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  1. #1
    serratore
    Ospite

    Predefinito Alla larga dalla Russia

    Alla larga dalla RussiaLe prove di forza che la Russia si ostina a offrire nel settore dell'energia non avvantaggiano né i suoi cittadini, né i paesi vicini o il resto della comunità internazionale, scrive l'Economist.

    Per oltre un decennio la Royal Dutch Shell e i suoi partner giapponesi, la Mitsui e la Mitsubishi, hanno lavorato duro per estrarre petrolio e gas dal mare ghiacciato al largo delle isole Sakhalin, nella Russia orientale.

    Negli anni, i tre giganti petroliferi hanno avuto a che fare con le proteste degli ambientalisti e mille altre difficoltà, non ultimo il forte aumento del costo del progetto che però ora è quasi concluso. Con i prezzi di gas e greggio così alti in questo momento è veramente strano che il consorzio abbia deciso, la scorsa settimana, di vendere la maggioranza del pacchetto azionario del progetto alla Gazprom, la compagnia nazionale russa del gas.

    Il Cremlino non ha mai nascosto il desiderio di mantenere, per così dire in famiglia, affari così importanti. Le autorità russe hanno reso difficile la vita agli impianti al largo delle Sakhalin e forse alla fine hanno fatto a Shell, Mitsui e Mitsubishi un'offerta che non si poteva rifiutare. Memori delle sorti della Yukos, i tre hanno accettato.

    Quando si parla di energia, la Russia di Vladimir Putin non si ferma davanti a niente. Oltre al caso Yukos, Mosca ha spesso minacciato i paesi vicini di tagliare loro i rifornimenti di gas e petrolio quando le cose in questo settore non sono andate come voleva. Gli atteggiamenti intimidatori sono all'ordine del giorno quando di mezzo c'è la Russia.

    Così facendo però il paese rischia di spaventare non solo gli avversari ma anche i possibili acquirenti delle sue risorse. E a Mosca non conviene visto che ha ancora bisogno della consulenza delle compagnie straniere. Dunque la notizia della recente acquisizione fatta da Gazprom potrebbe non essere così positiva per i cittadini russi.

    Il presidente Putin sta usando l'energia come un'arma con atteggiamenti che ormai sfiorano quelli di un gangster. L'esempio più recente del bullismo russo è questa vicenda del polonio e dell'avvelenamento dell'ex spia russa Aleksander Litvinenko.

    Non ci sono prove che l'ex agente sia stato ucciso dal Cremlino, ma il solo sospetto la dice lunga sullo stato della situazione e sulla percezione che la comunità internazionale ha di Mosca.

    Le prove di forza di Putin sono in parte dettate dalla debolezza russa: l'esercito è nel pieno caos, la popolazione è in gravi difficoltà e l'economia del paese dipende sempre di più dalle risorse naturali che Putin si ostina a voler proteggere rendendo la produzione autosufficiente.

    Se continua in questo modo, la Russia non merita certo di stare nel G8. Oltretutto questo protezionismo nuoce a tutti: di questi tempi con la penuria di gas e petrolio cui il mondo va incontro e la ferma decisione dei paesi dell'Opec di non dare accesso alle loro riserve, la Russia sembra l'unico paese in grado di produrre più greggio, se solo Putin mettesse da parte il suo modo di fare criminale.-Liliana Cardile

    La fonte di questo articolo:
    Vladimir Putin's Russia
    The Economist, 13 dic 2006

  2. #2
    Neutrino NO-TUNNEL
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    l'economist in fiamme

  3. #3
    serratore
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    l'economist in fiamme

    Da bruciare perché critica Putin?

  4. #4
    Neutrino NO-TUNNEL
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    assolutamente no
    da bruciare a prescindere

  5. #5
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da serratore Visualizza Messaggio
    Da bruciare perché critica Putin?
    no " da bruciare" per l' ipocrisia. Si vede anche in questo tartufesco articolo che l' essenza dell' affare era che le multinazionali avevano imposto alla russia ( grazie al complice ladre-beone ) un patto leonino con cui si sarebbero preso il suo petrolio senza pagare .
    Adesso quel patto leonino se lo sono dovuto rimangiare .Nessuno le ha espropriate dal momento che ne hanno sottoscritto uno EVIDENTEMENTE piu 'equo ..

