Diliberto al Messaggero: Fermerò l'assalto dei poteri forti
di Nino Bertoloni Meli
Roma 18 dicembre 2006
La “fase 2”? «Non ce n’è bisogno». Una consultazione sull’età pensionabile? «Spaccherebbe lavoratori e centrosinistra». Nuove maggioranze? «Sarebbe la fine di Prodi». Sostituire Padoa-Schioppa? «E con chi?». Oliviero Diliberto, leader del Pdci, risponde senza giri di parole e tatticismi, e si erge a guardia rossa di Romano Prodi e dell’attuale governo.
Onorevole Diliberto, dica la verità: teme che l’anno nuovo porti nuove maggioranze e tagli delle ali?
«Vedo in giro un certo lavorio, Follini lo ha detto chiaramente, vorrebbe un nuovo centrosinistra senza la sinistra, una bizzarria anche lessicale. C’è qualcuno che vorrebbe una nuova maggioranza completamente appiattita sui moderati, sui poteri forti, dalla Confindustria alla Cei».
Quindi è fatta, sinistre fuori da palazzo Chigi?
«Sarebbe la fine di Prodi, in realtà».
E perché? Magari lo stesso premier ci sta lavorando, ci pensa, gradirebbe.
«Non lo credo né vedo a palazzo Chigi movimenti in questa direzione. Prodi vuole il bipolarismo e lo garantisce».
Il ds Chiti propone all’Udc di staccarsi dal centrodestra e di allearsi stabilmente con il centrosinistra.
«Voglio essere chiaro: questo centrosinistra è oggi l’equilibrio più avanzato possibile stante questi rapporti di forza. E io questo equilibrio intendo difenderlo a ogni costo».
Il Pdci di Diliberto guardia rossa di Prodi?
«Stando dentro questo governo posso condizionarlo, posso strappare provvedimenti importanti, stabilizzare 300 mila precari, insomma posso contare. Se arrivasse l’Udc ci sarebbe la marginalizzazione delle sinistre, la fine di una possibile stagione di riforme».
Ma la maggioranza è risicata, servono ”apporti”.
«La maggioranza è risicata, certo, ma proprio per questo è più compatta».
Un po’ arduo da spiegare.
«Nient’affatto. Se ci fossero aggiunte e apporti tipo Udc, ciascuno sarebbe libero di votare come gli pare. Si creerebbe una situazione ingovernabile, con un esecutivo sempre sull’orlo del collasso».
Non sarebbe più semplice togliere Padoa-Schioppa?
«Sono sempre stato refrattario ai ministri tecnici, ma vorrei capire: con chi lo si sostituirebbe? Se con un ultra liberista, allora mi tengo l’attuale. Comunque, in giro non ne ho sentito parlare».
Eppure i fischi a Mirafiori per la finanziaria non hanno risparmiato neanche il Pdci.
«Le aspettative dopo la vittoria su Berlusconi erano tante, ci si attendeva una politica più incisiva su salari, pensioni, redistribuzione dei redditi, precari».
E invece?
«Nei primi otto mesi di governo abbiamo avuto un po’ di liberalizzazioni di Bersani, l’indulto con noi contrari ma che ha prodotto sconcerto nel nostro popolo. E infine una finanziaria dove per tre mesi si sono susseguiti annunci assurdi e clamorosi, tipo riforma delle pensioni, ticket al pronto soccorso, aliquote fiscali punitive anche per i redditi bassi. Alla fine non è passato nulla, ma siamo stati sulla graticola. Avanzo una proposta: destiniamo buona parte dei miliardi di maggiori entrate fiscali a scuola, università e ricerca».
Una “fase due”?
«Non ne vedo la necessità. Agli operai e agli insegnanti già incavolati andiamo a dire che alziamo l’età pensionabile? Sfido chiunque a trovare nel programma l’innalzamento dell’età pensionabile. Se Fassino o altri voleva farlo, doveva dirlo prima».
Una consultazione?
«Dividerebbe, e noi dobbiamo unire lavoratori e Paese».





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