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Discussione: Rito e morale.

  1. #1
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    Predefinito Rito e morale.

    Punto di vista rituale e punto di vista morale (René Guénon)


    Come abbiamo fatto rilevare in più di un'occasione, fenomeni simili possono derivare da cause completamente diverse; è per questo che di per se stessi i fenomeni, i quali non sono che semplici apparenze esteriori, non possono mai essere assunti come prove reali della verità di una dottrina o di una qualsivoglia teoria, contrariamente alle illusioni che si fa in proposito lo "sperimentalismo" moderno. Lo stesso si può dire per quel che riguarda le azioni umane, le quali sono del resto anch'esse fenomeni di un certo genere: le stesse azioni o, per parlare in modo più esatto, azioni esteriormente indiscernibili le une dalle altre, possono corrispondere a intenzioni diversissime in coloro che le compiono; e addirittura, in maniera più generale, due individui possono agire in modo simile in quasi tutte le circostanze della loro vita pur ponendosi, per regolare la loro condotta, da punti di vista che in realtà non hanno praticamente nulla in comune. E’ naturale che un osservatore superficiale, il quale si contiene a quanto vede e non va più in là delle apparenze, non potrà evitare di lasciarsi ingannare, e interpreterà le azioni di tutti gli uomini in modo uniforme, facendo riferimento al proprio modo di vedere; non è difficile da capire che questo modo di vedere può diventare causa di errori molteplici, ad esempio quando si tratti di uomini che appartengono a civiltà differenti, o anche di fatti storici che risalgono a epoche lontane nel tempo. Un esempio molto significativo e in certo qual modo estremo ci forniscono quelli fra i nostri contemporanei che hanno la pretesa di spiegare tutta la storia dell'umanità facendo unicamente ricorso a considerazioni di natura "economica" , in quanto queste ultime occupano di fatto, al loro occhi, un posto predominante, e senza neppur pensare di chiedersi se è veramente stato così in tutti i tempi e in tutti i paesi. Siamo qui di fronte a un effetto della tendenza, da noi segnalata anche in altre occasioni come caratteristica degli psicologi, a credere che gli uomini siano sempre e dappertutto gli stessi; in un certo senso si tratta forse di una tendenza naturale. ma questo non impedisce che essa sia ingiustificata, e noi pensiamo che la cura con cui occorre guardarsene non sarà mai troppa.

    C'è poi un altro errore, dello stesso genere, che rischia di sfuggire con maggior facilità a molte persone, e forse alla maggior parte di esse, non solo perché sono troppo abituate a vedere le cose nel modo da noi or ora descritto, ma anche perché esso non presenta apparenze che siano più o meno direttamente legate, come l'illusione "economica", a certe teorie particolari: è l'errore che consiste nell'assegnare il punto di vista specificamente morale in distintamente a tutti gli uomini, vale a dire, in quanto è da questo punto di vista che gli Occidentali moderni traggono la propria regola d'azione, nel tradurre in termini di "morale", con le speciali intenzioni che in essa sono sempre implicate, ogni regola d'azione quale essa sia, e anche quando appartenga a civiltà le più differenti dalla loro sotto tutti gli aspetti. Coloro che pensano in questo modo sembrano incapaci di capire che esistono ben altri punti di vista, diversi da questo, che sono anch'essi in grado di fornire simili regole, così come sono incapaci di comprendere che, secondo quel che dicevamo poco fa, le somiglianze esteriori che possono esistere nella condotta degli uomini non provano affatto che essa sia sempre regolata dallo stesso punto di vista: per cui la prescrizione di fare o non fare una determinata cosa, alla quale certuni obbediscono per ragioni di natura morale, può essere del pari osservata da altri per ragioni del tutto diverse. Né bisognerebbe concludere da ciò che, in se stessi e indipendentemente dalle loro conseguenze pratiche, i punti di vista dei quali parliamo siano tutti equivalenti, ben al contrario, giacché quella che potremmo chiamare la "qualità" delle intenzioni corrispondenti varia a tal punto che fra di esse non c'è, per così dire, comune misura; e così è più in particolare quando al punto di vista morale si paragoni il punto di vista rituale, che è quello delle civiltà che presentano un carattere integralmente tradizionale.