    .E per questo piamgono .. piangono sui miliiardi che pensavano di avere gia' in tasca alla faccia del popolo russo .
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  6. #6
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    mi pare che le risorse nazionali russe devono rimanere in mani russe, sopratutto settori come quelli di materia energetica e metallica, in mani statali, ci sono troppi occhi puntati di giudei sbavosi che non vedono l'ora che la Russia ritorni alla mafia democratica yeltsieniana.

    Un paese con tante risorse che non sia da terzo mondo e che riesca a difendersi da tutti militarmente, ed economicamente non penetrabile da da multinazionali, diviene una grossa palla al piede per l'impero americano.

  7. #7
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    Finanzaonline
    18/12/2006 1522

    Russia: crescita economica al 7% nel 2006
    L'economia russa dovrebbe registrare una crescita del 7 per cento nel corso dell'intero 2006.
    Questo quanto precisato dal ministro economico russo, German Gref, che ha annunciato stime leggermente superiori alle precedenti previsioni fatte dalle fonti governative.
    "Il dato annuo dovrebbe registrare un incremento compreso tra il 6,9 ed il 7%, in rialzo rispetto al 6,3% previsto all'inizio dell'anno".
    Il ministro ha sottolineato come l'economia cresca a tassi sostenuti anche grazie all'incremento dei prezzi di petrolio e gas naturale.

    A novembre, gli stipendi sono aumentati del 14,6%, mentre il settore retail è cresciuto del 13,9% ed il mercato immobiliare del 21,5%.
    Il ministro ha inoltre sottolineato come dovrebbe essere raggiunto l'obiettivo di un tasso di inflazione al 9%.

  8. #8
    Segafredo
    Ospite

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    Ma se la politica russa Sfavorisce la Gran Bretagna (e favorisce l'economia russa), secondo questo serratore, che deve avere il cranio serrato in una morsa, all'Economist possono avere commenti positivi?
    Suvvia non ci vuole un genio per capire certe cose...

    Litvinenko NON è stato ucciso da Putin o da gente mandata da lui...le tracce arrivano direttamente al mafioso Berezovsky, che ha trovato asilo in GBR in quanto oppositore di Putin

    Essere chiamato gangster e criminale da una inglese è motivo di vanto: sanno anche gli aborigeni d'Australia che se c'è un criminale al mondo, quello è il governo inglese, che negli ultimi secoli ne ha combinate di cotte e di crude e le continua a fare...sotto influenza del cosiddetto "miglio quadrato più ricco del mondo".

    La vicenda Gazprom-Shell è stata posta in maniera un po "ammorbidita", per usare un eufemismo. In verità la Shell la voleva fare "sporca", come si suol dire. Qui di seguito un articolo sulla stessa vicenda:

