, all’anno, circa 90 milioni di euro; ma a favore delle regolarizzazione dei collaboratori della Pubblica amministrazione, il governo accantona con il maxiemendamento solo 5 milioni. Il resto (85 milioni) servirà ad alimentare il fondo così da finanziare la spesa dei precari regolarizzati. E con 5 milioni di euro, tenuto conto che uno statale “costa” in media allo Stato 30 mila euro, si riescono a regolarizzare le posizioni di soli 166 precari. Una beffa come quella della riforma fiscale a favore delle fasce meno fortunate della popolazione.
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