    L’azione rituale, come abbiamo spiegato in altre occasioni, è, secondo lo stesso significato originario della parola, l'azione compiuta "conformemente all'ordine", e di conseguenza implica, per lo meno a un certo grado, la coscienza effettiva di tale conformità; e nel luoghi in cui la tradizione non ha subito riduzioni, ogni azione, di qualunque natura sia, ha un carattere propriamente rituale. E’ importante osservare che ciò presuppone essenzialmente la conoscenza della solidarietà e della corrispondenza che esistono tra l'ordine cosmico e quello umano; tale conoscenza, con le molteplici applicazioni che ne derivano, esiste in effetti in tutte le tradizioni, mentre è diventata totalmente estranea alla mentalità moderna, la quale, in tutte le cose che non rientrano nella concezione grossolana e angustamente limitata che ha di quella che chiama la "realtà" non vuole vedere, al massimo, che "Speculazioni" di fantasia. Per chiunque non sia accecato da certi pregiudizi, è facile arguire quale distanza separi la consapevolezza della conformità all'ordine universale, e della partecipazione dell'individuo a tale ordine in virtù di questa stessa conformità, dalla semplice "coscienza morale", la quale non richiede nessuna comprensione intellettuale ed è soltanto più guidata da aspirazioni e tendenze puramente sentimentali, e quale profonda degradazione comporti, nella mentalità umana in generale, il passaggio dall'una all'altra. E’ però ovvio che tale passaggio non avviene d'un sol colpo, e che possono esserci molte gradazioni intermedie, gradazioni comportanti il fatto che i due punti di vista corrispondenti si combinino in proporzioni diverse; di fatto, in ogni forma tradizionale il punto di vista rituale di necessita si preserva sempre, ma ci sono alcune di queste forme - e questo è il caso di quelle propriamente religiose -, le quali, a fianco di esso, concedono uno spazio più o meno ampio al punto di vista morale, e di ciò vedremo subito la ragione. A ogni modo, quando in una civiltà ci si trovi di fronte al punto di vista morale di cui è qui questione, quali che siano le apparenze sotto altri riguardi, si può dire che essa non è già più integralmente tradizionale; in altre parole, l'apparire di un simile punto di vista può venir considerato come in qualche modo legato all'apparire del punto di vista profano. Non è questa l'occasione più adatta per esaminare le tappe di un simile decadimento, il quale ha finito, nel mondo moderno, col portare alla scomparsa completa dello spirito tradizionale, e perciò all'irruzione del punto di vista profano in tutti i campi senza nessuna eccezione; faremo solo osservare che quest'ultimo stadio, nell'ordine di cose di cui ci stiamo qui occupando, è quello rappresentato dalle morali chiamate "indipendenti", le quali, sia che si proclamino "filosofiche" oppure "scientifiche" , in realtà non sono altro che il prodotto di una degradazione della morale religiosa, vale a dire, nei confronti di quest'ultima, quel che sono le scienze profane nei confronti delle scienze tradizionali. Naturalmente ci sono pure gradazioni corrispondenti nell'incomprensione delle realtà tradizionali e negli errori d'interpretazione ai quali esse danno luogo; a tal riguardo, il grado più basso è quello delle concezioni moderne che, non accontentandosi nemmeno più di scorgere nelle prescrizioni rituali soltanto semplici regole morali, cosa che corrispondeva già a misconoscere totalmente la loro ragione profonda, arrivano ad attribuirle a banali preoccupazioni di igiene o di pulizia; ci sembra evidente che l'incomprensione non può essere spinta più in là di così!

    Ma è per noi più importante, ora, prendere in esame un'altra questione: com'è possibile che forme tradizionali autentiche abbiano potuto, invece di attenersi al punto di vista rituale puro, concedere spazio al punto di vista morale, come stavamo dicendo, e persino incorporarlo in qualche modo quale uno dei loro elementi costitutivi? Preso atto che, in conseguenza del percorso discendente del ciclo storico, la mentalità umana nel suo insieme era caduta a un livello inferiore, era inevitabile che le cose venissero così trattate; di fatto, per dirigere in modo efficace le azioni degli uomini, occorre necessariamente ricorrere a mezzi che siano appropriati alla loro natura, e quando tale natura è mediocre, i mezzi devono anch'essi esserlo in misura corrispondente, giacché solo così si potrà salvare quel che potrà ancora esser salvato . in simili condizioni. Quando la maggioranza degli uomini non è più capace di comprendere le ragioni dell'azione rituale in quanto tale, occorre, perché essi continuino ciò nonostante ad agire in un modo che rimanga ancora normale e "regolare", fare appello a motivi secondari, morali o d'altro genere, ma in tutti i casi di natura molto più relativa e contingente - potremmo dire per ciò stesso più bassa - di quelli che erano attinenti al punto di vista rìtuale. Tale modo di agire non corrisponde in realtà a nessuna deviazione, ma soltanto a una necessità di adattamento; le forme tradizionali particolari devono adattarsi alle circostanze di tempo e di luogo che determinano la mentalità di coloro ai quali si rivolgono, giacché è proprio questa la ragion d'essere della loro diversità, e questo vale soprattutto per la loro parte più esterna, quella - ossia - che deve essere comune a tutti senza eccezioni, e alla quale si riferisce naturalmente tutto ciò che è regola d'azione.