    Gazprom e Shell: la verità

    «La Gazprom arraffa il gas», strilla il Financial Times.
    La Russia «non rispetta la santità del contratti», e così via.
    La Shell ha dovuto cedere alle pressioni di Mosca, ed ha offerto di cedere la maggioranza di controllo del piano di sfruttamento Sakhalin.2, un giacimento inestimabile di gas, e un'impresa da 20 miliardi di dollari.
    A leggere i media anglo-americani, si è trattato dell'ennesima brutalità moscovita.
    Ma poi, a leggere meglio, si apprende quanto segue:
    Shell Dutch Oil Company aveva stretto il «sacro» contratto ai tempi di Eltsin («Quando la Russia era debole», ammette il quotidiano della City), e il contratto era così concepito.
    Shell s'era presa il 55 % della società Sakhalin-2; i suoi due partner giapponesi, Mitsui e Mitsubishi, avevano rispettivamente il 20 % e il 20 %.
    Insieme, dunque, i tre s'erano accaparrati il 95 % del ricco giacimento.
    Alla Russia, restava solo il 5 %.
    Il titolo giusto dunque sarebbe: «Shell e complici arraffavano il gas» del popolo russo.
    Non basta.
    In base al contratto eltsiniano, i partner stranieri avrebbero recuperato i costi tecnici e di trivellazione con la vendita del gas liquefatto, prima di versare un solo dollaro a Mosca.
    Ora, guarda caso, Shell aveva giusto denunciato «sovraccosti» imprevisti: dai 10 miliardi di dollari preventivati, a 20 miliardi.
    Il doppio, mica male come errore di preventivo.
    Ciò rimandava praticamente «sine die» il giorno in cui la Russia avrebbe visto un profitto dal suo gas del suo giacimento.
    Questo trucco di gonfiare i costi consegue inevitabilmente questo tipo di contratti Shell, come ben sanno numerosi Paesi petroliferi del terzo mondo: prima noi anglo-olandesi ci copriamo le spese, poi cominciamo a pagare voi.
    E purtroppo, le spese sono cresciute…

    Il Cremlino, scrive il Financial Times, «si è infuriato»: evidentemente non è l'Angola.
    Ha cominciato a mettere i bastoni tra le ruote.
    Ha bloccato i lavori con la motivazione («il pretesto») di violazione delle norme ambientali da parte di Shell.
    Ha praticato, strilla il Financial Times, «l'intimidazione».
    Ha messo in pericolo «la sicurezza energetica dell'Occidente».
    Ora, il bruto di Mosca ha avuto la meglio.
    Il giacimento è così ricco e goloso, che Shell ha rinunciato alle proprie intimidazioni e ai propri ricatti, di cui non manca nella sua pratica esperienza storica.
    Shell riduce la sua quota dal 55 % al 25 %; Mitsui e Mitsubishi scenderanno del 10 % ciascuna. Queste quote, il 50 %, saranno acquistate da Gazprom.
    Non espropriate o sequestrate, ma comprate: Gazprom pagherà a Shell 4,2 miliardi di dollari per la sua nuova maggioranza.
    Il Financial Times scuote la testa: Gazprom impiega in così malo modo il suo capitale, mentre avrebbe bisogno di fondi per ammodernare i suoi impianti decrepiti... sempre a fare lezioni di capitalismo.
    Il giornale lamenta inoltre che questa prova di «protezionismo» moscovita possa diventare un cattivo esempio per tanti Stati europei, che già nutrono pulsioni del genere - cosa che chi scrive spera ardentemente.
    In ogni caso, l'accordo ora è fatto.
    E' probabile che anche il caso Litvinenko e la faccenda del Polonio 210, chissà, svaniscano dalle prime pagine.
    Forse facevano parte del braccio di ferro, ora concluso.



    Forse prima di bersi tutto, andrebbero verificate altre fonti

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Segafredo Visualizza Messaggio
    Ma se la politica russa Sfavorisce la Gran Bretagna (e favorisce l'economia russa), secondo questo serratore, che deve avere il cranio serrato in una morsa, all'Economist possono avere commenti positivi?
    Suvvia non ci vuole un genio per capire certe cose...

    Litvinenko NON è stato ucciso da Putin o da gente mandata da lui...le tracce arrivano direttamente al mafioso Berezovsky, che ha trovato asilo in GBR in quanto oppositore di Putin

    Essere chiamato gangster e criminale da una inglese è motivo di vanto: sanno anche gli aborigeni d'Australia che se c'è un criminale al mondo, quello è il governo inglese, che negli ultimi secoli ne ha combinate di cotte e di crude e le continua a fare...sotto influenza del cosiddetto "miglio quadrato più ricco del mondo".

