Visualizza Risultati Sondaggio: COSA NE PENSANO I NEOFASCISTI DELLA "LEGA NORD"?

Partecipanti
94. Non puoi votare in questo sondaggio
  • Morte a Bossi ed a tutti i leganordisti!Viva l'Italia!

    21 22.34%
  • Bisognerebbe organizzare urgentemente una manifestazione contro la LN,a Milano!

    1 1.06%
  • Sono peggio dei comunisti!

    5 5.32%
  • Ci rubano voti

    15 15.96%
  • Indifferente

    13 13.83%
  • Potremmo esserne alleati

    20 21.28%
  • Sono camerati come noi

    4 4.26%
  • Sono neofascista e voto LN!

    6 6.38%
  • La LN è più fascista della FT,di FN e degli altri movimenti della DR!

    9 9.57%
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Risultati da 111 a 117 di 117

Discussione: A Valle Giulia

  1. #111
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    Naturalmente si doveva stare con i contestatori: vi ricordo tra l'altro che moltissimi dei capi della contestazione da Curcio a Sacha Orsenigo Marzorati a Restelli provenivano dallle nostre fila... solo una dirigenza di imbelli e di traditori prezzolati poteva far si che i fascisti si schierassero con rumor e Andreotti...
    Bazooka!!!

  2. #112
    Il domani appartiene A NOI...!
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    Unhappy ..... Il MS al suo nascere era già purtroppo orientato a sinistra ....!

    Citazione Originariamente Scritto da Spartacus74 Visualizza Messaggio
    ........... Però i camerati nazionalrivoluzionari speravano in una conjunctio oppositorum che nn avvenne minimamente e che anzi si trasformò nel richiamo all'antifascismo come ragione di unificazione di un panorama contestatario frammentato e molto spontaneista.

    Teniamo conto che l'Italia aveva presenze fasciste significative ma tutto il MS proveniva dall'imitazione di realtà quali i Campus USa o la sorbona a Parigi o a Berlino.
    Realtà dove il Fascismo non esisteva o se c'era viveva nelle catacombe dell'ignoto.

    Il tentativo della Caravella poteva solo fallire andando ad uno scontro ontologico con gli altri, forse si trattava di andare all'attacco scippando la contestazione alle sinistre immettendo ideali e valori di ordine differente nel 90% degli studenti o lavoratori politicizzati per caso e non per cosciente scelta fuori moda.

    Ovviamente ciò on successe e si finì in una deriva conservatrice che però aveva il suo senso all'epoca.

    Complimenti Spartacus74........ Nei Tuoi interventi ..... ritengo ..... Tu abbia inquadato perfettamente la situazione di allora .......!!!

  3. #113
    Dalla parte del torto!
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    L'agguato degli squadristi e dei picchiatori(senza cervello ovviamente...)di Almirante e Caradonna fa nascere l'antifascismo. Su questo bisognerebbe,una volta per tutte, capirlo.
    L'antifascismo fino ad allora,al di là di una vuota retorica resistenziale, non esisteva. Si erano organizzati manifestazioni,rivolte e convegni congiunti nelle università di tutta Italia: da Benevento a Roma, passando per Perugia.
    Esisteva, nei fatti se non negli slogan, uno schieramento congiunto che non era nè totalmente marxista, nè tantomeno neofascista, ma generazionale.
    Una generazione, quella del '68 appunto, che si rivoltò a quella "dei padri" vista come oscurantista,reazionaria, provando a cercare - citando le parole di Paolo Signorelli - a cavalcare la "Nostalgia del Futuro".
    Questo fu,appunto,fino all'agguato dei missini.
    Un agguato che, tra l'altro, finì per travolgere tutto un mondo. Un mondo che,da allora in poi, sarà visto come la mano armata dei padroni.
    Perchè quello significò nei fatti. Sostegno ai baroni, al padronato, alle guardie, ed alla celere.
    E gli stessi fatti di sangue contro i giovani nazionalrivoluzionari nasce proprio da quel tragico evento.
    Posto poi che,secondo me,ovviamente, il neofascismo - al di là di quelle spontanee e in buona fede personalità autenticamente rivoluzionarie - viene rappresentato molto più dagli Almirante e dai Caradonna, piuttosto che dai rivoltosi di Valle Giulia o dai militanti di Primula Goliardica.
    Sinistra Nazionale!