    Quanto a coloro che sono ancora capaci di una comprensione d'altro ordine, compete evidentemente soltanto a loro di effettuarne la trasposizione ponendosi da un punto di vista superiore e più profondo, cosa che rimane sempre possibile fintantoché non sia interrotto ogni legame con i principi, vale a dire finché permanga vivo il punto di vista tradizionale; in tal modo essi potranno trattare la morale soltanto come un semplice modo esteriore di espressione che non inficia l'essenza delle cose che ne vengono investite. E’ così che, ad esempio, tra colui che compie determinate azioni per ragioni morali, e chi le compie nella prospettiva di un effettivo sviluppo spirituale, al quale esse possono servire come preparazione, la differenza è di fatto la più grande possibile; e tuttavia il loro modo di agire è il medesimo, anche se le loro intenzioni sono del tutto diverse e non corrispondono a uno stesso grado di comprensione. Ma è soltanto quando la morale abbia perduto ogni carattere tradizionale che si può veramente parlare di deviazione; svuotata di qualsiasi reale significato, e priva di tutto ciò che può legittimarne l'esistenza, questa morale profana non è più, parlando propriamente, se non un "residuo" senza valore e una superstizione pura e semplice.


    [FONTE]
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  2. #2
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    Il punto di vista rituale -come abbiamo visto- corrisponde all'Intellettualità, quello morale alla sentimentalità; essi non sono opposti, ma solo gerarchicamente ordinati e presentano una certa complementarietà.

    Vi possono essere poi, mi permetto di aggiungere, altri "moventi" oltre a quelli citati. Vi sono quelle azioni (ad un grado gerarchico ancora più bassso) motivate dalle sole necessità corporee, ascoltando i "bisogni" del corpo; ed altre (ancora più basse) mosse da "intuizioni" che hanno la loro origine nel subcosciente (ma spesso chi vi soggiace non se ne rende neanche conto ed anzi scambia tutto ciò con una sedicente spiritualità scevra da regole).

    L'unico modo per "mettersi al sicuro" da deplorevoli illusioni è quello di seguire le norme (rituali in primis) delle Forme Tradizionali: questa almeno è la situazione a cui deve sottostare l'uomo in questo stato. Ovvio che se fossimo angeli (intelletti puri) o esseri già reintegrati al centro dello stato umano le cose sarebbero diverse.
    Ma volenti o nolenti questo è il nostro punto di partenza.
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  3. #3
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    Ma tutto non risiede nella semplicità !!???
    Essere come i bambini non vuol mica dire avere un virtuosismo dotto, una dialettica invidiabile.......tonnellate di citazioni....
    quella non è sophia, quella e l'illusione ... dei gesuiti capitoni.
    Chissà se mi sbaglio ........ oppure.....!!

  4. #4
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    Gentile Caccavallo,
    verrebbe da chiedersi cosa lei cerchi. La divina Semplicità o la deformazione antropomorfica e semplicistica della Verità. Sono intenzioni e direzioni molto differenti.
    Se apprezza la sintesi, si potrebbe dire che l'attuale umanità non comprende il valore del rito e cade in una prospettiva morale (moralistica, poichè il punto di vista morale è perfettamente legittimo nel suo ordine) perchè la psicologia prevale sull'ontologia, il sottile sullo spirituale, il sentimentale sull'intellettuale, l'umano sul Divino.
    I testi riportati sono molto chiari. Semplici, come la Tradizione. Spesso è chi ascolta ad essere complicato.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da YUNUS Visualizza Messaggio
    Gentile Caccavallo,
    verrebbe da chiedersi cosa lei cerchi. La divina Semplicità o la deformazione antropomorfica e semplicistica della Verità. Sono intenzioni e direzioni molto differenti.
    Se apprezza la sintesi, si potrebbe dire che l'attuale umanità non comprende il valore del rito e cade in una prospettiva morale (moralistica, poichè il punto di vista morale è perfettamente legittimo nel suo ordine) perchè la psicologia prevale sull'ontologia, il sottile sullo spirituale, il sentimentale sull'intellettuale, l'umano sul Divino.
    I testi riportati sono molto chiari. Semplici, come la Tradizione. Spesso è chi ascolta ad essere complicato.
    Gentile e caro amico YUNIUS,
    il suo nik è indubbiamente più nobile del mio e se può, e chiedo venia, il suo interloquire non è degno ne' del mio rango e tantomeno della mia comprensione.
    La ringrazierei di cuore se Lei volesse con un fare più accinto e proletario, degnar verbo degno della mia vita umana, e della mia misera capacità di intelligere.
    Non me ne voglia.
    Con rispetto,
    CCV

 

 

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