    La vicenda Gazprom-Shell è stata posta in maniera un po "ammorbidita", per usare un eufemismo. In verità la Shell la voleva fare "sporca", come si suol dire. Qui di seguito un articolo sulla stessa vicenda:

    Gazprom e Shell: la verità

    «La Gazprom arraffa il gas», strilla il Financial Times.
    La Russia «non rispetta la santità del contratti», e così via.
    La Shell ha dovuto cedere alle pressioni di Mosca, ed ha offerto di cedere la maggioranza di controllo del piano di sfruttamento Sakhalin.2, un giacimento inestimabile di gas, e un'impresa da 20 miliardi di dollari.
    A leggere i media anglo-americani, si è trattato dell'ennesima brutalità moscovita.
    Ma poi, a leggere meglio, si apprende quanto segue:
    Shell Dutch Oil Company aveva stretto il «sacro» contratto ai tempi di Eltsin («Quando la Russia era debole», ammette il quotidiano della City), e il contratto era così concepito.
    Shell s'era presa il 55 % della società Sakhalin-2; i suoi due partner giapponesi, Mitsui e Mitsubishi, avevano rispettivamente il 20 % e il 20 %.
    Insieme, dunque, i tre s'erano accaparrati il 95 % del ricco giacimento.
    Alla Russia, restava solo il 5 %.
    Il titolo giusto dunque sarebbe: «Shell e complici arraffavano il gas» del popolo russo.
    Non basta.
    In base al contratto eltsiniano, i partner stranieri avrebbero recuperato i costi tecnici e di trivellazione con la vendita del gas liquefatto, prima di versare un solo dollaro a Mosca.
    Ora, guarda caso, Shell aveva giusto denunciato «sovraccosti» imprevisti: dai 10 miliardi di dollari preventivati, a 20 miliardi.
    Il doppio, mica male come errore di preventivo.
    Ciò rimandava praticamente «sine die» il giorno in cui la Russia avrebbe visto un profitto dal suo gas del suo giacimento.
    Questo trucco di gonfiare i costi consegue inevitabilmente questo tipo di contratti Shell, come ben sanno numerosi Paesi petroliferi del terzo mondo: prima noi anglo-olandesi ci copriamo le spese, poi cominciamo a pagare voi.
    E purtroppo, le spese sono cresciute…

    Il Cremlino, scrive il Financial Times, «si è infuriato»: evidentemente non è l'Angola.
    Ha cominciato a mettere i bastoni tra le ruote.
    Ha bloccato i lavori con la motivazione («il pretesto») di violazione delle norme ambientali da parte di Shell.
    Ha praticato, strilla il Financial Times, «l'intimidazione».
    Ha messo in pericolo «la sicurezza energetica dell'Occidente».
    Ora, il bruto di Mosca ha avuto la meglio.
    Il giacimento è così ricco e goloso, che Shell ha rinunciato alle proprie intimidazioni e ai propri ricatti, di cui non manca nella sua pratica esperienza storica.
    Shell riduce la sua quota dal 55 % al 25 %; Mitsui e Mitsubishi scenderanno del 10 % ciascuna. Queste quote, il 50 %, saranno acquistate da Gazprom.
    Non espropriate o sequestrate, ma comprate: Gazprom pagherà a Shell 4,2 miliardi di dollari per la sua nuova maggioranza.
    Il Financial Times scuote la testa: Gazprom impiega in così malo modo il suo capitale, mentre avrebbe bisogno di fondi per ammodernare i suoi impianti decrepiti... sempre a fare lezioni di capitalismo.
    Il giornale lamenta inoltre che questa prova di «protezionismo» moscovita possa diventare un cattivo esempio per tanti Stati europei, che già nutrono pulsioni del genere - cosa che chi scrive spera ardentemente.
    In ogni caso, l'accordo ora è fatto.
    E' probabile che anche il caso Litvinenko e la faccenda del Polonio 210, chissà, svaniscano dalle prime pagine.
    Forse facevano parte del braccio di ferro, ora concluso.



    Forse prima di bersi tutto, andrebbero verificate altre fonti
    E' Blondet che parla?

  10. #10
    Segafredo
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    Citazione Originariamente Scritto da lovecraft Visualizza Messaggio
    E' Blondet che parla?
    Era l'Economist che parlava prima?

 

 
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