  4. #114
    Paul Atreides
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    Concordo con le posizioni ''contestatarie'', ovviamente. Però lascerei perdere le mitologie sul Sessantotto come ''occasione mancata''. In realtà, per i suoi limiti intrinseci, il Sessantotto era tutto fuorché una ''rivoluzione possibile'', visto che era in sostanza un processo interno alla ristrutturazione capitalista con concessioni scontate sul piano dei ''valori''.

    PS. non sono d'accordo con Rodolfo sulla data di nascita dell'antifascismo. Per me era nato già nel 1960 all'epoca della crisi che affossò il governo Tambroni.

  5. #115
    Nimmo
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Concordo con le posizioni ''contestatarie'', ovviamente. Però lascerei perdere le mitologie sul Sessantotto come ''occasione mancata''. In realtà, per i suoi limiti intrinseci, il Sessantotto era tutto fuorché una ''rivoluzione possibile'', visto che era in sostanza un processo interno alla ristrutturazione capitalista con concessioni scontate sul piano dei ''valori''.

    PS. non sono d'accordo con Rodolfo sulla data di nascita dell'antifascismo. Per me era nato già nel 1960 all'epoca della crisi che affossò il governo Tambroni.
    Sono d'accordo su entrambe le parti.

  6. #116
    Massimiliano71
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Concordo con le posizioni ''contestatarie'', ovviamente. Però lascerei perdere le mitologie sul Sessantotto come ''occasione mancata''. In realtà, per i suoi limiti intrinseci, il Sessantotto era tutto fuorché una ''rivoluzione possibile'', visto che era in sostanza un processo interno alla ristrutturazione capitalista con concessioni scontate sul piano dei ''valori''.

    PS. non sono d'accordo con Rodolfo sulla data di nascita dell'antifascismo. Per me era nato già nel 1960 all'epoca della crisi che affossò il governo Tambroni.

    Forse il problema non è tanto nell'"occasione persa" per le motivazioni che hai giustamente esposto te quanto, piuttosto, nel fatto che un comportamento come quello tenuto da Caradonna&Scagnozzi fornì il pretesto per far fare il salto di qualità all'antifascimo militante. Si passò cioè da singoli (seppur gravissimi) episodi come quelli di Genova ad un antifascismo sistematico che impedì qualsiasi agibilità politica a tutti i movimenti di DR.
    La vita sarebbe stata dura lo stesso, la contestazione sarebbe stata monopolizzata comunque dalla sinistra ma magari la DR avrebbe avuto margini di manovra meno ristretti di quelli che ebbe nei successivi 15 anni.
    Ecco forse la vera "occasione persa".

  7. #117
    Paul Atreides
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Massimiliano71 Visualizza Messaggio
    Forse il problema non è tanto nell'"occasione persa" per le motivazioni che hai giustamente esposto te quanto, piuttosto, nel fatto che un comportamento come quello tenuto da Caradonna&Scagnozzi fornì il pretesto per far fare il salto di qualità all'antifascimo militante. Si passò cioè da singoli (seppur gravissimi) episodi come quelli di Genova ad un antifascismo sistematico che impedì qualsiasi agibilità politica a tutti i movimenti di DR.
    La vita sarebbe stata dura lo stesso, la contestazione sarebbe stata monopolizzata comunque dalla sinistra ma magari la DR avrebbe avuto margini di manovra meno ristretti di quelli che ebbe nei successivi 15 anni.
    Ecco forse la vera "occasione persa".
    Sì, ma i fatti di Genova non si risolsero in singoli episodi, perché da lì nacque la dottrina dell'''arco costituzionale'', che provvide a cacciare fuori dal sistema per decenni il MSI.

    A mio avviso, la strategia missina [perdente] del Sessantotto, quella dei Caradonna, Almirante, ecc., [ma anche quella successiva della ''Destra Nazionale''] tendeva proprio alla dissoluzione dell'arco costituzionale e alla riammissione a pieno titolo del MSI nel sistema politico.

 

 
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